Maestro dove abiti


Tre consegne e un’autoconsegna



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Tre consegne e un’autoconsegna

I passi citati sono emblematici di più consegne: la consegna umana, l'auto­consegna di Gesù, la consegna di Dio Padre e dello Spirito. La morte di Gesù as­sume su queste direttrici più valori.


La consegna umana

Gesù è consegnato alla morte dagli uomini: Giuda, il sinedrio, Pilato. La mor­te di Gesù è vista come un fatto criminoso, un omicidio, perpetrato dagli uomini, anche se attenuato dalla loro ignoranza. n questa ottica la morte in croce assume due valenze. Da un lato è segno di debolezza e disonore; dall'altro si fa profezia sulla sorte dei giusti e condivisione del loro destino: in questo mondo il giusto non è tollerato.


L'autoconsegna di Gesù

Gesù subisce l'azione di consegna degli uomini e, al tempo stesso, realizza una consegna di sé. Ne danno prova le profezie sul Figlio dell'uomo pronunciate da Gesù stesso, insieme all'atteggiamento di fondo assunto nella passione.

Gesù fa della sua morte il momento culminante del suo cammino verso il Pa­dre: si consegna al Padre per amore. La morte diventa così una presa di posizione: Gesù vi realizza il primo co­mandamento, «amerai il Signore Dio tuo», e il secondo, «e il prossimo tuo come te stesso». Consentendo di morire tradito, rinnegato, abbandonato e suppliziato, Gesù ama gli uomini fino in fondo e accoglie tutte le morti nel suo morire.

Accettando la morte nell'oscurità, Gesù ama fino in fondo il Padre, affidan­dosi a Lui.


La consegna del Padre

La morte di Gesù non prende Dio alla sprovvista, essa è «secondo le Scrittu­re». La consegna del Figlio alla morte rientra, misteriosamente, nel piano del Pa­dre.

Che Dio scelga di salvare l'uomo mandando a morte il proprio Figlio dice la gravita estrema del peccato e la grandezza dell'amore di Dio per gli uomini.

La gravita del peccato: tale da non poter essere superato con tentativi umani.

La grandezza dell'amore: quello che Abramo non compì, risparmiando Isacco, lo ha compiuto Dio Padre, consegnando il Figlio.
La consegna dello Spirito

«Gesù consegnò lo spirito», vuoi dire, semplicemente: morì. Ma per i cristia­ni significa anche il dono dello spirito alla chiesa nascente e un'altra cosa anco­ra. Gesù consegna al Padre la propria divinità che gli sarà resa in pienezza nel giorno della risurrezione. È un abbandono infinito, la massima lontananza da Dio in compagnia dei peccatori: la kenosi" estrema.

Sapienza e forza
Da stoltezza e scandalo, la croce si fa sapienza e forza; sono ancora le parole di Paolo ai Corinzi a dircelo: «Per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Gre­ci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltez­za di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte de­gli uomini» (1 Cor 1,24-25).





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