Maestro dove abiti



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Parte 3

Il caso Gesù : la storia

e le interpretazioni

2.2.3

"Voi chi dite che io sia?" (Mt 16, 15)


Carissimi giovani e ragazze, con grande gioia mi incontro nuovamente con voi in occasione di questa Veglia di preghiera, durante la quale vogliamo metterci insieme in ascolto di Cristo, che sentiamo presente tra noi. E' Lui che ci parla.

"Voi chi dite che io sia?". Gesù pone questa domanda ai suoi discepoli, nei pressi di Cesarea di Filippo. Risponde Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16, 16). A sua volta il Maestro gli rivolge le sorprendenti parole: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16, 17).


Qual è il significato di questo dialogo? Perché Gesù vuole sentire ciò che gli uomini pensano di Lui? Perché vuol sapere che cosa pensano di Lui i suoi discepoli?

Gesù vuole che i discepoli si rendano conto di ciò che è nascosto nelle loro menti e nei loro cuori e che esprimano la loro convinzione. Allo stesso tempo, tuttavia, egli sa che il giudizio che manifesteranno non sarà soltanto loro, perché vi si rivelerà ciò che Dio ha versato nei loro cuori con la grazia della fede. Questo evento nei pressi di Cesarea di Filippo ci introduce in un certo senso nel "laboratorio della fede". Vi si svela il mistero dell'inizio e della maturazione della fede.Prima c'è la grazia della rivelazione: un intimo, un inesprimibile concedersi di Dio all'uomo. Segue poi la chiamata a dare una risposta. Infine, c'è la risposta dell'uomo, una risposta che d'ora in poi dovrà dare senso e forma a tutta la sua vita.

Ecco che cosa è la fede! E' la risposta dell'uomo ragionevole e libero alla parola del Dio vivente. Le domande che Cristo pone, le risposte che vengono date dagli Apostoli, e infine da Simon Pietro, costituiscono quasi una verifica della maturità della fede di coloro che sono più vicini a Cristo. …

Ognuno di voi può ritrovare in se stesso la dialettica di domande e risposte che abbiamo sopra rilevato. Ognuno può vagliare le proprie difficoltà a credere e sperimentare anche la tentazione dell'incredulità. Al tempo stesso, però, può anche sperimentare una graduale maturazione nella consapevolezza e nella convinzione della propria adesione di fede (Giovanni Paolo II alla GMG di Roma)

Nel cammino narratoci dal Vangelo, Gesù stesso sente a un certo punto il bisogno di fare il quadro della situazione: cosa la gente ha capito di me? cosa hanno capito i miei discepoli?

Questa medesima domanda è vivissima anche oggi, in un tempo in cui la profonda ricerca di “sacro” (spesso di magico e di irrazionale!) che attraversa la nostra società, porta a rifarsi la domanda su Gesù, sulla Chiesa e sul Cristianesimo.

Una domanda che ci interessa, perché, al di là di tante risposte parziali e spesso volutamente faziose, aiuta gli stessi cristiani ad andare in profondità alle proprie risposte di credenti.

Ben vengano allora fenomeni come “Il codice da Vinci”, se sono occasioni per approfondire il proprio credo, e per trarre da esso profonde ragioni di vita!






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