Massimario di giurisprudenza in materia di responsabilita’ disciplinare e misure cautelari



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MASSIMARIO DI GIURISPRUDENZA IN MATERIA DI RESPONSABILITA’ DISCIPLINARE E MISURE CAUTELARI

INDICE ANALITICO



INDICE PER ORGANI GIUDIZIARI

CORTE COSTITUZIONALE

  • n. 145 del 03/05/2002

  • n. 145 del 03/05/2002

  • n. 394 del 25/07/2002

  • n. 186 del 24/06/2004


CASSAZIONE

  • Cass. civ. Sez. un., 05/02/1988, n. 1208

  • Cass. civ. Sez. lav., 07/05/1992, n. 5393

  • Cass. civ. Sez. lav., 10/07/1993, n. 7584

  • Cass. civ., 18/02/1995, n. 1747

  • Cass. civ. Sez. lav., 03/05/1997, n. 3845

  • Cass. civ. Sez. lav., 05/11/1997, n. 10855

  • Cass. civ. Sez. lav., 11/02/1998, n. 1431

  • Cass. civ. Sez. Lav. 03/05/2001, n. 6236

  • Cass. civ. Sez. lav., 26/05/2001, n. 7185

  • Cass. civ. Sez. Lav. 04/07/2001, n. 9037

  • Cass. civ. Sez. lav., 11/07/2001, n. 9410

  • Cass. civ. Sez. lav. 14/07/2001, n. 9590

  • Cass. civ. 02/02/2002, n. 1365

  • Cass. civ. 02/02/2002, n. 1365

  • Cass. civ. 11/05/2002, n. 6790

  • Cass. civ. Sez. Lav., 24/07/2002, n. 10859

  • Cass. civ. Sez. Lav., 26/07/2002, n. 11108

  • Cass. civ.,27/09/2002, n. 14041

  • Cass. civ. 28/09/2002, n. 14074

  • Cass. civ., 23/12/2002, n. 18294

  • Cass. civ., 20/01/2003, n. 772

  • Cass. civ. Sez. lav., 16/05/2003, n. 7704

  • Cass. civ. Sez. lav., 16/05/2003, n. 7704

  • Cass. civ. Sez. lav., 29/03/2005, n. 6601

  • Cass. pen. Sez. un., 10/05/2006, n. 15983

  • Cass. civ. Sez. lav. 10/08/2006, n. 18150

  • Cass. civ. Sez. lav. 2008, n. 7600

  • Cass. civ. Sez. lav. 21/03/2008, n. 7650

  • Cass. civ. Sez. lav. 21/05/2008, n. 12958

  • Cass. civ. Sez. lav. 13/2006, n. 526

  • Cass. civ. Sez. lav. 27/01/2009, n. 1890

  • Cass. civ. Sez. lav. 15/12/2005, n. 27679

  • Cass. civ. Sez. lav. 19/12/2008 n. 29825

  • Cass. civ. Sez. lav. 19/12/2006 n. 27104

  • Cass. civ. Sez. lav. 09/03/2009 n. 5637

  • Cass. civ. Sez. lav. 22/09/2009 n. 20404

  • Cass. civ. Sez. lav. 18/03/2009 n. 6569

  • Cass. civ. Sez. lav. 05/11/2007 n. 23071

  • Cass. civ. Sez. lav. 20/03/2007 n. 6621

  • Cass. civ. Sez. lav. 08/06/2009 n. 13167

  • Cass. civ. Sez. lav. 02/02/2009 n. 2579


CONSIGLIO DI STATO – CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA DELLA REGIONE SICILIANA

  • Cons. Stato, Sez. VI, 20/06/2001, n. 3288

  • Cons. Stato, Sez. IV, 30/10/2001, n. 5868

  • Cons. Stato, Sez. V, 21/10/2003, n. 6514

  • Cons. Stato, Sez. V, 30/10/2003, n. 6746

  • Cons. Stato Sez. V, 07/11/2003, n. 7104

  • Cons. Stato Sez. IV, 10/12/2003, n. 8118

  • Cons. Stato Sez. IV 17/12/2003, n. 8296

  • Cons. Stato Sez. IV, 30/12/2003, n. 9228

  • Cons. Stato, Ad. Plen., 14/01/2004, n. 1

