Maestro dove abiti


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Vivere il Battesimo



(Dall’omelia del cardinal Ratzinger in San Pietro il Sabato santo del 2005)

La liturgia pasquale è molto concreta su questo punto. La sua meta sono i sacramenti dell’iniziazione cristiana: il battesimo – la cresima – la santa eucaristia. La Chiesa ci dice così che questi sacramenti sono l’anticipazione del mondo nuovo, la sua presenza anticipata nella nostra vita. Nella Chiesa antica il Catecumenato era un cammino passo per passo verso il battesimo: un cammino di apertura dei sensi, del cuore, dell’intelletto a Dio, un apprendimento di un nuovo stile di vita, una trasformazione del proprio essere nella crescente amicizia con Cristo in compagnia con tutti i credenti. Così, dopo le diverse tappe di purificazione, di apertura, di conoscenza nuova l’atto sacramentale del battesimo era il dono definitivo di una vita nuova – era morte e risurrezione, come dice S. Paolo in una specie di autobiografia spirituale: "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20). La risurrezione di Cristo non è semplicemente il ricordo di un fatto passato. Nella notte pasquale, nel sacramento del battesimo, si realizza oggi realmente la risurrezione, la vittoria sulla morte. Perciò Gesù dice: "Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna ed… è passato dalla morte alla vita" (Giov 5,24). E nello stesso senso dice a Marta: "Io sono la risurrezione e la vita…" (11,25). Gesù è la risurrezione e la vita eterna; nella misura, in cui siamo uniti a Cristo, siamo già oggi "passati dalla morte alla vita", viviamo già adesso la vita eterna, che non è solo una realtà che viene dopo la morte, ma comincia oggi nella nostra comunione con Cristo. Passare dalla morte alla vita – questo è col sacramento del battesimo il nucleo reale della liturgia di questa notte santa. Passare dalla morte alla vita – questo è il cammino, del quale Cristo ha aperto la porta, a cui ci invita la celebrazione delle feste pasquali.

Cari fedeli, la maggior parte di noi ha ricevuto il battesimo da bambino, a differenza di questi cinque catecumeni, che ora si apprestano a riceverlo in età adulta. Essi sono qui pronti per proclamare ad alta voce la loro fede. Per la maggioranza di noi invece, sono stati i nostri genitori che hanno anticipato la nostra fede. Ci hanno donato la vita biologica senza poterci chiedere, se volevamo vivere o no, convinti giustamente, che è bene vivere, che la vita è un dono. Ma erano ugualmente convinti che la vita biologica è un dono fragile, anzi, in un mondo segnato da tanti mali, un dono ambiguo e divenga un vero dono solo, se si può, nello stesso momento, donare la medicina contro la morte, la comunione con la vita invincibile, con Cristo. Insieme col dono fragile della vita biologica ci hanno dato la garanzia della vera vita, nel battesimo. Sta adesso a noi appropriarci di questo dono, entrare sempre più radicalmente nella verità del nostro battesimo. La notte pasquale ci invita ogni anno, ad immergerci di nuovo nelle acque del battesimo, a passare dalla morte alla vita, a divenire veri cristiani.

"Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà", dice un antico canto battesimale, ripreso da S. Paolo nella lettera agli Efesini (5,14). "Svegliati, o tu che dormi… e Cristo ti illuminerà", dice oggi la Chiesa a noi tutti: Svegliamoci dal nostro cristianesimo stanco, privo di slancio; alziamoci e seguiamo Cristo la vera luce, la vera vita. Amen.


Dal documento preparatorio al Convegno Ecclesiale Nazionale dell’ottobre 2006
Come essere uomini e donne che testimoniano nella storia la speranza? L’interrogativo concerne il rapporto tra testimone e destinatario della testimonianza. Il testimone è una sorta di “narratore della speranza”. La prima lettera di Pietro delinea i tratti della vocazione cristiana ed ecclesiale, passando dalla metafora delle pietre vive e dell’edificio spirituale a quella del popolo di Dio: stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo redento. Le quattro dimensioni del popolo cristiano non sono realtà statiche, ma dinamiche, donate per uno scopo missionario: «Perché proclami le opere meravigliose di lui [Dio] che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce» (1Pt 2,9). Questo è il “racconto della speranza”: proclamare i mirabilia Dei, le “opere eccellenti di Dio”. La narrazione delle opere di Dio spiega che cosa sia la Chiesa: «non-popolo» diventato «popolo di Dio», oggetto di «misericordia» (1Pt 2,10).

