Maestro dove abiti


Proclamazione del Vangelo da parte di Gesù



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Proclamazione del Vangelo da parte di Gesù

A

1,16 20

Chiamata dei primi quattro discepoli

B




1,21-3,5: Materiale Narrativo

C

3,6

Farisei ed Erodiani tramano la morte di Gesù

D

II’ Sezione:







3,7 12

Attività taumaturgica ed esorcistica di Gesù

A’

3,13 l9

Costituzione del gruppo dei 12

B’




3,20-5,43: materiale parabolico e narrativo

C’

6,1 6a

I compaesani di Gesù non credono in lui

D’

III’ Sezione:







6,6b:

Insegnamento itinerante di Gesù.

A’’

6,7 13:

Invio in missione dei 12.

B’’




6,14-8,13: materiale narrativo

C’’

8,14 21:

I discepoli non comprendono Gesù

D’’



1,14-3,6 // 3,7-6,6a // 6,6b-8,21 precedute da una Introduzione (1,1-13).
Al centro poi, a fare da cerniera tra la prima e la seconda parte, l’episodio di Cesarea di Filippo, con la domanda di Gesù “voi chi dite che io sia”, cui segue la confessione di Pietro:


Conclusione







8,22-26:

Guarigione del cieco di Betsaida

Gesto simbolico e anticipatorio




a Intervento approssimativo

Gesù dona la luce della fede




b Intervento buono

fino alla proclamazione di Pietro




c Impone il silenzio













8,27-30:

Confessione di Pietro

Gesto reale




a’ Risposta approssimativa

solo dopo il cammino di fede con




b’ Proclamazione

Gesù si arriva ad affermare chi è




c’ Impone il silenzio





C. Suddivisione della seconda tappa (8,31-15,39)
È possibile in questa seconda tappa individuare abbastanza chiaramente 3 sezioni.

Una prima sezione, in 8,31-10,52, è caratterizzata da un modo di comporre tipicamente marciano in cui si susseguono: insegnamento di Gesù, incomprensione dei discepoli-rimprovero di Gesù, ulteriore istruzione di Gesù. Questo schema compositivo si ripresenta per tre volte:


Testo

Temi

struttura

8,31 32

Insegnamento sulla passione

A

8,32b 33

incomprensione/rimprovero

B

8,34 9,1

ulteriore istruzione

C










9,31

insegnamento sulla passione

A’

9,32 34

incomprensione/rimprovero

B’

9,35 37

ulteriore istruzione

C’










10,32 34

insegnamento sulla passione

A’’

10,35 41

incomprensione/rimprovero

B’’

10,42 45

Ulteriore istruzione

C’’


Oltre che dal modo di comporre, la sezione è contrassegnata dalla indicazione geografica ricorrente della strada (odos: 9,33.34; 10,17.32.46.52). Da 10,32 questa strada ha come méta Gerusalemme.
Una seconda sezione in 11,1-13,37 trova la sua unità formale negli elementi spazio-temporali. Il punto di riferimento spaziale ricorrente è il Tempio (cf. 11,11.15.27; 12,35; 13,1.3) dove Gesù discute e insegna in pubblico. Dal punto di vista temporale l'azione si sviluppa in tre giorni. Nel primo giorno l'inizio è lasciato aperto, mentre viene annotata accuratamente la chiusura (11,11). Il secondo giorno è ben delimitato dall'indicazione dell'inizio (11,12) e della fine (11,19). Del terzo giorno è segnalato l'inizio (11,20) ed è lasciata aperto la chiusura: esso occupa lo spazio e la rilevanza maggiore.
Una terza sezione in 14,1-15,39 presenta la narrazione continua della passione e inizia (14,1-2) con una significativa indicazione di tempo e con il proposito, poi attuato, di mettere a morte Gesù.

Un epilogo (15,40-16,8), dominato in modo inatteso dalle donne che hanno seguito Gesù e dominato dal kerigma (annuncio) pasquale (16,6-7), porta al culmine la narrazione evangelica.
Possiamo così individuare una triplice suddivisione in questa seconda tappa:
8,31-10,52 // 11,1-13,37 // 14,1-15,39 culminanti in un epilogo (15,40-16,8)

SCHEDA 5

Processate quell’uomo!


introduzione


Il Vangelo stesso, nei racconti della passione, da una notevole importanza al processo a Gesù. La dinamica del processo, mettendo in luce l’ostilità incontrata dalla sua persona, aiuta a mettere a fuoco l’originalità di ciò che Gesù ha detto e fatto. Il suo modo poi di affrontare la morte ci introduce nel cuore dell’amore di Dio che è venuto a rivelare. La discussione sulla risurrezione poi, permetterà di riaprire la vicenda di Gesù senza seppellirla con lui nella tomba.


