Linguistica Generale



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Argomenti affrontati durante il corso di Linguistica Generale

a.a. 2009-2010

LEZIONE 13/10/09

Introduzione

descrizione esame, bibliografia

oggetto di studio della linguistica

idee su cosa sia la linguistica

breve storia della disciplina

caratteri della disciplina linguistica: la lingua come oggetto di studio sfuggente in quanto composito: tante linguistiche quanti sono i diversi aspetti

LEZIONE 15/10/09

Distinzione tra lingua e linguaggio

Concetto di comunicazione

BIPLANARITA': il linguaggio è strutturato su due piani (HJELMSLEV)



  1. Espressione

  2. Contenuto

NASCITA LINGUISTICA: FRANZ BOPP, "Sul sistema di coniugazione verbale del Sanscrito comparato con quello delle lingue greca, latina, persiana, germanica." (1816).

Si tratta di una linguistica



  1. Storica

  2. Comparativa

  3. Indoeuropea

NASCITA LINGUISTICA GENERALE: SAUSSURE, "Corso di linguistica generale" (1916, pubblicazione postuma).

Si tratta di una linguistica



  1. Generale

  2. Teorica

I LINGUAGGI

Si distinguono diversi linguaggi in base al tipo di espressione:



  1. Linguaggi espressivi

  2. Linguaggi acustici

  3. Linguaggi tattili

  4. Linguaggi olfattivi

Tali linguaggi sono definiti in base ai sensi che il RICEVENTE attiva per fruirne.

la comunicazione si svolge grazie a questi elementi:

Codice

Mittente Messaggio Ricevente



Canale

Linguaggi aperti: linguaggi che si servono della combinazione di alcuni elementi di base (Es. linguaggi acustici: musica, lingua ecc.).

Linguaggi chiusi: linguaggi i cui elementi non possono essere combinati (Es. linguaggi olfattivi).

LINGUAGGIO UMANO



  1. Dimensione universale (se si ascolta qualcuno parlare, si capisce che è una lingua, anche se non si conosce la lingua stessa)

  2. Dimensione storica (anche se non si sa parlare una lingua, ascoltandola si comprende che è proprio quella lingua)

  3. Dimensione individuale (si comprende la lingua, e si riconosce anche il mittente)

LINGUAGGI DISCONTINUI E LINGUAGGI CONTINUI

  1. I linguaggi discontinui hanno la caratteristica di non avere alcun legame con il contenuto espresso. Per questo motivo sono anche detti linguaggi immotivati o arbitrari: la loro espressione non è in alcun modo motivata dal loro contenuto.

  2. I linguaggi continui hanno una certa continuità con il contenuto che vogliono esprimere: sono chiamati anche motivati perché la loro espressione è motivata dal loro contenuto e il contenuto diviene di più facile accesso tramite l’espressione.

IL LINGUAGGIO DELLE API come esempio di linguaggio continuo

I linguaggio delle api è un linguaggio mimico – tattile. Esse comunicano solo riguardo alla distanza dal cibo. Possono scegliere:



LEZIONE 20/10/09

Glottologia: parola derivante dal greco, (glotta = lingua e logos = discorso) indica lo studio della lingua.

Linguistica: aggettivo, sottintende la parola “scienza”.

I due termini sono sinonimici, ma connotano interessi diversi (linguistica più moderna di glottologia)

SEMIOTICA: disciplina che si occupa di tutti i linguaggi, cioè di tutti i sistemi di segni o codici. Saussure affermava che la linguistica doveva rientrare in quella che secondo la tradizione francese si definisce semiologia (=semiotica).

Durante la comunicazione, si distinguono due fasi:



  1. Codifica: il mittente passa dal contenuto all’espressione.

  2. Decodifica: il ricevente passa dall’espressione al contenuto.

CODICI PRIMARI E SECONDARI

  1. Codici primari: sono codici strutturati in espressione e contenuto

  2. Codici secondari: sono strutturati in due codici; il contenuto di un codice è oppure rimanda all’espressione di un altro codice.

LINGUAGGI ANALOGICI E DIGITALI

I linguaggi continui vengono anche detti analogici poiché esiste un’analogia tra espressione e contenuto. I linguaggi discontinui vengono anche detti digitali poiché in essi le unità sono separate le une dalle altre.I linguaggi continui sono anche iconici. Quelli discontinui, come la lingua, presentano solo delle tracce di iconicità (es. parole onomatopeiche).

I LINGUAGGI DISCONTINUI: ARTICOLAZIONE E COMBINAZIONE.

I linguaggi discontinui sono più complessi di quelli continui. Implicano due caratteri: Articolazione, Combinazione.I linguaggi discontinui, infatti, si basano sull’articolazione e sulla combinazione illimitata di un numero limitato di elementi, mentre tale possibilità non sussiste nei linguaggi continui.

LA LINGUA: LA DOPPIA ARTICOLAZIONE.

La lingua è un linguaggio doppiamente articolato (MARTINET).



  1. Il primo livello restituisce unità che hanno valore sia sul piano dell’espressione che su quello del contenuto. Tali unità sono i MONEMI, che non sono necessariamente parole ( possono infatti essere anche di ordine inferiore alla parola)

  2. Il secondo livello restituisce unità di sola espressione, ottenute scomponendo le unità di primo livello, cioè i monemi: si ottengono così i FONEMI, unità minime della lingua valide solo sul piano dell’espressione ma non su quello del contenuto.

LEZIONE 29/10/09.

I linguisti adoperano due termini tecnici per descrivere la generalità o la particolarità di alcuni nomi:



  1. IPERONIMI: termini generali

  2. IPONIMI: termini specifici

L’iponimo è dunque incluso nell’iperonimo. La parola “lingua” è un iponimo di “linguaggio”. Inoltre, se la lingua è un tipo di linguaggio, lo studio della lingua (linguistica) rientra nello studio del linguaggio (semiologia).

