Marx: (1818-1883) Premessa



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Karl Marx


MARX:

(1818-1883)

Premessa: il marxismo costituisce una delle componenti culturali e politiche più importanti dell’età moderna.

  1. Vita e opere:

  • Marx nacque a Treviri da una famiglia benestante agnostica, anche se successivamente si convertì al protestantesimo.

  • Divenne giornalista, ma non potè insegnare all’università per via del regime totalitario, che di certo non era favorevole al libero insegnamento.

  • Marx andò in esilio in Francia e poi a Londra;

  • non aveva grandi disponibilità economiche ma aveva sposato una donna nobile e aveva stretto amicizia con Engels, che era molto ricco in quanto i genitori erano i proprietari di numerose industrie a Manchester

  • Marx poté contare sui prestiti di Engels,che finanziò la pubblicazione di alcuni suoi lavori come il Manifesto.

  • A Londra riuscì a trovare un po’ di tranquillità e qui iniziò a scrivere il Capitale (una delle sue opere più importanti)..

  • Morì a Londra nel 1883 e durante il suo funerale il discorso venne pronunciato da Engels, che metterà in evidenza le caratteristiche generali del marxismo.




  1. Caratteristiche del marxismo:

La filosofia di Marx possiede due caratteristiche principali:

  1. costituisce una sorta di analisi della società e della storia, che si estende al mondo della borghesia, in tutte le sue espressioni. Infatti, proprio perché Marx si occupa di analizzare tutti gli aspetti della società viene considerato il padre della sociologia.

  2. Offre un interpretazione dell’uomo e del suo mondo. Infatti, nel discorso che Engels pronunciò al funerale dell’amico, diceva che neanche uno scienziato era ai livelli di Marx perché lui è prima di ogni cosa un rivoluzionario, infatti per tutta la sua vita Marx è rimasto fedele all’ideale dell’unione tra teoria e prassi (azione + sapere).

  3. Ma, la principale caratteristica che differenzia la filosofia di Marx da quella di altri filosofi come Hegel, consiste nel fatto che Marx si propone di mettere in atto l’incontro tra realtà e razionalità attraverso la prassi, costruendo una nuova società; mentre Hegel si l’aveva solo pensato. La filosofia di Marx risente dell’influenza di tre principali tendenze culturali:

    1. la filosofia classica tedesca, attingendo alcune idee da Hegel a Feuerbach

    2. l’economia classica da Smith a Ricardo, infatti Marx parte dall’approfondita conoscenza del sistema liberale, nonostante non lo sostenesse.

    3. Il pensiero socialista da Saint Simon a Owen


3. La critica al misticismo logico di Hegel:

Il rapporto tra Marx ed Hegel è stato spesso oggetto di discussione in quanto risulta molto complesso. Infatti, se da una parta alcuni filosofi sostengono che tra i due filosofi vi sia un rapporto di continuità, dall’altra altri filosofi sostengono che tra i due vi sia un rapporto di rottura. In ogni caso, qualunque sia la verità, è certo che Hegel in un modo o nell’altro (cioè o per continuità o per opposizione)abbia influenzato alcuni aspetti del pensiero di Marx.



La Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico è la prima opera che mostra l’atteggiamento di Marx nei confronti di Hegel. Tale componimento è sia filosofico, che politico, anche se solitamente all’interno di esso si distinguono due momenti distinti: il momento filosofico metodologico e il momento storico-politico.

  • il momento filosofico metodologico: attacca il metodo di Hegel, e quindi in generale il suo modo di filosofare. Infatti, ciò che Marx imputa ad Hegel è il fatto di considerare ogni realtà come una manifestazione necessaria dello Spirito. Ad esempio, Hegel non si sofferma a constatare semplicemente che in certi luoghi e tempi vige la monarchia, ma afferma anche che lo stato necessita di una sovranità, che si identifica appunto nella monarchia. E quindi egli ammette e giustifica la monarchia, come un qualche cosa di razionale e necessario. Questo atteggiamento assume il nome di misticismo logico, in quanto attraverso esso le varie istituzioni appaiono delle allegorie e personificazioni di una realtà, che sta nascostamente dietro di esse. In questo modo Hegel tende anche a giustificare le istituzioni esistenti, considerandole come realtà necessarie e razionali dello Spirito, proprio per questo si può dire che la sua filosofia assuma la forma di un giustificazionismo politico (in quanto tende a riconoscere le istituzioni e i governi esistenti), e speculativo (in quanto sostiene che tutto ciò che è reale è anche razionale e non può essere altrimenti).Questo misticismo secondo Marx deriva dal capovolgimento idealistico tra soggetto e predicato da una parte e concreto e astratto dall’altra (come aveva già sostenuto Feuerbach).

