Mario Giacomelli. La poetica del paesaggio



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14.11.2018
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COMUNICATO STAMPA

La mostra delle fotografie di Mario Giacomelli “Mario Giacomelli. La poetica del paesaggio”, curata da Carlo Emanuele Bugatti, sarà aperta al pubblico dal 20 settembre al 22 ottobre negli spazi del Multimedia Art Museum di Mosca (Ostozhenka 16).

All’inaugurazione della mostra, martedì 19 settembre, saranno presenti Maurizio Mangialardi, Sindaco di Senigallia, Katiuscia Biondi Giacomelli, responsabile dell’Archivio Mario Giacomelli di Sassoferrato, Olga Strada, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca.

MAMM, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, il Governo di Mosca, il Dipartimento Culturale della Città di Mosca, il Comune di Senigallia, il Musinf e gli Archivi Mario Giacomelli di Senigallia e Sassoferrato, e con il sostegno di UniCredit Bank, presenta una selezione di oltre 120 fotografie originali del celebre fotografo italiano (1925 – 2000), che ottenne un riconoscimento internazionale fin dagli anni 60. I sui lavori si trovano nelle collezioni dei più importanti musei del mondo e le sue fotografie sono nel corpus della esposizione permanente del MOMA di New York.

Mario Giacomelli nasce a Senigallia nel 1925, ancora bambino resta orfano di padre. Sua madre, per mantenere i tre figli ancora bambini, fa la lavandaia all’ospizio. A tredici anni Mario lavora come garzone in una tipografia. Nel 1950 decide di aprire una tipografia tutta sua. A permettergli il gran passo, prestandogli tutti i suoi risparmi, sarà un’anziana dell’ospizio in cui la madre lavorava. Nasce così la Tipografia Marchigiana via Mastai 5, che diverrà, negli anni, luogo di “peregrinaggio” da parte di artisti, critici, studiosi di tutto il mondo. Nel ’53 Giacomelli acquista una Bencini Comet S (CMF) modello del 1950. Va in spiaggia e scatta le sue prime foto. Da qui nasce L’approdo, la celebre fotografia della scarpa trasportata dalle onde sulla battigia, con cui partecipa a diversi concorsi fotoamatoriali e con cui capisce da subito che vuole esprimersi attraverso il mezzo fotografico.

Nel 1954 entra a far parte del Gruppo Misa, creato dal fotografo Giuseppe Cavalli, che è stato lungamente il punto di riferimento di tutta l’estetica fotografica italiana, guidandone il rinnovamento.

La strada verso la notorietà di Giacomelli è aperta dalla vittoria al prestigioso Concorso Nazionale di Castelfranco Veneto nel ’55. Qui Paolo Monti, della giuria, denomina Giacomelli “l’uomo nuovo della Fotografia”. Da quel momento in poi i suoi lavori cominceranno ad essere pubblicati nelle riviste italiane di fotografia quali “Ferrania” e “Rivista fotografica italiana”. Nel 1957 Giacomelli dà vita al ciclo “Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi”, fotoracconto con scatti realizzati all’interno dell’ospizio di Senigallia, tema al quale Giacomelli tornerà più volte. Questa serie, che prende il titolo dalla poesia di Cesare Pavese, suscita un apprezzamento e interesse nel mondo della fotografia.

Anche la serie “Io non ho mani che mi accarezzino il volto” (versi di padre Davide Maria Turoldo), alla quale Giacomelli lavora lungo l’arco di un anno scattando immagini all’interno del seminario vescovile di Senigallia. Una delle immagini più celebri, nella quale sono ripresi i giovani seminaristi intenti a fare un girotondo, è stata scattata da Giacomelli di nascosto. Giocata su un netto contrasto di macchie scure che si stagliano su uno sfondo chiaro, questa fotografia denota la cifra stilistica di Giacomelli giocata sulla sottrazione e sull’essenzialità. Queste immagini, che gli apriranno le porte della notorietà, gli chiudono invece quelle del Seminario, dove da quel giorno gli verrà negato il permesso di fotografare.

“Non mi interessa tanto documentare quello che accade, quanto passare dentro a quello che accade”, afferma Giacomelli. “Io credo nell’astrattismo, per me l’astrazione è un modo per avvicinarsi ancora di più alla realtà. Lo sfocato, il mosso, la grana, il bianco mangiato, il nero chiuso sono come esplosioni del pensiero che dà durata all’immagine, perchè si spiritualizzi in armonia con la materia, con la realtà, per documentare l’interiorità, il dramma della vita”.

Nell’opera di Mario Giacomelli un posto speciale è stato occupato da Senigallia, sua città natale e luogo nel quale trascorse l’intera sua esistenza. Alla città marchigiana e alla rigorosa geometria dei suoi paesaggi Giacomelli ha dedicato numerose serie fotografiche: “Presa di coscienza sulla natura” (1954-2000), “Metamorfosi della terra” (1984-1985), “Il mare dei miei racconti” (1984-1992). I titoli fortemente poetici dei suoi cicli fotografici e gli scatti, realizzati da un altezza a volo d’uccello, danno vita ad immagini pregne di realismo lirico che rimandano ad una realtà e ad un tempo altri.

Il successo e la fama non hanno modificato lo stile di vita di Mario Giacomelli che fino alla fine dei suoi giorni rimase fedele alla sua terra, vivendo fianco fianco ai protagonisti dei suoi fotoracconti. Attraverso la narrazione della loro storia Giacomelli ha rivelato anche la propria: “Ogni immagine è il ritratto mio, come se avessi fotografato me stesso”, confessava Giacomelli. “La fotografia ti permette di testimoniare del passaggio tuo su questa terra, come un blocco di appunti ”.

Moscow Multimedia Art Museum, Ostozhenka 16

Tutti i giorni dalle 12.00 alle 21.00

Giorno di chiusura: lunedì

http://www.iicmosca.esteri.it/iic_mosca/it/



http://www.mamm-mdf.ru/


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