Importanza nel modello comunicativo di Jakobson al contesto. I DEITTICI sono degli elementi che fanno riferimento al contesto comunicativo. Essi limitano l’ambiguità di un messaggio.

FUNZIONI DEGLI ELEMENTI COMUNICATIVI: ad ogni elemento dell’atto comunicativo è associata una funzione. (le funzioni emotiva, conativa, referenziale, fatica, metalinguistica, poetica)

GLI UNIVERSALI DEL LINGUAGGIO VERBALE (HOCKETT, brano pag. 83, Atlante).



  1. Canale vocale – uditivo

  2. Carattere Direzionale del messaggio

  3. Carattere evanescente del segnale

  4. Possibilità di scambio tra mittente e ricevente

  5. Caratteristica di feedback: il mittente è allo stesso tempo ricevente, può controllare e migliorare il proprio messaggio.

  6. Specializzazione:non esiste un rapporto di proporzionalità tra gli effetti che un segnale linguistico provoca e le sue implicazioni in senso strettamente biologico .

  7. Semanticità: I segnali linguistici funzionano perché ci sono delle combinazioni riferite alla realtà: la capacità dei segni linguistici di riferirsi a elementi extralinguistici (cioè propri della realtà) viene detta DENOTAZIONE.

  8. Arbitrarietà. Non c’è alcuna relazione tra forma e denotazione. Riferimento a SAUSSURE.

  9. Discretezza: i messaggi, in qualsiasi lingua, sono in un repertorio discreto.

  10. Dislocazione: gli elementi del linguaggio verbale sono slegati dallo spazio e dal tempo.

  11. Apertura: si creano sempre nuovi repertori e nuove parole.

    1. Fusione, Analogia e Trasformazione : si possono creare nuove parole fondendone due già esistenti o trasformandone alcune più antiche.

    2. Un segnale linguistico può cambiare il suo significato

  12. Tradizionalità: la lingua passa per un processo di apprendimento

  13. Dualità della strutturazione: doppia articolazione, ogni lingua ha un sistema plerematico (monemi) e cenematico (fonemi) > HJELMSLEV

  14. Prevaricazione: i messaggi linguistici possono essere falsi; colui che comunica ha potere sul ricevente

  15. Riflessività: la lingua può parlare di se stessa

  16. Apprendibilità: si possono apprendere più lingue.

LEZIONE 3/11/09

Ancora sull’universale della riflessività

Esistono due tipi di linguaggio:


  1. Linguaggio ordinario o linguaggio oggetto: parla della realtà

  2. Linguaggio metalinguistico: parla della lingua.

Come il linguaggio oggetto, anche il linguaggio metalinguistico ha delle regole. Una regola fondamentale è che tutte le parole nel metalinguaggio sono sostantivi. Si possono usare alcuni espedienti per segnalare che si sta esercitando la facoltà del metalinguaggio: ad esempio, omissione dell’articolo, uso delle virgolette.

LA COMPONENTE NATURALE DEL LINGUAGGIO

Nonostante il carattere di apprendibilità e tradizionalità, nel linguaggio sussiste anche una componente naturale e innata. L’uomo nasce infatti con una naturale predisposizione all’apprendimento della lingua, in quanto ha una


  1. Dotazione neurolinguistica

  2. Dotazione di un apparato di fonazione.

Neurolinguistica

Le conoscenze della linguistica sono legate a elementi di medicina. Studi sulle aree cerebrali addette alla funzione linguistica furono avviati anche quando non si disponeva di strumenti scientifici come Tac o risonanza magnetica: si procedeva dunque con la vivisezione. Fu BROCA a scoprire, attraverso lo studio dei cervelli di persone con disturbi del linguaggio, la zona del cervello deputata al linguaggio. In particolare, l’emisfero sinistro di occupa dell’elaborazione linguistica, (anche se vi partecipa, in misura minore, anche l’emisfero destro). La capacità del linguaggio fu localizzata nella terza circonvoluzione dell’emisfero sinistro. Si comprende, dunque, che lo studio della facoltà del linguaggio è legato allo studio delle afasie (patologie linguistiche). Broca comprese che esistevano diverse afasie, dovute a fatti congeniti o a traumi.

Ci sono due categorie di disturbi, etichettate con i nomi dei loro scopritori: Broca e Wernicke.

L’afasia di Broca è di tipo grammaticale. L’afasia di Wernicke è di tipo semantico.

RELAZIONE TRA AFASIE E APPRENDIMENTO LINGUISTICO

I linguisti (in particolare Jakobson) hanno scoperto che esiste una correlazione tra disturbi del linguaggio e apprendimento del linguaggio da parte del bambino; in particolare, c’è un rapporto di inversa proporzionalità: i caratteri che l’afasico perde per ultimi o che non perde affatto sono i primi caratteri che il bambino acquisisce; essi sono i caratteri comuni a tutte le lingue del mondo, (articolazioni fondamentali). Allo stesso modo, i caratteri che l’afasico perde per primi, sono gli stessi che vengono appresi per ultimi dai bambini (o da coloro che stanno apprendendo anche una seconda lingua). In particolare, tali caratteri sono i caratteri con uno statuto più grammaticale. Esempi: in inglese, delle tre –s che seguono, la terza è quella di più difficile accesso per il bambino

es. Dreams Parola

John’s dream Sintagma

John dreams Frase

La terza s viene significativamente persa per prima dagli afasici, perché la frase è una struttura più complessa rispetto alla parola o al sintagma.

La scoperta della correlazione tra afasia e apprendimento linguistico si deve a Jakobson.

LE ARTICOLAZIONI FONDAMENTALI

I bambini, in tutte le lingue, emettono alcuni suoni come primi. Tali suoni vengono emessi dopo i tre mesi, nella fase di lallazione. Essi hanno le stesse caratteristiche in tutte le lingue: presentano sempre la vocale A e le consonanti P, M, T. la combinazione di tali suoni forma infatti le parole base delle varie lingue del mondo (es. mamma, papà). Tali suoni sono i primi appresi dai bambini e gli ultimi persi dagli afasici. La P, la M e la T, infatti, sono suoni presenti in tute le lingue.

