L’interazione sociale diadi, gruppi, societa’ interazione sociale



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21.12.2017
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L’INTERAZIONE SOCIALE DIADI, GRUPPI, SOCIETA’


INTERAZIONE SOCIALE

  • C’è interazione sociale quando le persone agiscono una in presenza dell’altra e si influenzano reciprocamente, cosicché tra quel che fa uno e quel che fa l’altro c’è un concatenamento.



“LE PERSONE AGISCONO”

  • Il termine agire indica sia i semplici comportamenti, sia le vere e proprie azioni. Tra esse c’è una sottile distinzione:

  • COMPORTAMENTO: quando una persona fa automaticamente, per ragioni fisiologiche (tossire, starnutire) o reagendo ad uno stimolo (smorfia di dolore): sono MECCANICHE.

  • AZIONE: più o meno consapevolmente sono volute: l’azione è VOLONTARIA. Chi le fa le considera significative e pensa abbiano un senso assumendosene, almeno in parte la responsabilità.



LA AZIONI POSSONO ESSERE:

  • SOCIALI: si fanno per gli altri

  • (cedere il passo ad una signora, fare i complimenti ad un amico);

  • PRIVATE: si compiono per se stessi

  • (ascoltare la musica, leggere un giornale, mangiare un panino).

  • E’ difficile stabilirne i limiti (es. se ascolto della musica ad un volume alto e la sentono anche gli altri, non sarà più solo privata questa azione, ma anche sociale).



“UNA IN PRESENZA DELL’ALTRA”

  • Ciò che conta è che ci deve essere in una STESSA SCENA PSICOLOGICA E SOCIALE per i partecipanti.

      • In gran parte delle interazioni le persone si trovano faccia a faccia, l’una in presenza dell’altra.
      • Ma talvolta non è così: mentre uno agisce, l’altro non è lì. Ma in un secondo momento il secondo soggetto può riscontrare che ciò che è stato fatto lo influenza. Abbiamo comunque una interazione.
      • (es. bimbo che lascia il bagno in disordine, anche se la mamma gli raccomanda l’ordine; quando esce dal bagno la mamma riscontra il suo comportamento, prende provvedimenti nei suoi confronti e ne deriva una interazione).


“TRA QUEL CHE FA UNO E QUEL CHE FA L’ALTRO C’E’ UN CONCATENAMENTO”

  • la differenza tra INTERAZIONE e RELAZIONE:

  • INTERAZIONE: quando le persone agiscono una in presenza dell’altra e c’è un concatenamento, c’è un contatto, ma può essere un episodio unico.

  • RELAZIONE: sono tante interazioni, ci sono più contatti (non un solo episodio): la relazione è una storia di interazioni.

      • Ma non è detto che per forza più interazioni diano una relazione (es. contatti con la Compagnia telefonica, possono essere molti e con la stessa telefonista, ma non danno luogo ad una relazione);
      • Non è detto che se ci sono poche interazioni non ci sia una relazione (es. madre che ha un figlio che studia in America, lo può sentire poco al telefono, ma c’è lo stesso una relazione).


LO SVILUPPO DELLA SOCIALITA’

  • Le capacità cognitivo-sociali: sono tutte le funzioni mentali che servono per prendere parte alla vita sociale

  • I bambini imparano già a 5-6 mesi a distinguere gli esseri viventi dalle cose per: movimento, espressione, capacità di attenzione.



IL SORRISO

  • Tra le caratteristiche proprie dell’uomo vi è il SORRISO una delle prime forme di comunicazione nel bambino.

  • Può essere:

  • INCONSAPEVOLE nel neonato: sono esercizi di mimica facciale, nascono dall’imitazione (tutti sorridono avvicinandosi ad un bambino piccolo).

  • b. CONSAPEVOLE che viene solo in un secondo momento.



Le 3 tipologie di sorriso nei bambini piccoli

  • PRESORRISO RIFLESSO (nei primi giorni di vita, a pochi giorni dalla nascita), fuggevole ed incerto, come reazione ad una voce ma anche alla sensazione dello stomaco pieno;

  • SORROSO GENERICO (dal primo mese, fino ai 4/5 mesi), più lungo e più aperto, con una espressiva luce nello sguardo, ad esempio come reazione alla voce della mamma;

  • SORRISO CONSAPEVOLE (dai 5 mesi fino ai 7/8 mesi) nasce dall’interazione con i genitori: ha un significato. E’ diverso quando è rivolto ai genitori, rispetto a quando è rivolto a degli estranei.

