Maestro dove abiti



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Avvenimenti

temi



A 2,1-12

Discussione attorno alla figura del paralitico



Il figlio dell’uomo









PERDONO

ha l’autorità

B 2,13-17

Discussione Gesù mangia con i peccatori




di perdonare













C 2,18-22

Discussione sul digiuno

DIGIUNO

Vertice













B’ 2,23-28

Discussione sui discepoli mangiano di sabato



Il figlio dell’uomo









SABATO

È Signore

A’ 3,1-6

Discussione sull’uomo guarito di sabato




del Sabato




Un crescendo drammatico

    • Marco è l’unico evangelista a raggruppare in un crescendo drammatico queste cinque controversie. A provocarle sono in ordine successivo questi eventi: il perdono concesso al paralitico (2,1-12), un banchetto con pubblicani e peccatori, tra cui Levi (2,13-17), un digiuno trascurato dai discepoli di Gesù (2,18-22), le spighe raccolte dai discepoli in giorno di sabato (2,23-28), la guarigione di un uomo dalla mano secca (3,1-6). Ad una attenta osservazione appare sufficientemente chiaro come, mentre i motivi reali di conflitto vanno attenuandosi, cresce invece sempre più l’opposizione degli avversari nei confronti di Gesù.

    • Nella prima narrazione il motivo di scontro è costituito dalle parole di Gesù: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati” (2,5). Ora nella mentalità giudaica la remissione dei peccati era una prerogativa divina (2,7). Con le parole pronunciate, Gesù sembra rivendicare per sé un attributo che Dio solo può pretendere. La cosa non può suonare che profondamente blasfema all’orecchio degli scribi che ascoltano (2,7). Nonostante questo, la loro reazione e la loro contestazione non si esprime verbalmente ma rimane nascosta nel loro cuore e solo scrutata dalla profonda intuizione di Gesù (2,6-8).

    • Il secondo fattore che crea conflitto è il banchetto di Gesù e dei suoi discepoli coi pubblicani ed i peccatori. La comunione di mensa con questa gente di malaffare, comporta, nella prospettiva dei giudei, una impurità legale e cultuale. Si tratta certamente di una mancanza minore rispetto alla precedente pretesa blasfema. Eppure la contestazione dei farisei si fa più chiara ed espressa. Essa però non si rivolge ancora direttamente a Gesù ma si prospetta sotto forma di una interrogazione - rimprovero fatta ai suoi discepoli: “Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?” (2,16).

    • Una nuova causa di tensione è offerta da un digiuno osservato dai farisei e dai discepoli di Giovanni e non ottemperato dai discepoli di Gesù (2,18). Può darsi che al fondo di questo digiuno si possa storicamente intravvedere il momento dell’imprigionamento o dell’uccisione del Battista. Ad ogni modo, la pratica del digiuno era obbligatoria solo nel grande giorno della Espiazione e quindi in questo caso non ci doveva essere motivo di aspro contrasto. Invece la contestazione sale ed è Gesù in persona ad essere chiamato in causa da una domanda che provoca una sua profonda reazione (2,18; 2,19-22).

    • Ancora motivo di scontro è il gesto dei discepoli che, passando colgono delle spighe nei campi in giorno di sabato (2,23). Il precetto del riposo sabbatico e le attività che esso tendeva ad interdire erano state, ai tempi di Gesù, interpretate e specificate con estrema minuziosità. Tra esse si poteva trovare anche la raccolta delle spighe e il loro sgranocchiamento con le dita, proprio l’azione che avevano compiuto i discepoli di Gesù. Di fronte a tale infrazione, che non era tra le più gravi, la contestazione si fa pesante e cade su Gesù con il tono di una generalizzazione: “Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso? (2,24).

    • Da ultimo il conflitto è provocato da un gesto di bontà compiuto da Gesù in giorno di sabato nei confronti di un uomo dalla mano paralizzata. Il fatto è attentamente spiato dagli avversari di Gesù che sembrano voler finalmente scoprire in esso un preciso capo d’accusa. La loro opposizione diventa di una asprezza inaudita rispetto all’atto di salvezza che Gesù compie: “E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire” (3,6).

    • Di fronte al decrescere dei motivi di contrasto, così come li abbiamo appena illuminati, assistiamo quindi ad un salire drammatico della febbre di opposizione nei confronti della persona di Gesù. Dalla critica racchiusa nel cuore, a quella indirettamente palesata ai discepoli, fino a quella diretta e pesante contro il Maestro che culmina nel proposito concordato di metterlo a morte. Nello sviluppo denso di questo capitolo l’evangelista sembra voler metterci con immediatezza davanti allo sguardo tutta la crescente opposizione che l’azione di Gesù è andata raccogliendo nell’arco del suo ministero in Galilea.





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