Maestro dove abiti



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Studi Cattolici n. 541 marzo 2006

di Arturo Cattaneo (ordinario presso l'Istituto di Diritto canonico San Pio X di Venezia e professore Invitato alla Facoltà di teologia dell'Università delta Santa Croce In Roma)
Sul Codice da Vinci di Dan Brown (edito in italiano da Mondadori a partire dal 2003) sono già stati scritti molti articoli e anche diversi volumi. Nella quasi totalità di questi scritti si giunge alla conclusione che l'autore si basa su fonti quanto mai inaffidabili (leggende e documenti falsi), che commette una gran quantità di errori storici - alcuni veramente madornali, altri ridicoli o grotteschi - e che fa abilmente leva sulla sempre accattivante teoria cospirativa, il tutto condito con una buona dose di rivelazioni esoteriche. Ci si potrebbe allora chiedere perché un'opera così poco seria - per quanto abbia registrato un enorme successo di vendite - meriti tanta attenzione. Qualcuno potrebbe anche osservare che questo romanzo, quale opera di fantasia, non è tenuto a rispettare la verità storica.

A ben vedere non si tratta, però, di un thriller qualsiasi, ma di un intreccio di riferimenti culturali, artistici ed esoterici, di leggende spacciate per novità storielle e anche teologiche. È quindi un romanzo che racchiude una dottrina. Ciò che non può lasciarci indifferenti è il fatto che tale dottrina è radicalmente anticristiana, inculcando o suggerendo in molti lettori idee, credenze, sospetti e anche gravissime accuse contro la Chiesa cattolica. L'autore ha certamente il diritto di scrivere un'opera di fantasia. Tuttavia, in un romanzo che pretende - come afferma Brown - di avere una base storica, la fantasia non può diventare una giustificazione a priori per qualsivoglia stravaganza, ma concerne solo la creatività della trama delle vicende, le quali devono però essere narrate in coerenza con i fatti storici.

Uno dei motivi del successo - e della problematicità - del Codice da Vinci è costituito proprio da tutti quei dati e rivelazioni che ne costellano e sostengono la trama, fino a diventare addirittura gli assi portanti del racconto. L'autore presenta queste affermazioni come fatti reali e veri. Egli le pone in bocca a personaggi eruditi e le sottolinea con frasi come «gli storici affermano» o «gli studiosi sostengono».

Il lettore si trova così immerso in un mondo nuovo, in cui il cristianesimo viene demolito, mentre si propone di sostituirlo con il culto della Dea Madre. Cristo - la cui divinizzazione si sarebbe imposta solo a partire da Costantino, nel 325 - avrebbe sposato la Maddalena e avrebbe inteso reintrodurre nella coscienza degli uomini la nozione del «sacro femminino», mentre la Chiesa (un'organizzazione sinistra e misogina, sviluppatesi intorno al «partito di Pietro») vi si sarebbe opposta occultando in tutti i modi la verità. Essa avrebbe, fra l'altro, soppiantato le vere narrazioni della vita di Gesù, che sarebbero tuttavia sopravvissute in alcuni vangeli apocrifi e in testi gnostici. Il romanzo di Brown costituisce quindi una sfida per i cristiani, chiamati di nuovo a «dare ragione della loro speranza» (1 Pt 3, 15). Se la lettura del thriller avesse suscitato dubbi in qualcuno a questo riguardo, sarebbe il momento giusto per approfondire e rinsaldare le basi della propria fede, scoprirne le ragioni. Senza voler intraprendere una critica esauriente dei vari errori contenuti nel romanzo, accennerò brevemente ad alcuni punti di particolare rilevanza.






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