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I gruppi religiosi oppositori di Gesù



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3. I gruppi religiosi oppositori di Gesù
SCRIBI – dottori della legge
In ebraico, soferim (singolare sofer). A partire dall’epoca post-esilica, coloro che hanno la competenza e l’autorità di interpretare le Scritture, precisare i precetti della Torà e curare il testo biblico. Talvolta il termine designa anche funzioni regi. Nel Nuovo Testamento compare spesso la dizione «scribi e farisei»: tale espressione fa supporre che le due categorie non si identificassero, ed è infatti probabile che esistessero scribi anche tra i sadducei e gli esseni, cioè che il termine indichi una professione piuttosto che una singola dottrina. L’altra espressione neotestamentaria «dottori della legge» è da ritenersi un sinonimo. Nel giudaismo farisaico –rabbinico la figura dello scriba si identifico con quella del rabbino. Il ritratto del dottore della legge lo si trova in Siracide 39,1 ss. Alcuni passi sul rapporto tra Gesù e gli scribi: Mc 7,1-8; 9,11-27;12,28-44 Mt 13,52; 17,10-13.

FARISEI
In Ebraico perushim, «separati» (dai pagani o dagli ebrei poco osservanti). Gruppo religioso giudaico e fiorente all’epoca neotestamentaria. Organizzati in confraternite, dedite all’osservanza più rigorosa dei precetti, soprattutto quelli di purità, ebbero grande influenza sul popolo, sia per la loro estrazione sociale generalmente non aristocratica, sia per la loro preoccupazione di rendere la Torà applicabile alle sempre nuove situazioni: infatti quando si presentavano situazioni particolari non previste dalla legge, cercavano di scoprire come agire in conformità delle norme della tradizione. Per questo motivo sostennero l’autorità della Torà orale o tradizione accanto alla Torà scritta. Introdussero nel giudaismo la credenza della vita futura: credevano in particolare alla risurrezione di tutti gli uomini oppure solo dei giusti; seguivano una angeologia molto precisa e sviluppata, in quanto giunsero alla fede di un mondo intermedio che coprisse il vuoto tra Dio e l’uomo, una corte celeste composta da angeli ai quali più tardi si aggiunsero gli spiriti cattivi. Furono perciò in contrasto con i Sadducei e alcuni con Gesù e i suoi descepoli, che tuttavia condivisero gran parte delle dottrine e dei metodi farisaici. Il giudaismo rabbinico è sostanzialmente erede dei farisei, l’unica corrente sopravissuta alla distruzione di Gerusalemme e del Tempio nel 70 d. C..

Alcuni passi sul rapporto tra Gesù e i farisei: Mc 2,15-20; 7,1-13 Mt 5,20-22; 19,3-9.
SADDUCEI
Gruppo religiodo giudaico dei tempi di Gesù. Il nome greco saddoukàioi è generalmente fatto risalire a un sacerdote, Zadoq, di epoca davidica maccabaica. I sadducei costituivano l’aristocrazia sacerdotale che aveva il suo centro nel Tempio. Politicamente conservatori e favorevoli alla collaborazione con i romani, professavano un giudaismo di tipo arcaico, anche per il loro rifiuto della traduzione orale: non accoglievano quindi credenze non chiaramente attestate nella Torà scritta, come la risurrezione dei morti e l’esistenza di angeli e di demoni. Viceversa mostravano un’apertura culturale verso l’ellenismo. Scomparvero con la distruzione del Tempio nel 70 d. C..

Nel primo secolo dell’era cristiana i sadducei avevano un grande potere a Gerusalemme grazie al Tempio e alla persona del sommo sacerdote capo della nazione e presidente del sinedrio.

Alcuni passi sul rapporto tra Gesù e i sadducei: Mc 12,18-27 Mt 22,23-33 Atti 4,1-3.

