Liceo artistico statale di benevento



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III.5. L’arte micenea


La cultura cretese sopravvisse, con alterne vicende, dal 2500 a.C. fino al 1100 a.C. Nella sua ultima fase si estese anche alla penisola peloponnesiaca, influenzando la cultura di origine achea, detta micenea dal nome della città dove sono state scoperte le maggiori testimonianze.

La civiltà micenea rispetto a quella minoica è più influenzata dagli eroi, quei principi achei che hanno combattuto la guerra contro Troia. E il carattere di questa cultura dalle connotazioni di maggiore valore assegnato alla virilità si ritrova, ad esempio, nell’architettura, impostata a caratteri di imponenza e solidità difensiva. Ma l’esaltazione dell’eroe guerriero trovò la sua forma di rappresentazione preferita nei canti poetici, in quella lenta elaborazione delle forme di scrittura e recitazione da parte di aedi e rapsodi, che portò alcuni secoli dopo ai poemi omerici. Inizia in questa fase l’uso della parola in forma artistica. L’espressione verbale rispetto ad altre rimane più legata ad una percezione immediata del contenuto. L’elaborazione dei carmi eroici portò invece a perfezionare le tecniche di scrittura, in particolare la metrica, dando alla poesia il suo valore di forma estetica.

In questo momento nelle società occidentali le parole, anche nell’arte e non solo nella comunicazione, acquisirono maggiore importanza rispetto alle immagini. La successiva cultura greca, erede delle civiltà minoico-micenea, sviluppando la filosofia ha accentuato ulteriormente la distanza tra immagini e parole, tramandandola a tutto l'Occidente.

IV. L’arte greca




IV.1. La periodizzazione dell’arte greca


La civiltà greca ha dato una accelerazione notevole a molti ambiti del pensiero e della cultura. Dalla filosofia al teatro, dalla poesia alla matematica, non c’è stato ambito della conoscenza che non sia stato esplorato dagli antichi greci. Da un contesto così vivace e produttivo non rimane esclusa nessuna attività artistica. La scultura venne portata a livelli insuperabili; la pittura raggiunse obiettivi mai neppure tentati; l’architettura perfezionò talmente le sue forme da rimanere eredità valida per molti secoli a venire. Nella grande parabola dell’arte greca si possono distinguere diversi periodi che segnano l’evolversi delle conquiste tecniche ed artistiche di questa civiltà. In sintesi possiamo suddividere l’arte greca in tre periodi fondamentali:

  1. periodo di formazione

  2. periodo di maturazione

  3. periodo di diffusione.

1. Il periodo di formazione va dal 1100 al 650 circa a.C. In questa fase si assiste a una produzione artistica ancora legata a schemi rudimentali, dove predomina una stilizzazione geometrica di fondo memore ancora della produzione che in queste zone avvenne in età neolitica e del bronzo e che va sotto il nome di arte cicladica. Una ulteriore partizione di questo periodo può essere sinteticamente fatta tra due periodi principali:

il periodo geometrico (XI-VIII sec. a.C.), in cui predomina uno stile astratto e decorativo ottenuto con motivi geometrici. Anche la figura, sia umana che animale, viene resa con una geometrizzazione costruttiva, che tende a rendere le varie parti di un corpo come figure elementari, quali il triangolo, il trapezio, il cono, il cilindro, la sfera, eccetera.

il periodo orientale (VII sec. a.C.): in questo periodo si iniziò a produrre la grande statuaria e l’architettura monumentale dei templi sotto l’influenza delle grandi culture orientali.

2. Il periodo della maturazione (dal 650 al 330 circa a.C.) vede l’arte greca raggiungere le alte vette di una espressione artistica piena e matura che resterà insuperata in tutto il mondo antico. In base all’evoluzione stilistica questo periodo di eccezionale fioritura può essere suddiviso nei seguenti periodi:

il periodo arcaico (650-480 a.C.) è il periodo in cui iniziò a mostrarsi l’autonomia del gusto greco nel momento in cui le influenze orientaleggianti erano pienamente superate.

il periodo severo (480-450 a.C.): fase di transizione dal periodo arcaico a quello classico, in cui emergono le figure di scultori quali Mirone e Policleto e ha inizio la grande statuaria in bronzo.

il periodo classico (450-400 a.C.) coincide con l’età di Pericle e con la realizzazione sull’acropoli di Atene delle grandi opere di Fidia, Ictino e Callicrate. È il momento di maggiore equilibrio estetico dell’arte greca ed è quello che è stato sempre considerato di maggior perfezione.

il periodo del secondo classicismo (400-323 a.C.) è il periodo che va dalla guerra del Peloponneso alla morte di Alessandro e rappresenta una fase di maggior interesse problematico, in cui si assiste alla progressiva ricerca di un espressionismo maggiore meno legato alla pura forma estetica.

3. il periodo della diffusione (323 - 31 a.C.) è la fase in cui l’arte greca non è più lo stile nazionale di alcune città greche e delle loro colonie ma diviene uno stile internazionale diffuso in tutta l’area del Mediterraneo ed oltre.

A questo periodo si dà di solito il nome di arte ellenistica. Esso va convenzionalmente dalla morte di Alessandro alla battaglia di Azio, quando i romani divennero i padroni assoluti di tutte le principali aree in produzione ellenistica.

Da questo momento l’Ellenismo di fatto non scompare ma viene assorbito dell’arte romana, che divenne l’erede del mondo artistico dei greci.