  • Cons. Stato Sez. VI, 14/06/2004, n. 3862

  • Cons. Stato, Sez. IV, 15/06/2004, n. 3928

  • Cons. Stato, Sez. IV, 15/06/2004, n. 3928

  • Cons. Stato, Sez. III, 22/06/2004, n. 4779/02

  • Cons. Stato Sez. VI, 28/06/2004, n. 4574

  • Cons. Stato, Sez. IV, 1/10/2004, n. 6404

  • Cons. Stato, Sez. IV, 1/10/2004, n. 6404

  • Cons. Stato Sez. IV, 05/08/2005, n. 4169

  • Cons. Stato Sez. IV, 17/02/2006, n. 675

  • Cons. Stato Sez. IV, 26/05/2006, n. 3161

  • Cons. Stato Sez. VI, 03/07/2006, n. 4244

  • Cons. Stato Sez. VI, 03/07/2006, n. 4244

  • Cons. Stato, Sez. VI, 16/10/2006, n. 6126

  • Cons. Stato, Sez. VI, 12/02/2007, n. 536

  • Cons. Stato, Sez. VI, 18/04/2007, n. 1763

  • Cons. Stato, Sez. VI, 24/04/2009, n. 2536

  • Cons. Stato, Sez. VI, 10/09/2007, n. 4728

  • Cons. Stato, Sez. VI, 18/06/2009, n. 3995

  • Cons. Stato, Sez. VI, 06/04/2009, n. 2112

  • Cons. Stato, Sez. VI, 03/02/2009, n. 575

  • Cons. Stato, Sez. VI, 23/07/2008, n. 3116

  • C.G.A. Reg. Sic., 04/04/2005, n. 189

  • C.G.A. Reg. Sic., 22/03/2006, n.102

  • C.G.A. Reg. Sic., 08/05/2006, n.185


T.A.R.

  • T.A.R. Lazio Roma Sez. I bis, 02/04/2004, n. 3097

  • T.A.R. Lazio Roma Sez. II bis, 02/03/2005, n. 1600

  • T.A.R. Lazio Roma Sez. II bis, 02/03/2005, n. 1600

  • T.A.R. Sicilia Palermo Sez. I, 14/03/2005, n. 366

  • T.A.R. Sicilia Palermo Sez. I, 09/03/2006, n. 563

  • T.A.R. Marche Ancona Sez. I, 03/04/2006, n. 115

  • T.A.R. Marche Ancona Sez. I, 03/04/2006, n. 115

  • T.A.R. Lazio Roma Sez. III, 17/05/2006, n. 3530

  • T.A.R. Veneto Venezia Sez. I, 10/10/2006, n. 3319

  • T.A.R. Veneto Venezia Sez. III, 09/01/2007, n. 7


GIUDICE DI MERITO

  • Trib. Oristano, 26/03/2002

  • Trib. Bari Sez. I, 12/06/2006

  • Trib. Bari Sez. I, 12/06/2006

  • Trib. Bari Sez. Lav., 27/10/2008

  • Trib. Bari Sez. Lav., 27/10/2008



  • IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

CASSAZIONE


PUBBLICITA’ CODICE DISCIPLINARE

Cass. civ. Sez. Un., 05/02/1988, n. 1208.

Il codice disciplinare è atto unilaterale recettizio con funzione normativa il quale, ai sensi dell’art. 1334 c.c., produce effetto dal momento in cui perviene a conoscenza della persona cui è destinato. Ai sensi dell’art. 7, 1° comma della l. 20 maggio 1970 n. 300, per la efficacia delle norme disciplinari (c.d. codice disciplinare), in quanto dirette ai lavoratori come componenti di una collettività indeterminata e variabile, è essenziale la loro esteriorizzazione e comunicazione mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Non possono essere ritenuti equipollenti mezzi di comunicazione del codice disciplinare diversi dall’affissione, i quali abbiano come destinatari i lavoratori individualmente considerati.
Cass. civ. Sez. lav., 03/05/1997, n. 3845.