  • Dall’8° mese il sorriso si accompagna ad un senso di ANGOSCIA: il bambino non sorride più a tutti, ma solo alle figure di riferimento ed esso si può trasformare in pianto di fronte agli estranei, poiché teme che la mamma se ne sia andata per sempre.



SOCIALIZZAZIONE NEI BAMBINI

  • La prima parola viene verso 1 anno di vita, quando inizia a SOCIALIZZARE.

  • I bambini molto piccoli non sono molto socievoli: non giocano insieme, ma ognuno ha i suoi giochi, anche se sono seduti vicini.

  • La COOPERAZIONE nel gioco viene dalla Scuola Materna e dalle Scuole Elementari, con il gioco di regole, che prima non potrebbe essere capito.



L’OGGETTO TRANSIZIONALE

  • Cosa può supplire l’ANGOSCIA del bambino verso l’abbandono della mamma?

  • Winnicot, psicanalista, ha visto che verso gli 8 mesi il bambino porta con se’ L’OGGETTO TRANSIZIONALE (un gioco, un pupazzo) che lo accompagna (dorme e mangia in compagnia di esso). Questo oggetto può cambiare o essere sempre lo stesso. E’ un modo per portarsi sempre un pezzo sicuro delle sua vita, e per ricostruire una parte della sua vita familiare nel nuovo ambiente. Questi oggetti servono al bambino per avere un controllo della situazione, con un valore simbolico.



LA CONOSCENZA DI SE’ NEL BAMBINO

  • Prima di interagire con gli altri il bambino deve avere una buona conoscenza di sé e capire di essere un ESSERE DISTINTO DALLA MADRE (infatti, all’inizio pensa di essere un tutt’uno con la mamma).

  • Il bambino comincia a riconoscere le persone (madre, padre, fratelli) dai 5-6 mesi. Tuttavia riconosce se stesso solo più tardi.

  • A 8-10 mesi è capace di raccogliere informazioni contingenti su di sé: si fa un’idea di sé in ogni momento e movimento.

  • Dai 15-17 mesi costruisce una mappa di se stesso ricostruendo informazioni stabili su di sé: aspetto fisico, età sesso. In seguito vede se stesso in base a ciò che fa: giocare, vestirsi, lavarsi. Conosce un sè esteriore, non ancora interiore.

  • Intorno ai 2 anni (rivoluzione cognitiva), matura una memoria operativa e sviluppa una finzione simbolica. Impara di sé molte caratteristiche distintive.

  • Dai 3 anni circa si riconosce allo specchio, prima no.



L’ATTACCAMENTO

  • Legame fisico, affettivo, può avere effetti benefici a lungo termine. Un attaccamento insicuro provoca, da adulti, una personalità meno socievole ed intraprendente, più aggressività, con maggiore insicurezza, minor empatia (difficoltà a mettersi nei panni dell’altro) e a provare piacere verso i problemi altrui.

  • Lo sviluppo dell’attaccamento precede di poco l’autonomia nei movimenti.

  • Il bambino precocemente (6-7 mesi) si lega a determinate persone. Le sue relazioni con chi gli sta intorno diventano selettive: alcune diventano più significative di altre. Si creano più gerarchie di attaccamento.

  • L’attaccamento provoca però un distaccamento dalla madre. Volontariamente il bambino si stacca dal partner per esplorare il mondo. Si passa da un attaccamento fisico ad uno simbolico (interiorizza la presenza del partner).

  • Ancora dopo i due anni è importante l’influenza dei genitori e degli altri partner di attacamento.



PIAGET

  • Ha diviso in STADI lo sviluppo dell’intelligenza di un bambino.

  • da 0 a 1 mese FASE AUTISTICA FISIOLOGICA: il bambino è indipendente dalla mamma, non riesce a distinguersi;

  • da 2 a 4 mesi FASE SIMBIOTICA: nasce la consapevolezza di essere una figura diversa dalla mamma;

  • dai 5 mesi ai 3 anni FASE DI SEPARAZIONE-INDIVIDUAZIONE: il bambino capisce che ha un’identità diversa (separazione);

  • dai 5 ai 10 mesi FASE DI DIFFERENZIAZIONE: il bambino differenzia se stesso dalla mamma;

  • dai 6 mesi ai 18 mesi FASE DI SPERIMENTAZIONE: il bambino inizia a gattonare e ha voglia di staccarsi, poi è la mamma a richiamarlo;

  • da i anno ai 2 anni FASE DI RIAVVICINAMENTO: dopo la sperimentazione il bambino rivuole la mamma e ha paura di perderla.



