Maestro dove abiti


Due testimonianze anonime dal libro Sete di Dio di Alessandra Borghese



Scaricare 0.83 Mb.
Pagina49/153
29.03.2019
Dimensione del file0.83 Mb.
1   ...   45   46   47   48   49   50   51   52   ...   153

Due testimonianze anonime dal libro Sete di Dio di Alessandra Borghese

Ho già detto come molti si siano rispecchiati in questa mia conversione e come abbiano voluto comunicarmelo a voce o per lettera. Una condivisione fraterna che mi ha commossa e della quale credo utile rendere partecipe an­che il lettore. Ho scelto per questo due testimonianze.

Era un giovedì santo

La prima riguarda un'insegnante di cinquantotto anni, ora in pensione, una vita molto vivace e piena di amici e di attività fino a poco più di dieci anni fa.

Mi scrive: «In tutto quello che facevo, dov'era il Si­gnore? Andavo a Messa qualche volta, ma "Egli rimaneva sull'altare e io giù, staccata da Lui. Chiedevo aiuto nei mo­menti del bisogno, ma senza farmi coinvolgere più di tanto Ho fatto studiare mio figlio in scuole religiose, agli occhi esterni tutto era perfetto, ma ormai dentro di me si erano spezzate molte cose. Mi era sempre più difficile accettare mio marito, mentre il desiderio di lasciare tutto e scappare via diventava sempre più grande, fino ad allora avevo vis­suto "alla grande", cercando di pensare solo a me stessa e alla mia felicità. Eppure, ero delusa e piena di angoscia.

Quel 16 aprile 1992 era un giovedì santo. Ero uscita in macchina per fare delle compere. L'indomani, infatti, sarei dovuta partire per la montagna. La strada che dovevo per­correre mi portava a passare davanti a una piccola chiesa che tutti sanno essere sempre chiusa. E, invece, quella sera era aperta (ho poi saputo che ciò avviene solo due volte al­l'anno: a Pasqua e a Natale). All'improvviso, decido di fer­marmi e di scendere. Entro, e mi trovo davanti al Sepolcro: l'Eucaristia adorata e onorata in un mare di verde e di fiori, per rinnovare il ricordo della morte di Gesù.

In un silenzio impalpabile, alcune suore sono raccolte in preghiera. Anch'io mi fermo lì, immobile, senza pensare a nulla, senza neanche pregare. Non so quanto tempo sia tra­scorso, ricordo solo che prima di uscire ho gridato dentro al mio cuore: "Signore, aiutami!". Poi sono corsa via e non ho voluto più ricordare nulla per tutto il resto della serata.

Ma l'indomani, venerdì santo, al risveglio sento un biso­gno estremo di parlare, di cambiare vita, di tirare fuori tut­to; mi sento oppressa, agitata, continuo a pensare di aver bisogno di una persona che mi possa capire, che mi possa ascoltare, che riesca a inquadrare un po' la mia vita. Mi si affaccia alla memoria un nome, quello di un sacerdote che nella mia città è molto conosciuto non solo per i tanti incarichi che spesso gli assegnano, ma soprattutto per la grande disponibilità e sensibilità verso il prossimo.

Trovarlo libero il venerdì santo sembrava impresa im­possibile. Eppure, quella mattina, quando mi recai a cer­carlo, lo trovai che "mi aspettava". Da quel momento è iniziato il mio nuovo cammino fatto di gioie e dolori, ma sem­pre verso l'alto. Quell'uomo di Dio mi ha presa per mano e ha camminato con me, giorno per giorno, ed è ancora oggi un grande sostegno. Mi ha fatto scoprire gli aspetti più belli della vita, la gioia di un sorriso, dell'ascolto, di un amore paterno; dietro di lui mi appariva il volto stesso di Dio.

Ho imparato a pregare, ho scoperto il valore della Messa, dei sacramenti della Confessione e della Eucaristia, la lettu­ra quotidiana del Vangelo. Così, quel Signore che prima per me era e restava sull'altare, l'ho come avvertito scendere e incominciare a camminare con me, a vivere in me. Ero af­famata di tutto, volevo sapere, ponevo domande, leggevo, anzi, divoravo vite di santi, pregavo con quei Salmi che hanno costituito per me una scoperta meravigliosa.

Lentamente, capivo che la mia vita di prima non aveva senso. Mi accorgevo che la scala dei valori era cambiata. Non ero più compresa dal mio mondo di prima, ma non me ne importava molto. Ogni tanto scappavo in posti come Assisi e Camaldoli per trovare raccoglimento, calma, sere­nità.

Dal 1992 sono passati dodici anni e ogni venerdì santo con il sacerdote che mi accolse allora, mostrandomi il volto misericordioso e amorevole di Dio, festeggiamo in preghie­ra il mio compleanno spirituale, la mia nascita alla fede. Ogni volta, egli mi dice che sono ancora "piccola" e che de­vo molto crescere.

