L'orientamento spaziale nella poesia del pascoli



Scaricare 0.49 Mb.
22.12.2017
Dimensione del file0.49 Mb.

L'ORIENTAMENTO SPAZIALE NELLA POESIA DEL PASCOLI

La lingua dello spazio — ci insegna Jurij Lotman — è uno stru­mento fondamentale per capire la realtà. Ideologie e morali si avval­gono spesso, per costruire i loro modelli assiologici (o «quadri del mondo»), di caratteri e orientamenti spaziali, riconoscendo in essi i connotatori più efficaci per la trasmissione e la comprensione dei mes­saggi.

Che cosa ci dice il linguaggio spaziale nella poesia del Pascoli ? Molte cose, indubbiamente. Di solito ci si è soffermati ad analizzare il cosid­detto «tema cosmico» come vibrante testimonianza di quel sentimento del «mistero» che costituirebbe il Leitmotiv dell'arte pascoliana. Oppure lo spazio è stato considerato in rapporto al descrittivismo realistico e all'ossessione nomenclatoria, di ascendenze positivistiche, che caratte­rizza un certo gusto (supposto) idillico o piccolo borghese del Nostro: il buen retiro in campagna dell'intellettuale frustrato, a leccarsi le dolenti ferite fra le concrete certezze delle opere e dei giorni.

A noi queste ipotesi di lettura, per il momento, non interessano. Il compito modesto che ci proponiamo è di saggiare alcuni testi abba­stanza conosciuti nell'ottica della lingua spaziale, per cavarne oggetti­vamente (se è possibile...) alcune indicazioni o percorsi di lettura: in termini tecnici, alcune isotopie semantiche capaci di presentarci un modello euristico per la comprensione non del mondo poetico pasco­liano in toto, ma di un suo aspetto particolarmente significativo.



Il disorientamento etico-psicologico


Il X Agosto, per la rilevanza dei contenuti ormai canonizzati, può ben considerarsi una summula di un certo Pascoli funereo, propenso a universalizzare il suo dolore privato nel kérygma di una tragedia cosmica.

Non si è forse osservato abbastanza come la sapiente costruzione del testo simuli e iconizzi la figura della croce, dietro la quale si occulta (ma non troppo) il senso di un destino di morte e di derelizione che travolge tutto e tutti, senza alcuna luce di speranza.

La dispositio strofica sottolinea gli assi verticali e orizzontali del discorso testuale, come si può facilmente osservare dalla seguente tra­scrizione:

I due microtesti, cioè i due blocchi di cui si compone la poesia (quar­tine I-VI e II-III-IV-V), giocano su evidenti parallelismi tematico-espressivi.

La prima e l'ultima strofa sono speculari, innanzi tutto per l'emer­genza della funzione linguistica allocutivo-conativa, incentrata sull'iso­lamento del binomio «io-tu» (dove l'«io» accentua anche l'emotività espressiva di un'invocazione senza risposta).

Le quartine interne propongono due storie esemplari di dolore e malvagità secondo il modello delle parabole evangeliche. La funzione dominante è qui informativo-referenziale, sicché l'incipit lirico sembra dar luogo, un po' repentinamente, al racconto che prende rilievo su emblematici «personaggi», rappresentativi di due forme di vita soffe­rente: una rondine e un uomo.

Strutturalmente, le strofe II + III sono speculari a IV + V, ma II e IV, III e V si richiamano non solo a livello di contenuti ma anche sintatticamente e prosodicamente. Le matrici metriche, inoltre, raf­forzano vieppiù l'equivalenza di senso fra III e V proponendo addi­rittura rime iterate («lontano», «piano», «invano», «lontano») e la replicazione insistita del sintagma «cielo lontano», che assume perciò una precisa rilevanza simbolica. Anche l'anafora «Ora.., là» stringe i contatti fra gli inizi frastici, così come le omologie sintattico-semantiche fra «che attende, che pigola» (riferiti a «nido») e «aspettano, aspet­tano» (riferiti a «casa»), quando si osservi che l'assiale identificazione «nido-casa» rimanda per metonimia a chi abita e vive nel «nido» (-> «pigola») e nella «casa» (-> «aspettano»).

Le strofe II-IV sono ancor più vistosamente legate da iterazioni anaforico-sintattiche, che tendono a evidenziare le corrispondenze te­matiche fra «rondine-uomo» e «tetto-nido», con una sorta di ipallage o di spostamento di senso fra «tetto» (metonimico per «casa») e «nido», riferiti, inversamente rispetto ai semi costitutivi dei termini, a «ron­dine» e «uomo», con un effetto di amalgama fra tutte e quattro le pa­role e dunque di totale equivalenza fra /«umano»/ e /«animale»/ ricondotti all'archisema /«vivente»/.

