L’induzione e la Relatività 13 2017



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L’induzione e la Relatività 13.8.2017 (in aggiornamento)

http://digilander.libero.it/gino333/induzione4.docx i problemi che vedo io sono in rosso

La divulgazione sulla Relatività mostra conclusioni sconcertanti mentre in una situazione particolarissima la legge di Faraday sembra non concordare con quanto si osserva.
Comincio dall’inizio. Mi sono imbattuto nell’induzione costruendo alternatori amatoriali come questo:

alternatore4y.jpg

non è dei migliori ma si vede bene come sono fatti; un oggetto simile, 16 poli trapezoidali, 500 mm di diametro, 8kg di neodimio e 9 di rame, filo molto sottile, rende sul 93% da 50 giri in su (interpolando: 4 kW a 600 giri) http://digilander.libero.it/gino333/rend.alt..jpg (i prodotti commerciali rendono di più ma a giri elevati)


Statore e rotore possono essere montati folli su di uno stesso albero e si possono pure lasciare liberi di scorrere sull’albero (cioè capaci di avvicinarsi-allontanarsi fra loro): così facendo modo possono essere mossi a mano sentendo nelle proprie braccia cosa succede, questo perché le grandi dimensioni dell’oggetto consentono di ottenere tensioni e campi magnetici osservabili pur con rotazioni parziali e lente.
Teniamo il rotore (quello coi i magneti) con una mano e con l’altra lo statore (quello con le bobine). Basta ruotare mezzo giro per vedere parecchi volt nel tester e sentire nelle braccia le forze in gioco. Tutto viene verificato in un unico riferimento, cioè nella testa dell’operatore dove arrivano i nervi delle due braccia.

- Si faccia girare il rotore tenendo lo statore aperto: le braccia non sentono resistenza.

- Si lasci procedere la rotazione (energia cinetica disponibile) poi, con la mano liberata, si chiuda lo statore:

- il rotore s’arresta di colpo (ha ceduto la sua energia cinetica).

- si sente che lo statore vorrebbe girare come girava il rotore (non può perché lo si trattiene).

- Se si riprende a far girare il rotore (fornendo energia in modo continuo):

- si deve trattenere lo statore dal ruotare e anche da una forza che vorrebbe allontanarlo dal rotore.

- se si insiste a sufficienza, poi si sentirà con un dito che le bobine si sono scaldate.

- Stessa cosa facendo girare lo statore trattenendo il rotore. L’uso di strumenti mostra valori identici.
Tutto concorda con quanto è noto: un campo magnetico visto variabile da una bobina chiusa induce corrente nella stessa bobina che a sua volta diventa un magnete, si scalda e disperde energia.
Perché allora non è lecito pensare che dall’ ”abbraccio” dei due campi magnetici nasca una specie di frizione che consente di trasferire energia dal braccio (che fatica nel muovere uno dei due componenti) alle bobine dello statore?
Le teorie correnti non negano questo, ma dicono che in realtà, gioca la forza di Lorentz oppure un campo elettrico a seconda del riferimento da cui osservi e questo lascia perplessi (lasciò perplesso pure Einstein tant’evvero che da questa perplessità nasce la Relatività). Quanto al meccanismo fisico derivabile dalla legge di Faraday come espressa in Maxwell risulta che l’interazione avviene nell’area della spira e che di lì l’effetto procede verso i fili (circuitazione del campo elettrico, Stokes etc) ma si tratta di considerazioni più matematiche che fisiche, in genere dicono che si tratta di una *proprietà* del campo elettrico. D’altra parte lo stesso Maxwell, dopo inutili tentativi, abbandonò ogni riferimento a modelli fisici per basarsi solo “sulle evidenze sperimentali e sull’astrazione matematica” (vedi Appendice-0).
Qui cerco di verificare se l’interazione di due campi magnetici può essere assunto come modello *fisico* dell’induzione, questo in tutte le situazioni e se esso sia compatibile con la matematica corrente.
Indice delle Appendici :

0: notizie utili raccolte da “Una forza della natura” di Fabio Toscano

1: altri test

2: Forza di Lorentz in campo costante.