L’APPARATO DI FONAZIONE

L’apparato di fonazione è il risultato di un lungo processo evolutivo. Nell’uomo, infatti, la laringe, si è spostata: negli ominidi era molto più alta, così come nei neonati, e non permetteva l’articolazione di suoni complessi. Gli elementi dell’attuale apparato di fonazione umano non erano dunque originariamente adibiti a tale funzione, ma avevano funzioni differenti.

Descrizione dell’apparato di fonazione



LEZIONE 5/11/09

La fonetica si occupa del suono da un punto di vista fisico, indipendentemente dalla sua funzione. Si divide in



  1. Fonetica articolatoria (produzione del suono)

  2. Fonetica uditiva (ricezione del suono)

  3. Fonetica acustica (propagazione del suono)

I foni (termine tecnico che sta per “suoni” linguistici) sono divisi in due categorie:

  1. Vocali

  2. Consonanti

Durante la produzione di vocali, non si sono chiusure nel canale di fonazione. Durante la produzione di consonanti, ci sono chiusure parziali o totali del canale di fonazione. L’esistenza delle consonanti dipende dalle vocali: ciò si comprende già dal termine con – sonanti, in cui sonanti è sinonimo di vocali. Ci sono anche dei suoni che sono intermedi tra consonanti e vocali: essi sono detti sonanti o sonoranti. portare l’accento.

Descrizione delle articolazioni consonantiche in relazione a tre parametri



  1. Assenza o presenza di vibrazione delle corde vocali (sordità o sonorità)

  2. Luogo di articolazione

  3. Modo di articolazione.

Descrizioni delle vocali

Si distinguono per procheilia o aprocheilia, cioè per la presenza o assenza di protrusione delle labbra in avanti. Tale parametro sostituisce quello di sordità /sonorità delle consonanti, in quanto le vocali sono tutte sonore. Per quanto riguarda luogo e modo di articolazione, c’è una variabilità minore rispetto alle consonanti. Un parametro è quello del grado di apertura o chiusura (che corrisponde al modo di articolazione): le vocali possono essere aperte, semiaperte, semichiuse, chiuse. Per il luogo, si parla di vocali più o meno avanzate (palatali, centrali, velari). [a], [i], [u] sono definite vocali cardinali: sono vocali presenti in tutte le lingue, e ciascuna di esse definisce un carattere dato nella sua massima espressione.



LEZIONE 10/11/09

Esercitazione generale

Trascrizioni fonetiche

LEZIONE 17/11/09

VOCALI E CONSONANTI

le vocali e le consonanti sono degli universali delle lingue: ogni lingua ha sia vocali che consonanti. Sembra che l’ossatura delle parole sia costituita dalle consonanti, che esprimono i loro significati di base, mentre le vocali sono accessorie ed esprimono perlopiù funzioni grammaticali. Infatti, esistono delle lingue (Semitiche) in cui si scrivono solo le consonanti; inoltre, le vocali vengono spesso approssimate nella pronuncia e vengono omesse nella scrittura abbreviata.(vedi SMS e linguaggio usato nelle chat)

Altre nozioni di fonetica: lunghezza, accento. Differenza tra fatti segmentali e sovrasegmentali.

LA TRASCRIZIONE FONETICA

La trascrizione fonetica è molto utile in quanto la grafia non corrisponde alla reale pronuncia. Questo perché le lingue non sono motivate e perché cambiano nel tempo: un tempo infatti, la grafia registrava esattamente la scrittura. Con il passare del tempo però la scrittura e la lingua si sono sviluppate seguendo un doppio binario, in quanto la scrittura tende a rimanere uguale, mentre la lingua nel parlato ha subìto forti cambiamenti.

LA FONOLOGIA

La fonologia studia i suoni non per le loro caratteristiche fisiche, ma per la loro funzione. Essa si occupa dei fonemi, che sono unità astratte, considerate nella loro funzione. Esse, in particolare, sono dotate di una funzione distintiva: servono a distinguere i significati delle parole.

Gli allofoni sono delle realizzazioni diverse dello stesso fonema. Possono essere allofoni o varianti combinatorie, se sono dovuti alla coarticolazione. Se essi non dipendono dalla presenza di altri suoni, sono detti allofoni o varianti libere.

Le coppie minime sono coppie di parole che si distinguono per un solo fonema.

LA LANGUE E LA PAROLE


  1. Saussure e la distinzione tra piano astratto e piano concreto.

La parole è concreta: è la produzione linguistica effettiva; in essa mettiamo in atto la langue. La langue è invece astratta: vi troviamo le unità e le regole per combinarle. La langue è qualcosa di sociale e collettivo, mentre la parole è un fatto individuale. La parole non coincide con la langue: la parole di ognuno fa riferimento alla conoscenza della langue di ognuno.

LEZIONE 19/11/09

Ancora sui concetti di langue e parole

C’è una circolarità tra langue e parole: nella parole si fa riferimento alla langue, e la langue si sviluppa grazie alla parole.

Saussure parla di atto di parole. Esso è efficace quando viene instaurato un circuito di parole, e il circuito si chiude. Il circuito della parole si Saussure e i tre processi implicati: processo, psichico, fisiologico, fisico

Confronto tra i concetti di langue e parole e quelli di competence e performance (Chomsky). Accenni alla corrente del generativismo.

A differenza della langue di Saussure, la competence di Chomsky è un fatto individuale, perché è un fatto mentale e ha qualcosa di innato. La competence si identifica con il codice, la performance con il messaggio (Jakobson). Il messaggio può essere molto diverso a seconda della diversa conoscenza della competence.

