Maestro dove abiti



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L’iper-violenza



Negli stati uniti il film è stato classificato come «restricted» per le sequenze violente. Questo significa che la visione è vietata ai minori di 17 anni non accompagnati da un genitore o da una persona adulta.
New York Times: «La Passione di Cristo è un film di orrore e squartamenti alla Pulp Fiction e Kill Bill di Quentin Tarantino».

Alberto Melloni: «Gibson piace ad una Chiesa pulp, che crede ai miracoli avvenuti durante le riprese e annunciati nel sito del film: una Chiesa lacrimosa e orgogliosa sprezzante verso la liturgia del post-concilio, bisognosa di una nuova oscurità densa nella quale sentir di nuovo gocciolare sangue e dolore».

René Girard: «Per ridare alla crocifissione la sua forza scandalosa è sufficiente ritrarla per come essa è, senza aggiungere o togliere nulla. Mel Gibson è riuscito completamente in questo tentativo? Non del tutto certamente, ma c’è andato tanto vicino da gettare scompiglio tra i conformisti. […]

Nel dichiarare il suo rifiuto al realismo della realtà stessa, l’estetica moderna ha distorto completamente l’interpretazione dell’arte occidentale. Ha creato una separazione tra l’estetica da una parte e la tecnologia e la scienza dall’altra, una separazione , che è venuta a formarsi solo con il sopravvento del modernismo il quale è forse solo un termine lusinghiero per indicare la nostra decadenza. La volontà di esser conforme alla realtà, di rassicurare le cose come se uno le vedesse davanti a sé, ha sempre trionfato nel passato e ha prodotto attraverso i secoli quei capolavori da cui Gibson dice d’aver tratto ispirazione. Mi si dice che luistesso cita Caravaggio. Sullo stesso filone si innestano certi cristi romantici, le crocifissioni spagnole quelle di Hieronymus Bosch, tutti i cristi in croce. Bel lungi dal disdegnare la scienza e la tecnica, la grande pittura del Rinascimento e la modernità hanno fatto uso di tutte le nuove invenzioni al servizio della volontà di realismo. Lungi dal rigettare la prospettiva e il trompe l’oeil, accolsero questa novità con passione. Basta solo pensare al “Cristo morto del Mantenga”. Per capire quello che Mel Gibson ha cercato di fare dobbiamo, mi sembra, liberarci di tutti gli snobismi modernisti e post-modernisti e pensare al cinema come estensione e superamento delle tecniche del realismo settario e pittorico. Se le tecniche contemporanee si rivelano incapaci di comunicare l’emozione religiosa è perché i grandi artisti le devono ancora trasfigurare. L’invenzione di queste tecniche ha coinciso con il primo crollo della spiritualità cristiana dall’inizio del cristianesimo.




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