3: magneti e lunghezza del filo della spira

4: notizie storiche sull’induzione

5: una bellissima descrizione di come avverrebbe il fenomeno dell’induzione nella teoria corrente

6: Omopolari

7: vecchi tentativi e annotazioni varie



Legge di Faraday: in un vecchio testo per ingegneri (dove: intcirc=integrale circolare int=integrale di superficie) si legge: “… Se il campo magnetico nella regione in cui si trova la spira viene modificato in una qualunque maniera (ad esempio modificando la corrente nei circuiti vicini, ovvero muovendo tali circuiti senza alterarne la corrente), si induce nella spira una f.e.m. uguale alla derivata, cambiata di segno, del flusso di induzione magnetica concatenato con la spira stessa. Si intende per flusso di induzione magnetica concatenato con il circuito, il flusso dell’induzione magnetica attraverso una qualunque superficie che abbia il circuito come contorno. Indicando con E=intcirc Esds la f.e.m. indotta e con Ф= int BndS il flusso concatenato con il circuito, la legge dell’induzione elettromagnetica si può scrivere E= -dФ/dt Il segno – sta ad indicare il verso della f.e.m. indotta e quindi anche quello della corrente indotta”. Quanto alla forma dell’onda, se ne deduce che se il campo fosse *uniforme*, tanto la curva del flusso che attraversa la spira quanto la sua derivata, sarebbero *sinusoidi*. Lo si capisce facilmente anche senza matematica: basta immaginare di mettere un occhio dove c’è un polo e di guardare l’altro polo: si vedrà un’area che va da un rettangolo massimo a una semplice linea (cioè a zero) e registrando graficamente le misure dell’area man mano che spira ruota si otterrà una sinusoide. Stesso risultato si avrà tenendo ferma la spira e facendo ruotare i magneti. Comunque in sintesi la tensione dipenderebbe dalla *variazione* del campo magnetico che attraversa la superficie circondata dalla spira.

rotazione4

Però il particolarissimo test qui a destra non è conforme e farebbe piuttosto pensare alla variazione del campo così come lo sente il filo *diret-tamente*, ma questa ipotesi è incompatibile coi trasformatori dove il campo magnetico è in massima parte concentrato nel nucleo e quindi lontano dai fili del circuito indotto. L’inte-razione diretta campo-filo potrebbe però essere l’ *in-nesco* del fenomeno (vedi subito dopo il modello proposto).


Si dice anche che dipende dal fatto che le linee del campo non *tagliano* i fili, ma anche nei trasformatori il *taglio* è minimo (si veda inoltre in Appendice-1 dove il *taglio* non pare la causa prima del-l’induzione).
Altri dicono che quando il magnete ruota centrato, la tensione và a zero perché compensata da tensioni op-poste lungo il filo: sarà vero?
Non è possibile verificare ciò che succede lungo il filo, ma lo si può dedurre disponendo il filo facendo tanti “scalini” di diversa larghezza e altezza. Così facendo risulta che è vero che a un certo punto, lontano da dove ruota il magnete, la tensione diminuisce (mostrando l’apparire di correnti opposte, cosa è comprensibile visto che a un certo punto le “linee” tornano indietro), ma il fenomeno è modesto e tende a zero man mano che lo scalino si riduce d’altezza. Perciò anche questa spiegazione non sembra convincente.
Credo che la perplessità si possa superare grazie a un modello (*fisico* in senso stretto) che sembra compatibile sia con le osservazioni che mi sono note e con altre personalmente eseguite (questa compresa) sia con la *forma* della legge di Faraday cioè, con la *matematica* in uso.