La pubblicazione del codice disciplinare mediante l’affissione continua nei locali dell’azienda ne costituisce un indispensabile requisito di validità e la sua affissione durata per un certo tempo non esclude l’inosservanza, da parte dell’imprenditore, dell’onere di pubblicità del codice stesso. Infatti, ai fini della legale conoscenza del codice da parte dei dipendenti, è necessario che l’affissione sia in atto al momento della commissione e della contestazione della sanzione disciplinare, non essendo sufficiente, a tal fine, né una precedente e temporanea forma di affissione né la consegna di copia ai dipendenti.



CONTESTAZIONE DELL’ADDEBITO – INOLTRO A MEZZO RACCOMANDATA A/R – PRESUNZIONE DI CONOSCENZA

Cass. civ. Sez. lav., 07/05/1992, n. 5393.

La contestazione dell’addebito, trattandosi di atto unilaterale recettizio, si presume conosciuta, ai sensi dell’art. 1335 c.c., nel momento in cui giunge all’indirizzo del lavoratore, a meno che questi non dimostri di essere stato nell’impossibilità di acquisire in concreto detta conoscenza, a causa di un evento estraneo alla sua volontà
CONTESTAZIONE DELL’ADDEBITO – INVIO ALL’INDIRIZZO ABITUALE DEL LAVORATORE – OBBLIGO DI PREVENTIVA CONTESTAZIONE SODDISFATTO

Cass. civ. Sez. lav., 10/08/2006, n. 18150.

Richiamando I doveri di correttezza e di diligenza, sanciti dagli art. 1175 e 1176 c.c. e gravanti su entrambe le parti del contratto obbligatorio sinallagmatico, l’obbligo di preventiva contestazione, imposto dall’art. 7, comma 2, della legge n. 300 del 1970 al datore di lavoro intenzionato ad adottare un provvedimento disciplinare contro il lavoratore, deve ritenersi soddisfatto attraverso l’invio della contestazione all’indirizzo abituale del destinatario conosciuto dal datore di lavoro, senza che il lavoratore possa contrapporre spostamenti reiterati e di breve durata.
PROCEDIMENTO DISCIPLINARE – OBBLIGO DI MOTIVAZIONE DELL’ATTO DISCIPLINARE EX LEGGE N. 241 DEL 1990 – NON APPLICABILITA’

Cass. civ. Sez. lav., 16/05/2003, n. 7704.

Le norme della legge n. 241 del 1990 sui procedimenti amministrativi sono dirette a regolare in via generale procedimenti finalizzati all’emanazione da parte della P.A. di provvedimenti autoritativi, destinati ad incidere sulle situazioni soggettive dei destinatari, caratterizzati dalla posizione di preminenza dell’organo che li adotta; tali norme, pertanto, non possono trovare applicazione negli atti adottati dalla P.A. come datore di lavoro, nell’ambito del rapporto di pubblico impiego privatizzato, i quali, ancorché espressione del potere di supremazia gerarchica, sono pur sempre atti paritetici, privi dell’efficacia autoritativa propria del provvedimento amministrativo. Di conseguenza per l’atto disciplinare di destituzione dall’impiego non vige l’obbligo di motivazione stabilito dalla l. n. 241/90, essendo sufficiente che vi sia il richiamo all’illecito disciplinare che ha cagionato l’irrimediabile lesione del rapporto fiduciario (nella fattispecie la sentenza penale di condanna per delitto commesso in servizio).
LICENZIAMENTO DEL LAVORATORE IN COSTANZA DI MALATTIA – TEMPORANEA INEFFICACIA

Cass. civ. Sez. Lav., 04/07/2001, n. 9037.

La comminazione del licenziamento al lavoratore in malattia non determina la nullità dell’atto espulsivo per inosservanza del divieto di licenziamento del lavoratore in malattia, fino a quando non sia decorso il periodo di comporto (art. 2110, 2° comma, c.c.), ma comporta, in applicazione del principio della conservazione degli atti giuridici (art. 1367 c.c.), la temporanea inefficacia del recesso stesso fino alla scadenza della situazione ostativa.
DIPENDENTE ASSENTE PER MALATTIA – CONTROLLI SULLO SVOLGIMENTO DI ALTRA ATTIVITA’ LAVORATIVA – LEGITTIMITA’

Cass. civ. Sez. Lav., 03/05/2001, n. 6236.

E’ facoltà del datore di lavoro procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l’insussistenza della malattia o la non idoneità di quest’ultima a determinare uno stato di incapacità lavorativa, e quindi a giustificare l’assenza, e, in particolare, ad accertamenti circa lo svolgimento da parte del lavoratore di un’altra attività lavorativa, peraltro valutabile anche quale illecito disciplinare sotto il profilo dell’eventuale violazione del dovere del lavoratore di non pregiudicare la guarigione o la sua tempestività.

IMMEDIATEZZA DELLA CONTESTAZIONE DISCIPLINARE – CRITERI DI VALUTAZIONE

Cass. civ. 11/05/2002, n. 6790.

L’immediatezza della contestazione dell’addebito rispetto al momento della commissione, o

della conoscenza, del fatto contestato, che mira ad assicurare al lavoratore un ’ adeguata

possibilità di difesa, va valutata in senso relativo, tenendo conto delle ragioni oggettive che possono far ritardare il momento della percezione o del definitivo accertamento dei fatti contestati, senza che per ciò solo sia dato ravvisare un’acquiescenza, almeno iniziale, del datore di lavoro rispetto alla mancanza del dipendente; l’accertamento al riguardo compiuto dal giudice di merito è insindacabile in cassazione se congruamente motivato.
LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA – IMMEDIATEZZA DELLA COMUNICAZIONE DEL PROVVEDIMENTO ESPULSIVO – RELATIVITA’

Cass. civ., 28/09/2002, n. 14074.

Nel licenziamento per giusta causa l’immediatezza della comunicazione del provvedimento espulsivo rispetto al momento dell’infrazione o a quello della contestazione, che si configura come elemento costitutivo del diritto al recesso del datore di lavoro, deve essere intesa in senso relativo, in considerazione dei tempi maggiori richiesti per l’accertamento e la valutazione dei fatti ovvero della complessità della struttura organizzativa dell’impresa che può far ritardare il provvedimento di licenziamento; resta riservato al giudice del merito la valutazione delle circostanze di fatto che in concreto giustificano o no il ritardo.

LICENZIAMENTO DISCIPLINARE – AFFISSIONE DEL CODICE DISCIPLINARE – NECESSITA’ – CONDIZIONI E LIMITI

Cass. civ. Sez. Lav., 26/07/2002,n. 11108.

La pubblicità del codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti i lavoratori è richiesta soltanto ai fini del licenziamento intimato per specifiche ipotesi di giusta causa o giustificato motivo espressamente previste dalla normativa collettiva e non anche quando il recesso sia fondato sa ragioni giustificative previste unicamente e direttamente dalla legge; spetta al giudice del merito accertare in fatto se il licenziamento sia stato intimato sulla base delle suddette ipotesi specifiche o sia conseguenza di una previsione eventualmente contenuta nel codice disciplinare.
Preventiva contestazione della recidiva a pena di nullità della sanzione disciplinare

Cass. civ., 23/12/2002, n. 18294.

La preventiva contestazione dell’addebito deve riguardare, a pena di nullità della sanzione o del licenziamento disciplinare, anche la recidiva, ove questa rappresenti elemento costitutivo della mancanza addebitata.
INDAGINI PRELIMINARI – CONVOCAZIONE DEL LAVORATORE – VIOLAZIONE DELL’OBBLIGO DI PREVENTIVA CONTESTAZIONE DELL’ADDEBITO – INSUSSISTENZA

Cass. civ., 20/01/2003, n. 772.

