Lo stato di insolvenza rappresenta l’effetto della crisi dell’impresa



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26.01.2018
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il D. lgs. 9.1.06 n. 5, entra in vigore il 16.7.06 con la sola eccezione degli articoli 45, 46, 47, 151 e 152 che sono entrati in vigore il 16.1.06 (per tutte le procedure pendenti);

  • il D. lgs. 9.1.06 n. 5, entra in vigore il 16.7.06 con la sola eccezione degli articoli 45, 46, 47, 151 e 152 che sono entrati in vigore il 16.1.06 (per tutte le procedure pendenti);

  • i fallimenti dichiarati prima del 16.7.06 sono regolati dall’attuale legge fallimentare;

  • i fallimenti dichiarati dal 16.7.06 per i quali il relativo ricorso è stato depositato prima della data del 16.7.06, sono regolati dalla legge fallimentare attualmente in vigore;

  • i fallimenti dichiarati dal 16.7.06 per i quali i relativi ricorsi sono stati depositati dal 16.7.06, sono regolati dalle nuove norme.



Presupposto della dichiarazione di fallimento resta lo stato di insolvenza ex art. 5 L.F.;

  • Presupposto della dichiarazione di fallimento resta lo stato di insolvenza ex art. 5 L.F.;

  • Non si è colta l’opportunità di introdurre quale presupposto della declaratoria fallimentare la crisi dell’impresa;

  • Lo stato di insolvenza rappresenta l’effetto della crisi dell’impresa;

  • Nonostante la valorizzazione degli istituti dell’esercizio provvisorio d’impresa, dell’affitto e della cessione di azienda, l’obiettivo della riforma di conservare il valore di impresa, difficilmente potrà essere ottenuto.



Avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti

  • Avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti

  • Studi professionali associati o società tra professionisti, sempre che i soci delle stesse abbiano i requisiti professionali di cui al punto precedente (in questo caso, all’atto dell’accettazione dell’incarico, deve essere designata la persona fisica responsabile della procedura)

  • Coloro che abbiano svolto funzione di amministrazione, direzione e controllo in società per azioni dando prova di adeguate capacità imprenditoriali e purché non sia intervenuta nei loro confronti dichiarazione di fallimento



Non possono essere nominati curatore:

  • Non possono essere nominati curatore:

  • il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito;

  • i creditori del fallito

  • chi ha concorso al dissesto dell’impresa durante i due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento

  • chiunque si trovi in conflitto di interessi con il fallimento



Gestisce l’amministrazione del patrimonio fallimentare sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori;

  • Gestisce l’amministrazione del patrimonio fallimentare sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori;

  • Non è più sottoposto alla direzione del giudice delegato;

  • Il potere di iniziative è fortemente valorizzato;

  • Le decisioni nel merito sono sostanzialmente assunte dal comitato dei creditori;

  • il curatore è sottoposto ad una sorta di giudizio confermativo da parte dei creditori (art. 37 – bis);

  • È dubbio se la richiesta di sostituzione da parte della maggioranza dei creditori allo stato insinuati, sia vincolante per il Tribunale;



Assistiamo ad una privatizzazione della procedura fallimentare nella quale il ruolo attualmente svolto dal giudice delegato e dal Tribunale per le decisioni di merito, viene assunto dal comitato dei creditori;

  • Assistiamo ad una privatizzazione della procedura fallimentare nella quale il ruolo attualmente svolto dal giudice delegato e dal Tribunale per le decisioni di merito, viene assunto dal comitato dei creditori;

  • La figura del curatore assume una natura ibrida: pubblico ufficiale da un lato, mandatario di molteplici interessi privati (quelli dei creditori e del comitato dei creditori in particolare) dall’altro;

  • La valorizzazione dell’iniziativa e dell’attività del curatore comporterà per lo stesso l’assunzione di un maggior grado di responsabilità;

  • In questo nuovo contesto si suggerisce di motivare ampiamente ciascun atto di gestione assunto;



Il curatore mantiene la funzione di amministrazione del patrimonio fallimentare, ma con una maggiore autonomia dovuta al fatto che non opera più sotto la direzione del giudice delegato;

  • Il curatore mantiene la funzione di amministrazione del patrimonio fallimentare, ma con una maggiore autonomia dovuta al fatto che non opera più sotto la direzione del giudice delegato;

  • Il curatore appone i sigilli;

  • Il curatore nomina i legali, i coadiutori, gli stimatori per la valutazione dei beni;

  • Il curatore sceglie le banche dove effettuare i depositi;

  • Il curatore propone – se non è già stato dichiarato con la sentenza di fallimento – l’esercizio provvisori e l’affitto di azienda;

  • Una volta approvato il programma di liquidazione è sostanzialmente autonomo nelle vendite;

  • Sparisce qualunque forma di controllo nel merito dall’autorità giudiziaria sia sugli atti di ordinaria che di straordinaria amministrazione: per questi ultimi è sufficiente l’autorizzazione del comitato dei creditori e solo per gli atti di valore superiore a € 50.000 e comunque per le transazioni, rimane un obbligo di preventiva informazione al giudice delegato (che però non ha alcun potere di intervento nel merito);






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