Le funzioni linguistiche, la costruzione testuale (con iterazioni, anafore e parallelismi sintattici), le movenze fono-prosodiche (che riba­discono attraverso le matrici convenzionali i legami già osservati) contribuiscono, complessivamente, ad esaltare la studiata costruzione del testo, così riassumibile:

I ≈ VI


II + III ≈IV + V

II ≈IV


III ≈ V

Ma anche fra II e V e III e IV si istituiscono delle isotopie analo­giche: le iterazioni semantiche «tetto-casa» e «insetto-bambole»; «nido (= rondinini)-nido (= casa)», «verme-bambole»: e in più le paronomasie fra «lontano-piano» e «perdono-dono».

Che il testo iconizzi la figura della croce sembra evidente, solo che si vogliano accentuare le isotopie orizzontali e verticali che lo percor­rono a vari livelli. Ciò non significa, per altro, una rottura o una dra­stica contrapposizione fra i due microtesti che compongono l'insieme. Come vedremo, la profonda unità semantica della lirica verte sul sottile gioco, connotativamente ambiguo, che unisce e divide «concavo cielo» ≈ «cielo lontano» ≈ «cielo lontano» ≈ «Cielo... infinito, immortale», comunicando anche la punta del messaggio e uno degli aspetti più caratteristici della Weltanschauung decadente pascoliana.

Per cogliere adeguatamente un siffatto livello del senso, occorre rileggere la poesia nella prospettiva della lingua e degli orientamenti spaziali, ricordando, con Lotman, che lo spazio bidimensionale è diviso in due da una frontiera e che l'orientamento può essere diretto dall'in­terno verso l'esterno o viceversa:



Questo modello è subito verificabile nel microtesto delle due «storie» paradigmaticamente negative.

Il mondo appare al Pascoli come un tragico calvario, dove perenne­mente si ripete la crocifissione degli innocenti ma senza alcuna luce di redenzione cristiana. Le strofe III-IV pongono esplicitamente le figure evangeliche del martirio («come in croce»), dell'olocausto del giusto («Perdono»), con un processo di iperbolizzazione di un evento minimo e di una sciagura privata, che vengono equiparati (con un astoricismo sorprendente) al sacrificio di Gesù, anche se l'essenza cristiana del mi­stero è vanificata dalla tragica lontananza di un «cielo» che sembra, se non insensibile, almeno impotente, separato, si direbbe quasi estra­niato dal dolore dei viventi.

Nella seconda e quarta strofa l'orientamento spaziale si fonda sull'asse semico

esterno vs interno

mondo vs nido (casa)

L'evento traumatico — la violenza — avviene nello spazio aperto e negativo del mondo. La struttura attanziale del racconto gioca, come in una tragedia greca, su pochi personaggi: il protagonista-vittima, l'antagonista-carnefice (sconosciuto e indeterminato: «l'uccisero»), l'og­getto-scopo dell'allontanamento dalla casa-nido (il «verme», cena per i rondinini, le «bambole», dono per le figlie). Nessun aiutante esplicito, nessun testimone, se non l'allusivo riferimento al «cielo lontano».

Nella terza strofa, i deittici «là», «quel» definiscono il punto di vista del narratore interno al testo, che sembra vedere la scena dalla parte del «nido», connotato ormai negativamente (l'ombra, il pigolio che si spegne...) per la privazione del genitore, colui che, alla lettera, sostiene e alimenta.

Accanto alla dimensione orizzontale (esterno vs interno) se ne pro­spetta un'altra, allusa dal « cielo lontano » e orientata secondo l'asse

basso vs alto

dove il primo termine copre la realtà negativa e caotica del mondo.

Le strofe IV-V ripropongono il modello spaziale già visto, ma con una variante nella prospettiva interna del narratore, veicolata dal deit­tico « là »: ora è la « casa romita » a trovarsi spazialmente lontana e de­relitta, mentre l'osservatore si identifica con l'uomo ucciso, col suo ultimo pensiero d'amore e di perdono, col suo sguardo attonito.

La morte dei « personaggi » è colta in un gesto ostensivo, indicale, rivolto dal basso verso l'alto:

tende / quel verme a quel cielo lontano (vv. 9-10)

addita / le bambole al cielo lontano (vv. 19-20)

Gesto che, senza essere una muta protesta, polarizza l'attenzione sul­l'oggetto, concreto segno d'amore, in contrasto con l'astratta lonta­nanza del cielo.