L’IDENTITA’

  • L’identità cambia, da quella infantile, nell’età dell’adolescenza.

  • L’identità è una dimensione psichica che permette a una persona di realizzarsi, di diventare se stessa in una determinata società in relazione con gli altri.

  • Un neonato non ha identità ma, all’inizio, si identifica con quella della madre.

  • Nell’adolescenza c’è una crisi: “non sono quello che dovrei essere”. Il ragazzo esplora nuove identità.



IDENTITA’ STADI PSICO-SOCIALI

  • Erikson suddivide 8 fasi che comportano il superamento di uno stadio:

  • 1°) INFANZIA da 0 a 1 anno “fiducia, sfiducia”

  • i primi mesi sono affidati alla mamma. Dagli 8 mesi in poi inizia a riconoscere le persone familiari e può avere delle crisi se non vede le persone familiari (es. primo giorno d’asilo).

  • 2°) PRIMA INFANZIA da 1 a 3 anni “autocontrollo, autonomia”

  • il bambino deve imparare l’autocontrollo, l’autonomia. La crisi è tra autonomia e vergogna, perché impara a stare con gli altri e deve accuisire il controllo di sé, ma non vi è abituato, perché nel momento in cui non ci riesce prova vergogna. Anche qui dipende dall’adulto, che lo deve confortare, non umiliarlo o colpevolizzarlo.

  • 3°) ETA’ DEL GIOCO dai 3 ai 6 anni

  • “iniziativa di gioco, senso di colpa ”

  • il bambino vuole giocare da solo e prevale lo spirito d’iniziativa. D’altra parte c’è il senso di colpa perché vuole essere più libero, ma i genitori non gli danno tanta libertà.



4°) ETA’ SCOLARE dai 6 ai 12 anni “dell’industriosità”

  • 4°) ETA’ SCOLARE dai 6 ai 12 anni “dell’industriosità”

  • comincia a lavorare, a produrre; possono esserci crisi legate alla scuola (si confronta con gli altri).

  • 5°) ADOLESCENZA dai 12 anni

  • identità diffusa, confusione”

  • cerca una propria identità con una crisi nelle scelte.

  • 6°) PRIMA ETA’ ADULTA dai 20 ai 40 anni

  • “legami affettivi duraturi”

  • è il periodo dei legami affettivi più duraturi, contrasto tra intimità ed isolamento. I fallimenti affettivi possono portare ad una crisi.

  • 7°) MEDIA ETA’ ADULTA dai 40 ai 65 anni

  • c’è il desiderio di lasciare una traccia della propria vita, anche ai figli e ai nipoti. Stagnazione, cerca di essere attivo ma ha un crollo sulla sua persona.

  • 8°) VECCHIAIA dai 65 anni in poi

  • integrità, ovvero, la persona deve essere soddisfatta o vi sarà disperazione, poiché non valuta bene la propria vita. E’ importante accettare serenamente la vecchiaia.



STADI DI INTELLIGENZA – COGNITIVA

  • Concetto di sé, identità

  • Prima si identifica nei genitori, poi nei fratelli, amici, altri familiari

  • Linguaggio, viene sviluppato dai 5 ai 36 mesi

  • Movimento, segna uno stacco dalla mamma e la conquista di ciò che vuole

  • Inizia a capire il genere, il suo sesso, impara a identificarsi anche con i vestiti

  • Capisce i genitori e inizia a immedesimarsi negli altri

  • Piaget, studia le fasi d’intelligenza. L’intelligenza è un adattamento.

  • Sono due le fasi:

  • ASSIMILAZIONE ACCOMODAMENTO

  • Adattare ciò che posso modificare i miei schemi

  • assimilo dai miei schemi a seconda delle nuove esperienze



STADI DELLO SVILUPPO

  • Esiste

  • uno SVILUPPO PERCETTIVO legato ai sensi

  • uno SVILUPPO MOTORIO legato al muoversi nello spazio

  • uno SVILUPPO DEL LINGUAGGIO legato allo svuluppo cognitivo

  • uno SVILUPPO SOCIALE DEL SE’ che si lega allo sviluppo dell’identità

  • Secondo Piaget: ogni età ha delle crisi, momenti particolarti da superare per arrivare allo stadio successivo.