Il fonema è un elemento astratto. Un fonema, nella sua realizzazione (fono), non può essere variato troppo: le variazioni sono permesse, ma è fondamentale che i fonemi non si confondano tra loro.

I fonemi sono unità oppositive – differenziali – negative. Questo perché i fonemi non godono di caratteristiche proprie, ma hanno caratteristiche in relazione agli altri fonemi. Il fonema infatti è un pacchetto di tratti, e tra questi tratti anche uno solo di essi può servire a distinguere un fonema da un altro. In questo caso, quel tratto viene definito pertinente, cioè l’unico ad avere carattere distintivo.

E’ stata la scuola di Praga a fondare lo studio fonologico con studiosi come Trubeckoj, Jakobson, Karchevsky.

Trubeckoj elaborò una classificazione delle opposizioni dei fonemi, definiti opposizioni fonologiche. Egli parte dal concetto di base di comparazione: per essere comparati, i fonemi devono avere qualcosa di diverso, ma anche degli elementi in comune. E’ possibile distinguere



  1. Opposizioni che riguardano l’intero sistema di fonemi

  2. Opposizioni che riguardano solo i fonemi messi a confronto.

Le opposizioni fonologiche si possono perdere: un fonema può confluire in un altro. La neutralizzazione delle opposizioni fonologiche

LEZIONE 24/11/09

Le regole di Trubeckoj per distinguere i fonemi dai foni. Concetto di contesto (distribuzione complementare) in cui si realizza un fono.

Il fonema come “forma fonica”. L’opposizione di Saussure tra sostanza e forma.

Ancora sulle nozioni di distintività e pertinenza. Principio dell’opposizione.

Il principio dell'opposizione come tratto funzionale: le opposizioni sistematiche negli atteggiamenti del cane e del gatto nell'interpretazione di Darwin.

La fonologia di Jakobson: concezione oppositiva e binarismo. >Esempio di analisi fonologica compiuta da J. : i tratti non sono più esclusivamente articolatori come quelli individuati da Trubeckoj.

Altre nozioni centrali per la fonologia e derivanti dalla impostazione teorica di Saussure: funzione e valore.

La nozione di valore di un segno linguistico.



LEZIONE 26/11/09

La separazione tra studio dei foni e dei fonemi si riproduce anche se consideriamo il fattore tempo e studiamo i mutamenti di foni e fonemi

Distinzione di Saussure tra studio sincronico e studio diacronico.

Diacronico= variazione nel tempo. Esistono altre variazioni e varietà. Altri –dia. Varietà diatoniche (dialetti); diastratiche (socioletti) e di afasiche (idioletti).

I mutamenti fonetici furono individuati già nell’Ottocento e formulati in “leggi fonetiche”. Soltanto dopo Saussure si concepiranno i mutamenti fonologici.

Riferimenti alla linguistica diacronica dell’Ottocento e ai Neogrammatici.

I mutamenti fonetici possono essere sintagmatici (cioè condizionati) o paradigmatici (assoluti e sistematici).

Mutamenti sintagmatici: assimilazione. L’assimilazione avviene tra consonanti, tra tratti di consonanti. Avviene tra consonante e vocale o tra vocali. Metafonesi , primo riferimento all’apofonia.

La dissimilazione, l’interversione

La legge di Grimm (detta rotazione consonantica) e il passaggio delle tre serie consonantiche dall’Indeuropeo al germanico. . Considerazione del sistema



LEZIONE 1/12/09

Un mutamento può essere considerato nella sua dimensione fonologica, facendo quindi riferimento all’intero sistema.

Martinet e l’economia dei mutamenti fonetici. La legge di Grimm descritta come riempimento delle caselle vuote e affollamento delle caselle piene.

Alcuni fonemi non sono facilmente suscettibili ai cambiamenti (resa funzionale).

Principi di fonologia diacronica nella visione di Jakobson: rifonologizzazione, defonologizzazione, fonologizzazione. La legge di Grimm come esempio di rifonologizzazione. Il quadro del vocalismo italiano rispetto a quello latino con casi di defonologizzazione.

Sui concetti di sintagmatico e paradigmatico. Nozione di rapporto tra segni all’interno di un sistema. Teoria saussuriana.

Saussure e i caratteri fondamentali del segno linguistico: la linearità. La linearità consente la combinazione. Eccezione per i tratti distintivi che nel fonema non sono disposti in modo lineare. L’arbitrarietà e i concetti di significante e significato.

LEZIONE 3/12/09

Saussure e i rapporti sintagmatici (in praesentia) e in absentia (associativi o paradigmatici).

Sulla base di questi rapporti si individuano i meccanismi fondamentali di funzionamento di una lingua.

Jakobson: selezione e combinazione

Hjelmslev e la funzioni di “congiunzione” e “disgiunzione”.

Benveniste: strutturazione dei livelli linguistici. Tratti distintivi, fonemi, morfemi, parole, sintagmi, frasi, testi. Architettura della lingua.

Definizione di morfologia;

Definizione di morfema;

Morfemi lessicali e grammaticali: derivativi e desinenziali;

Morfemi continui e discontinui

la segmentazione morfologica: procedimento per confronto

LEZIONE 10/12/09

Bloomfield e la distinzione tra morfemi liberi e legati. Distinzione che si effettua sulla base della condizione formale dei morfemi, a differenza ad es. di quella esistente tra morfemi lessicali e grammaticali (di contenuto)

L’allomorfia e i concetti di morfo e morfema. Ancora sull’opposizione tra langue e parole. Gli allomorfi realizzano in modo diverso l’unicità del morfema (astratto). Un pacchetto di indicazioni morfologiche può coincidere con un solo morfo, e con un solo fonema (es. forma del verbo essere è)

L’allomorfia della radice è definita “suppletivismo”. Esempi di radice suppletive (essere, andare)

Processi di formazione delle parole e riferimento alla categorizzazione fatta da Sapir.

La suffissazione può cambiare la categoria grammaticale, la prefissazione no.