Obiettivo


  • Approfondire i significati degli elementi fondamentali della vicenda di Gesù

  • Favorire l’interiorizzazione degli eventi così come li ha vissuti Gesù

  • Aiutare i ragazzi a prendere una posizione davanti a Gesù


proposte di attivita’

Processo a Gesu’
Per questa attività facciamo riferimento al testo didattico di Francesco Cravero, L’inchiesta, Ellenici, Leumann (TO) 1999, e a materiale gentilmente concessoci da don Cosma Ambrosini e dagli animatori della Parrocchia di Santa Maria Immacolata in Verona



  1. introduzione: perché un processo a Gesù. Proporre un’introduzione che aiuti a capire come il processo sia un aiuto per prendere posizione

  2. ascolto dei testimoni: in una vera e propria ambientazione processuale, o imitando qualche programma televisivo (forum, tg…); viene dato spazio a dei testimoni che esprimono la loro deposizione a favore o contro Gesù.

  3. accusa e difesa: vengono creati due gruppi (accusa e difesa), e a ciascuno di essi è consegnato il materiale in base al quale argomentare la propria posizione. I temi su cui si dibatterà intorno a Gesù sono necessariamente limitati.




      1. Opere e parole

      2. Resurrezione

A seguire:



        • esposizione di ciascuna delle parti

        • nuovo lavoro di gruppo per rielaborare

        • arringa finale

  1. sentenza finale:

  • potrebbe essere una sentenza vera e propria in base a quanto elaborato dai ragazzi

  • potrebbe essere una sentenza lasciata al giudizio di ognuno, dopo però aver ascoltato un intervento di Gesù rappresentato da un “esperto”

  • potrebbe essere una sentenza lasciata al giudizio di ognuno, dopo però aver letto uno dei due testi proposti

  1. Appendice:

visione del film “The passion” di Mel Gibson, guidati dalla scheda introduttiva curata dal biblista don Martino Signoretto

materiale per le attivita’




1. Perche’ Gesu’ fu condannato a morte
Le ragioni storiche della condanna di Gesù sono problema assai dibattuto. Alcuni vorrebbero vedere dietro ad essa motivazioni puramente politico-sociali: Gesù sarebbe stato condannato perché ritenuto pericoloso per l'ordine pubblico, un sovvertitore della società e un istigatore alla ribellione contro il potere romano. La proclamazione della messianicità di Gesù, nell'interrogatorio di fronte alle autorità ebraiche di Gerusalemme, sarebbe quindi una forzatura degli evangelisti, preoccupati di dare una lettura religiosa della morte di Gesù e di attenuare la responsabilità del potere romano.

C’è però da osservare che, se altri si sono proclamati Messia senza per questo venire condannati a morte dal Sinedrio, Gesù non si è proposto come Messia in un modo qualunque. Questa sua proclamazione è infatti collegata a una presa di posizione nei confronti della Legge che, pur rispettosa della tradizione, rivendica alla sua parola una posizione preminente rispetto alla Legge stessa: egli ne propone un'interpretazione che comporta anche la decadenza di alcune sue parti, come quelle concernenti i cibi puri e impuri o quelle che regolano l'osservanza del sabato. Soprattutto egli si pone al di sopra del tempio e quindi dell'intero ordinamento religioso del tempo. Sta proprio nel suo atteggiamento verso il tempio il motivo ultimo che spinge gruppi sacerdotali legati all'ambiente sadduceo a prendere l'iniziativa di perseguitarlo.

Il pericolo che questi ambienti legati al tempio vedono nella pretesa messianica di Gesù viene poi tradotto in termini sociali e politici, per proporlo in modo accettabile al tribunale romano, il solo competente per una condanna a morte, obiettivo della loro azione. A una lettura attenta dei Vangeli è difficile dire se ci fu una vera e propria condanna formale da parte del Sinedrio, ovvero se, dopo un interrogatorio informale e un coinvolgimento anche di altri esponenti del potere ebraico del tempo, tutto fu trasferito di fronte al tribunale romano, in cui si svolse il vero processo che si concluse con una condanna. Che essa implicasse un risvolto al tempo stesso

religioso e politico lo dice anche la sua formulazione: Gesù viene condannato come «Re dei giudei» (Mc 15,26), titolo messianico e al tempo stesso politico. Il suo proclamarsi Cristo e Figlio di Dio viene giudicato bestemmia e perciò meritevole di condanna (Mc 14,61-62).

Questa ricostruzione degli eventi lascia capire quanto infondato sia, non solo sul piano teologico ma anche sul piano storico, attribuire al popolo ebraico la responsabilità della condanna di Gesù: all'origine dell'opposizione a lui c'è sì il suo proclamarsi Messia, ma chi lo condanna è l'autorità romana; coinvolti nel promuovere l'azione contro Gesù sono alcuni gruppi religiosi del tempo, che strumentalizzano la piazza; l'intero popolo non può come tale ritenersi colpevole; tanto meno le responsabilità possono attribuirsi al popolo ebraico in quanto tale. (Catechismo dei giovani 2, p. 152)




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