Maestro dove abiti



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"Apocrifo" invece significa "nascosto", "coperto da segreto", detto di testi esclusivamente destinati agli iniziati. È poi andato progressivamente assumendo il significato di "falso", "eretico" poiché questa è l'accezione della parola con cui la Chiesa ha bollato un'incredibile moltitudine di testi, a mano a mano che il cristianesimo è andato assumendo un assetto teologico (e politico) stabile, che ha comportato la definizione di un "canone", cioè dell'insieme di quei testi che debbono essere per sempre considerati dai fedeli come i soli ispirati da Dio.

  • I vangeli apocrifi sono le fonti di quel repertorio di scenari, immagini e personaggi del mondo cristiano che sono talmente familiari nella nostra cultura da non farne nemmeno vagamente sospettare l'origine "falsa" o "eretica". Ad esempio: chi affermerebbe con certezza assoluta che nel Vangelo non c'è traccia della grotta di Betlemme, e nemmeno del bue e dell'asinello che alitarono su Gesù per dargli calore la notte della sua nascita? Si tratta di tradizioni orientali recuperate in occidente soltanto nel IV secolo, a documentare la diffusione del patrimonio apocrifo. Anche la grande pittura ha ampiamente attinto agli Apocrifi, contribuendo a diffondere la convinzione che certi episodi costituiscano parte integrante del testo sacro. Il fatto è che, venuti meno il dibattito teologico e il fermento dottrinale, nonché la vigilanza rispetto ai rischi di deviazioni eretiche nei primi secoli della nostra era, la Chiesa stessa è diventata decisamente tollerante e permissiva nei confronti della circolazione di contenuti apocrifi. D'altra parte, invece di dividere, proprio la materia a metà tra il fantastico e il mitologico offerta dai Vangeli apocrifi dimostrava con il tempo di essere un formidabile mezzo di coesione dei fedeli, [un mezzo per] riempire il vuoto d'informazione che si rileva nei Vangeli canonici e a colmarlo. Come giunse Maria ad essere prescelta da Dio per portarne in grembo il Figlio? Come trascorse l'infanzia? Come si manifestò nell'infanzia e nell'adolescenza la divinità di Gesù? I fedeli "volevano sapere", per calare nel loro vissuto quotidiano un Dio che aveva pur scelto di entrare nella storia degli uomini e condividerne un certo tratto.

  • Le opere narrative di quei tempi – che nel nostro caso sono anche delle biografie - avevano questa caratteristica comune: "la mancanza di interesse per la verità intellettuale propria del nuovo pubblico (di cultura ellenistica) non molto istruito generò non solo una voga di raccolte di fatti ‘mirabili’, ma altresì una serie deliberata di scritti apocrifi, o, per dirla meno educatamente, di falsi deliberati, come quelli, per esempio, aventi per oggetto le lettere di uomini famosi" (Grant). Il termine ‘falsi deliberati’ potrebbe indurre noi gente del nostro tempo all’idea di un reato ideologico. Non è così. Era costume di quei tempi attribuire le opere di gente sconosciuta a personaggi illustri per avvalorarne la credibilità; in più i racconti cristiani, oltre ad elargire ammaestramenti, dovevano soddisfare le aspettative teosofiche non solo dei fedeli, ma anche di semplici curiosi ed oppositori che volevano conoscere molte cose di quel nuovo Dio che veniva proposto. E’ facile immaginare le mille voci che ponevano ogni sorte di quesiti dopo l’omelia del predicatore: perché Gesù fece così, perché disse questo e quello, cosa significa questa parabola, perché lo condannarono, chi è stato e così via: ed ogni maestro aggiungeva un pezzo di suo, esattamente come fanno tutti i cronisti del giorno d’oggi.





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