I composti (endocentrici, esocentrici, a due teste)

LEZIONE 17/12/09

Processi morfologici che compie il parlante manifestando la propria competenza metalinguistica.

Analogia (definizione, riferimento al modello del quarto proporzionale)

Risegmentazione morfologica (attenzione: si coglie solo attraverso nuove formazione sulla base dei “nuovi morfemi”, risultato di una erronea segmentazione)

Etimologia popolare. Differenza con l’etimologia scientifica

Questi processi si realizzano in circostanze particolari come nel linguaggio infantile o nell’apprendimento delle lingue straniere o nel trattamento di elementi linguistici di cui il parlante non ha piena padronanza (etimologia popolare).

Difficoltà nella definizione di “parola”, colta tuttavia a livello intuitivo dal parlante. Parole e lessico.

Meccanismi di ampliamento del lessico: formazione di nuove parole con i processi che la lingua mette a disposizione, utilizzo di altre risorse (prestiti e calchi).

Passaggio lessico grammatica e viceversa. Una parola può diventare morfema (es.in ingl. il suffisso –ful di beautiful che deriva dall’agg. full) ma un morfema si può tradurre in parola (in it. indiscutibilmente può diventare “in modo che non si può discutere”)

La grammaticalizzazione. L’impiego funzionale di elementi del lessico.

La grammatica e la formazione di parole formate con più morfemi come limitazione dell’arbitrarietà.

Saussure e la distinzione tra arbitrarietà assoluta e relativa (i composti e i derivati sono relativamente arbitrari). Tutta la grammatica è limitazione di arbitrarietà (un pl. di un nome che si forma con semplice modificazione, o aggiunta di un suffisso alla forma base contrapposto all’impiego di una forma del tutto nuovo. Cfr. in it. pecora, pecore e gregge : pecore è relativamente arbitrario, mentre gregge è del tutto immotivato).

Distinzione tra lingue grammaticali (come l’italiano) e lingue lessicologiche (come il cinese).
LEZIONE 22/12/09

Esiste una continuità tra parole e combinazione di parole, morfologia e sintassi. Sono sempre in opera i principi di selezione e combinazione: nel primo caso si ha una combinabilità più stretta, nel secondo, una combinabilità più larga. I rapporti sintagmatici riguardano morfemi e parole.

Nozione di sintagma. I sintagmi fondamentali

Oggetto di studio della sintassi

Principi della sintassi: combinabilità, posizionalità, possibilità di sospendere frasi per riprenderle. Frasi relative (incassate)

Ricorsività (esclusivo nella sintassi della lingua). Esempi di ricorsività

Linearità e struttura della frase. L’analisi sintattica inaugurata dalla scuola distribuzionalista americana

L’analisi sintattica di Hockett ed il sistema di rappresentazione a scatola. Costituenti immediati e costituenti ultimi

Analisi sintattica di frasi ambigue

Il descrittivismo americano (Bloomfield, Hockett, Harris) avrà fine con l’avvento della teoria di Chomsky

Prime nozioni sul generativismo. La creatività del linguaggio e il carattere innato

LEZIONE 7/1/10

Un possibile approccio all’analisi della frase consiste nell’attenersi alla struttura lineare ; un altro approccio, del tutto diverso, muove dall’idea che la frase sia strutturata secondo un modello astratto, pre-esistente che può manifestarsi in vario modo.

Tesnière e la sua analisi della frase in stemma: nodo verbale, attanti e circostanti

Centralità del verbo, definizione di valenza. Esempi di verbi monovalenti, bivalenti, trivalenti, avalenti

Esempi di rappresentazione della frase in stemmi

Chomsky e la prima fase del suo pensiero: l’idea di grammatica trasformazionale e generativa. I concetti di struttura profonda e superficiale, e di componente, sintattico, semantico, fonologico.

Centralità della sintassi nella sua visione. Grammatica= sintassi. frase grammaticale vs frase semanticamente non accettabile. Il parlante, in base alla propria competenza, accetta frasi sintatticamente ben costruite anche se prive di significato.

Importanza attribuita al processo di acquisizione della lingua da parte del bambino. Questo lo porta alla conclusione che molto nella lingua è innato. Conoscenze implicite del parlante

Contrapposizione con il modello comportamentista (imitativo) che era dominante. Riferimento a Bloomfield e al comportamentismo.

La seconda fase del pensiero di Chomsky: grammatica universale. Principi e parametri

Chomsky: rappresentazione della frase con grafo ad albero

I quattro sintagmi fondamentali, portato delle categorie lessicali universali (nome, verbo, adposizione, aggettivo)

Esempi di rappresentazione dell’analisi sintattica con grafo ad albero

Esempi di frase “ambigue”, che possono essere riportate ad alberi diversi. A una stessa struttura superficiale possono corrispondere più strutture profonde

Applicazione della visione generativista. Fillmore e i casi profondi. Considerazione del significato su un piano profondo. Contrapposizione con i casi tradizionali, che riguardano la struttura superficiale
LEZIONE 12/1/10

La semantica è connessa con la semiotica (o semiologia) I segni stanno per qualcos’altro, il loro significato.

Oltre alla impostazione di Saussure è importante la concezione triadica del segno di Peirce (segno, realtà e interpretazione del loro rapporto. Il rapporto può essere immotivato, motivato, necessario ecc.)

Classificazione dei segni di Peirce: simboli, icone, indici

Esempi di simboli, icone ed indici in semiologia e in linguistica

All’interno della categoria dei segni motivati (icone) bisogna distinguere i diagrammi

La diagrammaticità della lingua nella visione di Jakobson

Indici linguistici: i deittici. Deissi di persona, deissi di tempo, deissi di luogo.



LEZIONE 14/1/10

La semantica e lo studio del significato

Significati lessicali e grammaticali: rapporto lingua e realtà extralinguistica, rapporti intralinguistici

La lingua non si riferisce direttamente alla realtà, c’è la mediazione del pensiero: rappresentazione diagrammatica del significato (Ogden e Richards).