FASI DEL GIOCO

  • Il gioco è fondamentale perché è una forma di apprendimento.

  • Con il gioco si sviluppa il disegno, si inizia con gli scarabocchi, le righe i cerchi che poi diventano disegni veri e propri. I primi disegni sono: casa, albero, famiglia.

  • Il 1° gioco è il SENSO-MOTORIO, fino a 2 anni

  • Usa i sensi e il movimento, agisce. Ciò gli permette di scoprire il mondo che lo circonda.

  • Il 2° è il gioco SIMBOLICO, il far finta di…

  • Il 3° è il gioco SOLITARIO, il bambino gioca da solo ma in parallelo con altri bimbi.

  • Il 4° gioco è COLLABORATIVO, dai 3 anni, quando gioca con gli altri bambini.

  • Il bambino è capace di giocare in modo astratto e in modo concreto, nel quale ognuno tende a fare il suo.

  • Il 5° è il gioco DI REGOLE, dopo le scuole elementari, giochi di società, come le carte e i giochi di gruppo.



IL MODO DI CONOSCERE LA REALTA’ CAMBIA NELLE VARIE FASI

  • Questi stadi sono universali, indipendenti da cultura ed ambiente, Pieget dice che l’educazione non è indifferente, ma non è determinante.

  • Queste fasi non vanno prese in modo rigido.

  • 1° periodo SENSO MOTORIO da 0 a 2 anni circa, il bambino conosce la realtà che lo circonda attraverso i sensi ed il movimento (il gioco è tentare di prendere ed afferrare)

  • 2° periodo PREOPERATORIO da 2 a 7 anni

  • il bambino è in grado di pensare ad oggetti e azioni che non sono presenti nel suo campo percettivo (il gioco del far finta di …)

  • 3° periodo DELLE OPERAZIONI CONCRETE da 7 a 11 anni scuole elementari

  • ha bisogno per imparare di avere degli oggetti, ha bisogno di riferirsi alla concretezza (contare penne e matite) non riesce a lavorare solo sull’astratto

  • 4° periodo DELLE OPERAZIONI FORMALI

  • dagli 11 anni in poi scuole medie, è capace di ragionare e lavorare in modo astratto, senza riferirsi ad oggetti concretri



TIPOLOGIE DI GIOCO

  • Fino ai 2 anni c’è il gioco senso-motorio;

  • poi inizia il “far finta di”;

  • verso i 2 anni, quando inizia il gioco concreto i bambini possono fare solo un gioco parallelo, sono seduti vicini ma, in realtà, giocano da soli;

  • solo dopo i 3 anni compare il gioco collaborativo-associativo.

  • L’ultima fase di gioco è quella di regole, verso la fine delle scuole materne o alle scuole elementari.

  • Per tutti i livelli di apprendimento il gioco ha un ruolo fondamentale, serve per apprendere, è una forma di apprendimento.



LA RAPPRESENTAZIONE MENTALE

  • Tra 18 e 24 mesi si forma nella mente del bambino la rappresentazione mentale (caratteristica che ci differenzia dagli animali), è cioè in grado di pensare ad oggetti e azioni che non sono presenti nel suo campo percettivo.

  • Essa si combina con L’IMITAZIONE DIFFERITA, cioè la capacità di riprodurre un’azione vista precedentemente;

  • il GIOCO SIMBOLICO, del “far finta” utilizzando oggetti e fingendo che siano altro rispetto alla realtà e il LINGUAGGIO, si sviluppa significativamente in questo periodo e il bambino inizia a formulare le prime frasi e a aparlre di oggetti ed eventi fuori dal suo campo percettivo.



Nel 2° periodo PREOPERATORIO dai 2 ai 7 anni, i bambini vedono le cose sotto l’ottica:

  • Nel 2° periodo PREOPERATORIO dai 2 ai 7 anni, i bambini vedono le cose sotto l’ottica:

  • dell’egocentrismo, non è in grado di pensare che esisteno punti di vista diversi dal suo;

  • dell’animismo, attribuisce agli oggetti una natura umana (volontà, pensiero); finalismo, tutto ciò che esiste ha uno scopo nulla accade per caso;

  • artificialismo, tutto ciò che esiste è stato realizzato da qualcuno.