A questo misticismo logico di Hegel, Marx oppone il metodo trasformativo, che si concretizza nel capovolgimenti di ciò che l’idealismo aveva cambiato, ovvero nel riconoscere nuovamente ciò che è realmente soggetto e ciò che è realmente predicato. Marx comunque, non critica l’intera filosofia di Hegel in quanto gli riconosce numerosi meriti, tra cui quello di concepire la realtà come una totalità storico-processuale, composta da elementi che sono fortemente connessi e inseparabili gli uni dagli altri e dalle opposizioni.

    1. La critica della civiltà moderna :

La posizione politica di Marx e soprattutto la sua adesione al comunismo, deriva dalla sua concezione negativa verso la civiltà moderna e lo stato liberale, che tra l’altro costituisce uno dei principali punti chiave del marxismo.

  • Secondo Marx l’età moderna e quindi l’uomo moderno coincide con la cosiddetta fase di scissione, che deriva dalla frattura tra società e Stato. Infatti, ad esempio nella polis greca i cittadini vivevano in un un’armonia sociale, e si sentivano parte integrante della comunità. Non esistevano differenze tra la sfera pubblica e quella privata, come non esistevano differenze tra lo Stato e la società. Ma secondo Marx in questa armonia e collaborazione tra Stato e società vi è una contraddizione. Infatti, lo Stato si è sempre proposto come un organismo neutrale, garante dell’interesse e del benessere comune, ma questo secondo Max è una cosa falsa, o vera apparentemente. In quanto nella vita reale non è lo stato che aiuta i cittadini e tutela il loro benessere, ma se mai sono i cittadini che devono tutelarsi da soli, e devono “proteggersi”dallo stato che persegue i propri interessi e quelli delle classi più potenti. Per questo motivo, la stessa dichiarazione dell’uguaglianza formale propagandata dalla rivoluzione francese, ha perso il suo significato. E quindi sostanzialmente, secondo Marx la civiltà moderna rappresenta contemporaneamente, la società dell’egoismo e delle particolarità reali e della fratellanza e delle universalità illusorie.

  • Secondo Marx questa falsa universalità e neutralità dello stato deriva dal tipo di società che si è venuta a costituire nel mondo moderno. Infatti, rifacendosi alla descrizione della società borghese di Hegel, Marx sostiene che il cittadino si sia staccato dalla comunità; in tal senso, nella società civile non esiste più la solidarietà, ma ognuno cerca di imporsi perseguendo individualmente i propri interessi. E siccome al costituzione, che risale alla fase post rivoluzionaria dello Stato, rende legale il diritto di libertà individuale e di proprietà privata, secondo il filosofo lo stato è semplicemente una proiezione politica di una società contro-sociale.

In contrapposizione a questa società moderna ed egoista, Marx idealizza un nuovo tipo di società, che si identifica in un modello di democrazia sostanziale o totale, in cui esiste una collaborazione tra l’individuo e gli altri (la comunità). Però, mentre Hegel sosteneva che tale tipo di società si potesse ottenere solamente attraverso alcuni strumenti politici come la corporazione, lo stato e la burocrazia, Marx nega questi strumenti politici e sostiene che l’unico modo per realizzare questo tipo di società è quello di eliminare qualsiasi forma di disuguaglianza tra gli individui, iniziando dall’annullamento della proprietà privata; l’arma a cui il filosofo fa riferimento allo scopo di attuare questo progetto è il proletariato, il quale essendo l’unica classe priva di proprietà e che risente maggiormente dei privilegi di questa società borghese , è l’unica che può attuare la democrazia comunista.

