Lo stadio iniziale



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Lo stadio finale nell’acquisizione della L2

Antonella Sorace


University of Edinburgh

antonella@ling.ed.ac.uk

Siena, 10 maggio 2001



1. Il contesto generale
A prima vista, è proprio lo stadio finale (cioè la competenza grammaticale stabile raggiunta da parlanti che possono dirsi al termine del processo di acquisizione) che differenzia in modo netto l’acquisizione della L1 da quella della L2.
• La maggioranza degli apprendenti adulti raggiunge uno stadio finale in L1 che è notevolmente diverso dalla competenza dei parlanti monolingui (cf gli studi degli anni ’70 sulla fossilizzazione).

• Alcuni apprendenti diventano parlanti ‘quasi-nativi’ della L2. Come si caratterizza la loro competenza sintattica?


2. Scenari possibili
• Convergenza (identiche rappresentazioni in L1 e L2 rispetto a un dato fenomeno grammaticale).

• divergenza ‘regolata’ dalla GU (differenza sistematica che rappresenta una soluzione possibile in un’altra lingua naturale); il cambiamento diacronico delle lingue è necessariamente basato su questo tipo di divergenza, o ‘acquisizione imperfetta’.

• divergenza non regolata (differenze probabilmente dovute a strategie cognitive non specificamente linguistiche).

• un tipo di divergenza (regolata?): l’opzionalità.


Soltanto uno studio attento della competenza quasi-nativa può determinare che tipo di scenario è possibile, rispetto a quali aspetti grammaticali, e rispetto a quali coppie di L1-L2.
3. Periodi critici e età di acquisizione
• Esiste un periodo critico per l’acquisizione linguistica? Che effetti comporta per l’acquisizione non-primaria?

• I pochi studi neurolinguistici esistenti(cf Kim et al. 1997) non sono facilmente interpretabili in un modo o nell’altro (cf. Platzack 2001 per un esempio di interpretazione troppo diretta).

• Effetti dell’età di esposizione alla L2: Johnson & Newport (1989) sostengono che l’acquisizione del principio della soggiacenza è in funzione dell’età di inizio del processo di apprendimento. Problema: è possibile che la grammatica sviluppata dai soggetti cinesi e coreani non includa in movimento wh; in questo caso la soggiacenza è irrilevante.

• Se esiste un periodo critico esteso all’acquisizione non-primaria, quali aspetti sono maggiormente interessati?


In ambito generativista, diverse ‘teorie del deficit’ attribuiscono la divergenza a diversi moduli della facoltà del linguaggio:

Deficit globale: I tratti delle categorie funzionali non sono accessibili (Tsimpli e Roussou 1991); mancata acquisizione di tutte le proprietà sintattiche derivate da uno stesso parametro (Weerman e Neeleman 1997).

Deficit locale: il valore dei tratti funzionali (Eubank 1996; Beck 1998)

Deficit di interfaccia: l’interfaccia tra i tratti sintattici astratti e le loro manifestazioni morfologiche (Lardiere 1998),; l’accesso e il recupero degli elementi lessicali (Prévost e White 2000; White, 2001); l’interfaccia tra la sintassi e la pragmatica (Sorace 1999; Robertson e Sorace 1999).
4. Gli studi principali
• Coppieters (1987): parlanti quasi-nativi del francese L2, diverse L1; oggetto: una serie di aspetti sintattici e semantici del francese; metodologia: giudizi di grammaticalità. Risultato: differenze interpretative tra parlanti nativi e parlanti quasi-nativi. Problemi: metodologia, dubbia divisione tra proprietà riconducibili o meno alla GU.

• Birdsong (1992): parlanti quasi-nativi del francese L2, inglese L1; oggetto: vari aspetti sintattici del francese, inclusi alcuni di quelli studiati da Coppieters; metodologia: vari test, inclusi giudizi di grammaticalità; risultato: nessuna differenza tra parlanti nativi e quasi-nativi.

• Sorace (1993): parlanti quasi-nativi dell’italiano L2, inglese e francese come L1; oggetto: uso degli ausiliari in contesti puramente sintattici (salita del clitico, ristrutturazione) e in contesti sintattico-semantici (diversi tipi di verbi inaccusativi e inergativi); metodologia: giudizi di grammaticalità (Magnitude Estimation); risultato: divergenza per i francesi, incompletezza per gli inglesi rispetto ai contesti sintattici, ma nessuna differenza tra due gruppi ( e tra i gruppi e gli italiani L1) rispetto ai contesti sintattico-semantici. Interpretazione: entrambi in gruppi adottano una soluzione ‘possibile’ in termini della GU; I francesi sono avvantaggiati dal fatto di avere pronomi clitici nella L1.

• White & Genesee (1996): parlanti quasi-nativi dell’inglese L2; varie L1; oggetto: il principio della soggiacenza; metodologia: giudizi di grammaticalità e tempi di reazione; risultato: nessuna differenza tra parlanti nativi e quasi-nativi.

• Montrul & Slabakova (2000): parlanti quasi-nativi dello spagnolo L2, inglese L1; oggetto: aspetti morfologici e semantici della distinzione tra perfetto e imperfetto (simili a quelli studiati da Coppieters 1987); metodologia: completamento di frasi, ‘truth value’; risultato: nessuna differenza tra i parlanti nativi e quasi-nativi dello spagnolo.

5. Opzionalità residua nella competenza quasi-nativa

Un esempio: il sistema pronominale dei parlanti quasi-nativi dell’italiano


• I tratti puramente sintattici che rendono possibili i soggetti nulli e postverbali nelle

lingue a soggetto nullo sono pienamente acquisiti, come pure gli altri correlati sintattici di questi tratti;

• I tratti di interfaccia responsabili della distribuzione dei soggetti nulli e espliciti, invece, non sono completamente acquisiti. I parlanti quasi-nativi presentano un stato di opzionalità residua che dà luogo ad asimmetrie nell’uso dei pronomi: i pronomi soggetto espliciti vengono (a volte) usati in contesti che richiedono un soggetto nullo, ma mai viceversa.
Questi dati sembrano indicare che le categorie sintattiche che richiedono un’interfaccia con

fattori pragmatici pongono problemi a lungo termine in L2.

Molta più ricerca è necessaria per stabilire se l’opzionalità residua si possa caratterizzare come un problema di rappresentazione, o se sia invece un problema di computazione.

Riferimenti bibliografici
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Coppieters, R. 1987. Competence differences between native and fluent nonnative speakers.



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Johnson, J.S.. and Newport, E.L. 1989. Critical period effects in second language learning: the

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Johnson, J.S., Shenkman, K.D., Newport, E.L. and Medin, D.L. 1996. Indeterminacy in the

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Montrul, S. & Slabakova, R. 2000. Competence similarities between native and near-native

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Neeleman, A. and Weerman, F. 1997. L1 and L2 word order acquisition. Language Acquisition 6:

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Platzack, C. (in press). The vulnerable C-Domain. To appear in Brain and Language.

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