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Un film gnostico attacca la Chiesa cattolica



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Un film gnostico attacca la Chiesa cattolica

(di Massimo Introvigne)

"Stigmata", diretto da Rupert Wainwright, sbarca in Europa dopo il successo negli Stati Uniti circondato da controversie e polemiche di ogni genere. Thriller New Age (ma del New Age declinante, cupo e triste, di questi anni, come testimonia una fotografia dominata dal buio e dalla pioggia), "Stigmata" è anche un film profondamente anticattolico - anzi, uno dei più articolati attacchi alla Chiesa prodotto da Hollywood negli ultimi anni - le cui radici culturali, gnostiche, rischiano di sfuggire allo spettatore non americano. Il film ha anche dei meriti, grazie al talento di Patricia Arquette, benché nella seconda parte - come molti critici hanno notato - il desiderio di ripetere e aggiornare gli effetti speciali de "L’esorcista" abbia più volte preso la mano al regista, con risultati meno felici.

La storia inizia in un remoto villaggio brasiliano, dove un sacerdote venerato come santo, padre Paulo Alameida, è appena morto. Intorno alla sua bara si verificano prodigi: una statua della Madonna piange, bianche colombe si levano in volo. In Vaticano la Congregazione per le cause dei Santi (talora confusa dagli autori con quella per la dottrina della fede) funge, nel film, da equivalente cattolico del dipartimento X-Files dell’FBI nell’omonima serie televisiva, e indaga su tutti gli avvenimenti di carattere miracoloso (in genere concludendo che si tratta di frodi). Padre Andrew Kiernan (l’attore Gabriel Byrne) è un sacerdote-scienziato al servizio della Congregazione. Mandato in Brasile per seguire un caso meno interessante a San Paolo, prende l’iniziativa di indagare sui fenomeni che circondano la morte di padre Alameida e si convince che sono genuini. Mentre visita la chiesa, un piccolo ladruncolo strappa il rosario dalle mani della salma di padre Alameida e lo vende a una turista americana. Tornato a Roma, padre Andrew scopre con sua sorpresa che non solo il suo superiore, il sinistro cardinale Houseman (interpretato da Jonathan Pryce), disapprova la sua indagine, ma che la Chiesa cattolica non ha nei suoi registri né un padre Alameida né la parrocchia dove i fenomeni si sono verificati. Nel frattempo a Pittsburgh la parrucchiera Frankie Paige (Patricia Arquette) conduce una vita sostanzialmente tranquilla (se si eccettuano occasionali liti con il fidanzato) e del tutto priva di preoccupazioni religiose. Tutto cambia, però, quando la madre - che risulta essere, precisamente, la turista americana delle scene iniziali -, di ritorno dal suo viaggio in Brasile, le invia in regalo il rosario di padre Alameida. Mentre mostra le sue grazie agli spettatori nella vasca da bagno, Frankie è trafitta dalle stigmate alle mani, in una scena di stigmatizzazione certamente inconsueta nell’iconografia cattolica. Atea, Frankie non capisce di che si tratti e consulta medici e psichiatri, che sospettano un caso di epilessia. Seguono - in privato o in pubblico, con fenomeni straordinari e voli di colombe - le stigmate al costato, i segni della flagellazione e dell’incoronazione di spine. Mentre Frankie si dispera, i fenomeni - che in una occasione si verificano in metropolitana - attirano l’attenzione di un sacerdote, e da Roma la Congregazione invia padre Andrew a investigare.

Il sacerdote - dopo avere concluso al primo colloquio che un’atea non può avere ricevuto le stigmate - si ricrede quando scopre che Frankie durante i "fenomeni" parla e scrive in aramaico (una lingua di cui nel suo stato normale non conosce neppure l’esistenza) ed è posseduta da una "presenza" capace di farla volare per la sua stanza da letto e di conferirle una forza sovrumana. Scopre pure che Frankie è una ragazza piuttosto attraente, che gradualmente si innamora di lui, altrettanto gradualmente ricambiata (non c’è film anticattolico che si rispetti senza il dramma del prete diviso fra l’amore e la fedeltà al celibato, né risulta che in questo genere di film sia mai quest’ultima a vincere). Quando trasmette a Roma i graffiti aramaici di Frankie, padre Andrew scatena senza saperlo una catena di eventi capaci - parole e musica del cattivo del film, il cardinale Houseman - di distruggere la Chiesa cattolica. A poco a poco padre Andrew capisce che Frankie - che nel frattempo ha ricevuto anche le stigmate ai piedi - è posseduta non dal diavolo, ma dallo spirito di padre Alameida, che attraverso i fenomeni straordinari cerca di comunicare un messaggio. Padre Alameida è stato scomunicato per essersi rifiutato di occultare i risultati di un lavoro di traduzione svolto a Roma, con altri due colleghi, di un documento dei primi secoli, il "Vangelo di Gesù", un testo gnostico più fedele al vero messaggio del Cristo dei quattro Vangeli canonici e in cui Gesù dichiara di non volere fondare né Chiese né istituzioni. Il cardinale Houseman vola a Pittsburgh, dove cerca di uccidere Frankie. Padre Andrew la salva, ma la bella parrucchiera è ancora in pericolo perché lo spirito che la possiede moltiplica i fenomeni straordinari fino a un rogo finale. Lo spirito però si placa, e il rogo si spegne, quando padre Andrew lo informa di avere riconosciuto in lui padre Alameida e promette di continuarne la missione. Così, dopo avere ammesso il suo amore per Frankie, padre Andrew vola in Brasile e scopre, nascosti in una botola nella chiesina di padre Alameida, originale e traduzione del "Vangelo di Gesù", mentre i titoli di coda ci informano che la Chiesa cattolica ha tentato di proibire la lettura del "Vangelo di Tommaso", scoperto a Nag Hammadi negli anni 1940 con altri documenti gnostici e "considerato quanto di più vicino esista a un’autentica trascrizione di parole di Gesù".