Il modello

Deriva da ciò che disse un prof. di fisica proprio a sostegno della legge di Faraday (e ringrazio un altro prof. che riportò l’attenzione su questo punto). Quel signore mi descrisse una specie di trasformatore fatto con un nucleo toroidale di ferrite avvolto di spire in tensione e attraversato da una sola spira, grande a piacere, messa come l’anello di una catena passante nel foro del toroide. Il prof. scrisse che nella monospira si generava una tensione pari a quella di alimentazione divisa per il numero delle spire, che a quel dispositivo non era applicabile la forza di Lorentz perché il campo magnetico era tutto confinato nel nucleo “…All'esterno, hai voglia a cercarlo: anche al centro dell'anello, e' meno di un milionesimo di quello che c'e' nel nucleo….” e che questo dimostrava che la legge di Faraday non era il mero artificio matematico che si potrebbe supporre visto che è derivabile per via matematica dalla forza di Lorentz; si poteva invece pensare proprio ad una specie di “radiazione” dall’area della spira verso il filo. Altri fisici però dissentono su questa *radiazione* e propendono una meno impegnativa *proprietà del campo*.


L’argomentazione non mi convinse, non è vero che il campo è tutto confinato nel nucleo difatti se avvicino qualcosa di ferro al nucleo di un trasformatore si avverte distintamente il campo per un paio di millimetri, quanto basta perché cominci a *correre* un po’ di corrente in un filo cortocircuitato lì posizionato.
Vero però che il campo che raggiunge il filo è solo una piccola parte del totale: come fa allora il primario a trasmettere tutti i *watt* che il carico al secondario può richiedere? Verrebbe proprio da pensare che non sia una cattiva idea darne l’incarico alla “proprietà del campo” invocata dagli esperti. Però, ricordando le osservazioni fatte con l’alternatore in prima pagina, mi sono domandato perché non considerare il campo magnetico che si forma nel secondario quando comincia a scorrere la corrente.
Si osservi quella specie di *manicotto* (qui sotto in rosa) che si allargherà man mano che cresce la corrente: è quello scoperto da Oersted (e pure da Gian Domenico Romagnosi vent’anni prima).

trasformatore4.jpg


Quando comincia a correre la corrente si potranno trasferire solo pochi watt, ma poi il campo magnetico che circonda il filo penetrerà nel nucleo e lì, verrà investito dall’intero flusso magnetico, perciò l’intensità del fenomeno potrà essere vista dipendere dall’area della spira così come dice la legge di Faraday (trascurando gli altri fattori, velocità ecc.). Questa ipotesi è un modello fisico perché utilizza fatti noti e osservabili: dal nucleo un po’ di magnetismo sfugge e lo si sente, il campo magnetico attorno al filo in cui passa corrente è una delle prime cose osservate nell’800.
Se questa ipotesi fosse vera occorrerebbe una diversa legge di Faraday dotata di una diversa matematica? Non vedo perché: l’interazione utile avverrebbe prevalentemente dentro l’area della spira o almeno proporzionalmente a tale area, sarebbe un modo diverso di immaginare *fisicamente* cosa succede: un collegamento diretto fra gli elettroni dei fili indotti e *cose* che avvengono nell’area o nei dintorni della spira, “cose” che deriverebbero dall’interazione di 2 campi magnetici, quello dell’elettromagnete e quello che circonda il filo indotto (il manicotto rosa). Posso immaginarmi il “flusso” come un vento magnetico che va avanti-indietro (se la corrente fosse continua non ci sarebbe *variazione*) mentre il campo magnetico (manicotto rosa) attorno ai fili sentirebbe una forza che vorrebbe farlo *ruotare* avanti-indietro attorno al filo (uso il termine *ruotare* come *analogia*, chissà cosa succede in realtà, anche perché in altri casi di induzione si osserva una *variazione* ma non un *avanti-indietro*). Questo manicotto rosa nasce dagli elettroni e questi potrebbero subire una *retroazione* ed essere indotti a correre o in avanti o indietro (il su-giù della curva). Sarebbe un modello eretico che però concorda con le teorie correnti nell’ignorare la forza di Lorentz (quella che si *osserva* nei tubi catodici, nei ciclotroni etc.) che, nelle teorie correnti, viene citata nei casi in cui è il filo che si muove.