IV.2. Il Classico


L’arte greca si lega indissolubilmente con il concetto di classico. Al termine classico, più che l’individuazione cronologica di un periodo storico preciso va richiesto il contenuto estetico di una particolare visione dell’arte. Il Classico si lega al concetto di perfezione assoluta. È classica un’arte non suscettibile di valutazioni contingenti o relative, quali fenomeni di gusto individuale e soggettivo, ma ispirata a valori universali ed eterni che daranno sempre un sereno godimento estetico.

Come giunse l’arte greca ad un risultato simile? L’arte greca, benché avesse l’eredità della cultura minoica-micenea come base di partenza, in realtà iniziò il suo percorso autonomo agli inizi del 1000-1100 a.C. quando il Peloponneso fu invaso dai dori. L’arrivo di queste nuove popolazioni comportò lo spostamento degli achei e degli ioni verso Est, le isole cicladiche e la costa turca. I dori, popolo di origine rurale esente da raffinatezze estetizzanti, portò inizialmente ad un apparente decadimento della produzione artistica rispetto all’ultima produzione sub-micenea. In realtà in questa fase si affermò una nuova visione del manufatto artistico, in cui prevaleva la volontà di affidarsi alla matematica e alla geometria. Lo spirito matematico, quando si esaurì la fase detta periodo geometrico, rimase una costante della visione artistica greca.

In questo atteggiamento c'erano le premesse per lo sviluppo del razionalismo greco. In questa fase la produzione artistica, ridotta a sperimentazioni geometriche, finì per produrre oggetti e rappresentazioni del tutto antinaturalistiche, in cui prevaleva la schematizzazione geometrica di tipo quasi astratto. L’inversione di tendenza avvenne nel cosiddetto periodo orientale, quando l’arte greca venne a spostarsi sul piano delle arti orientali, in cui prevaleva la rappresentazione volumetrica e la produzione della grande statuaria. L’arte greca iniziò a convertirsi al naturalismo ma senza perdere il suo essenziale spirito matematico. E così ottenne risultati superiori a qualsiasi altro stile antico.

Uno dei concetti del naturalismo greco è la proporzione. La proporzione è anche una formulazione matematica: essa stabilisce l’uguaglianza di due rapporti.



a : b = c : d

Gli artisti greci non si limitano ad osservare il corpo umano. Lo misurano per individuare i rapporti numerici che esistono tra una parte e l’altra e tra le singole parti e il tutto. Arrivarono così a definire che in un corpo perfetto ed armonico la testa, ad esempio, deve essere l’ottava parte dell’altezza. Cioè:



testa : altezza = 1 : 8

Dopo di che la statua, indipendentemente dalla sua dimensione, risulterà proporzionata se rispetta il medesimo rapporto. Ossia:



rapporti della rappresentazione = rapporti della realtà

L’arte greca classica non potrebbe essere più naturalistica. Ha una tale fiducia nel suo spirito di razionalizzazione che annulla anche il problema della percezione: cerca di rappresentare la realtà depurata da qualsiasi forma di soggettivismo sia percettivo sia interpretativo. Giunge così nella statuaria a risultati che sul piano della fedeltà anatomica non hanno eguali.

Il concetto di proporzione fu alla base dell’istituzione del canone di Policleto ma anche degli ordini architettonici. Canone ed ordini divennero quindi strumenti normativi che fissavano le leggi e gli ambiti in cui poteva muoversi la creatività artistica. Essi contribuirono molto a definire l’omogeneità stilistica dell’arte greca, pur restando uno strumento matematico astratto.

Ma il concetto di classico non si limita ad una razionalizzazione dei metodi e delle procedure artistiche, che avrebbero portato solo a conquiste tecniche per una migliore rappresentazione mimetica. Il Classico va oltre.

La realtà umana ha infinite forme: gli individui. Alcuni possono essere belli, altri meno. Copiando l’individuo, si avrebbe la rappresentazione di un uomo. L’artista greco invece vuole rappresentare l’uomo, ossia il limite perfetto a cui può giungere la forma umana. E a ciò giunge per approssimazioni successive: sceglie le parti migliori, che riesce ad individuare nei singoli individui, e le assembla.

Perché i greci volevano rappresentare l’uomo? Sicuramente perché intesero sempre la conoscenza come conoscenza universale. Un simile atteggiamento li portò alla formulazione del mito come racconto archetipo, in cui non importa la verità ma la verosimiglianza, dove ciò che conta non è il ricordo di un fatto particolare ma l’espressione di un significato universale. La rappresentazione dell’uomo ideale non è altro che una ricerca del mito.

Ma oltre che forma il corpo umano è anche movimento. Può modificare il proprio aspetto in base alla posa, all’espressione del viso, ai gesti che compie. Ed anche qui, il Classico è tale perché ricerca il momento di maggior armonia formale. Quell’istante che prende il nome di momento pregnante, di grande concentrazione interiore o di assenza di emozioni, che rendono eterno un singolo istante.

Proporzione ed armonia: queste sono le due ricette principali dell’arte classica. E da allora nel successivo sviluppo dell’arte occidentale sono divenute le caratteristiche di qualsiasi Classico. Inutile dire che, per la grande fortuna di cui ha goduto, il Classico è divenuto sinonimo di perfezione. È divenuto l’espressione di principi e valori senza tempo; di una bellezza esente da mode passeggere.





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