Luna luna plinio IL Vecchio II,41-46



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14.11.2018
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LUNA



  • Sed omnium admirationem vincit novissumum sidus, terris familiarissimus et in tenebrarum remedium ab natura repertum, lunae, Multiformis haec ambage torsit ingenia contemplantium et proximum ignorari maxime sidus indignantium, crescens semper aut senescens et modo curvata in cornua facie, modo aequa portione divisa, modo sinuata in orbem, maculosa eademque subito praenitens, inmensa orbe pleno ac repente nulla, alias pernox, alias sera et parte diei solis lucem adiuvans, deficiens et in defectu tamen conspicua – quae mensis exitu latet cum laborare non creditur -, iam vero humilis et excelsa, et ne id quidem uno modo, sed alias admota caelo, alias contigua montibus, nunc in aquilonem elata, nunc in austros deiecta.



Quae singula in ea deprehendit hominum primus Endymion; ob id amor eius fama traditur. non sumus profecto grati erga eos qui labore curaque lucem nobis aperuere in hac luce, miraque humani ingeni peste sanguinem et caedes concedere annalibus iuvat, ut scelera hominum noscantur mundi ipsius ignaris.

  • Quae singula in ea deprehendit hominum primus Endymion; ob id amor eius fama traditur. non sumus profecto grati erga eos qui labore curaque lucem nobis aperuere in hac luce, miraque humani ingeni peste sanguinem et caedes concedere annalibus iuvat, ut scelera hominum noscantur mundi ipsius ignaris.



Proxima ergo cardini, ideoque minimo ambitu, vicenis diebus septenisque et tertia diei parte peragit spatia eadem, quae Saturni sidus altissimum XXX, ut dictum est, annis. Dein morata in coitu solis biduo, cum tardissime, a tricesima luce rursum ad easdem vices exit, haut scio an amnium, quae in caelo pernosci potuerunt, magistra: in XII mensium spatia oportere dividi annum, quando ipsa totiens solem redeuntem ad principia consequitur; solis fulgore, ut reliqua siderum, regi, siquidem in totum mutuata ab eo luce flugere, qualem in repercussu aquae volitare conspicimus; ideo molliore et imperfecta vi solvere tantum umorem atque etiam augere, quem solis radii absumant.

  • Proxima ergo cardini, ideoque minimo ambitu, vicenis diebus septenisque et tertia diei parte peragit spatia eadem, quae Saturni sidus altissimum XXX, ut dictum est, annis. Dein morata in coitu solis biduo, cum tardissime, a tricesima luce rursum ad easdem vices exit, haut scio an amnium, quae in caelo pernosci potuerunt, magistra: in XII mensium spatia oportere dividi annum, quando ipsa totiens solem redeuntem ad principia consequitur; solis fulgore, ut reliqua siderum, regi, siquidem in totum mutuata ab eo luce flugere, qualem in repercussu aquae volitare conspicimus; ideo molliore et imperfecta vi solvere tantum umorem atque etiam augere, quem solis radii absumant.



Ideo inaequali lumine adspici, quia, ex adverso demum plena, reliquis diebus tantum ex se terris ostendat, quantum a sole ipsa concipiat; in coitu quidem non cerni, quoniam haustum omnem lucis aversa illo regerat, unde acceperit. Sidera vero haut dubie umore terreno pasci, quia dimidio orbe numquam maculoso cernatur, scilicet nondum suppetente ad hauriendum ultra iusta vi; maculas enim non aliud esse quam terrae raptas cum umore sordes. Defectus autem suos et solis, rem in tota contemplatione naturae maxime miram et ostento similem, magnitudinum umbraeque indices exsistere.

  • Ideo inaequali lumine adspici, quia, ex adverso demum plena, reliquis diebus tantum ex se terris ostendat, quantum a sole ipsa concipiat; in coitu quidem non cerni, quoniam haustum omnem lucis aversa illo regerat, unde acceperit. Sidera vero haut dubie umore terreno pasci, quia dimidio orbe numquam maculoso cernatur, scilicet nondum suppetente ad hauriendum ultra iusta vi; maculas enim non aliud esse quam terrae raptas cum umore sordes. Defectus autem suos et solis, rem in tota contemplatione naturae maxime miram et ostento similem, magnitudinum umbraeque indices exsistere.



LA LUNA

  • LA LUNA

  • Plinio il Vecchio II,41-46



  • Ma supera la meraviglia di tutti l’ultimo degli astri, il più familiare ai terrestri, rimedio alle tenebre escogitato dalla natura: la luna. Polimorfa, essa ha torturato col dubbio la mente dei suoi osservatori, incapaci di sopportare che proprio l’astro più vicino restasse sconosciuto; sempre in via di crescita o di senescenza, e ora incurvata a formare due corni, ora tagliata in due metà uguali, ora arrotondata in un disco; macchiata e, di colpo, sfolgorante di luce, sconfinata con il suo cerchio pieno e, d’un tratto, annientata; a volte veglia notti intere, altre volte appare sul tardi, e aiuta la luce del sole per una parte del giorno; in eclissi e tuttavia visibile – a fine del mese è celata, ma non si crede a un’eclissi - ; ora è bassa sulla terra, ora elevatissima, e neppure in modo costante, ma talora accostata alla volta celeste, talora prossima alle montagne, ora alzata verso il nord, ora discesa a sud.



Queste sue peculiarità furono scoperte da Endimione, per primo fra gli uomini: perciò la leggenda del suo amore con la luna. Non siamo davvero riconoscenti verso chi, con fatica e devozione, ci ha aperto la luce su questa luce: per una strana malattia dello spirito umano, piace depositare negli annali fatti di sangue e massacri, in modo che sia ben informato sui crimini dell’uomo chi ignora la realtà del suo mondo!