Riferimento alle nozioni di pertinentizzazione sul piano del contenuto e di valore nell’ottica di Saussure. Il valore non coincide con il significato.

Tripartizione dei livelli di significazione del segno di Frege: referenza


senso, immagine associata
Livelli del significato secondo Mill:denotazione e connotazione . semplificazione della visione di Frege
Le parole con i loro significati sono organizzati in campi semantici
I campi semantici sono organizzati secondo rapporti di subordinazione (rapporti di iperonimia e iponimia) e di gradazione
Altre nozioni fondamentali in semantica: distinzione tra sinonimia, omonimia, polisemia
LEZIONE 19/1/10

In semantica si va dal rifiuto a studiare il significato (Bloomfield) al tentativo di esaminarlo in modo molto rigoroso (Hjelmslev )

Hjelmslev e l’analisi del significato in tratti semantici. Parallelo con l’analisi fonologica e i tratti distintivi

Come le parole sono correlate nel condividere l’impiego di morfemi, ugualmente sono correlate sul piano semantico nella condivisione di tratti semantici. Uomo condivide con gatto il tratto animato, maschile ecc.

La semantica è strettamente connessa con la pragmatica: mentre la semantica è lo studio del significato delle espressioni linguistiche, la pragmatica è lo studio del loro uso specifico.

La pragmatica: considerazione del contesto, dei partecipanti, dei fini e di tutte le variabili che intervengono nel singolo atto comunicativo

Il termine pragmatica è stato introdotto negli anni ’30 da Morris, il quale divideva la semiotica in sintassi, semantica e pragmatica. La sintassi si occupa del rapporto dei segni tra di loro; la semantica del rapporto tra i segni e la realtà; la pragmatica degli stessi campi di sintassi e semiotica valutando in più il rapporto dei segni coi parlanti in un contesto.

Tradizione anglosassone negli studi di pragmatica. Rilevanza del contributo di Austin (anni ’60)

Per Austin ogni comunicazione è un atto (ATTI LINGUISTICI). Esistono due tipi di atti: a. performativi, che cambiano la realtà, e a. constatativi, che si limitano a constatare.

Successivamente Austin rivede la propria classificazione distinguendo tra a. locutivi, illocutivi e perlocutivi. I primi coincidono con gli a. constatativi, ma sono comunque considerati un agire; i secondi sono locutivi ma cambiano la realtà (dal punto di vista del parlante); i terzi implicano i primi due e tengono conto del punto di vista del ricevente dell’atto comunicativo.

Durante la comunicazione il ricevente ha un ruolo attivo: deve capire al di là di ciò che viene detto, deve dedurre cose che non vengono dette…

Le implicature conversazionali, la cooperazione e gli atti linguistici indiretti.

Il principio della cooperazione nella visione di Grice. Le norme della quantità, qualità, relazione e modo.

LEZIONE 21/1/10

Varietà e pluralità delle lingue. Precisazione sulla distinzione tra lingua e dialetto e sul concetto di lingua morta e a rischio di estinzione. Osservazioni sulla relazione tra lingua e numero di parlanti

-Due categorie di classificazione sulla base di criteri esterni e interni: per numero di parlanti e geografico (I categoria), genealogico e della somiglianza strutturale (II categoria)

criteri di classificazione:geografico, genealogico e della somiglianza strutturale e relative classi (leghe, famiglie, tipi)

rapporti orizzontali verticali e circolari (= geografici, genealogici, tipologici).

Parole chiave dei tre criteri: tempo e storia comune (linguistica genealogica); spazio e influenza reciproca (linguistica areale); somiglianza strutturale indipendente da qualsiasi altro fattore (linguistica tipologica)

Classificazione genealogica e linguistica comparativa

Principi fondatori del metodo comparativo (principio dell’importanza del confronto grammaticale e principio della regolarità delle corrispondenze)

Rappresentazione di una famiglia linguistica secondo il modello dell’albero genealogico. Criterio classificatorio: famiglie, gruppi, sottogruppi, ecc.. Riferimento a Schleicher e alla sua applicazione del darwinismo in linguistica. La metafora biologica: lingue come organismi; lingue madri, figlie, sorelle

famiglia indoeuropea (famiglia "esemplare "e molto articolata), uralo-altaica, afroasiatica,sinotibetana, ecc.. Le lingue amerindiane non appartengono ad una famiglia, riemerge il criterio geografico, come per le lingue caucasiche.



LEZIONE 26/1/10

Classificazione tipologica. Ulteriore articolazione all’interno del criterio tipologico: somiglianza fonologica, sintattica, morfologica

La tipologia che prende in considerazione il parametro morfologico nasce nell’Ottocento ad opera dei fratelli Schlegel. Lingue isolanti, agglutinanti e flessive. Esemplificazione dei tipi

Ancora sui fratelli Schlegel e la classificazione morfologica: distinzione tra lingue sintetiche e lingue analitiche. Elemento di diacronicità all’interno della classificazione tipologica che, per sua natura, è sincronica.

I tipi possono mutare nel tempo. Non esiste fissità

Non esistono tipi puri: l’italiano, pur essendo flessivo, mostra tratti agglutinanti e incorporanti

Incorporante e polisintetico come tipi ulteriori rispetto alla classificazione classica a tre gruppi.

Altro criterio di classificazione tipologica è quello sintattico

Classificazione sintattica elaborata da Tesnière sulla base della posizione Nome / Agg. : lingue centripete e lingue centrifughe

Classificazione sintattica elaborata da Greenberg alla luce di 4 parametri: ordine basico, presenza di preposizioni o posposizioni, posizione dell’Agg. e del Gen. rispetto al Nome


Lingue SVO, SOV, VSO (Greenberg). Correlazione tra le caratteristiche relative ai 4 parametri

Gli universali (ad es. Il S precede sempre l’O ).

Classificazione degli universali: statistici (empirici), essenziali, possibli
Programma dell’esame di Linguistica Generale

a.a. 2009-2010

LINGUA E LINGUAGGIO. Principi generali

D. Silvestri, La forbice e il ventaglio:

Lez. 57 Linguaggi non verbali

Lez. 1.1. La lingua è …

Lez. 36.2. L’atto linguistico secondo Jakobson

Lez. 28.5. André Martinet e la doppia articolazione del linguaggio

Lez. 13.3. I primi studi comparativi; 13.3. Franz Bopp


C. Vallini, Atlante di materiali e citazioni:

2.1.2. La danza delle api (p. 80)

2.2.1.c l'atto comunicativo e le sue funzioni (p. 98)

Universali del linguaggio umano (p.83)

2.5.1. Il metalinguaggio (p.183-185)

2.3.1. Doppia articolazione (p. 110-111)

Economia (p. 111)

2.4.2. Il “dia” (pp. 156-157)



Voci del Dizionario di Linguistica:

Linguaggio, Lingua, metalinguaggio, articolazione doppia, codice



LA COMPONENTE NATURALE DEL LINGUAGGIO VERBALE: neurolinguistica e fonazione

D. Silvestri, La forbice e il ventaglio:

Lez. 55.1 Le regioni neuro-anatomiche delle abilità linguistiche; 55.2. La neuro-anatomia funzionale del linguaggio

Lez. 49.1. Il problema del linguaggio infantile

Lez.42.1. Percezioni foniche del parlante 42.2. Le vocali, 42.3. Le consonanti, 42.4. La coarticolazione

Lez. 41.1. Definizione di sillaba. 41.2. Sonanti e dittonghi.

-C. Vallini, Atlante di materiali e citazioni:

2.5.3. Universali dell’apprendimento fonologico (p.206-207)

1.1.3 e. Afasia di Broca (p.42)

2.1.3 d. struttura linguistica e afasia (p. 94-95)

3.1.2. Alfabeto fonetico internazionale


Voci del Dizionario di Linguistica: Afasia, Lallazione, Lateralizzazione, Accento, Affricato, Alfabeto Fonetico Internazionale, Allofono, Aperto, Articolazione, Brevità, Chiuso, Commutazione, Consonante, Dentale, Diaframma, , Dittongazione, Dittongo, Durata, Fonetica, Fonetica acustica, Fonetica articolatoria, Fono, , Fricativo, Intonazione, Labiale, Labiodentale, Labiovelare, Laterale, Libero, Lunghezza, Luogo di articolazione, Modo di articolazione, Nasale, Occlusivo, Palatale, Pronuncia, Prosodia, Qualità, Quantità, Segmentale, Semiconsonante, Semivocale, Significante, Sonante, Sonoro, Sordo, Variante, Velare, Vibrante, Vocale.
LO STUDIO FUNZIONALE DELLE UNITA’ LINGUISTICHE: LA FONOLOGIA
D. Silvestri, La forbice e il ventaglio:

2.2. Un caso di taglio: I fonemi

28.3. Fonemi e opposizioni fonologiche secondo N.S. Trubeckoj

29.2. Le varianti fonologiche e la neutralizzazione

17.1. Mutamenti fonetici paradigmatici; 17.1.1. Casi di rifonologizzazione; 17.1.2. Catene di trazione e catene di propulsione; 17.2. Mutamenti fonetici sintagmatici; 17.2.1. L’assimilazione; 17.2.2. La differenziazione

Lez. 28.4. Roman Jakobson e il carattere binario delle opposizioni fonologiche



-C. Vallini, Atlante di materiali e citazioni:

2.3.4.Definizione di fonema (p.131)

2.3.3. le opposizioni fonologiche (p.123-124)

2.5.4. fondamento delle opposizioni sistematiche (p. 211-212)

2.4.2. b Principi di fonologia storica (p. 161)

2.4.2. evoluzione del vocalismo romanzo (p. 159)

La legge di Grimm (p. 159)
Voci del Dizionario di Linguistica:

Base di comparazione, Coppia minima, Coscienza fonemica, Distintivo , Economia, -etico / -emico, Fonema, Invariante, Fonematica, Fonologia, Neutralizzazione, Opposizione, Pertinente, Marca, Marcato, Arcifonema, Rendimento funzionale, Binarismo, Legge fonetica


LA TEORIA DI SAUSSURE
-D. Silvestri, La forbice e il ventaglio:
Lez. 35.3. La dicotomia suassuriana langue-parole

Lez. 36.1. Il circuito della parole secondo Saussure

Lez. 25.3. L'arbitrarietà del segno linguistico secondo Ferdinand de Saussure.;

28.1. Rapporti paradigmatici, opposizioni, valori; 28.2. Le unità come entità concrete della lingua; 29.1. Rapporti sintagmatici

34.1. Identità, realtà e valore come dimensione sistematica delle unità secondo Saussure

-C. Vallini, Atlante di materiali e citazioni:

2.3.2. caratteri del segno (p. 112)


-Voci del Dizionario di Linguistica:

Arbitrarietà; linearità; deissi, Differenza; Forma – sostanza; Identità; Langue – parole; immagine acustica; Lingua; Linguaggio; Segno; Segno linguistico; Semiologia; Significante; Significato; Valore.