Ma il modello si può applicare anche al caso dell’interazione magnete-spira? Ancor meglio: tutto il campo abbraccia interamente le bobine, e da subito.




magnetespira4a.jpg

http://www.kjmagnetics.com/fieldcalculator.asp

Comincio con un caso semplicissimo: un magnete va avanti-indietro verso un lato di due spire posizionabili a piacere rispetto al magnete stesso: qui il modello pare fatto su misura, basta osservare la tavola (è un test vecchio di due-tre anni, e tanto mi ci è voluto per interpretarlo in questo modo). Qui però la *rotazione* del manicotto non dipenderebbe da un *vento magnetico* ma le “linee di flusso” sembrerebbero agire come *cremagliere* (più o meno *grasse*, come i *tubi* di Maxwell) uscenti dal magnete e che *ingrananerebbero* coi manicotti rosa.
Più difficile immaginare cosa potrebbe succedere quando c’è una spira rotante, ma ci si può ispirare proprio al caso precedente (i casi semplici aiutano a fantasticare su quelli più complessi).



magnetespira4a2.jpg

- La direzione della curva (il su-giù, più-meno,) sembra legata al senso di

“rotazione” del manicotto rosa

- I massimi dove è più forte la variazione della *rotazione* del manicotto.

- minimi (tensione=zero) quando la stessa variazione è minima.



(questo considerando i molti test che mostrano l’andamento della curva in funzione della posizione della spira, vedi ad es. la traccia blu nei test 4-6-10).
Ovvio poi che l’intensità dipenda anche all’intensità del campo dei magneti, da come sono disposti e dalla velocità del movimento (relativo)
Considerando poi che questi *manicotti rosa* si estendono molto nello spazio, normalmente tutta l’area della spira sarà interessata al fenomeno e quindi la sua area può essere presa come parametro di calcolo (così come è nella espressione matematica della legge di Faraday) anche se altrettanto bene, anzi meglio (mi si perdoni), si potrebbe fare con la lunghezza utile dei fili (vedi tabella in Appendice-3 magneti e lunghezza del filo).
L’ipotesi poi si sposa bene col fatto che quando il moto relativo magnete-spira è *parallelo*, non si ha tensione. Difatti in questo caso il movimento delle ipotetiche *cremagliere* sarebbe *ortogonale* al manicotto rosa che avvolge i fili e quindi non potrebbe farle *ruotare* (mentre per angoli intermedi l’effetto si ridurrebbe solo in proporzione, proprio come si osserva).
Col “moto parallelo” anche nella teoria corrente si dice che gli elettroni sono spinti ortogonalmente rispetto alla lunghezza del filo e perciò non possono contribuire alla corrente. I due modelli quindi portano agli stessi risultati, ma nel modello qui proposto fra impulso ed elettroni, si interpone il *manicotto rosa* che evita un problema: se questo *impulso* fosse una specie di radiazione proveniente radialmente dal centro della spira e se agisse direttamente sui singoli elettroni, sarebbe mediamente a 90° per tutti i tratti del filo e tutti gli elettroni dovrebbero reagire nello stesso modo, in contraddizione coi fatti (quindi, mettendosi nell’ottica della fisica corrente, forse é meglio parlare di *proprietà del campo* piuttosto che di *radiazione*).
Vero che si tratta solo di ipotesi, ma nessuno ha mai visto cosa succede realmente e fra le ipotesi io preferirei quelle che, in qualche modo, pur grossolano, posso tentare di immaginare fisicamente.
Certo in fisica più che modelli *fisici* si assumono modelli *matematici* e questo fin dall’800 (Faraday escluso), difatti i modelli fisici non portarono a risultati soddisfacenti e così furono abbandonati (vedi Appendice-0). Ecco due fra i tentativi fatti da Maxwell, Boltzman, Lord Kelvin ed altri. Sono tratti dal sito http://www.fisicamente.net/FISICA/index-4.htm dove si legge fra l’altro: “… alle concezioni di Faraday era possibile applicare gli stessi metodi matematici con i quali erano state trattate la teoria dell'elasticità e dell'idrodinamica… una teoria eminentemente matematica, elaborata con Green, Stokes ed Hamilton ..