IL DISEGNO E’ UN MODO PER CAPIRE LO SVILUPPO DEL BAMBINO

  • Le prime sperimentazioni di disegno sono linee, forme geometriche elementari,

  • si passa poi a seguire il contorno delle mani o la sagoma del corpo (per conoscere le schema corporeo).

  • Intorno ai 2 anni sono definiti scarabocchi, poi diventano disegni.

  • Quando i bambini iniziano a disegnare lo fanno realizzando la casa, la famiglia: riproducono nel disegno uno sfogo liberatorio, trasmettono le loro emozioni(si immaginano di essere dove vorrebbero essere).

  • Anche i colori utilizzati sono utili per capire i bambini; inizialmente usano molto il nero o il rosso, perché a loro piace. Quando imparano a distinguere i colori, li scelgono in base a ciò che piace loro.



L’INTERAZIONE SOCIALE: DIADI

  • DIADE rapporto tra due persone con regole sociali o norme ed obiettivi comuni da rispettare (es. i coniugi). Nella diade i partner riconoscono di far parte di un’unità stabile. Esistono dei ruoli e ci sono aspetti affettivi importanti.

  • La diade è una struttura a due elementi, per cui il comportamento di un solo partner è determinante per il destino di tutto l’insieme.

  • I temi più importanti della diade sono: competizione, cooperazione, fiducia reciproca.



TRIADE

  • La triade è un gruppo sociale costituito da tre a qualche decin adi persone, ma non può essere ancora considerato un gruppo.

  • Funzionano con alcune caratteristiche: possono unirsi di più due persone e lasciarne esclusa una (due hanno una relazione più intensa e lasciano esclusa una, che osserva come da spettatore), sono quindi possibili coalizioni e sottogruppi.



GRUPPI

  • Da quattro persone in su si parla di GRUPPO.

  • Le relazioni di amicizia con il gruppo dei PARI iniziano dalle scuole elementari, fin dai 6 anni e servono a favorire l’identità; c’è un confronto con gli altri e vi è lo sviluppo del concetto di sé.

  • Si trovano nel gruppo dei pari rapporti di amicizia che ci aiutano a rispettare l’opinione altrui, facendo proprie delle regole di comportamento, ma anche favorendo l’indipendenza e l’allontanemanto dagli adulti.

  • Favoriscono la lealtà ed il rispetto delle regole.



AGGREGATO, CATEGORIA, GRUPPO

  • AGGREGATO: un insieme di persone che ha una casuale prossimità fisica con uno scopo comune. Persone che si trovano vicine fisicamente ma in modo casuale. (es. persone in fila alla posta o che aspettano l’autobus)

  • CATEGORIA: di persone che hanno una caratteristica comune (es. la categoria dei medici).

  • GRUPPO sociale. Il primo gruppo con il quale siamo in contatto è la famiglia, intesa come gruppo PRIMARIO, perché ha una relazione molto più forte, intensa. Anche il Gruppo dei Pari è considerato PRIMARIO. Gruppo SECONDARIO, può essere considerata la classe, poiché non è detto che i rapporti siano così intensi tra tutti gli elementi che la costituiscono.



Crepet

  • Crepet le regole educative non sono opinioni, ma non esistono regole condivise da tutti (ogni famiglia deve avere le proprie regole, che non è detto valgano per altre famiglie).

  • Devono però esistere dei punti di riferimento (bisogna saper dire di no) e non va confuso il ruolo genitoriale con quello amicale.

  • Le regole sono punti fermi e i genitori devono essere AUTOREVOLI e COERENTI: le regole devono essere motivate ai figli (“ogni società deve avere delle regole ben precise che vanno rispettate”) e gli stessi genitori devono dare l’esempio e comportarsi coerentemente.



LA LEADERSHIP

  • La leadership è la funzione di guida che spinge il gruppo al conseguimento dei suoi obiettivi.

  • C’è sempre il leader nel gruppo, personaggio carismatico che guida il gruppo: può essere autoritario e decidere tutto, può essere un leader permissivo che lascia fare o una via di mezzo, democratico.