Qualora in sede di indagini preliminari dirette ad accertare la commissione di un illecito disciplinare venga convocato e ascoltato il lavoratore che spontaneamente confessa, non si verifica alcuna violazione dell’art. 7 e della legge n. 300 del 1970 in ordine alla preventiva contestazione dell’addebito, in quanto tale circostanza non vale ad integrare l’inizio del procedimento disciplinare a carico dello stesso lavoratore, che avverrà con il suddetto atto di contestazione, il quale atto può solo seguire e non precedere gli accertamenti preliminari.
EFFETTI NEGATIVI PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE DECORSI DUE ANNI – SI PUO’ IMPUGNARE

Cass. Civ. Sez. Lavoro, 21/05/2008, n. 12958

In tema di sanzioni disciplinari l’art. 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300, secondo il quale non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione, esclude che si possa tener conto della recidiva quando questa sia elemento direttamente rilevante ai fini della sanzione da applicare successivamente, ma non ne impedisce la considerazione ai fini della valutazione, sotto il profilo soggettivo, del fatto addebitato, sicchè sussiste l’interesse ad impugnare un provvedimento disciplinare, pur lontano nel tempo e mai applicato, produttivo di effetti negativi per il lavoratore.


LICENZIAMENTO DISCIPLINARE – SENTENZA CASSATA PER VIZI DI MOTIVAZIONE – NUOVA VALUTAZIONE COMPLESSIVA DEI FATTI DEL GIUDICE DEL RINVIO
Cass. Civ. Sez. Lavoro, 13/01/2006, n. 526

Nell’ipotesi di cassazione della sentenza in tema di licenziamento disciplinare per vizi di motivazione relativi alla valutazione complessiva della proporzionalità tra il licenziamento e la condotta del lavoratore, il giudice del rinvio ha il potere di procedere ad una nuova valutazione complessiva dei fatti già acquisiti per desumerne non solo la loro illiceità in senso oggettivo e generale, non più in discussione, ma anche la intensità dell’elemento psicologico del lavoratore nella sequenza dei singoli comportamenti, onde verificare l’idoneità di questi ultimi e ledere la fiducia riposta nel dipendente dal datore di lavoro in modo così grave da esigere l’applicazione di una sanzione non minore di quella massima.



LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA o GIUSTIFICATO MOTIVO SOGGETTIVO – VALUTAZIONE COMPLESSIVA DELLE FATTISPECIE PREVISTE DALLE CLAUSOLE CONTRATTUALI

Cass. Civ. Sez. lavoro, 27/01/2009 n. 1890

In tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, quando vengano contestati al dipendente diversi episodi rilevanti sul piano disciplinare, il giudice di merito non deve esaminarli atomisticamente, riducendoli alle singole fattispecie previste da clausole contrattuali, ma deve valutare complessivamente la loro incidenza sul rapporto di lavoro.


IMMEDIATEZZA E TEMPESTIVITà CONTESTAZIONE E IRROGAZIONE SANZIONE DISCIPLINARE – RELATIVITA’

Cass. civ., sez. lav., 15.12.2005, n. 27679

In relazione ai principi di immediatezza della contestazione disciplinare e di tempestività della successiva irrogazione della sanzione, entrambi da intendersi in senso relativo, va esente da vizi la sentenza che abbia escluso nel caso concreto che l’intervallo di tempo trascorso tra il verificarsi del fatto ascritto al dipendente e la relativa contestazione attestasse la mancanza di interesse del datore di lavoro all’esercizio della facoltà di recesso in una fattispecie in cui questi, avendo emesso un ordine di trasferimento del dipendente a fronte del quale il dipendente aveva rifiutato l’adempimento ed istaurato un procedimento cautelare inteso ad accertare l’illegittimità del trasferimento, abbia preferito attendere l’esito del ricorso per poi, dopo aver verificato, attraverso la cognizione sommaria del procedimento ex art. 700 cod. proc. civ. esauritosi in suo favore, la legittimità del trasferimento rifiutato dal dipendente, immediatamente (il giorno dopo) contestare

l’ infrazione costituente giusta causa del licenziamento e, quindi, provvedere all’irrogazione della sanzione espulsiva.
PRINCIPIO DI NON COLPEVOLEZZA FINO ALLA CONDANNA DEFINITIVA – NON Può APPLICARSI IN VIA ANALOGICA O ESTENSIVA ALL’ESERCIZIO DDELLA FACOLTA’ DI RECESSO PER GIUSTA CAUSA