    1. La critica dell’economia borghese e l’alienazione:

Marx applica la sua ideologia politica anche all’economia, esponendo la sua tesi nei cosiddetti Manoscritti economico-filosfici.

Il filosofo mostra un duplice atteggiamento nei confronti dell’economia borghese, infatti da una parte egli ritiene tale economia come l’espressione teorica della società capitalistica, mentre dall’altra parte le imputa il fatto di propagandare una falsa immagine del mondo borghese. Secondo Marx l’economia borghese compie questo errore in quanto anziché porsi nella prospettiva storico-processuale tende a considerare il sistema capitalistico, semplicemente come il metodo razionale, naturale e immutabile di produrre e distribuire ricchezze. Inoltre, questa economia è caratterizzata da una grande contraddizione, rappresentata dall’opposizione reale tra borghesia e proletariato.

Questa contraddizione assume il nome di alienazione, che è un concetto che deriva dalla filosofia antecedente a Marx. Infatti, ad esempio in Hegel l’alienazione assume una connotazione sia positiva che negativa, in quanto costituisce il movimento dello spirito, allo scopo di riappropriarsi di sé ma in modo arricchito. Mentre, secondo Feuerbach l’alienazione costituisce un qualche cosa di negativo, in quanto coincide con la situazione dell’uomo, che scindendosi proietta fuori di sé una potenza superiore (Dio) , alla quale egli si sottomette. Marx si rifà principalmente alla concezione di Marx, e costituisce un fatto realmente esistente, di natura socio-economica poiché coincide con la situazione del salariato all’interno del sistema capitalistico. L’alienazione del salariato viene descritta attraverso quattro aspetti strettamente collegati tra di loro:


  1. l’operaio è alienato rispetto al prodotto del suo lavoro, poiché egli in base alla sua forza lavoro, fabbrica un oggetto (il capitale) che non appartiene a lui e che lo domina.

  2. l’operaio è alienato rispetto al suo stesso lavoro, in quanto tale lavoro è forzato, e l’operaio è semplicemente uno strumento utilizzato da forze esterne (i capitalisti) allo scopo di arricchirsi.

  3. l’operaio è alienato rispetto alla sua stessa essenza (wesen). Infatti, rispetto all’animale il lavoro dell’uomo è libero, poiché egli produce in misura di ogni specie, mentre all’interno della società capitalista l’uomo è costretto ad un lavoro forzato e ripetitivo.

  4. l’operaio è alienato rispetto al prossimo, poiché il prossimo si identifica nel capitalista, che si serve di lui solamente per arricchirsi e lo espropria della sua umanità e del suo lavoro; e da ciò non può che nascere un rapporto conflittuale tra l’operaio e il capitalista.

La causa dell’alienazione sostanzialmente quindi, è la proprietà privata dei mezzi di produzione. E il fatto che il capitalista utilizzi l’operaio come semplice strumento costituisce una forma di sfruttamento.

La soluzione per annullare l’alienazione consiste nel superamento del regime della proprietà privata e l’instaurazione del regime comunista. Per questo motivo la storia costituisce il momento della perdita e della riconquista dell’uomo della propria essenza e in tal senso il comunismo rappresenta la soluzione alla storia.



  • Nella parte finale dei Manoscritti, Marx espone i meriti e i demeriti di Hegel:

I meriti di Hegel sono:

1) aver concepito l’uomo in una prospettiva storica e come il prodotto della sua stessa autogenerazione;

2) aver messo in evidenza l’importanza e il ruolo del lavoro nel processo di autodeterminazione

3) aver concepito questo processo in termini di alienazione e annullamento dell’alienazione;

4) aver capito che la liberazione nasce dall’oppressione, poiché l’uomo si può realizzare solamente se nega tutte quelle cose che ostacolano il proprio essere.

I demeriti di Hegel sono:

1) aver ridotto l’uomo ad autocoscienza o spirito, sostituendolo con la sua essenza astratta;

2) aver dato importanza soprattutto al lavoro spirituale e speculativo;

3) aver considerato l’alienazione e il suo annullamento come operazioni ideali, che non hanno alcuna valenza sul piano pratico;

4) concepire l’alienazione come l’oggettivazione del soggetto.


