L'imposta



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02.02.2018
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L'imposta

Si è visto che l’ imposta è il necessario complemento della tassa e del contributo: una parte della copertura del costo del servizio pubblico prescinde dalla identificazione dei beneficiari del servizio stesso. Ma nulla vieta di pensare che l'intero costo di un servizio pubblico venga coperto col sistema dell'imposta, senza, cioè, riferimento ad una domanda o ad un'utilità individualizzabili presso chi paga il relativo prezzo. Su di un piano puramente logico si potrebbe pensare ad un processo del genere.

L'imposta, pertanto, va concepita come unprelievo coattivo che il contribuente deve corrispondere allo Stato, prescindendo dalla sua eventuale qualità di utente. Considerati i singoli, l'imposta, non essendo collegata ad alcuna prestazione individualizzata, non è un prezzo ma un mezzo di copertura del costo. Ed il parametro al quale si commisura il prelievo può essere indipendente da qualsiasi elemento che si riferisca ad un rapporto di consumo individuale del servizio pubblico o di controprestazione, per il quale viene meno una domanda individuale. Il servizio pubblico, il cui costo è coperto dall'imposta, viene reso gratuitamente e tutti vi possono accedere, trasformando, in un certo senso, tale bene o servizio da bene economico in bene non economico, cioè reso disponibile per il singolo senza limiti.

Mancando la possibilità di commisurare il prelievo necessario per coprire le spese del bilancio pubblico, al godimento individuale del servizio, è necessario trovare un altro parametro di distribuzione degli oneri al di fuori di quello della prestazione. E questo criterio è un criterio squisitamente politico. Quando si ve­rifica tale situazione, siamo sempre in presenza dell'imposta.



Classificazione delle imposte

I parametri su cui si basa la commisurazione del prelievo possono essere di tipi diversi: il reddito nelle sue varie qualificazioni, il patrimonio, la spesa o qualsiasi altro atto o processo economico o giuridico. Data questa molteplicità di soluzioni sembra opportuno classificare le imposte per gruppi omogenei, costituendo tipi astratti di tributi i cui confini sono definiti in modo convenzionale e, pertanto, arbitrario.

Riportiamo, a titolo esemplificativo, una classificazione che si può seguire nel-l'ordinare le varie imposte.
. Imposte sul reddito conseguito o sul patrimonio posseduto

Sono quelle che vengono:

1) commisurate indirettamente al reddito nel momento in cui viene conseguito dal soggetto. Dette imposte possono essere:


  • a carattere reale e proporzionale. Queste prescindono da ogni situazione soggettiva in cui si trova il contribuente ed assoggettano al tributo tanto le persone fìsiche quanto gli altri soggetti. Dette imposte possono essere su base analitica o cedolare (quando ciascun tipo di reddito è colpito da un'imposta autonoma) o su base sintetica (quando l'imposta è unitaria, ancorché ai fini pratici si suddivida in categorie);

  • a carattere personale e progressivo (che sono sempre a carattere sintetico) sul reddito globale. Queste vengono prelevate esclusivamente sulle persone fisiche e tengono conto delle circostanze soggettive che modificano la situazione del con-

tribuente. Sono applicate con aliquota progressiva rispetto al reddito globale del soggetto, da qualunque fonte provenga.

In tutti i casi, il reddito imponibile si può commisurare al reddito effettivo, al reddito ordinario, al sovrareddito, al plusvalore patrimoniale;

2) commisurate al patrimonio, cioè al valore patrimoniale dei beni. Dette im­poste possono essere:


  • a riscossione annuale, sul patrimonio posseduto in ciascun anno, quale viene rilevato in un certo momento;

  • a riscossione saltuaria, in occasione di trasferimenti a titolo oneroso, per atto tra vivi, o a titolo gratuito, per causa di morte o per donazione.


Imposte sul consumo o sulla spesa

Sono quelle che vengono commisurate alle spese e possono essere di diversi tipi:



  1. personale sulla spesa, quando l'imposta si commisura all'ammontare della spesa delle persone fìsiche, quale viene determinato annualmente presso il contri­buente, per la somma globale dei consumi;

  2. reale sulla produzione o sul consumo:

a) a carattere generale (o sulle vendite) se rivolta a colpire tutti i beni e servizi.
A seconda delle modalità assunte può essere percepita con un'imposta:

  • plurifase sul valore aggiunto, se colpisce tutte le varie fasi produttive in base al valore aggiunto in ciascuna fase;

  • monofase, se colpisce i beni e servizi esclusivamente ad un certo stadio produttivo;

  • plurifase cumulativa, se colpisce tutti i passaggi di beni e servizi sulla base del valore pieno dell'oggetto imponibile;

b) a carattere speciale, quando colpisce solo certe categorie di beni. A seconda
delle strutture assunte può configurarsi come:

  • imposta sulla produzione o sul consumo (chiamate anche accise)

  • monopolio fiscale;

  • dazio all'impostazione od all'esportazione;

3) su determinati affari, compiuti dall'impresa o dall'individuo e che per il loro
carattere ibrido non si possono inquadrare esattamente nelle imposte precedenti.

Si tratta di una classificazione semplificata che serve essenzialmente per esami­nare le diverse possibilità qualitative di prelievo da parte dello Stato. Soprattutto le imposte qui chiamate "sulla produzione", essendo sostanzialmente imposte ad incidenza sul consumo, possono assumere sia questa denominazione, come quella "sulla circolazione dei beni" o "sulla cifra di affari" o "sulle vendite". Tutto di­pende dalla fase produttiva che si colpisce e dalle modalità d'imposizione. Si tratta però di un problema meramente formale.




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