  • 1. Nel primo caso, con un leadere autoritario, il gruppo è più produttivo ma c’è maggiore tensione e il gruppo può essere violento,

  • 2. se è troppo permissivo il gruppo vive nell’anarchia, non produce e non segue alcuna regola;

  • 3. se è democratico il leader, il gruppo produce e l’ambiente è più sereno.



I GRUPPI

    • Un gruppo è un insieme di persone, da 3 fino a 3 dozzine, che hanno una relazione molto intensa, legami forti, obiettivi comuni.
  • Il gruppo può essere PRIMARIO (famiglia, amici = con legami più forti e stabili)

  • o SECONDARIO (classe, gruppo sportivo= in cui non ci sono legami così forti).



In un gruppo la comunicazione non avviene allo stesso modo:

      • a catena: la comunicazione è a due a due, o in gruppi ristretti. C’è poca coesione.
      • a cerchio: vi è una comuinicazione tra tutti.
      • a stella: tutte le info passano per una sola persona.
      • a ipsilon: una persona ha una comunicazione privilegiata.


IL GRUPPO

      • Le persone in gruppo si sentono più forti ed agiscono in modo diverso: difatti è molto forte l’influenza del gruppo.
      • Il processo di socializzazione inizia già dalla scuola materna, con il gioco cooperativo, verso i 3-4 anni, i primi gruppi si sviluppano quindi già da bambini alla scuola materna.
      • L’EMPATIA comincia a svilupparsi nel bambino fin dai 3 – 4 anni. Ma il gruppo più forte si forma però nell’età dell’adolescenza.
      • Esistono:
      • GRUPPI ORGANIZZATI: le associazioni che hanno uno scopo (scout, sportive).
      • GRUPPI SPONTANEI: si ritrovano per parlare o divertirsi insieme. Ci sono anche gruppi che compiono atti di vandalismo, che hanno sempre un leader .


IN CHE MODO CI CONFORMIAMO AL GRUPPO?

  • ACCONDISCENDENZA comportamento di una persona motivata dal desiderio di ottenere un premio o evitare una punizione (essere sclusa o presa in giro). Dura solo finché è in atto la promessa di premio o la minaccia di presa in giro, ma capisce se il comportamento è giusto o sbagliato.

  • IDENTIFICAZIONE risposta al desiderio di un individuo di assomigliare a chi lo influenza. Lo pone in soddisfacente rapporto autodefinitorio con la persona con le quali si identifica. Accetta consapevolmente l’influenza di quella persona o persone con le quali si identifica.

  • INTERIORIZZAZIONE di un valore o credenza, è la più duratura e profondamente raducata. La motivazione che ci spinge è il desiderio di avere ragione ed ha in sé il suo premio. Entrata a far parte del nostro sistema diventa indipendente dalla sua fonte e sarà estremamente difficile cambiarla.



INFLUENZA SOCIALE

  • E’ un cambiamento che si verifica nelle percezioni, nei giudizi, nelle opinioni, negli atteggiamenti e nei comportamenti di un individuo.



ESPERTIMENTO DI ASCH

  • Negli anni’50 testò l’influenza della maggioranza nei gruppi (esperimento 1).

  • Venivano impiegate da 7 a 9 persone, uno solo era il soggetto ignaro, gli altri erano complici dello sperimentatore.

  • Essi avrebbero fatto la maggioranza unanime, mentre il soggetto si sarebbe trovato ad essere la minoranza di uno.

  • Si trattava di discriminare la lunghezza di alcune linee in modo molte facile.

  • Il soggetto ignaro si trovava a constatare che incredibilmente gli altri erano d’accordo contro l’evidenza e ne subiva l’urto prima di poter dire la sua opinione.

  • Asch constatò che la percentuale di giudizi errati era del 33,2 %.



ESPERIMENTO DI MILGRAM

  • Nel 1974 Milgram condusse un esperimento sull’obbedienza all’autorità.

  • Vi erano due soggetti, uno sperimentale che svolgerà la funzione di insegnente, ed uno complice dello sperimentatore, che farà l’allievo e dovrà imparare a memoria una lista di parole. All’insegnante spetta il compito di punire l’allievo in caso di errore, con scosse elettriche di intensità crescente via via che aumentano gli errori.

  • Circa il 62% dei soggetti, seppur con gravi disagi, obbediscono fino alla fine ed infliggono dolorose pene all’alievo, anche se questo urla per il dolore fino a non dare più segni di vita.





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