ZELOTI
Dal greco zelotés, «zelante», «geloso». Corrisponde al termine «cananeo» quando esso non designa gli abitanti di Canaan, ma rende l’ebraico qanna’ («zelante», «geloso»): è il caso dell’apostolo di Gesù chiamato Simone il Cananeo (Mc 3,18; Mt 10,4) o Zelota (Lc 6,25; At 1,13). Gli zeloti, pur ispirandosi alle idealità dei farisei, non ne condividevano però il disegno politico e praticavano una resistenza attiva al dominio ricorrendo anche al terrorismo. Furono gli zeloti a scatenare la prima guerra giudaica (66-70 d. C.), finita tragicamente anche per le sanguinose discordie tra i loro capi. L’ultima resistenza zelota finì a Masada nel 73. Un gruppo estremista punta di diamante degli zeloti era quello dei sicari, così detti dalla sica (in latino, «pugnale») con cui compivano i loro attentati (At 21,38).

Dal punto di vista politico – dottrinale gli zeloti erano convinti che solo Dio può essere la loro guida e il loro sovrano. Dunque più che di una forma di anarchismo, erano assoluti assertori di una teocrazia (Dio sovrano) la cui instaurazione presupponeva l’eliminazione di ogni potere in mano a dei pagani, anche con mezzi violenti.
ESSENI
Setta o gruppo giudaico di tipo ascetico-rigorista fiorito tra il II secolo a. C. e il I d. C.. Si suddivideva probabilmente in varie rami, alcuni praticanti il celibato e la separazione rigorosa dalla società giudaica e dal sacerdozio di Gerusalemme. Una di queste correnti «monastiche» è stata identificata nel movimento di Qumran e nella sua letteratura.

Qumram si trova sulle rive nord – occidentali del mar Morto, ed è famosa per le scoperte dei manoscritti biblici, e della comunità ritrovati. Dai manoscritti conosciamo le regole della comunità: erano stretti osservanti delle leggi mosaiche, vivevano segregati in piccole comunità e in luoghi solitari, e la comunità più grande nella regione di Qumram era regolata da una precisa gerarchia, divisa in tre classi sacerdoti, leviti e laici. Le comunità più piccole erano costituite da dieci membri con a capo un sacerdote. L’ammissione nella comunità era molto complessa: il postulante veniva esaminato dall’ispettore, che poteva anche rifiutarlo «se è capace di disciplina lo introdurrà nel patto…». Una volta introdotto il candidato aveva davanti la prova di un anno, alla fine del quale l’assemblea poteva decidere di accoglierlo o no e una volta ammesso aveva ancora altri anni di cammino che scandivano un ingresso sempre più importante nella comunità.

i discepoli di giovanni
I Vangeli ci riportano all’inizio la figura di Giovanni il Battista. Il testo ce lo presenta come precursore di Gesù, anche se sembra possibile pensare che all’inizio non ci fosse quella chiarezza che oggi riconosciamo nel passaggio tra Giovanni il Battista e Gesù

La descrizione che abbiamo di Giovanni il Battista è austera, vive solitario nel deserto, si ciba di locuste. Questi indizi hanno fatto pensare che facesse parte del gruppo degli esseni. Non abbiamo riscontri precisi.

Una cosa interessante, però, è che Giovanni probabilmente riusci a mettere insieme molti più discepoli di Gesù. Ad Efeso c’era una comunità che si rifaceva a Giovanni e che in seguito ha completato la propria fede con il battesimo cristiano.

Il IV Vangelo ci offre un indizio molto interessante sul rapporto tra Giovanni e Gesù:

Gv 1,15:

15 Giovanni gli rende testimonianza e grida:

«Ecco l'uomo di cui io dissi:

Colui che viene dopo di me mi è passato avanti,

perché era prima di me».

Cosa significa «mi è passato avanti»? o «era prima di me»?

Potrebbe significare che Gesù fosse stato pure lui un discepolo all’inizio, anche perché come uomo e giovane ebreo si sarà affidato ad una scuola, ad un insegnamento. Poi il maestro può scopire che il discepolo fa più strada, gli passa davanti e così Giovanni scopre il suo ruolo non solo di battista, ma anche di Testimone, testimone del futuro messia.

Il modo di vivere di Gesù e di Giovanni è diverso: Gesù non è ritirato nel deserto e si intrattiene volentieri con i pagani e i peccatori; Gesù si presenta in maniera stranan anche agli occhi di Giovanni e questo può far pensare che per il battista non è stato semplice riconoscerlo come Messia, anche per lui è stato necessario un cammino di comprensione.

Passi su Giovanni il battista e il suo discepolato: Mr 2,18-20; Lc 5,33; 7,17-28; Gv 3,23-30; 4,1; 5,36.







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