  1. Distacco da Feuerbach e interpretazione della religione in chiave sociale:

La filosofia di Marx oltre che prendere spunto da Hegel, si ispirò anche al pensiero di Feuerbach tant’è che nei Manoscritti Marx definisce F. come il superatore della vecchia filosofia. Il rapporto con tale filosofo risulta molto complesso, in quanto si evolve con il passare del tempo fino a concludersi,nel momento in cui Marx intraprende una strada tutta sua.

  • La principale cosa che Marx riconosce a F. consiste nella rivendicazione della naturalità e concretezza dell’individuo e nel criticare e rifiutare l’ideologia teologizzante di Hegel, che ha ridotto l’uomo in spirito. Ciò che F. ha dimenticato però è la storicità dell’uomo, dimenticandosi che l’uomo non è solo natura, ma è soprattutto società, poiché l’individuo è l’insieme dei rapporti sociali. Non esiste l’uomo in astratto, ma esiste l’uomo nato da una determinata società.

In sostanza Marx cerca di correggere Hegel con Feuerbach e quest’ultimo con Hegel, poiché in tal modo con uno difende la naturalità dell’uomo e con l’altro la socialità e la storicità dell’uomo.

  • Il secondo aspetto che lega e separa i due filosofi è rappresentato dalla concezione della religione; Marx condivide la concezione secondo cui non è Dio a creare l’uomo, ma è quest’ultimo a creare Dio in base ai propri bisogni, però secondo il filosofo F. non è riuscito ad individuare le cause del fenomeno religioso e tanto meno a superarle. In quanto F. si è dimenticato che chi ha creato la religione non è un essere astratto, ma è un individuo prodotto dalla società. In tal senso Marx ha elaborato una teoria nota come la religione come oppio dei popoli, che sostiene che la religione è il prodotto di un’umanità alienata e oppressa.

Siccome la religione nasce appunto dalla condizione umana e sociale dell’individuo (che è alienata), l’unico modo per distruggerla al contrario di ciò che sosteneva F. non è la critica filosofica ma la trasformazione rivoluzionaria della società. La religione è il prodotto malato di una società malata e l’unico modo per annientarla e distruggerla è quello di distruggere anche l’intera struttura sociale responsabile della sua creazione.

7. La concezione materialistica della storia

7.1 Dall’ideologia alla scienza:

L’Ideologia tedesca è un componimento scritto da Marx ed Engels, insieme ad Hess, ed è l’opera in cui si verifica il passaggio da un’antropologia speculativa al sapere reale della storia. Come i filosofi chiariscono nella sua prefazione, il componimento nacque dall’esigenza di evidenziare le differenze tra il pensiero dei due filosofi rispetto all’ideologia tedesca.

  • La novità principale del componimento è che riesce a cogliere il movimento reale della storia, al di là delle rappresentazioni ideologiche che hanno sempre nascosto la sua reale struttura. Infatti, nell’opera appare evidente la netta opposizione tra scienza positiva e reale e l’ideologia.

  • L’ideologia costituisce una falsa rappresentazione della realtà e quindi anche della società e dei rapporti che intercorrono tra gli individui. In tal senso l’obiettivo di Marx è quello di svelare una volta per tutte la verità sulla storia, attraverso il raggiungimento di un punto di vista obiettivo riguardo alla società, in modo tale che gli uomini vengano descritti non per come appaiono, ma per come sono realmente. Per fare ciò però è necessario prima distruggere la vecchia ideologia tedesca e introdurre una nuova scienza.

  • L’umanità concepita per la prima volta in termini scientifici e non più ideologici, costituisce una specie evoluta di individui che lottano per la sopravvivenza. In base a ciò la storia non è più un processo spirituale, ma un processo materiale alla cui base sta il lavoro. Infatti, proprio in virtù di questo Marx sostiene che è vero che ciò che distingue l’uomo dall’animale è la ragione, ma è anche vero che l’uomo inizia a distinguersi dall’animale prima di tutto quando inizia a produrre i propri mezzi di sussistenza.


7.2 Struttura e sovrastruttura:

Secondo Marx, la concezione materialistica della storia si fonda su due principi fondamentali:



  1. Le forze produttive: sono tutti gli elementi necessari al processo di produzione (la forza lavoro, i mezzi di produzione e le conoscenze necessarie alla produzione).

