Maestro dove abiti



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Lo “sbattezzo”

In occasione della 50ª assemblea generale della Cei (18-21 novembre 2002) sono stati presentati, a cura del Consiglio per gli affari giuridici, gli Orientamenti a seguito di richieste di cancellazione dal libro dei battezzati. Il documento consta di due parti in entrambe le quali possiamo distinguere una parte, che potremmo anche chiamare dottrinale e una normativa. Nel documento in oggetto si fa innanzitutto riferimento al Decreto generale della Cei del 30 ottobre 1999 recante "Disposizioni per la tutela del diritto alla buona fama e alla riservatezza" (Notiziario Cei, 1999, pp. 378-397). Ciò va tenuto in debito conto, dato che il trattamento dei dati personali trova attenta l’opinione pubblica e sull’osservanza delle norme civili vigila una Autorità garante con poteri di intervento.

Due precisazioni assumo notevole rilevanza: per la Chiesa cattolica il sacramento del battesimo conferisce uno stato personale indelebile (cf can. 849 e Catechismo della Chiesa cattolica n. 1272); inoltre la relativa annotazione negli appositi registri documenta un fatto storico che, come tale, non può essere cancellato. Non si tratta quindi di cancellazione dal registro dei battezzati né, tanto meno, della possibilità di non essere più battezzati, ma soltanto della richiesta di annotazione a margine del detto registro della volontà di non essere più considerato membro della Chiesa cattolica.

Viene inoltre ribadito che la Chiesa cattolica, ordinamento giuridico indipendente e autonomo nel proprio ordine, ha il diritto nativo e proprio di acquisire, conservare e utilizzare per i suoi fini istituzionali i dati relativi alle persone dei fedeli, agli enti ecclesiastici e alle aggregazioni ecclesiali. Tale realtà ha trovato conferma anche in pronunce del Garante per la protezione dei dati personali, nelle quali è chiaramente riaffermato il pieno diritto della Chiesa cattolica alla tenuta dei registri dei battezzati, in piena ottemperanza della legge n. 675/1996.

Per quanto riguarda le conseguenze di ordine canonico, che vanno indicate nel decreto dell’Ordinario, esse sono ovvie e comportano: l’esclusione dai sacramenti; l’esclusione dall’incarico di padrino per battesimo e confermazione; la necessità della licenza dell’Ordinario per l’ammissione al matrimonio canonico; la privazione delle esequie ecclesiastiche in mancanza di segni di ripensamento da parte dell’interessato. Quanto alla parte normativa, il parroco, una volta ricevuta la richiesta di annotazione da parte dell’interessato e verificata l’esattezza dei dati, richiede all’Ordinario diocesano, che emetterà un apposito decreto, l’autorizzazione ad annotare la volontà dell’istante in calce al registro dei battezzati.

Ottenuto il predetto decreto ne dà comunicazione all’interessato attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno, allegando fotocopia autenticata del decreto stesso. Contestualmente il parroco cancella il nominativo della persona dagli eventuali elenchi nei quali figura, così da non considerarlo più ai fini statistici e per evitare di inviargli materiali o corrispondenza. Non va però sottaciuto il fatto che richieste di tale genere non sono poi così numerose come talvolta si potrebbe credere e che, al di là di motivi ideologici, certamente a volte presenti, una parte dei casi si riferisce a emigranti i quali fanno una richiesta del genere per non essere obbligati a pagare la tassa sul culto vigente in alcune nazioni (Eduardo Davino)

Movimenti per lo “sbattezzo”
Molte enciclopedie delle religioni - non ultima la Encyclopedia of American Religions - dedicano un capitolo al secular humanism e all'ateismo organizzato. In effetti, ateismo e libero pensiero sono posizioni di minoranza. Nella loro forma non organizzata, che coinvolge comunque minoranze rilevanti, non appartengono alla materia di questo progetto enciclopedico, costituendone semmai l'"ombra" o il contrappunto. Un cenno va però dedicato all'ateismo e al libero pensiero organizzati, movimenti che non rappresentano se non una piccola percentuale di quel dieci-undici per cento della popolazione italiana che comprende atei e agnostici, cui offrono un modo ritualizzato di vivere la scelta non religiosa che permette di parlare di realtà "religiosamente irreligiose".





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