Maria montessori



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MARIA MONTESSORI


MANUALE



DI

PEDAGOGIA SCIENTIFICA




PREFAZIONE


NAZARENO PADELLARO

TERZA EDIZIONE

NAPOLI


ALBERTO MORANO EDITORE
1935 – XIII
PREFAZIONE

FUTURA OLIM!

Consigliano alcuni psicologi, per conoscere i pensieri di una persona di imitarne l’espressione. Io non so quanto giovi alla buona reputazione del prossimo l’indovinare i moti interiori: debbo però confessare che mai tale legge psicologica mi apparve nella sua vera luce come quando, pochi mesi fa, assistetti agli esami di coloro che avevano frequentato il XV Corso internazionale.

Non voglio qui parlare della differenza tra questi esami e quelli delle scuole comuni. Si paragoni un disgraziato che lotti con le onde soverchianti, asfittico, cianotico, terrorizzato dallo spettro della morte, con il vigoroso, il quale, sulla riva del mare, provi la gioia ritmica della sua forza e della sua libertà, compiendo esercizi ritmici che gli riempiono i polmoni di aria purissima.

Non la gioia serena dei candidati Montessoriani nel compiere il lavoro assegnato dalle tesi voglio qui ricordare, ma di tutti i volti l’espressione infantile (anche quelli sui quali il tempo si affatica a segnare le sue tracce) nella quale i vari atteggiamenti si erano configurati.

Quale bacchetta magica aveva compiuto il miracolo? Una bacchetta magica multiforme: il materiale didattico Montessori. Non c’era dubbio: gli oggetti creati per la gioia dei fanciulli producevano il loro miracoloso effetto anche sugli adulti, i quali maneggiavano le asticine come portentose bacchette, le perline come tesori inestimabili, gli incastri come rivelatori di mistici secreti, i colori come rifrazione di luce. Debbo io spettatore ricordare a voi attori la gamma della vostra gioia?

No certamente. Debbo però formulare un’ipotesi per spiegare l’attrattiva che questo metodo esercita sugli adulti, i quali vengono spesso da paesi lontani, spesso non per avere un titolo professionale, ma per rinfrancarsi lo spirito tuffandosi nella chiara e pura ombra dell’infanzia. Ecco l’ipotesi. La suggestione che questo metodo esercita sugli spiriti nei quali l’infanzia rimane come un sogno di felicità non fruita perché turbata dalle ombre spaventose dell’egoismo degli adulti, consiste appunto nel rimetterci in uno stato d’animo che nella prima infanzia fu intraveduto ma non goduto.

Prendete dell’acqua benedetta, consigliava Pascal, e diventerete devoti. La Montessori per che dica: fate questo, fate quest’altro e diventerete fanciulli.

Ma chi in effetto vuol diventare fanciullo?

La storia dell’educazione può compendiarsi in quel letto di Procuste funzionante solo nel modo di allungare la membra secondo una data misura. Se i fanciulli scrivessero un libro sulla educazione lo intitolerebbero certamente così: Storia di tiranni. Alcuni di questi tiranni sono ingenui come quel Giangiacomo Hauberle il quale si vantava di aver distribuito, nella carriera scolastica di 51 anni e 7 mesi, nientemeno che 911.527 colpi di bastone, 124.000 colpi di verga, 20.989 segni di righetto, 10.235 schiaffi e 7905 tirate d’orecchio, senza contare i complemento di 1.115.800 scapaccioni. Essi non sono i più feroci; ed io non vorrei contraddire Casarius che volle chiamarsi mite, perché non aveva permesso che a nessuno si potessero assegnare più di 36 frustate. Egli è veramente mite di fronte a coloro che non il corpo frustano ma lo spirito deformato comprimendolo in modo che esso si torca nella menzogna e nella insincerità, si perda nello scetticismo, si isterilisca nel rancore, perda per sempre il senso della gioia serena, sordo a tutti i richiami della virtù, delle bellezza, attento solo ai bramiti del piacere che lacera il cuore.

Noi non pubblicheremo oggi il martirologio con la Gazzetta quotidiana del regno scolastico bastonatorio che ci consigliò l’autore di Levana, ma non crediamo che la definizione data dall’autore stesso della scuola: “Antinferno della vita” appartenga alla preistoria. E questo diciamo a quanti paventano nel metodo Montessori non so quale ebbrezza che possa sovvertire la disciplina creando ribelli a Dio ed all’Autorità.

Si teme che l’arbusto ingrandendosi possa toccare il cielo e sfiorare le stelle e per questa ragione si vuole limitarne lo sviluppo, intaccandone crudelmente le radici.

Si considera il vigore come antitetico alla disciplina e si dimentica che ogni disciplina presuppone una forza. L’originalità educativa del Fascismo consiste appunto nel considerare i due termini: forza e disciplina, non come antitetici, ma come cospiranti ad unica sintesi spirituale.

Maria Montessori ci ha insegnato che i comuni metodi educativi non compromettono solo l’apprendimento delle nozioni ma soprattutto lo sviluppo dello spirito.

Gli psicologi veri, partendo dalla constatazione delle degenerazioni psichiche, pervengono a trovare la radice del male nella prima educazione.

Essi però non possono e non sanno dirci quello che ha saputo indicarci Maria Montessori guardando, con il suo occhio divinatorio, i comuni e conclamati metodi educativi come strumenti di tortura con i quali s’incide sulla tenera carne del fanciullo il segno indelebile della sua schiavitù spirituale. Se il mondo oggi è attento a due voci: quella del Freud e quella di Maria Montessori, gli è perché istintivamente sente che l’uno e l’altra domandano il secreto della nostra infelicità di adulti alla infelicità dei fanciulli.