  • Queste sue peculiarità furono scoperte da Endimione, per primo fra gli uomini: perciò la leggenda del suo amore con la luna. Non siamo davvero riconoscenti verso chi, con fatica e devozione, ci ha aperto la luce su questa luce: per una strana malattia dello spirito umano, piace depositare negli annali fatti di sangue e massacri, in modo che sia ben informato sui crimini dell’uomo chi ignora la realtà del suo mondo!



  • Dunque, essendo la più vicina al centro del mondo, essa ha il tracciato più breve di tutti: in ventisette giorni e un terzo percorre la stessa rivoluzione per cui la stella di Saturno, la più elevata, impiega, come si è detto, 30 anni. Poi, dopo essersi trattenuta due giorni in congiunzione col sole, dal trentesimo giorno, al più tardi, riparte verso le solite successioni. Direi che è stata maestra di tutte le conoscenze del cielo che abbiamo potuto conquistare: che è opportuno dividere l’anno in 12 periodi di un mese, perché lei, appunto, raggiunge altrettante volte il sole intanto che questi ritorna al suo punto di partenza; che, come tutte le altre stelle, è dominata dallo splendore del sole, poiché in effetti essa risplende di una luminosità completamente mutuata da quest’ultimo, simile al riflesso oscillante che scorgiamo sullo specchio dell’acqua; perciò, con la sua forza più fiacca e imperfetta, essa si limita a sciogliere e anche ad accrescere quell’umidità che i raggi del sole consumano.



  • Il suo splendore è disuguale alla vista perché, piena quando infine è in opposizione, per tutti i giorni restanti si mostra alla terra solo nella misura in cui assume luce dal sole; in congiunzione appunto, è invisibile perché, dalla parte opposta alla nostra, rimanda tutta la luce assorbita alla fonte da cui l’aveva ricevuta. Inoltre, senza dubbio alcuno, le stelle si cibano di umidità terrestre, dato che la luna, quando è a metà, non si vede mai macchiata, perché la sua forza normale non le consente ancora di attingere qualcosa di più; le macchie infatti non sono altro che impurità di terra aspirate insieme all’umidità. E poi, le sue eclissi e quelle del sole, il fenomeno più straordinario e simile a un portento in tutto il quadro della natura, sono rivelatrici dell’ombra che ciascuno proietta, e delle dimensioni.













  • Scheda lessicale comparata n. 1a

  • Scheda lessicale comparata n. 1b



  • Scheda morfologica 2a

  • Scheda morfologica 2b

  • Scheda morfologica 2c



  • To the Moon by Percy Bysshe Shelley

  • Sing-Song by Christina Rossetti

  • New Moon by D.H. Lawrence



  • Niso e la Luna dall’Eneide di Virgilio

  • Alla Luna di Lucio Piccolo

  • La luna di Maria Luisa Spaziani



  • Luna – Sole

  • Iside – Osiride

  • Lotta per il potere universale

  • San Francesco d’Assisi

  • Magnitudo – i Magnati



  • Art thou pale for weariness      Of climbing heaven and gazing on the earth, Wandering companionless       Among the stars that have a different birth, And ever changing, like a Joyless eye      That finds no object worth its constancy?



Is the moon tired? she looks so pale Within her misty veil: She scales the sky from east to west, And takes no rest.

  • Is the moon tired? she looks so pale Within her misty veil: She scales the sky from east to west, And takes no rest.

  • Before the coming of the night The moon shows papery white; Before the dawning of the day She fades away.

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  • The new moon, of no importance lingers behind as the yellow sun glares and is gone beyond the sea's edge; earth smokes blue; the new moon, in cool height above the blushes, brings a fresh fragrance of heaven to our senses.



Niso, alla ricerca di Eurialo, si aggira tra boschi silenziosi, ode le urla degli inseguitori, poi vede l’amico circondato dalle schiere e, disperato, invoca la Luna

  • Niso, alla ricerca di Eurialo, si aggira tra boschi silenziosi, ode le urla degli inseguitori, poi vede l’amico circondato dalle schiere e, disperato, invoca la Luna

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  • Tu dea, tu valido aiuto, soccorri il nostro pericolo,

  • o bellezza degli astri, o dei boschi Latona custode.

  • Se mai per me sui tuoi altari il padre Irtaco

  • portò doni, se anch’io con le mie cacce ne aggiunsi,

  • e ne appesi alla cupola,e ai sacri fastigi ne affissi,

  • fammi sconvolgere tu quella folla, reggi l’arma per l’aria



Quando così ti sbianchi

  • Quando così ti sbianchi

  • quasi disfatta incerte parvenze hai d’antichissimi

  • sfocati volti.

  •  Forse sgomenti spettri

  • sorpresi all’alba in fuga.

  •  Quando t’arrossi torbida

  • sanguigne voglie fermenti

  • e forse hai mari in collera

  • furia di venti cinerini

  • nei cieli gonfi.

  •  Fra bianchi abeti senti l’ululato

  • fai specchio il lago

  • e sgorghi nebbia azzurra nel silenzio

  • destandoci fantasmi di memorie

  • e infiniti abbandoni

  •  lontanissima luna.



  • Portale il mio saluto, luna nuova

  • che mieti con quell’esile falcetto

  • le nuvole di vento, ed entri ed esci

  • per grigie soglie orlate di corallo.

  • Sarà là, la gentile? Mi consola

  • Solo ciò che è improbabile, stasera

  • che a lungo vago per le strade, sola

  • come non sono stata mai: vascello

  • che non ha porto, mazzo scompigliato

  • senza più la regina.










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