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Il cardinal Martini: «il senso del mistero» in Bobbio



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Il cardinal Martini: «il senso del mistero» in Bobbio

«Ora che rileggo le sue pagine dopo la morte di Norberto Bobbio, mi ispirano ancora maggior rispetto verso quest'uomo onesto e sincero, che non ho incon­trato personalmente, ma che ho sempre stimato per il suo profondo desiderio di autenticità. In queste pagine il filosofo tocca molti problemi, ma io mi limi­terò a esprimere qualcuna delle risonanze che esse suscitano in me. Rileggendo queste pagine non mi sento intellettualmente molto lontano da lui. Anch'io sento di vivere profondamente il senso del mistero e ritengo che la ragione del­l'uomo "è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità, all'immensità dell'universo". Resta dunque "fondamentale questo profondo senso del mistero che ci circonda, e che io chiamo senso di religiosità".

La differenza sta nel fatto che io a questo "mistero" mi affido, mi abban­dono con fiducia perché sono convinto che è un mistero buono, che ha cura di noi e che ha in sé le chiavi di tutti quei problemi che umanamente non riesco a comprendere. Un grande stimolo per questa convinzione e questo affida­mento mi è dato dalla persona di Gesù, dalle sue parole, dalla sua vita, dalla sua morte e risurrezione che nessuna considerazione ipercritica dei documenti del passato riesce a eliminare. Mi colpisce per questo che Bobbio nel suo scrit­to non nomini se non di passaggio la persona di Gesù e mostri di non cono­scere a fondo i vangeli, egli che pure si è "sempre domandato per quale ragio­ne nelle nostre scuole gli dei di Omero si studino più del Dio della Bibbia".

Bobbio mostra grande considerazione per i "precetti e la predicazione di Cristo, il discorso della montagna" mostrando così di aver presente la straor­dinaria apertura di orizzonti che il vangelo ci propizia su una nuova immagi­ne dell'uomo e di Dio. Ma poi si lascia bloccare da qualche pagina più con­troversa.

Sono convinto, pur nel rispetto del segreto di ogni coscienza, che se Nor­berto Bobbio avesse approfondito con amore i vangeli e avesse sentito il fa­scino della persona di Gesù, la domanda coinvolgente "Voi chi dite che io sia?" e l'appello lanciato presso la tomba vuota di Gesù "Non è qui, è risorto" - appello che ancora oggi suona qui a Gerusalemme presso l'edicola del se­polcro - sarebbe forse andato oltre a quell'umile confessione del proprio "non sapere" verso una considerazione del mistero indicibile che porta dentro di sé le ragioni profonde anche delle nostre sofferenze.

Con tutto questo, egli rimane un modello di ricerca umile e sofferta, di sincerità e di autenticità che può mostrare a molti quanto sia importante non accontentarsi di risposte facili e di porsi con serietà e impegno quelle doman­de che toccano il fondo dell'esistenza».

(MicroMega 1/2004)

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