Materiali informativi per IL cineforum scolastico 2015/16



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Materiali informativi per il cineforum scolastico 2015/16:


  • da www.cinematografo.it


La corrispondenza

ITALIA - 2016


Amy è una studentessa universitaria che nel tempo libero fa la controfigura in televisione e al cinema, soprattutto nelle scene d'azione, con acrobazie cariche di suspense e situazioni di pericolo, che fatalmente terminano con la morte del suo personaggio. La sua passione cela, in realtà, l'ossessione per uno spaventoso senso di colpa. Grazie a un professore di astrofisica, Amy, cercherà di ritrovare il suo equilibrio esistenziale.
CAST

  • Regia: 

Giuseppe Tornatore

  • Attori: 

Jeremy Irons

 - Ed Phoerum

Olga Kurylenko

 - Amy Ryan

Simon Johns

 - Jason

James Warren (II)

 -Rick

Shauna MacDonald

 - Victoria

Oscar Sanders

 - Nicholas

Paolo Calabresi

 - Pescatore Ottavio



  • Soggetto: Giuseppe Tornatore

  • Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore

  • Fotografia: Fabio Zamarion

  • Musiche: Ennio Morricone

  • Montaggio: Massimo Quaglia

  • Scenografia: Maurizio Sabatini

  • Arredamento: Stefano Paltrinieri

  • Costumi: Gemma Mascagni

  • Effetti: Danny Hargreaves, Real SFX


NOTE

- FILM RICONOSCIUTO D'INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE CINEMA. RELIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON UNICREDIT LEASING-"SOCIETÀ DEL GRUPPO UNICREDIT" E FOCCHI SPA AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT; E CON IL SOSTEGNO DI: BLS-BUSINESS LOCATION SÜDTIROL ALTO ADIGE, TRENTINO FILM COMMISSION, FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE, REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.


CRITICA

"Tornatore (...) riflette sui rapporti sempre più pervasivi fra la tecnologia e la nostra sfera più intima. Siamo dalle parti di 'Lei/Her', o di 'Ex Machina', per citare altri due film recenti centrati su 'fantasmi' (avatar) senza corpo, anche se lontanissimi nello stile da 'La corrispondenza'. Tornatore infatti resta ben piantato dentro il realismo. Non ci porta in un vicino futuro, non ipotizza tecnologie ancora più perfezionate, ma esplora il modo con cui i mezzi di comunicazione attuali ci consentono (ci illudono) di prolungare le nostre esperienze, spesso sostituendosi alla vita stessa. Accentuando per giunta una dimensione di controllo forse più vicina al potere che all'amore. Il problema è che questo impianto 'teorico', per quanto affascinante, non si incarna in personaggi e sentimenti abbastanza complessi da sostenere il racconto. (...) tutto resta troppo astratto perché questo mystery sentimentale prenda davvero vita (né l'edizione italiana migliora dialoghi già improbabili). Così, tolte le scene più suggestive, in cui l'intuizione di partenza genera momenti di vera emozione (...), il resto scorre senza grandi sorprese addosso a un'attrice in crescita ma ancora troppo esile per reggere praticamente il peso di tutto un film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 gennaio 2016)

"È una sfida difficilissima quella di «La corrispondenza» a causa del meccanismo prolungato e insistito dello script, delle recitazioni diseguali tra il sinuoso e avvolgente Irons e la più rigida neo diva ucraina, del portato metaforico fortissimo e quindi esposto ai pericoli del dialogo impostato e della ridondanza metaforica. Non sfuggirà, peraltro, al pubblico come il film usi la tecnologia come stratagemma romantico e quindi, caso rarissimo nel panorama mondiale(fatto salvo un capolavoro come «Lei»), non si limiti a denigrare o demonizzare la modernità col tic automatico autoriale. Insomma la qualità della regia conserva sino all'acme del finale quello slancio e quella sensibilità che distinguono Tornatore dai comuni gestori di storie per lo schermo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 14 gennaio 2016)

"Giuseppe Tornatore è sempre una sorpresa. La sua appartenenza al cinema si esprime ogni volta all'insegna della scommessa audace e senza mezze misure (kamikaze pure lui ): vero comunque, che il risultato finale sia o non sia all'altezza dell'ambizione e delle aspettative. Il labirinto, il rompicapo di questo film conferma tutto. Peccato non ascoltare le vere voci dei due interpreti." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 14 gennaio 2016)

"Per quasi tutto il film, Irons recita sullo schermo di un computer, confermando la forza inossidabile dell'attrazione che, dai tempi di «Mission», ha saputo esercitare su platee femminili di ogni luogo e ogni età. Solo grazie a lui, in virtù di quel suo consapevole sex appeal, si può accettare l'arroganza di un amante assente che impone con tenacia la propria presenza. Solo con lui si può riuscire a immergersi nel mistero del film, arrivando perfino a convincersi che l'amore senza fine possa esistere. (...) se si è attratti dalla fiaba tecnologica di Tornatore, non si può fare a meno di ammettere che una parte del merito è nel fascino sempre verde del protagonista." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 14 gennaio 2016)

"(...) un melodramma con gocce di mistero - genere ultimamente frequentato dal regista siciliano, ricordando 'La sconosciuta' e 'La migliore offerta'- e molti, eccessivi espedienti narrativi, che intorbidano il racconto di un amore proiettato oltre i confini della vita e del tempo. (...) E' questo eccesso di materia sentimentale e questa ripetitività dei tentativi di Ed di tenere avvinghiata a lui Amy fino al limite massimo del possibile e del verosimile, che appesantiscono il film di Tornatore, prosciugando gli aspetti propri di un romanticismo che vorrebbe uguagliare e ammodernare altri mitici e tragici amori della letteratura." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 14 gennaio 2016)

"La sorpresa, anzi la sorpresissima, arriva prima di mezz'ora. Ma non si può rivelare. Quel che si può invece anticipare è che il film è uno sbadiglio continuo. (...) Mai sentite tante melensaggini, manco in 'C'è posta per te' della De Filippi. Insomma la «peggiore offerta» di Tornatore." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 14 gennaio 2016)

"(...) un'altra storia d'amore tormentata e piena di misteri, come in 'La migliore offerta'... (...) Il film è bello, come era bello 'La migliore offerta': raccontando storie internazionali, girate in inglese e ambientate in giro per l'Europa, Tornatore sta facendo i suoi film forse più personali. Irons trasuda carisma e la Kurylenko è fin troppo bella per essere vera. 'La corrispondenza' è la vera love-story di questo inizio di millennio." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 12 gennaio 2016)



Autore: Emiliano Morreale - Testata: L'espresso

l\'espresso

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  • Il nuovo film di Tornatore comincia idealmente dove finiva "Nuovo cinema Paradiso", proiettandosi dal passato nel futuro delle immagini. Un lungo bacio, cui segue la ricerca di un oggetto d'amore perduto; non più su pellicola, bensì sulle mille superfici in cui le immagini e le parole oggi navigano.

Un professore (Jeremy Irons) sparisce, e si mette in contatto con la sua amante (Olga Kurylenko) attraverso sms, videochiamate, filmati su Dvd. Questo corpo "fantasma" innesca così una vera e propria caccia al tesoro, misteriosa e angosciante, con la giovane donna.

"La corrispondenza" appartiene al versante delle storie più nere e intime del cinema di Tornatore: thriller luttuosi come "Una pura formalità" o "La sconosciuta", con una struttura da fiaba, con prove e oggetti magici.

La prima sorpresa è lo stile del regista: pochissimi movimenti di macchina, partitura di Morricone quasi in sordina, atmosfera fredda e ovattata. Un autore così abitualmente sontuoso si permette qui di girare le scene-clou in maniera esplicitamente anti-drammatica: quando la donna rievoca un episodio traumatico, la vediamo in differita, su un monitor, mentre lei stessa si osserva; e l'uomo svela il senso delle proprie azioni di spalle, in un altro video. Ma soprattutto, questo è un film teorico, sulla comunicazione nell'era del digitale. Cosa ne è oggi dei corpi, degli affetti, delle storie? Guidati da una protagonista che scruta fuori campo inquieta, e da un meccanismo di suspense in fondo ingannevole, seguiamo due immagini umane che si inseguono e si parlano per tramite dello spettatore.

Un tempo le pellicole bruciavano; qui brucia un Dvd, le immagini rischiano di scomparire, rimangono una traccia labile. L'unica consistenza dei due innamorati, l'unico peso specifico delle loro immagini è una bassa definizione le cui imperfezioni sono paradossalmente la fioca garanzia di un passato, di un corpo, di un dolore.

Più che una storia d'amore, "La corrispondenza" racconta un'ossessione manipolatoria, come quella di Novecento il "pianista sull'oceano" o del battitore d'asta di "La migliore offerta"; forse anche la metafora, sorniona e dolente, di un regista che s'interroga sul tempo per provare a superarlo.

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La corrispondenza” il nuovo film di Giuseppe Tornatore: l’amore è (l’)oltre
Posted by Irene Gianeselli
feb 1, 2016

«È una parola lunga: “Sempre”. E se ti amo per cinquemila anni e sette mesi, non basta? Certo è un po’ meno di sempre, ma comunque è un bel po’ di tempo e per il nostro amore possiamo prenderci tutto il tempo che vogliamo»

Leonce e Lena, Georg Büchner

La corrispondenza
Sempre”, tocca ammetterlo, non è una dimensione temporale ammissibile nemmeno per le stelle. Presto o tardi, magari dopo miliardi di anni, anche le stelle muoiono. Certo non si spengono guizzando e singhiozzando debolmente come la fiamma di una candela: le stelle più piccole si consumano lentamente, quelle più grandi esplodono e liberano talmente tanta energia da generare un buco nero o una nuova stella. Energia e informazioni non svaniscono ma si trasformano.

La morte arriva a tutti, tutto muore nel passare di qui all’eternità” Shakespeare (nella traduzione di Garboli) sposta nell’Amleto con semplicità assoluta il limes dell’orizzonte umano, morire non significa cadere nell’oblio della dimenticanza, ma cos’è allora l’eternità? Come può l’essere umano entrarvi?



Non sono domande semplici, queste, ma forse non conta nemmeno la risposta. La proposta di Borges è utile in questo senso «Il numero di tutti gli atomi che compongono il mondo è, benché smisurato, finito; e perciò capace soltanto di un numero finito (sebbene anch’esso smisurato) di permutazioni. In un tempo infinito, il numero delle permutazioni possibili non può non essere raggiunto, e l’universo deve per forza ripetersi».

L’universo deve per forza ripetersi. L’eternità, ammettiamo che sia così, è un continuo ripetersi, una variazione continua della ripetizione.

Tornatore fa percepire allo spettatore questo continuo flusso di informazioni ed energia con coerenza narrativa e l’inconfondibile eleganza realizzando ne La corrispondenza” un gioco di rimandi sfiancante, faticoso, ma per questo avvolgente, e la consapevolezza che rimane dopo avere seguito i due protagonisti del film attraverso mail, lettere, messaggi e doni, si radica profondamente nell’animo. È la consapevolezza della limitatezza del tempo che ci è concesso rispetto all’infinito desiderio di vivere ed amare mantiene nei nostri occhi un bagliore feroce e dolce allo stesso tempo.



Perché cominciare con la battuta di Leonce per scrivere dell’ultima opera di Giuseppe Tornatore?Leonce e Lena, è vero, non hanno molto in comune con Ed Phoerum (Jeremy Irons) e Amy Ryan (Olga Kurylenko) se non la necessità di fare i conti con il proprio tempo ed il proprio spazio, se non la fatalità di essere insieme e di avere scelto di condividere proprio spazio e tempo.

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Tornatore è abile nel parlarci della funzione di memoria e ricordo nella vita, lo ha dimostrato declinando il tema in maniera sempre originale – senza annullarsi nella ripetizione del suo universo, anzi – da “Nuovo cinema paradiso“, passando per “Una pura formalità” e “Baarìa” il gioco, anche mortale, è tutto compresso nella mente dei protagonisti. Anche ne “La migliore offerta” il congegno che scatta troppo tardi dopo avere raccolto tutti gli indizi è quello della mente.

È la mente umana il primo motore immobile nella poetica di Tornatore.

La corrispondenza non è soltanto una storia d’amore. Il professore di astrofisica Ed Phoerum e la sua allieva Amy Ryan, brillante ma fuori corso che sfida continuamente la morte nel suo impiego di stuntwoman, si amano. Ma non è questo ciò che conta, questo è il dato acquisito, il movente di ogni azione. Sin dalla prima scena il regista ci mostra la passione viscerale, il vincolo che lega i due amanti corpo e anima e lo fa scegliendo una inquadratura statica. Sono i due a muoversi, per tutto il film sarà così, anche se spesso si alterneranno carrellate morbide e movimenti di macchina sinuosi. È lo spazio raccontato ad agitarsi, a rallentare il suo moto, di volta in volta deve accogliere la presenza dei personaggi, della pioggia, delle foglie portate dal vento.