Il racconto della speranza ha un duplice scopo: narrare l’incontro del testimone con il Risorto e far sorgere il desiderio di Gesù in chi vede e ascolta e a sua volta decide di farsi discepolo. È questa la forma dell’annuncio cristiano: «Sono loro infatti a parlare di noi, dicendo come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti a Dio… per servire al Dio vivo e vero» (1Ts 1,9-10). Ma ciò, ancor prima, definisce l’essere della Chiesa, che attesta di essere continuamente creata dal Signore mediante la parola e il sacramento e le forme della comunione fraterna che nascono dall’incontro con lui.

La testimonianza non narra solo il contenuto della speranza cristiana, ma indica anche il cammino che porta a riconquistarla. La speranza, oggi come ieri, si comunica attraverso un “racconto”, nel quale il testimone dice come si è lasciato plasmare dall’incontro con il Risorto, come questo incontro riempie la sua vita e come, giorno dopo giorno, si diventa credente cristiano (christifidelis).

I primi destinatari della testimonianza sono i fratelli nella fede. Nella comunità cristiana, infatti, la testimonianza si fa racconto della speranza vissuta, dei segni di risurrezione che essa ha prodotto nell’esistenza, degli avvenimenti di vita rinnovata che ha generato. In tal modo, insieme con la predicazione e i sacramenti, la speranza viene accesa e accresciuta nei fedeli. La testimonianza cristiana, soprattutto dei genitori e degli adulti, propone il dinamismo di memoria, presenza e profezia, che attinge ogni giorno la speranza alla sorgente zampillante del Risorto.

La testimonianza autentica, infatti, appartiene alla tradizione entro cui ha preso corpo e che essa trasmette a sua volta, creando il nesso tra le generazioni dei fedeli. Mentre la parola di Dio e il sacramento, soprattutto nella loro sintesi liturgica, fondano la fede pasquale, il racconto dei testimoni attesta la speranza e la diffonde nei cuori. La speranza genera la testimonianza e questa, a sua volta, trasmette la speranza, in una connessione vitale e inscindibile, di cui si sostanziano la tradizione e l’educazione della fede della comunità cristiana.

Per questo la testimonianza è anche espressione della paternità/maternità nella fede: i testimoni generano e rigenerano la speranza e quindi cooperano all’opera dello Spirito che dà la vita e partecipano della maternità della Chiesa. La testimonianza della speranza ha così l’insostituibile funzione di dare consistenza e stabilità all’identità consapevole dei fedeli, rendendoli capaci di essere protagonisti maturi della fede, cioè, a loro volta, testimoni per i fratelli e nel mondo.


SCHEDA 4

Storie di conversioni


introduzione


La fede può essere un’esperienza che cresce con il crescere della persona, ma può anche essere un irrompere improvviso della grazia di Dio, che apre improvvisamente e “violentemente” la vita ad una svolta.


obiettivo
Aiutare i ragazzi a comprendere come l’irrompere gratuito di Dio possa cambiare la vita e come la conversione a Dio sia una dimensione costante del cammino del credente


proposte di attivita’

Proponiamo al gruppo di incontrare alcune testimonianze di conversione, di catecumeni o di persone battezzate da adulti. Contattare il servizio diocesano al catecumenato, presso la sezione pastorale della Curia 045/8083780, oppure il Centro pastorale Immigrati 045/8004247

In alternativa sono allegate alcune storie, in duplice dimensione.


  1. conversione come approdo alla fede cattolica provenendo da altra religione o dall’ateismo

  2. conversione come incontro con Dio e ripresa in mano della propria fede cattolica

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Conversione come approdo alla fede cattolica






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