Tom Lazarus, l’autore della storia di "Stigmata", dichiara di avere collaborato con un congruo numero di storici e biblisti, e il film allude a una controversia che dai circoli specialistici è passata da tempo sulla grande stampa americana. Dopo la "vecchia" ricerca accademica su Gesù Cristo come personaggio storico (distinto dal "Cristo della fede"), iniziata nel Settecento, e la "nuova" che risale agli anni 1950, si parla oggi negli Stati Uniti di una "terza ricerca" del Gesù storico. L’espressione è stata resa popolare soprattutto da John Dominic Crossan, un ex servita irlandese che nel 1968 ha lasciato il sacerdozio per sposare una collega docente universitaria a Chicago (morta la prima moglie, nel 1986 ha sposato una divorziata, causando ulteriori polemiche). Crossan ha fondato nel 1985 con il biblista Robert W. Funk il Jesus Seminar, che ha raccolto duecento studiosi della Bibbia (quasi tutti americani e tutti ultra-progressisti) che si sono riuniti per diversi anni "votando" con palline rosse, rosa, grigie e nere il grado di fedeltà al "vero" insegnamento di Gesù di quanto è riportato nei Vangeli. Nel 1993 il Jesus Seminar ha conquistato le prime pagine dei giornali con la pubblicazione, curata da Funk e Roy W. Hoover, di "The Five Gospels: What Jesus Really Said" ("I cinque Vangeli: che cosa ha detto veramente Gesù"), un’edizione dei Vangeli "a colori" dove - dalla certezza che un insegnamento è veramente di Gesù marcata in rosso alla certezza contraria marcata in nero - si divulga, passando per il rosa e il grigio, il risultato dei "voti" dei biblisti riuniti da Funk e Crossan. Prevedibilmente, i miracoli, la resurrezione, gli insegnamenti sulla divinità di Cristo e sulla Chiesa ricevono "pallina nera". Il titolo allude a "cinque" Vangeli e il quinto è precisamente il Vangelo di Tommaso, che sarebbe più antico dei testi di Luca, Matteo e Giovanni, che lo riprenderebbero ampiamente, e conterrebbe gli insegnamenti più autentici, gnostici e anti-istituzionali - questi sì meritevoli della "pallina rossa" - di Gesù. Il Jesus Seminar ha avuto più successo presso quotidiani e settimanali che nell’ambiente dei biblisti e degli storici, convinti che il Vangelo di Tommaso gnostico abbia riprodotto brani dei Vangeli canonici (e non viceversa), e che le "palline" siano state distribuiti secondo pregiudizi razionalisti e progressisti che hanno poco a che fare con la ricerca storica. L’ideologia del Jesus Seminar è così caduta in discredito, anche se è rimasta popolare in ambiente New Age attraverso autori come l’ex domenicano (ora pastore anglicano) Matthew Fox, accompagnata da tutta una letteratura complottista secondo cui la Chiesa cattolica avrebbe cercato di occultare il Vangelo di Tommaso, ora proposta al grande pubblico delle sale cinematografiche da "Stigmata". Senza pregiudizio per la bellezza di Patricia Arquette, è bene che questo pubblico sappia che la tesi secondo cui il Vangelo di Tommaso è il "vero" Vangelo e "il Vaticano" ha operato per nascondere la verità al suo proposito, appartiene a un ciarpame anticattolico che non ha nulla a che fare con gli studi biblici seri.

Il codice da Vinci

Di Dan Brown – Mondatori, 2003




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