Le psicopatie che fanno del mondo un’immensa casa di salute hanno la loro origine nella prima età.

Un parroco di fine intuito sapeva indovinare, in confessione, dal genere di peccati, da quale scuola provenissero i suoi penitenti.

Che queste audaci informazioni Montessoriane trovino una incomprensione armata di sillogismi non ci sorprende. I teologi protestanti di Filadelfia quando videro difendere le case con i parafulmini, argomentarono che siccome il tuono e il fulmine sono segni della collera di Dio, è cosa empia combattere contro il potere di distruzione. Cosa si potrebbe ribattere?

Contro tale enormità il buon senso tace esterrefatto e impotente. Solo la preghiera può venirci in soccorso: la preghiera che invochi uno di questi segni della collera Divina su chi questa collera Divina provoca più violentemente, disprezzando l divino dono della ragione per un pregiudizio aprioristico. Si ripete con una periodicità infallibile la comica situazione di Don Ferrante che si domandava se la peste fosse accidente o sostanza. E’ di questi giorni una disquisizione sul Metodo Montessori, in cui l’autore, basa la sua argomentazione antimontessoriana su uno schema di ragionamento che stranamente somiglia a quello di D. Ferrante. Sono ripetute le parole di accidente e sostanza proprio lì, a Milano, dove Don Ferrante aristotelizzava aspettando il responso delle stelle.

Maria Montessori si trova nella condizione di chi si domanda se i nomi correnti delle cose siano sempre corretti. Nel linguaggio ordinario della gente sensata, dice un umorista, il nero qualche volta si chiama bianco e il giallo si chiama altresì bianco. Noi chiamiamo vino bianco un vino giallo. Noi chiamiamo uva bianca un’uva manifestamente verde-pallido. Noi diamo all’europeo, la cui tinta è di un rosa leggermente ocrato, il titolo di bianco. Tuttavia è incontestabile che se uno domanda al ristorante una bottiglia di vino giallo o un grappolo d’uva verde-giallo, sarà preso per folle dal cameriere. E’ incontestabile che se un funzionario scriva un rapporto per gli europei di Birmania: “qui si contano 2 mila uomini rosa”, sarà accusato di scherzo di cattivo genere e licenziato. Tuttavia l’uno e l’altro hanno detto solo la stretta verità. L’uomo troppo veridico del ristorante e della Birmania appaiono eccentrici e grottesche perché non vogliono ammettere l’opinione generalmente corrente che il bianco sia giallo. Fanno osservare che un uomo bianco, a pensarci bene, è più spaventevole di uno spettro di Poe. Ma ciò non giova. Il linguaggio corrente ha ragione: la verità ha torto.

Un bambino che ripercorra nel suo spirito, aiutato dalla Montessori, la gioia di Pitagora e di Euclide, pervengono spontaneamente alla creazione di qualcuno dei teoremi che furono spettro nelle classi liceali, ha torto di fronte all’adulto che si vanta di no saper fare la divisione con i decimali.

Maggiori sono le degenerazioni, più grande deve essere la fede. A questa fede io faccio appello qui a Roma che, come scrissi altra volta, a principio della sua leggenda ha il culto dell’infanzia.

Una lupa allatta due bambini. La ferocia che si ammansa innanzi all’innocenza. In tutte le altre civiltà è l’uomo che è feroce con l’infante: in modo palese o larvato il sacrificio del fanciullo è sempre un rito, religioso o politico, poco importa.

L’esaltazione dell’infanzia, è l’esempio più sorprendente della originalità del Vangelo, che il mondo pagano non comprese mai, ma che Roma ebbe come segno inviolabile della sua predestinazione. Che il bambino sia una cosa più alta e più sacra dell’uomo è un sentimento mistico moderno, adombrato per la prima volta nella leggenda originaria di Roma.

Dobbiamo arrivare alle forme più tipicamente mistiche del medioevo per trovare leggende fiorite da un sentimento che vuole umanizzare perfino le belve.

I comparativisti potranno rivelarci le varianti di questa prima leggenda romana presso altri popoli. Ma oltre ad apporre a cotali studiosi un dubbio di metodo, il quale ci avverte essere pericoloso procedere per le vie delle rassomiglianze e delle parentele, potendo ripervenire, per accettazione di piccoli errori, ad assurdi paradossali, possiamo ricordare che solo Roma nel primo capitolo della sua Genesi porta scritto: “In principio eran pueri”.

Il mondo Romano poggia su questa triade: il padre, la madre, il figlio; il mondo cristiano rovescia questa triade e dice il figlio, la madre, il padre. Il mondo moderno vuole infrangere l’una e l’altra triade. Ma a Roma si accende un fuoco novello. Maria Montessori ci conduce davanti al bambino e par che ci dica: inginocchiatevi, egli è sacro: egli è il martire senza parola, egli è l’angelo con le ali mozzate, egli è l’inascoltato che all’adulto ripete la parola evangelica: Perché mi perseguiti?

Nei giorni futuri sarà adorato il bambino. Questa è la fede, anzi una certezza tale che possiamo ripetere il magnifico motto latino in cui la contraddizione dei termini è più potente di qualsiasi affermazione: “Futura olim!”. Cose già future. Sintesi di ogni rivoluzione. Questa parola può essere il motto di una grande idea: l’idea Montessori. L’idea che passa come una fiamma da uno spirito ad una altro e si sviluppa come tutto ciò che vive di vita spirituale.

NAZZARENO PADELLARO





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