  2. I rapporti di produzione: sono quelle regole sociali e giuridiche che regolano il rapporto tra gli uomini durante il processo produttivo e di ripartizione.

L’insieme di questi due concetti costituisce la struttura economica della società, la quale costituisce a sua volta il piedistallo su cui si eleva una sovrastruttura giuridico-politico-cultrale.

Per cui, con il termine sovrastruttura intendiamo tutti gli altri aspetti della vita sociale (la religione, la cultura, l’arte, la politica ecc..) che sono determinati dalla struttura economica.



Il materialismo storico: con il termine “materialismo” Marx non si rifà alla tesi metafisica, ma al fatto che le vere forze motrici della storia non sono lo Stato, le religioni, le filosofie o le forze politiche (natura spirituale), ma la società e l’economia (natura materiale).

L'uomo e la storia hanno un carattere dinamico e non statico come pensava Hegel, cioè la storia e l'uomo in essa, mutano continuamente ed ecco che il materialismo storico di Marx si contrappone, quindi, all’idealismo storico.

Per quanto riguarda la critica marxista, ci sono giunte diverse interpretazioni circa il rapporto tra struttura-sovrastruttura e risulta importante sapere che:


  • Interpretazione deterministica: la struttura determina in tutto e per tutto la sovrastruttura che è priva di qualsiasi autonomia, pertanto tutta la storia sociale si riduce all'economia;

  • determinismo debole: pur essendo la struttura a svolgere un ruolo di determinazione causale ne confronti della sovrastruttura (religione, politica, cultura, ecc. ecc.) non si tratterebbe di un rapporto così rigido e passivo, in quanto avverrebbe in molteplici modi e forme e anche in tempi non immediati, quindi la sovrastruttura possiede una sua autonomia pur essendo cmq determinata dalla sovrastruttura;

  • metodo storiografico: in realtà la sovrastruttura è, almeno in parte, autonoma rispetto alla struttura; solo che è opportuno considerarla come risultante dall'azione causale della struttura per poter così fornire una spiegazione dei fenomeni storici che sono molto complessi e chiamano in causa molteplici variabili (psicologiche, economiche, culturali, artistiche, demografiche, ecc. ecc.). Dato che la variabile economica è la più importante, si può facilmente spiegare lo sviluppo della storia riconducendo le altre a questa, si tratterebbe quindi di una scelta di metodo che non comporta necessariamente una totale subordinazione della sovrastruttura alla struttura.

7.3 La dialettica della storia:

La dinamica della società viene interpretata attraverso le forze produttive e i rapporti di produzione; Marx individuò una legge della dinamica evolutiva di una società (la dialettica) data dalla corrispondenza o opposizione tra i due elementi:



  • Quando ad un determinato grado di sviluppo delle forze produttive corrispondono determinati rapporti di produzione si ha una situazione di stabilità sociale;

  • Quando le forze produttive si sviluppano più rapidamente rispetto ai rapporti di produzione si giunge ad una trasformazione rivoluzionaria sociale (contraddizione dialettica).

La contraddizione si sviluppa sottoforma di scontro tra la classe in ascesa (nuova forza produttiva) e la classe dominante (vecchi rapporti di produzione). Alla fine trionfa quasi sempre la classe delle nuove forze produttive ed impone la sua visione del mondo (le idee della classe dominante sono le idee dominanti nella società).

Riguardo questo scontro Marx ci presenta l’esempio della rivoluzione francese in cui borghesia (nuove forze produttive) e aristocrazia (vecchi rapporti di proprietà) si trovarono a dover lottare per imporre la propria visione del mondo. La vincitrice fu la borghesia.



Nel capitalismo moderno la fabbrica, pur essendo proprietà di un capitalista o di un gruppo di azionisti, produce, grazie al lavoro comune di operai, tecnici, impiegati, dirigenti e via dicendo, ma se sociale è la produzione della ricchezza, sociale dovrebbe essere anche la distribuzione della stessa: il che significa che il capitalismo porta in sé la base del socialismo.
Detto ciò, possiamo passare a definire quali furono per Marx le 5 principali epoche della formazione economica sociale: comunità primitiva, società asiatica, antica, feudale e borghese. Queste epoche non sono delle tappe necessarie. Il carattere progressivo della storia è uno sviluppo che a partire dalla comunità comunista primitiva conduce all’affermazione della società socialista attraverso una serie di fasi intermedie (proprietà privata e divisione in classi sociali).

Il carattere dialettico della teoria marxiana e il suo legame con Hegel è evidente. Per entrambi la storia è una totalità processuale necessaria dominata dalla forza della contraddizione e che mette capo ad un risultato finale inevitabile.

Per Marx la dialettica non è spirituale come per Hegel bensì materiale, ovvero economico-sociale, e consiste nell’inevitabilità del passaggio dalla società capitalista a quella comunista.

8. La sintesi del Manifesto

8.1 Borghesia, proletariato e lotta di classe:

Nel manifesto del partito Comunista, Marx espone sinteticamente il suo pensiero riguardo la storia. I punti salienti di questo manifesto sono essenzialmente tre:



  1. La funzione storia della borghesia;

  2. La storia intesa come “lotta di classe” e il rapporto tra comunisti e proletari;

  3. La critica dei socialismi non-scientifici.

Per quanto riguarda il primo punto possiamo effettuare un elenco dei meriti e dei limiti che Marx attribuisce alla borghesia:

  • Meriti: ha unificato il genere umano costruendo un mercato mondiale e ponendo le basi al cosmopolitismo; ha portato l’innovazione tecnologica, la ricchezza di produzione e distrutto le antiche civiltà contadine.

  • Limiti: la realtà economico sociale creata dalla borghesia è di tipo dinamico, nel senso che può esistere solo attraverso una continua rivoluzione (F.P. vs R.P.) e inoltre ha creato dei rapporti sociali di produzione contradditori rispetto alla distribuzione privatistica della produzione.

Per quanto riguarda il secondo punto possiamo dire che la lotta di classe è la chiave di ogni sviluppo storico: in ogni sistema produttivo si sviluppano progressivamente nuove forze di produzione che si mettono in conflitto con la classe dominante. Al culmine della lotta ci sarà la rivoluzione sociale che modificherà il vecchio sistema produttivo.

Se ne deduce che la storia altro non è che una “successione rivoluzionaria di modi di produzione”.



Distinzione classe “in sé” e “per sé”: con questi due termini Marx intende dire che vi sono due

tipi differenti di classe sociale; una è quella “in sé”, intesa come insieme di uomini accomunati dalla stessa situazione economico-sociale, l’altra è quella “per sé”, intesa come unità che lotta coscientemente e solidariamente per gli stessi obbiettivi. Marx ci dice quindi che una classe si trasforma in soggetto rivoluzionario quando è cosciente di essere una classe e aderisce al partito Comunista.




9. Il Capitale: analisi critica del capitalismo

Premessa: Il capitale consiste nell’analisi scientifica dei processi strutturali propri dell’economia borghese e all’interno della società capitalistica tutto è concepito come merce e tutto viene disumanizzato.

La merce e il suo valore: la merce è un prodotto che possiede un suo valore. Secondo Marx, il valore della merce può essere di due tipi:

  • Valore d’uso: che consiste nella capacità della merce di soddisfare un determinato bisogno e corrisponde alla qualità della merce prodotta.

  • Valore di scambio: è definito dalla quantità di tempo socialmente necessaria per poter produrre una determinata merce. Esso quantifica le qualità della merce.

Il prezzo e il valore di una merce non possono essere identificabili in quanto dipendono da variabili contingenti, come la legge della domanda e dell’offerta.

L’obbiettivo principale della società capitalistica non è quello di produrre merce finalizzandola al consumo, bensì di accumulare il capitale. Il capitale che viene investito nella forza lavoro (quindi nel salario degli operai) si chiama capitale variabile, mentre il capitale investito nei macchinari e materie prima prende il nome di capitale costante.