magnetespira4bx.jpg


palmieri4.jpg

Segnalo poi che non tutte le esperienze dell’800 sono state rifatte e riconsiderate criticamente con le strumentazioni moderne. Allora si pensava certamente che fra poli cilindrici il campo fosse “abbastanza uniforme”, e che tanto la curva del flusso che attraversa la spira quanto la sua derivata, sarebbero state *sinusoidi* come quelle qui disegnate a fianco dell’apparecchio. Però il test 3 mostra una curva completamente diversa da quella prevista in molti manuali e creduta vera anche da molti fra i fisici da me contattati. Questo dimostra che non tutto è stato verificato a dovere e che tutto può sempre essere ancora messo in discussione a fronte di nuove osservazioni (affermazione che però scandalizza molti).


Stimolato da questa contestazione, un fisico ha poi verificato che la curva “cornuta” in 3, è compatibile con la matematica della legge di Faraday assumendo i valori del campo magnetico forniti da un programma di simulazione (che mostra come il campo fra poli cilindrici non sia affatto uniforme). Non è il caso di riferire la polemica che ne scaturì (si trova in giro nei link dell’Appendice-7), ma si noti che per ottenere curve regolari (tendenti alla sinusoide) conviene piuttosto che i poli siano piani (vedi i test 4-6-10 nella pagina precedente), questo nel caso di dispositivi didattici come i precedenti (il vero alternatore multipolare a pag. 1 fornisce un’onda estremamente regolare: vero che i poli sono piani, ma i fili si muovono paralleli ai poli come nel caso dei poli cilindrici mostrato in precedenza, le cose non sono mai così semplici come si può pensare).
Comunque coi poli cilindrici abbiamo quindi 4 zone di maggior variazione di intensità e in quei punti si trovano le punte dei corni (l’ondina blu mostra il passaggio del filo attivo della spira nella mezzeria del polo). Evidente che coi poli piani esiste anche un movimento di avvicinamento-allontanamento filo-polo che addolcisce la curva e anche questo fa pensare a una interazione diretta fra campo e filo così come detto a pag. 2, vero che il trasformatore di pag. 3 lo impedisce, ma non impedisce di pensare che tale interazione venga mediata dal campo magnetico che si forma attorno al filo.
Se si cerca una spiegazione che accomuni trasformatori e generatori l’ipotesi del ”manicotto rosa” sembra fatta su misura, l’interazione avverrebbe *prevalentemente* o *proporzionalmente* all’area della spira e quindi sarebbe compatibile con la forma matematica della legge di Faraday. La differenza sarebbe minima: non sarebbe la *proprietà del campo* nell’area della spira ad agire, ma l’intreccio di due campi *grossomodo* presenti in quell’area. Non sembrerebbe strano pensare che le linee del campo di Oersted emesse dagli elettroni del filo, possano *retroagire* sugli elettroni medesimi, anche perché è esattamente la sensazione che si prova manovrando a mano l’alternatore di pag. 1 (ma basta anche sentire cosa succede cercando di avvicinare due magneti con polarità opposte).
Quanto al “campo uniforme”, sia a buon senso che per osservazioni fatte, io non ci credo affatto e temo che molte “osservazioni” basate su tale uniformità, siano in realtà derivazioni matematiche, cioè disegni, e quindi da prendere con le molle. A conferma si può valutare il seguente programma di simulazione fra due poli piani. http://www.kjmagnetics.com/images/MagneticFieldAttraction.gif
Certo il *manicotto rosa* è solo un *modello* di qualcosa che non si può osservare, ma soddisfa tanto il desiderio di potersi aggrappare all’immaginazione umana quanto alla compatibilità con la descrizione matematica corrente (che funziona ottimamente da due secoli). Vero che questo modello non include la forza di Lorentz, ma se le due formulazioni sono matematicamente derivabili, non vedo che problema ci sia.