Il testo, dunque, attraverso il variare delle prospettive interne, attualizza anche l'asse «vicino-lontano», sia orizzontalmente:

III: narratore vicino al nido vs rondine

V: narratore vicino all'uomo vs casa

sia verticalmente:

cielo lontano vs rondine, uomo

Si delinea, insomma, un altro spazio esterno, che definiremo ES2 o esterno (spazio) metafisico, nel senso primario di ciò che è al di là del visibile mondo terreno.

Veniamo ora al primo microtesto delle strofe I e VI.

Nella prima quartina l'io lirico, osservando dal basso verso l'alto un fenomeno naturale, la caduta delle stelle nella notte del 10 agosto, decifra l'evento secondo un codice «religioso», ch'egli attesta di posse­dere per privilegiata e dolorosa coscienza. E il trascorrere luminoso delle stelle è letto, in questo linguaggio cosmico-spiritualistico, come un «gran pianto».

L'ES positivo («aria tranquilla», «concavo cielo») è solcato da un movimento, dall'alto verso il basso, dell'oggetto-segno, le stelle-pianto. L'ossimoro straniante («pianto di stelle») propone cataforicamente il tema che, dopo le due parabole esemplari, viene ripreso nell'ultima quartina.

Ora il destinatario dell'allocuzione non è più l'antonomastico «San Lorenzo» ma una sua ideale metonimia, il maiuscolato «Cielo» che, come ci si rivela, è il mittente del messaggio cosmico di pietà e di compianto per il malum mundi.

Anche qui un deittico, «quest'atomo opaco del Male», ci indica il punto di vista dell'io lirico-narratore vicino all'«atomo opaco» ed anzi ad esso interno e partecipe se può contemplare, dal basso, il «gran pianto - pianto di stelle».

Ma, a ben guardare, il modello spaziale è, nell'ultima strofa, più complesso di quello sinora utilizzato e corrisponde perfettamente a un secondo schema proposto da Lotman :



Infatti il «Cielo... infinito, immortale» è al di là di una seconda fron­tiera: «dall'alto dei mondi / sereni», pur se ad essa contiguo. Da questa spazialità incontaminata scende il «gran pianto» stellare che — con una vistosa, iperbolica metafora — "inonda" la terra chiusa nell'opacità dell'odio (e «atomo» è ancora metafora iperbolica per diminuzione, da contrapporre a «inondi»).

Il sistema assiologico del testo, veicolato dai modelli e dagli orien­tamenti spaziali, può essere riassunto nella seguente tabella:

interno positivo (IN1) vs esterno negativo (ES1)

casa, nido vs mondo

basso (IN2 negativo) vs alto (ES2 positivo)

mondo vs Cielo

In entrambi i modelli il mondo è una realtà negativa che, con la sua violenza cieca e insensata, penetra nello spazio intimo del nido e lo distrugge (asse orizzontale o fattuale «esterno-interno»); fra gli spazi verticali (asse « alto-basso ») c'è, invece, una netta separazione: nessun evento salvifico può scendere dall'alto, nessuna Provvidenza o miracolo o redenzione. Il cielo non è, almeno in apparenza, vuoto ma (lucreziamente si vorrebbe dire) lontano e inaccessibile, impotente davanti al male.

Il Pascoli, dunque, transcodifica l'evento centrale del cristianesimo, la morte redentiva del Signore, vanificandone ogni significato di sal­vezza. Tra lo spazio orizzontale della storia e quello verticale del cielo non v'è rapporto o comunicazione: il gesto disperato di chi muore accennando ai segni-valori del nido (il cibo, le bambole) ignora il com­pianto di un'entità metafisica iperuranica nella quale il Pascoli sigilla il suo spiritualismo pessimistico, espressione esso stesso della crisi gno­seologica del positivismo di fronte al «mistero» del male.

Il messaggio fondamentale del X Agosto è, pertanto, il disorienta­mento etico-psicologico dell'individuo che, colpito da fanciullo negli affetti più profondi, resta per tutta la vita bloccato sulla figura fantasmatica del padre assente e latente, che l'ha privato (per la malvagità altrui) del sostegno, del nutrimento, della viscerale protezione del nido ormai derelitto. All'immagine ossessiva coagulata nel binomio «rondine-padre» e reinterpretata nella simbologia del Calvario, non si sostituisce quella — davvero cristiana — del Padre celeste amorevolmente pronto a supplire la mancanza del genitore carnale.

L'ambiguità del sintagma «cielo lontano», fra spazialità fisica e vuoto o assenza metafisica, rappresenta perfettamente la crisi gnoseologica e psicologica di un'anima troppo sensibile alle offese della storia per assu­mere dalla storia stessa i criteri più adeguati di orientamento e di giudizio.

L'ambiguità ideologica (ma felicemente poetica) in cui si dibatte il Pascoli è tutta interna a una visione positivistica in crisi, nella quale Dio — la fantomatica proiezione celeste del padre — non è altro che un prolungamento infinito dello spazio materiale o cosmico, quel «mi­stero» che gli scienziati alla Flammarion andavano ottimisticamente illustrando con la "luce" del sapere.

Più forti delle motivazioni culturali, che pure esistono e agiscono nei parametri critici del poeta, e spesso giustapposte ad esse si impon­gono le spinte profonde che parlano il linguaggio onirico-simbolico dell'inconscio. Nel X Agosto c'è, tuttavia, una volontà di razionalizza­zione che — sempre presente come pericolo nella poesia pascoliana — tende alla composizione ideologica del dissidio esistenziale in una simbologia astratta di tipo cristiano (per quanto dissacrata da un feroce pessimismo); e nondimeno il testo è percorso anche da un'altra e meno controllabile tensione simbolica, quella inconscia, incentrata sull'am­biguo rapporto fra padre e figlio.

Per le connotazioni spaziali che abbiamo esaminato l'io lirico, il sog­getto implicito del testo, sembra dissociato fra diverse tensioni identi­ficative: ora col nido derelitto e votato alla morte per l'assenza del geni­tore, ora con la sublimante prosopopea del giusto crocifisso. Il risultato è uno schiacciante senso di derelizione infantile che si libera, in parte, evacuando in Cielo il padre inutile (perché inutilizzabile) al quale sono lasciati, come estremi segni di compianto per il nido, i cosmici messaggi di San Lorenzo. Non è possibile alcun rapporto realmente protettivo fra il Cielo e il nido (fra ES2 o esterno metafisico e IN1, il nido), nessun dialogo fra il padre ipostatizzato in Dio e i figli-rondinini abbandonati in terra, cioè nella realtà bassa e negativa del vivere, nell'extra-nido.



E allora il Super-io funereo del padre-Dio, impotente perché lon­tano, impone al figlio una funzione vicaria, la sua vera crocifissione per la difesa del nido e dell'eredità di affetti che, quasi tomba sacrale, esso racchiude. C'è qui, in nuce, l'essenza della tremenda legge familiare dei morti che, dopo aver fissato la regressione infantile del figlio, innalza a dovere la sua fedeltà al nido, il sacrificio votivo delle sue pulsioni sessuali di uomo. Un padre che, morendo, si rifugia nello spazio sicuro dei cieli donde fa cadere lacrime vane sulla casa-nido « romita », abban­donata; un figlio che ne prende il posto non riuscendo, tuttavia, a repri­mere del tutto i segni di un inconfessabile rancore per una morte che è sentita, inconsciamente, come una defezione. È un capitolo, questo, del libro poetico di Giovanni Pascoli di cui il X Agosto ci presenta gli indispensabili preliminari. Ma è anche un argomento che qui si accenna soltanto perché non rientra del tutto negli interessi della nostra ricerca.



elenco: silvio -> Area%20di%20progetto
Area%20di%20progetto -> Il sonetto a zacinto interpretazione di
Area%20di%20progetto -> Il contributo delle analisi mitologiche di Claude Lévi-Strauss
Area%20di%20progetto -> E. Vittorini, Politica e cultura (IL Politecnico)
Area%20di%20progetto -> Il destino dello scrittore nella società borghese secondo Sartre: cane da guardia o buffone
Area%20di%20progetto -> Il modello di Vladimir Propp e la sua rielaborazione ad opera di Algirdas Greimas
Area%20di%20progetto -> Riflessioni semiologiche sul racconto “Il seno nudo” di Italo Calvino Adattamento dello schema narrativo canonico
Area%20di%20progetto -> Pier Paolo Pasolini. IL «discorso» dei capelli
Area%20di%20progetto -> Le riviste politico-culturali nel dopoguerra: «Les Temps Modernes» di Sartre, «Il Politecnico» di Vittorini e la polemica Vittorini-Togliatti
Area%20di%20progetto -> M. Alicata, La corrente Politecnico (Rinascita 1946)
Area%20di%20progetto -> La ragione cartesiana e la grande lacerazione


Condividi con i tuoi amici:


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale