Maestro dove abiti


Tahar, musulmano conquistato da quel Pane



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Tahar, musulmano conquistato da quel Pane

(Lorenzo Fazzini, Avvenire 27 maggio 2005)
Dietro ogni cammino di conversione c’è sempre un modo inedito con il quale Dio parla all’uomo. E nel cammino di Tahar - giovane franco-algerino di Parigi, battezzato nella veglia pasquale del 2000 - c’è stata l’Eucaristia. O, meglio, “il Santissimo Sacramento”, come lui lo chiama con un tono quasi affettuoso che fa trasparire un’intensa familiarità fatta di tempo e presenza: “Andavo in giro a cercarlo, di chiesa in chiesa” racconta Tahar parlando di quel periodo in cui era sulle tracce della fede cristiana. “Sentivo di esserne inspiegabilmente attratto”.

Nato in Kabilia, in Algeria nel 1973, Tahar trasferisce in Francia con la famiglia a 10 anni: a Parigi frequenta tutto l’iter scolastico, di cui una buona parte in una scuola privata cattolica. “L’arrivo in una grande città moderna come Parigi” ricorda oggi “mi fece perdere tutto il mondo precedente, fatto di un islam tradizionale, basato sulle osservanze morali come la carità, la gentilezza, la condivisione verso chi ha bisogno”. Nella capitale Tahar si trova spaesato, sradicato e confuso: l’adolescenza aumenta questo stato di smarrimento. Alcune esperienze però mantengono il giovane immigrato aperto ad una sensibilità religiosa: “L’amicizia con un coetaneo, Bertrand, e l’innamoramento per una ragazza mi hanno svelato il mistero: capii che la vita non si risolve in quello che si sente e si vede, ma che c’è qualcos’altro”.

Attirato da una setta protestante durante l’anno di preparazione per entrare all’Ecole Supérieure, Tahar si accosta per la prima volta alla Bibbia e sente nominare un nome: Gesù di Nazareth. In seguito il giovane universitario (iscrittosi alla facoltà di filosofia alla Sorbona) frequenta alcuni amici cattolici che lo invitano a delle loro iniziative: “Andai con un gruppo a Paray-le-Monial, dove Gesù era apparso a santa Margherita. Qui, anche se ufficialmente non ero credente, inizia a pregare Cristo: avevo un grave problema di vista, ero quasi cieco. E chiesi aiuto a Lui. Tornato da quel pellegrinaggio, poco tempo dopo improvvisamente ogni disturbo agli occhi scomparve”.

Coincidenza o meno, il giovane universitario si butta a capofitto negli studi e si appassiona a Henry Bergson, il filosofo interessato alla mistica, al quale in seguito dedicherà la sua tesi di laurea. “Continuavo a pregare nell’oscurità del mio silenzio”. E durante questo silenzio il giovane franco-algerino combatte una sua personale battaglia spirituale: “Per motivi di studio mi dovevo occupare di Nietzsche e dei suoi scritti. Leggerlo in quel periodo di buio però fu molto duro: le sue idee sulla volontà di potenza, la guerra, la morale … Inizia a prendere in mano con più convinzione la Bibbia – rimarca oggi Tahar, ricordando quei giorni – in particolare san Paolo. Ci fu in me una sorta di combattimento: da una parte san Paolo, il profeta della speranza, dall’altra Nietzsche, con la sua disperazione. E io ne soffrivo, e molto: arrivai alla soglia della depressione”.

Finchè un giorno …“Proprio davanti alla bacheca degli esami, conobbi un giovane cattolico che pian piano divenne una guida fondamentale nel mio cammino perché mi testimoniava Cristo con la sua gioia di vivere”. Il cammino di Tahar incrocia la comunità dell’Emmanuel, con la quale condivide un altro ritiro a Paray-le-Monial: “Qui scoprii l’Eucaristia, durante un momento di adorazione. E ne rimasi inspiegabilmente attratto. Una volta tornato a casa, trovai vicino alla Sorbona la cappellania universitaria: entrato, mi chiesero se cercavo qualcuno: “Il Santissimo Sacramento” risposi. C’era una cappellina, inizia ad andarci tutti i giorni. E insieme all’Eucaristia incontrai anche quelli che oggi sono i miei amici più cari, che mi hanno accompagnato nel catecumenato”.

Nell’ottobre 1998 Tahar chiede di iniziare il cammino verso il battesimo, celebrato nella notte di Pasqua del 2000 nel quale ha ricevuto il suo nuovo nome, François. “Dopo il battesimo ricevetti l’Eucaristia e la Confermazione: ricordo che piansi molto dall’emozione C’erano anche le mie sorelle (i miei genitori no …), erano emozionate anche loro. In seguito ho scoperto sempre di più la Chiesa e il suo mistero, e sono entrato nel ritmo della liturgia. Decisi di andare a messa ogni giorno perché, venendo da un ambiente culturale straniero, dovevo radicarmi bene nella Chiesa”.

E l’Eucaristia resta per Tahar-François il più grande dono e segreto per la sua nuova vita di cristiano: “La pagina della Scrittura a cui tengo di più è quella in cui Gesù afferma: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in terno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (Gv 6,51)”. Perché? “Semplice: l’uomo vuole vivere ed essere contento. Quando incontra il Dio eterno che si è incarnato in Gesù, scopre che Lui stesso ci ha donato la sua vita. Che oggi è quel Pane che noi mangiamo per imparare a dare la nostra vita per gli altri”.





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