Come si può leggere In Appendice-5 un professore mi scrisse: ”… FINO A QUI, tu puoi considerare la legge di Faraday come un semplice artificio matematico, utile per *semplificare i calcoli* e basta”, direi quindi che se invece fosse proprio la legge di Faraday ad essere conforme al fenomeno nella sua interezza potrei considerare l’attuale matematica connessa alla forza di Lorentz come un artificio da usare quando opportuno.


Questo modello è perfettamente simmetrico, obbediente alla relatività di Galileo, dove non è necessario ipotizzare la presenza di un *campo elettrico* che si dice osservabile *solo* ponendosi nell’opportuno riferimento. Ho chiesto più volte se questo *campo elettrico* fosse stato misurato a prescindere dalla corrente generata (la corrente non è un prova, perché non cambia cambiando riferimento): mi è stato detto che oggi lo si potrebbe fare, ma la cosa non interessa a nessuno (!). Confesso che questa questione del campo elettrico è per me indigeribile e attendo una prova oggettiva prima di accettarlo.
Invece Einstein-Infeld in “L’evoluzione della fisica” dicono che il campo, nato come una descrizione grafica del fenomeno, è un vero e proprio oggetto fisico: “Dobbiamo ammettere che il campo elettrico esiste anche in mancanza del circuito necessario per accertare la presenza di una corrente indotta” (direi nella situazione in cui l’osservatore vede i magneti che si muovono). Vero che cambiando punto di vista, ciò che si vedeva in un modo, dopo si può vedere in un altro, ma è una questione che ha senso porsi solo se effettivamente si nota un comportamento strano che occorre giustificare. Sembra quasi che una stranezza presente nelle teorie correnti abbia indotto a *ipotizzare una osservazione* .
Einstein-Infeld, se ho ben inteso, dicono che partendo dalle esperienze di Faraday e di Oersted si è immaginato di ridurre le spire ad un punto infinitesimo, fino al punto in cui l’interazione avviene col punto, quindi “col campo, perdendosi così ogni criterio meccanicistico” (il *modello* che io tento di costruirmi) “Nella teoria di Maxwell non vi sono attori materiali”. Per la verità altri divulgatori non citano la spira *infinitesima* ma anche per loro è il campo che recepisce ciò che succede nell’area della spira e che lo *trasporta* al filo (vedi in “Grandangolo” subito qui sotto).
Io però sono ancora all’età della pietra, continuo a voler immaginare le cose con modelli meccanicistici e non penso di far male perché un fisico mi ha recentemente informato che i “campi” non sono una realtà oggettiva come dicevano Einstein-Infeld, ma una approssimazione. Quel fisico scriveva che nei manuali non si potrà mai trovare niente di più, che vengono esposte le cose in modo da renderle comprensibili utilizzando il campo come mattone di base. Con questo mattone elementare si può costruire tutto l'edificio dell'elettrodinamica, ma se si cerca una spiegazione della natura intima del campo, la ricerca sarà infruttuosa, cercare una sua spiegazione all'interno della teoria che il campo stesso definisce è un discorso ricorsivo che porta solo a delle tautologie. Bisognerebbe invece scendere al livello delle quantistica, ma senza una preparazione adeguata non è possibile capire né intendersi (mia libera e rischiosa sintesi).
Non posso che concordare, però ne discende che: a) ho il diritto di considerare il campo una approssimazione, perciò b) ho il diritto di tentare di immaginare un modello meccanicistico (ben conscio che sarà una approssimazione) a patto che esso non contrasti con le osservazioni disponibili. Se poi dalla quantistica uscirà una descrizione *fisica* più convincente ad uso degli umani, ma che ben venga.
Nel frattempo a noi curiosi continuano a propinarci le teorie antiche.
Maxwell "Grandangolo, vol 23" Corriere della Sera (a cura di Sara Barbieri),
"... Cosa accadrebbe se non ci fosse un conduttore? Scomparirebbe anche la circuitazione del campo elettrico? Certamente no, ciò che scomparirebbe sarebbe soltanto la corrente elettrica semplicemente perché il campo elettrico non troverebbe nessuna carica libera da poter spostare. Ma il campo elettrico, con queste sue nuove linee chiuse, esisterebbe tale e quale..."
Questa citazione l’ho *postata* pure in un forum di fisica col commento che segue: Come si fa a non capire una cosa così semplice e bella? Fate conto di un pugno che c'entra un occhio che poi diventa nero. Supponete che il malcapitato si sposti a tempo. Forse che il pugno non sarebbe stato scagliato? Però qui c'è un passaggio in più: qui il pugno lo dai al *campo* il quale lo *trasmette* al filo: come lo trasmette? Semplice: è un *proprietà del campo* (magnifica descrizione *fisica*). Inoltre: "le equazioni di Maxwell conoscono l'elettromagnetismo meglio di Maxwell" ma secondo me lo conosceva meglio Faraday anche se col *taglio delle linee* si sbagliò (ma mica c’aveva un oscilloscopio lui e neanche il neodimio). Naturalmente mi sono preso un coro di insulti.
Casi particolarissimi sono in Appendice-1: altri test e in Appendice-2: forza di Lorentz in campo costante (non *uniforme*). Sono stati messi a parte per non appesantire troppo l’esposizione principale, ma, salvo quanto evidenziato in rosso, sembrano compatibili col al modello proposto.
Che nelle teorie correnti sull’induzione ci siano cose non chiare lo dice pure il prof. G. Giuliani dell’università di Pavia http://fisica.unipv.it/percorsi/pdf/ind_aq.pdf dove sostiene che è la forza di Lorentz ad essere la vera, unica spiegazione del fenomeno. Egli dice grossomodo che la legge del flusso ha validità limitata, non è *causale*, non è una *buona* legge del campo, che i manuali introducono ipotesi *ad hoc* per salvare la legge del flusso, che Feynman si sbaglia e che si può arrivare a una legge generale dell’induzione in cui la legge del flusso è un caso particolare e che, leggendo Faraday, Maxwell e Einstein, si vede che la legge del flusso è un problema storico aperto. Cita da Ludvik Flecvk: “Quando una concezione si diffonde … fino nelle locuzioni linguistiche … una contraddizione sembra impensabile e inimmaginabile”. Lui vede qualcosa di “non causale perché … il campo dovrebbe agire a distanza e con velocità infinita” … . Chissà se il modello “manicotto rosa” potrebbe riconciliarlo con la legge di Faraday.
L’argomento andrebbe però completato con la questione degli Omopolari. Dispongo di alcune osservazioni che si aggiungono a quelle che ho trovato in Internet. Ho messo il tutto in Appendice 6: Omopolari che è ancora da esaminare a fondo, comunque pare che gli omopolari non siano ancora ben compresi neppure dalle teorie correnti.