COMBINAZIONI DI FONEMI: MORFEMI E PAROLE. La MORFOLOGIA

-D. Silvestri, La forbice e il ventaglio:

Lez. 34.3. Selezione e combinazione secondo Jakobson

34.4. La complessità del sistema linguistico (solo Benveniste, pag. 166)

Lez. 2.3. Un altro caso di taglio: i morfemi

Lez. 28.7. Il formalismo descrittivo di l. Bloomfield

Lez. 40.1. Il parlare come produzione linguistica ed analisi metalinguistica

40.2. L’analogia, la risegmentazione morfologica, l’etimologia popolare

-C. Vallini, Atlante di materiali e citazioni:

2.3.3.b Selezione e combinazione (p. 124-125)

Funzioni ET/AUT (p. 124)

2.3.3.c i livelli dell’analisi linguistica (p. 125)

2.3.4. b monema, lessema, morfema (p.133)

2.3.4.c morfema, parola, sintagma (p. 133-134)

2.4.2.c grammaticalizzazione (p.162-163)

-Voci del Dizionario di Linguistica:

Affisso, allomorfo, analogia, categorie grammaticali, composizione, composto, coniugazione, convenzione, costruzione, declinazione, derivato, derivazione, desinenza, eccezione, economia, errore, etimologia, etimologia popolare, flessione, flessivo, forma, forma legata, forma libera, grammatica, grammaticalizzazione, infisso, lessema, lessico, lessicografia, lessicologia, libero, minimo, monema, morfema, morfo, morfologia, opposizione, paradigma, parola, parti del discorso, posposizione, prefisso, preposizione, radice, rapporti associativi, rapporti sintagmatici, selezione e combinazione, sostantivo, suffisso, unità, vocabolario.


COMBINAZIONI DI PAROLE. LA SINTASSI

-D. Silvestri, La forbice e il ventaglio:

Lez. 37.2. I referenti epistemologici della sintattica

Lez. 29.4. La grammatica generativa di N.A. Chomsky

Lez. 29.3. I processi grammaticali secondo Sapir



-C. Vallini, Atlante di materiali e citazioni:

2.3.4.g struttura della frase semplice (p. 139-140)

2.3.3.d analisi in costituenti immediati (p.129)

2.3.5.d struttura superficiale e profonda (p.151-152)

2.4.1.d competenza/esecuzione (p. 155)

creatività della competenza (p. 155)

2.3.4.g giudizi di grammaticalità (p. 142-143)

2.3.5.b casi profondi (p. 148-149)



-Voci del Dizionario di Linguistica: costituenti immediati, sintagma, sintassi, struttura profonda, struttura superficiale, componente, segmentazione, competenza, esecuzione, frase, funzioni sintattiche, grammatica generativa, grammaticalità, ipotassi, paratassi, regole di riscrittura, regole di trasformazione, caso

SEMIOTICA E SEMANTICA


D. Silvestri, La forbice e il ventaglio:

Lez. 25. Simboli

Lez. 26. Icone

Lez. 27. Indici (tutte)

Lez. 31.1. Che cos'è la designazione; 31.2. Il posto della designazione: referenza, senso e immagine associata;

31.3. Il triangolo fondamentale di Ogden e Richards;

28.7. Il formalismo descrittivo di Leonard Bloomfield

32.3. L. Hjelmslev e gli elememti minimi del contenuto



-C. Vallini, Atlante di materiali e citazioni:

2.3.2. diagrammaticità della lingua (pp. 112-113)

2.2.3.c significato, senso, rappresentazione (p. 109)

Rappresentazione diagrammatica del significato (p. 110)

2.2.3.b come saziare la fame (p. 108-109)

-Voci del Dizionario di Linguistica: campo semantico, comportamentismo, designazione, iperonimo, iponimo, lessico, omofonia, omonimia, polisemia, sema, semantica, significato sinonimia

LA LINGUA NELL’USO. LA PRAGMATICA

D. Silvestri, La forbice e il ventaglio:

Lez. 36.2. L’atto linguistico secondo Jakobson

Lez. 39.1. Definizione di pragmatica; 39.2. Orientamenti e problematiche della pragmatica attuale; 39.2.1. La deissi; 39.2.2. L'implicatura conversazionale; 39.2.4. Gli atti linguistici

-C. Vallini, Atlante di materiali e citazioni:

2.2.1.c l'atto comunicativo e le sue funzioni (p. 98)

2.3.4.h L'atto linguistico (p. 143-144)

Voci del Dizionario:

Ascoltatore, appello, Atto linguistico, Canale, Codice, Comunicazione, Contatto, Conativa, Contesto, Deissi, Denotativa, Destinatario, Emittente, Emotiva, Fàtica, Interlocutore , Locutivo, Locutore, Pragmatica, performativo, Rappresentazione, Ricevente, Referente, Referenza, Situazione, Competenza Comunicativa



PLURALITA' e DIVERSITA' DELLE LINGUE. LA CLASSIFICAZIONE

-D. Silvestri, La forbice e il ventaglio:

Lez. 15.1. Il cerchio tipologico; 15.2. La tipologia morfologica dei fratelli Schlegel; 15.3. La tipologia dell'ordine basico;

Lez. 3.2. Universali linguistici

Lez. 19.1. Varietà diatopica ed etnoletti; 19.3. Conoscenza e classificazione delle lingue del mondo

Lez. 10.1. Il procedimento comparativo; 10.2. Le famiglie linguistiche; 10.3. Una famiglia esemplare; Lez. 13.1 Le leggi fonetiche; 13.2. I primi studi comparativi; 13.3. Franz Bopp; 13.4. August Schleicher 13.7. Le lingue indeuropee

-C. Vallini, Atlante di materiali e citazioni:

2.5.3.a lingue centrifughe/centripete (p. 196)

Tipologia dell'ordine basico (p. 197-198)

2.5.3.b tipi di universali (p. 202-203)

Universali empirici di Greenberg (p. 204-206)

2.5.4. darwinismo di Schleicher (p. 213)



Le principali lingue del mondo (p. 329-333)

-Voci del Dizionario di Linguistica: Agglutinante, Classificazione delle Lingue, Comparativismo, Differenza, Famiglia Linguistica, Flessivo, Genealogico, Geografia Linguistica, Indeuropeo, Isolante, Lingua Madre, Lingua Morta, Lingua Storica, Ordine Basico, Tipologia, Universali Linguistici.



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