Ed e Amy si amano, il loro è un amore anticonvenzionale, il professore ha già una famiglia, ma Tornatore scardina ogni paradigma perbenista e ci mostra una coppia che non ha bisogno di un contratto per essere benedetta, sono le stelle d’avorio, le canottiere, i baci ed i pensieri la continua benedizione che i due si scambiano.

Ciò che conta, però, è che ad un certo punto Ed impone ad Amy la sua lontananza. Non la prepara al distacco, e confessa che questa nuova condizione non appartiene a loro due, a loro due insieme. Ed continua però a fare brillare il suo amore per lei anche se non può più toccarla. È la parola, la presenza-assenza attraverso il mezzo tecnologico a diventare materia.

Irons interpreta con grande forza il suo personaggio e porta in ogni scena un velo di fantasmagorica rassegnazione nello sguardo, l’attore è incisivo e le intenzioni mostrano la lotta interiore di Ed che potrebbe addirittura sembrare egoista se non fosse che tutto il suo sforzo di rimanere presente anche dopo l’uscita di scena sta a significare tutt’altro.

Questo altro, anche Amy fatica a comprenderlo. Quell’altro se ne sta acquattato in attesa di scivolare sulle sue guance in forma di lacrima. Come è livido lo sguardo di Olga Kurylenko, livido quanto il cielo gelato ed il lago in tumulto, tanto che la sua interpretazione a tratti pare irrigidita dalla sofferenza del personaggio, ma nel complesso non guasta anzi va a collocarsi nell’esuberanza della giovane innamorata alla ricerca della verità, di quell’altro, appunto.

Quanto tempo della vita umana è sprecato nell’attesa del ritorno, quando a volte basterebbe spingersi a cercare i passi di chi se n’è andato. Amy capirà in tempo il movimento che impone la vita mettendolo in atto nella ricerca di Ed e in definitiva di se stessa.

Si ha la sensazione che il film ad un certo momento assuma una inaspettata coralità perché Ed ha coinvolto tutti, persino la sua famiglia, nell’amore per Amy e nel suo tentativo ostinato di rimanerle accanto tanto che pare davvero non se ne sia andato: è così per sua figlia Victoria (Shauna Macdonald) e per il pescatore Ottavio (Paolo Calabresi) che lo aspetta teneramente a Borgo Ventoso, locus amoenus del professore.  Il senso della ricerca di Amy è espresso dalla musica ipnotica di Ennio Morricone che sottolinea l’atmosfera dolorosamente tesa con armonie inusuali ed elettroniche, così come dalla fotografia di Fabio Zamarion che scivola sui toni freddi e opalescenti o terrosi e compatti. York ed Edimburgo, Stafford Street 15,  l’Isola di San Giulio nel Lago d’Orta (Piemonte) che paiono a mezz’aria tra cielo e acqua, grigi, umidi e nebbiosi, si impongono come luoghi ideali, sospesi nel tempo e nello spazio mentre il dramma esplode e stravolge ogni algoritmo.
Quando Cleopatra chiede ad Antonio di quantificare in maniera concreta la misura del suo amore, Antonio risponde: «Then must thou needs find out new heaven, new Earth». Questa battuta nell’atto I della tragedia shakespeareana sussume il senso del legame tra i due amanti poiché né Antonio, né Cleopatra potranno sopravvivere a se stessi ed al loro stesso amore: se Antonio muore, Cleopatra perde la possibilità di fare il suo “play“. Se Antonio muore è solo in nuovi cieli e nuove terre che Cleopatra può raggiungerlo, perché Antonio e Cleopatra sono una sola cosa, ma Amy e Ed sanno amarsi generosamente e distintamente e quando il play del professore termina, quello di Amy prosegue e brilla di nuova luce, come la bianca scultura per cui ha prestato il corpo e che trattiene nella forma del viso tutto il suo dolore e la mutazione che l’amore, l’assenza e la ricerca hanno impresso nei suoi lineamenti.

La battuta di Antonio, sulle labbra di Ed dovrebbe dunque essere tradotta «Dovrai cercare oltre il cielo, oltre la Terra» e verso quell’oltre si spinge certamente il cinema di Tornatore che è ormai un cinema sintetico, forte dell’analisi – pervasiva nelle opere precedenti – che il regista ha operato in questo caso già in fase di scrittura: la reductio ad unum ne “La corrispondenza” è già l’organizzazione stessa della tramache nella narrazione cinematografica diventa incisione, solco profondo nella vicenda intima dei personaggi.

 

Written by Irene Gianeselli


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