* * *
C’è però un problema grave. La *simmetria* del fenomeno contrasterebbe con una delle motivazioni della Relatività Ristretta, difatti Einstein 1905 L’elettrodinamica dei corpi in movimento: “E noto che l’elettrodinamica di Maxwell - come la si interpreta attualmente – (ed anche oggi, come mi disse uno specialista della RR) nella sua applicazione ai corpi in movimento porta a delle asimmetrie, che non paiono essere inerenti ai fenomeni. Si pensi per esempio all’interazione elettromagnetica tra un magnete e un conduttore. I fenomeni osservabili in questo caso dipendono soltanto dal moto relativo del conduttore e del magnete, mentre secondo l’interpretazione consueta i due casi, a seconda che l’uno o l’altro di questi corpi sia quello in moto, vanno tenuti rigorosamente distinti. Se infatti il magnete `e in moto e il conduttore `e a riposo, nei dintorni del magnete esiste un campo elettrico con un certo valore dell’energia, che genera una corrente nei posti dove si trovano parti del conduttore. Ma se il magnete `e in quiete e si muove il conduttore, nei dintorni del magnete non esiste alcun campo elettrico …”


Non sarebbe la prima volta che si scopre l’America cercando la via per le Indie. Devo però ammettere che in realtà il mio interessamento all’induzione era proprio legato alle perplessità che la RR induce a causa di certe sue conseguenze che stridono coi limiti della comprensione umana. Tento perciò una riflessione.

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