Marx delinea due tipi di formule atte a descrivere la logica del profitto:


  • M-D-M merce, denaro, merce: è la formula su cui si è fondata l’economia tradizionale (pre-borghese) in cui il denaro era utilizzato come mezzo di scambio tra le merci;

  • D-M-D+ con questa formula Marx intende descrivere il capitalismo avanzato (borghese), secondo cui il denaro (D) viene utilizzato per comprare della merce (M) che verrà poi venduta in modo da ottenere più denaro (D+ o plusvalore). Per cui la merce funge da mezzo per incrementare il denaro.

Da dove proviene il plusvalore?

Il plusvalore ha origine dalla forza lavoro, la quale viene comprata, o pagata se preferiamo (con il salario), dal capitalista in base allo stretto necessario per garantire la sopravvivenza dell’operaio e della sua famiglia. Ciò che differenzia la forza lavoro dalla merce normale è il fatto che la prima produce un valore superiore di quello che le viene dato con il salario. Se infatti il capitalista desse al salariato l’intero prodotto del suo lavoro, non ne avrebbe per sé alcun profitto. Da ciò si origina il plusvalore, che è quella parte del valore prodotto dal lavoro salariato (pluslavoro) di cui il capitalista si appropria.

Il saggio del plusvalore: Poiché il plusvalore nasce solo in relazione ai salari, ossia al capitale variabile, il saggio del plusvalore, ossia quant’è la percentuale del plusvalore, è dato dal rapporto tra il plusvalore e il capitale variabile.

Il saggio del profitto: il capitalista investe non solo in salari ma anche in macchinari (il capitale costante), per cui il saggio del profitto, cioè quanto intasca il capitalista, deriva dal rapporto tra il plusvalore e il capitale variabile più quello costante. Di conseguenza il saggio di profitto sarà sempre minore rispetto al saggio del plusvalore. 

Le contraddizioni del capitalismo:

E’ interessante notare quali ipotesi prese in considerazione il sistema capitalistico per raggiungere il suo obbiettivo principale:



  • Una di queste fu quella relativa all’allungamento della giornata lavorativa dell’operaio, lasciando il salario invariato. L’aspetto negativo di questa ipotesi è che un operaio non può essere produttivo dopo un certo tot di ore.

  • Per cui si passò ad un’altra ipotesi. Così l’imprenditore doveva fare in modo che le ore necessarie al lavoratore per guadagnare il suo salario venissero ridotte. Ad esempio, nelle 8 ore lavorative l’operaio deve essere messo nelle condizioni di poterne impiegare 6 per la produzione e 2 per produrre il plus valore. Ovviamente il lavoro doveva essere più produttivo, così si passò ad un’industria meccanizzata, che riduceva il tempo del lavoro e aumentava la quantità di merce prodotta.

I problemi: Proprio l’aumento di produttività genera il fenomeno delle crisi cicliche di sovrapproduzione. Essa porta anche alla distruzione dei beni, in quanto il mercato non riesce ad assorbire la merce prodotta, e alla disoccupazione, in quanto le macchine prendono spesso il lavoro dell’uomo. Altro ulteriore problema generato dalla corsa al rinnovamento tecnologico è la caduta tendenziale del saggio di profitto. Con tale termine Marx intende quella legge per cui aumentando smisuratamente il capitale costante (macchine e materie prime) diminuisce il saggio di profitto cioè il guadagno del capitalista. La legge equivale ad un andamento decrescente dell’economia sociale ed essa corrisponde al "tallone d’Achille" del sistema capitalistico.
10. La rivoluzione proletaria

Marx sostiene che per mezzo della rivoluzione proletaria, mossa dalle contraddizioni del capitalismo, si possa porre fine allo sfruttamento di classe, promuovendo la socializzazione dei mezzi di produzione. Il filosofo identifica due fasi della realizzazione della società comunista:



  1. La prima è quella della rivoluzione. I proletari si ribellano impadronendosi delle istituzioni statali e del potere economico.

  • Fase transitoria: è caratterizzata da un periodo denominato “dittatura del proletariato”.

  1. La seconda è quella del comunismo. Bisognava sopprimere lo stato e la proprietà privata.

All’uomo della civiltà proletaria Marx contrappone un uomo nuovo, considerato come un essere “onnilaterale” e “totale” che esercita in modo creativo le sue potenzialità







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