Cass. Civ., Sez. lavoro, 19.12.2008 n. 29825

Il principio di non colpevolezza fino alla condanna definitiva sancito dall’art. 27, secondo comma, Costituzione concerne le garanzie relative all’attuazione della pretesa punitiva dello Stato, e non può quindi applicarsi, in via analogica o estensiva, all’esercizio da parte del datore di lavoro della facoltà di recesso per giusta causa in ordine ad un comportamento del lavoratore che possa altresì integrare gli estremi del reato, se i fatti commessi siano di tale gravità da determinare una situazione di improseguibilità, anche provvisoria, del rapporto, senza necessità di attendere la sentenza definitiva di condanna, non essendo a ciò di ostacolo neppure la circostanza che il contratto collettivo di lavoro preveda la più grave sanzione disciplinare solo qualora intervenga una sentenza definitiva di condanna; ne consegue che il giudice davanti al quale sia impugnato un licenziamento disciplinare intimato per giusta causa a seguito del rinvio a giudizio del lavoratore con l’imputazione di gravi reati potenzialmente incidenti sul rapporto di fiduciario – ancorchè non commessi nello svolgimento del rapporto – deve accertare l’effettiva sussistenza dei fatti riconducibili alla contestazione, idonei ad evidenziare, per i loro profili soggettivi ed oggettivi, l’adeguato fondamento di una sanzione disciplinare espulsiva.



LICENZIAMENTO DISCIPLINARE – VALUTAZIONE RECIDIVA

Cass. Civ., Sez. lavoro, 19.12.2006 n. 27104

In materia disciplinare, soltanto la rilevanza autonoma, attribuita dalle fonti di regolazione del rapporto di lavoro alla recidiva, presuppone l’irrogazione di una sanzione disciplinare ed incontra il limite del biennio, mentre la valutazione della gravità dell’inadempimento (per giusta causa o, comunque, “notevole”, ai sensi degli artt. 1 e 3 della legge n. 604 del 1966) si estende a tutti i fatti contestati al dipendente con l’avvio della procedura di licenziamento disciplinare, anche concernenti comportamenti tenuti in precedenza e per i quali il datore di lavoro non abbia ritenuto nella sua autonomia, di irrogare sanzioni disciplinari, salva l’operatività del limite costituito dal principio di tempestività e senza che tale determinazione datoriale possa ritenersi idonea ad arrecare pregiudizio al diritto del lavoratore alla difesa, atteso che l’incidenza disciplinare dei fatti contestati nel procedimento abbandonato deve essere autonomamente apprezzata nel giudizio sulla giustificatezza del licenziamento.



CONTESTAZIONE DELL’ADDEBITO – TERMINE PERENTORIO SOLTANTO IN RIFERIMENTO ALLE VICENDE SUCCESSIVE ALLA ENTRATA IN VIGORE DEL C.C.N.L. CON IL QUALE LA RELATIVA NORMA è STATA PATTUITA

Cass. Civ., sez. lavoro, 09.03.2009 N. 5637

In tema di sanzioni disciplinari nei rapporti di lavoro pubblico privatizzato, il termine di venti giorni per la contestazione dell’addebito, previsto dall’art. 24, comma 2, del contratto collettivo del comparto Ministeri del 16 maggio 1995, non è perentorio, sicchè la sua inosservanza non comporta un vizio della sanzione finale, atteso che in un assetto disciplinare contrattualizzato gli effetti decadenziali non possono verificarsi in mancanza di una loro espressa previsione normativa o contrattuale, mentre la natura contrattuale dei termini induce a valutarne l’osservanza nella prospettiva del corretto adempimento di obblighi contrattuali, la cui mancanza è rilevante per gli effetti e nei limiti previsti dall’accordo delle parti e dai principi generali in materia di adempimento. Né, in senso contrario, rileva l’aggiunta – operata con l’art. 12 del C.C.N.L. del 1995, con il quale è stata attribuita natura perentoria anche al termine iniziale del procedimento disciplinare, dovendosi ritenere, attesa la mancanza di ogni riferimento all’avvenuta insorgenza di controversie di carattere generale sull’interpretazione della norma collettiva, che la nuova disposizione non costituisca norma pattizia di interpretazione autentica, di portata sostitutiva della clausola controversa con efficacia retroattiva, ma integri una modifica, come tale operante soltanto in riferimento alle vicende successive all’entrata in vigore del C.C.N.L. con il quale è stata pattuita.





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