In questi anni sono successe tante cose difficili alla mia famiglia, dolori e sofferenze davvero grandi. Se non ci fosse stato quel venerdì santo, come avrei affrontato tutti questi gravi problemi? Non sempre tutto è stato facile. Ci sono stati momenti bui in cui mi sembrava che il Signore si fosse di nuovo allontanato. A volte ho un po' di nostalgia di quei primi tempi del mio ritorno a Lui, quando Gli parlavo sem­pre e mi sentivo forte e felice. Ma ho imparato a capire che tutto questo fa parte della vita spirituale. È la fede che a poco a poco si purifica e si rinsalda. Così, anche se non lo sento come desidererei, so bene che Egli c'è, che mi è vicino e che mai mi lascerà. Lui mi ha sempre amata, mi ha aspet­tata con pazienza e adesso anch'io non voglio più per­derlo».

Sono nata e cresciuta in una famiglia modesta ma sana, nella quale non è mai mancato l'affetto; una famiglia tradi­zionalmente cattolica ma, di fatto, non praticante. Non ap­pena ricevuta la Cresima, a undici anni, cominciai a diser­tare i sacramenti e ad allontanarmi dalla Chiesa, come purtroppo succede a tanti. Già a dodici anni la mia disaffe­zione andava cedendo il passo a una sempre maggiore in­sofferenza alla religione cattolica. Non sono mai stata una persona brillante né molto estroversa; ho sempre avuto un'indole solitària e riflessiva che, negli anni dell'adole­scenza e della gioventù senza Dio, si era andata incupendo.

Il mio rifiuto era poi corroborato dai tanti liberi pensa­tori che dai pulpiti massmediatici predicavano - e predi­cano - i loro dogmi razionalisti. Alla fine, mi ero convinta che tutte le religioni erano costruzioni artificiose dell'uomo per scongiurare la paura della morte e anestetizzare l'ango­sciosa consapevolezza della propria caducità. Il cattolicesi­mo, poi, rappresentava per me la gabbia più odiosa in cui si potessero rinchiudere la ragione e la libertà umane. An­ch'io guardavo ai cattolici come a una massa di retrogradi, bacchettoni, nemici del progresso e della gioia di vivere.

Le storie della Bibbia, i Vangeli, gli angeli, il diavolo: tutte invenzioni per consolare i deboli o spaventare gli in­genui. Dovevo ben ricredermi! Ho poi compreso come mol­ti dei giudizi negativi sulla Chiesa cattolica e sui cattolici sono in realtà dei pregiudizi. Il fatto è che la Chiesa catto­lica proclama la Verità e la verità è scomoda.

Tornando alla mia storia: il malessere intimo, esisten­ziale, era via via diventato più profondo. Non amavo me stessa, non mi sentivo amata e non amavo a mia volta gli altri. Ero giunta ad aborrire l'idea stessa che Dio potesse esistere. Pensavo: "Se Dio c'è, è l'essere più sadico dell'uni­verso". Le battute blasfeme erano il mio pane quotidiano. frattanto, mia madre, che aveva notato il mio crescente malessere, aveva cominciato a pregare padre Pio affinchè mi aiutasse, mandandomi un "segno"dal Cielo.

Il 10 febbraio 1995 mio fratello - il mio unico fratello, di cinque anni pia giovane di me - lasciava per esigenze di lavoro la nostra casa e la nostra regione. Una separazione dolorosa, che non faceva che acuire la mia intima ribellione alla vita. Ero giunta a una conclusione estrema: "ha massi­ma espressione della libertà umana è il suicidio".

Il 20 febbraio di quello stesso anno - era un lunedì mat­tina, lo ricordo bene - grazie alle preghiere di mia madre e per intercessione di padre Pio, ricevevo quel "segno" so­prannaturale da allora indelebilmente impresso nella mia memoria e nella mia anima.

Mi ci è voluto più di un anno di domande, di ricerche - e di lavoro della Grazia - per interpretare nella sua interezza il significato di quel "segno" (Dio, che è Amore, non si im­pone mai, ma sempre si propone ai nostri cuori induriti). Nel maggio 1996, finalmente, capitolavo dinanzi alla infi­nita misericordia e alla altrettanto infinita pazienza di Dio. Rientravo così nel seno della Chiesa cattolica e mi riacco­stavo ai sacramenti. Nell'agosto dello stesso anno volli par­tecipare con mia madre a un pellegrinaggio a Lourdes. Ri­cordo ancora la sensazione che provai davanti alla Grotta: lo sguardo della Vergine Maria - e, con Lei e in Lei, di suo figlio Gesù - mi avvolgeva e mi faceva sentire amata con una intensità e una dolcezza mai conosciute prima.

Dopo la conversione, ho ritrovato la parte migliore di me stessa: il mio senso dell'umorismo, la voglia di vivere, il bi­sogno di voler bene a me stessa e agli altri. Non è facile. Devo mettercela tutta, anch'io cado molto facilmente in tentazione.




Condividi con i tuoi amici:
1   ...   45   46   47   48   49   50   51   52   ...   153


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale