Maurizio Corradin – Marialucia Semizzi



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A.I.R.A.S. – PADOVA

CORSO DI FORMAZIONE IN FITOTERAPIA SCIENTIFICA

II° ANNO


Dott.ssa Marialucia SEMIZZI



TESI FINALE




ALCUNE PIANTE PER LO STOMACO


Relatore:

Dr. Maurizio CORRADIN

2001



INDICE


Introduzione

Inquadramento dell’argomento:

Lo stomaco in medicina psicosomatica

Inquadramento delle patologie dello stomaco

(eccetto neoplasie e ulcera)
Le piante per lo stomaco: Per i quadri iposecretivi

Angelica


Arancio amaro- arancio dolce

Camomilla Romana

Genziana

Marrubio


Melissa

Menta


Zenzero
Per i quadri ipersecretivi

Altea


Camomilla Matricaria

Liquirizia

Malva

Passiflora



Uncaria tomentosa
Per il reflusso biliare

Carciofo


Crisantello

Rosmarino

Tarassaco
Prescrizione ragionata
Bibliografia


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INTRODUZIONE

Le patologie che coinvolgono o riguardano lo stomaco sono tra le più frequenti della pratica medica quotidiana, per cui può risultare utile riesaminare le proposte della fitoterapia nelle affezioni gastriche.

Sappiamo per esperienza che lo stomaco è il “bersaglio” di quasi tutti i tipi di farmaci sommi­nistrati per qualsiasi affezione e anche numerose piante danno, tra i rari effetti collaterali, di­sturbi gastrici. Altrettanto evidente nella pratica è che i disturbi dello stomaco possono ri­spondere facilmente a trattamento.

In questo lavoro si cercherà di prendere in considerazione alcune tra le tante piante ad azione elettiva sullo stomaco e lo si farà in base ai loro meccanismi d’azione e ai quadri cli­nici sui quali si vuole intervenire.

Tra le patologie dello stomaco, si escluderanno quelle ulcerose e quelle neoplastiche per i seguenti motivi:

1) ULCERA PEPTICA: l’avvento degli H2-antagonisti e degli inibitori della pompa protonica ha rivoluzionato la storia naturale della malattia ulcerosa, sottraendola nella quasi totalità dei casi alla necessità di intervento chirurgico. Pertanto ritengo che la fitoterapia non sia l’approccio più corretto per tale patologia che va sicuramente trattata con terapia farmacolo­gica convenzionale (tra l’altro estremamente maneggevole e priva di seri effetti collaterali anche a lungo termine). La rapidità di effetto del trattamento convenzionale rende secondo me uno spreco di risorsa l’associazione di trattamento erboristico.

2) NEOPLASIE GASTRICHE: non esistono a tutt’oggi schemi di trattamento efficaci in campo convenzionale, da applicare dopo intervento chirurgico, essendosi dimostrata ineffi­cace la chemioterapia. Tuttavia anche le proposte offerte dalla fitoterapia paiono prive di se­ria prova d’efficacia e devono essere considerate a mio avviso sperimentali.
Intendo strutturare il lavoro nel seguente modo:

- inquadramento generale dell’argomento (fisiologia dello stomaco, classificazione delle affe­zioni funzionali suscettibili di trattamento fitoterapico)

- presentazione delle piante attive sullo stomaco e indicate per i quadri iposecretivi

- presentazione delle piante attive sullo stomaco e indicate per i quadri ipersecretivi

- presentazione delle piante attive sui disturbi gastrici da dispepsia biliare

- tentativo di inquadramento logico per poter adattare la prescrizione ai singoli malati in modo personalizzato

INQUADRAMENTO GENERALE DELL’ARGOMENTO

Prima di parlare delle azioni delle piante sullo stomaco, ripassiamo in modo molto essenziale le possibili alterazioni funzionali dello stomaco.

Le funzioni dello stomaco sono principalmente due:

1) meccanica

2) digestiva (secrezione acida e secrezione peptica)

Le alterazioni di queste due funzioni possono portare a quadri di discinesia e a quadri di di­spepsia.

Per le alterazioni cinetiche occorre considerare le seguenti strutture:

- esofago

- sfintere esofageo superiore: se alterato si ha “bolo isterico”, disfagia

- sfintere esofageo inferiore: se beante si ha reflusso esofageo con esofagite.

- hyatus esofageo del diaframma: a questo livello si possono avere irritazioni da ernia­zione transhyatale del fondo gastrico, singhiozzo, reflusso del contenuto gastrico a livello esofageo inferiore, esofagite.

La alterazione della motilità esofagea (spasmi esofagei) può dare in generale quadri di dolore irradiato al dorso in zona interscapolare e alla mandibole (talvolta indistinguibile da attacco coronarico), disfagia, alitosi, singhiozzo, pirosi e rigurgito, eruttazioni talore acide che possono ripercuotersi sul versante respiratorio (faringolaringite, tosse da reflusso)

- muscolatura gastrica liscia: se alterata, si possono avere atonia gastrica con rallenta­mento dello svuotamento gastrico, gonfiore postprandiale e dolore da dilatazione, nausea o ipertonia con crampi, mancata dilatazione e sazietà dolorosa precoce

Infine bisogna considerare affine dal punto di vista funzionale anche il duodeno (la clinica in talune manifestazioni è indistinguibile) e le discinesie biliari e intestinali spesso associate a quelle gastriche (alterazioni funzionali gastrointestinali, sindrome dispeptica).

Le cause di alterazione della motilità viscerale possono essere:


  • distonie neurovegetative

  • reazione a irritazione mucosa (chimica, batterica, micotica, eccetera)

  • infiammazioni o neoformazioni o aderenze

  • alterazioni ipersecretive o tentativo di compenso con ipermotilità a situazioni di ipose­crezione

Infatti secrezione e motilità sono strettamente connesse e difficilmente si ha alterazione di una sola delle due.

Per quanto riguarda le attività secretive occorre ricordare che la secrezione gastrica di acido cloridrico risulta fondamentale nella patogenesi dei disturbi gastrici. Più rare le pato­logie legate ad alterazioni della composizione non cloridrica del succo gastrico.


LO STOMACO IN MEDICINA PSICOSOMATICA
In medicina psicosomatica si descrive la tipologia che più facilmente va incontro a patologia di somatizzazione gastrica e ulcera peptica. Viene chiamata “personalità A” e descrive i soggetti dinamici, volitivi, ambiziosi, controllati e introversi, che non esternano i loro disagi, apparentemente calmi ma in realtà con ansia interna che li predispone a sviluppare disturbi come ipertensione arteriosa ed ulcera peptica; normalmente negano componente emozio­nale e faticano a verbalizzare i loro problemi.

Si può immaginarli come soggetti che non esternano le loro emozioni eppure non riescono a digerire il loro vissuto, e “resta tutto sullo stomaco”, con difficoltà dgestive, senso di dige­stione bloccata, crampi, senso di “pugno in stomaco” eccetera; oppure in talune occasioni, in modo incontrollabile, tentano di espellere ciò che non riescono a digerire ed accettare ed allora compare il vomito (che in psicosomatica è letto come espressione di rifiuto ed inca­pacità di accettare una situazione); infine possono accusare anoressia e inappetenza ner­vosa (lo stomaco si chiude perché il soggetto non riesce più ad introiettare nulla, o ne ha paura).


INQUADRAMENTO DELLE PATOLOGIE DELLO STOMACO

(ECCETTO NEOPLASIE E ULCERA)
Le patologie dello stomaco riconoscono il principale meccanismo patogenetico in alterazioni della secrezione acida, o nel prolungato contatto con secrezione biliare nel caso di reflusso biliare.

In base al meccanismo distinguiamo:

Gastriti iposecretive: caratterizzate da vari disturbi, variamente associati: lentezza dige­stiva, gonfiore addominale e dolori da tensione addominale, nausea postprandiale, borbo­rigmi ed eruttazioni, sensazione di sazietà precoce, dolori crampiformi postprandiali o che comunque non passano o peggiorano dopo mangiato, senso di oppressione toracica e son­nolenza postprandiale

Gastriti ipersecretive: caratterizzate da pirosi, senso di languore e fame patologica, dolore gastrico a digiuno che passa mangiando, nausea a digiuno che migliora a stomaco pieno, crampi, possibile gonfiore addominale, dolore notturno.

Reflusso gastroesofageo: caratterizzato da bruciore gastrico e retrosternale, dolori retro­sternali che possono irradiarsi al torace (a dx o a sx), lungo il collo, al dorso (all’altezza tra T4 e T7) ed essere talmente intensi da simulare l’angina pectoris ingenerando angoscia, extrasistolia, singhiozzo, alitosi, in alcuni casi tosse prevalentemente notturna, nausea e ipo­ressia o al contrario languore e aumento della fame.

Reflusso biliare: questo quadro è simile a quello della gastrite iposecretiva, può esserne in­distinguibile oppure dare dolori vaghi o intensi a livello ipocondriaco destro o sottocostali o al lato del torace, nausea, amaro in bocca al mattino, dolori epigastrici anche irradiati a livello sottoscapolare destro e alterazioni dell’alvo.

Infine ricordo che alcune allergie e intolleranze alimentari scatenano disturbi gastrici o vere e proprie coliche. In questo caso la causa può essere rivelata da accurata anamnesi (normal­mente quelli gastrici sono sintomi precoci dopo ingestione di cibo “sbagliato”) o da test di scatenamento.

E’ opportuno tenere presente che i sintomi gastrici possono essere a partenza gastrica op­pure “riflessi” allo stomaco (discinesie biliari, disturbi intestinali o pancreatici, disturbi uterini, eccetera). In questo caso il trattamento deve considerare l’origine reale del disturbo.
PER I QUADRI IPOSECRETIVI

(Nota generale: queste piante sono controindicate nell’ulcera peptica e nei quadri ipersecre­tivi).

Le possibilità terapeutiche fitoterapiche (mediante le piante con attività cosiddette “carmina­tive” o “digestive”) dei quadri di gastrite iposecretiva o di dispepsia caratterizzati da len­tezza digestiva, gonfiore addominale, nausea, pirosi, dolore crampiforme o da distensione, sonnolenza post-prandiale e svogliatezza sono davvero molte. Quasi tutte le spezie comu­nemente utilizzate in cucina hanno anche di queste proprietà: salvia, menta e mentuccia, dragoncello, aglio, erba cipollina, peperoncino, finocchio, rucola, eccetera. Di alcune piante sono ampiamente utilizzate le proprietà eupeptiche attraverso la preparazione di elisir e liquori digestivi: angelica, anice, carciofo, genziana, eccetera.

Tra le tante possibili piante, ne ho selezionate soltanto alcune, nella convinzione che siano comunque sufficienti per far fronte alle esigenze terapeutiche dei pazienti. Esse sono:

Angelica

Arancio


Camomilla romana

Genziana


Marrubio

Melissa


Menta

Zenzero
ANGELICA


Nome botanico: Angelica Archangelica L.

Famiglia: Apiacee o Umbellifere

Parti utilizzate: radici, [sommità fiorite, semi (frutti)]

Componenti principali: Radice: olio essenziale (composto soprattutto da alfa-fellandrene, alfa-pinene, limonene, linalolo, borneolo). La quantità di olio essenziale dipende dal tipo e dallo stato della radice: nella droga fresca rappresenta lo 0,10-0,37%, nella droga secca lo 0,35-1%, nei rizomi secchi lo 0,16-0,24%, in radici avventizie secche lo 0,33-0,61%, in ra­dici grosse lo 0,32-0,53%, in quelle sottili lo 0,93-1,08%; inoltre dipende dal luogo di rac­colta: la radice di pianta cresciuta in pianura contiene circa lo 0,426% di olio, che risulta meno aromatico, mentre quella cresciuta in montagna a 800 metri di altitudine ne contiene una percentuale maggiore, circa lo 0,518, maggiormente aromatico. Cumarine (angelicina, archicina, arcangelicina, umbelliferone, umbelliprenina, ostenolo, ostolo, xantotossolo, xantotossina, kivannina, ecc.), tannini, pectine, resine, terpeni, glucidi (saccarosio, , frutto­sio, glucosio e un trioso scindibile in fruttosio, glucosio e galattosio), sitosteroli, acidi orga­nici, lattone dell’acido 15-ossipentadecenoico (componente odoroso, le radici francesi ne sono più ricche = 20,4-27,04% = rispetto a quelle belghe = 16,3-27,04%), acido cloroge­nico, acido caffeico, acido angelico (fino allo 0,3%), acido ossalico, acido malonico, acido succinico. Vitamina B1. Frutti (semi): olio essenziale, imperatorina, e bergaptene (furocu­marine), sostanze acetiche e alcolbutiliche.

Si pensa che l’attività terapeutica sia dovuta a questi componenti (Ceccherelli et al, 2000; Suozzi, 1995): olio essenziale: azione sul sistema nervoso centrale dose-dipendente eccito-stupefacente; cumarine (angelicina): azione sedativa e spasmolitica; lattoni e flavoni: stimolazione secrezioni epato-pancreatiche; droga in toto(di cui solo lo 0,1-1% è costituito da olio essenziale): azione amarotonico (stimola la secrezione di succhi gastrici e l’appetito) aromatica, estratti acetici e alcolbutilici dei frutti: attività battericida

Azioni: a livello del sistema nervoso centrale si osserva a bassa dose azione eccitante, ad alta dose al contrario attività depressiva-stupefacente cerebrale; documentata azione anti­colinergica dell’olio essenziale; azione amarotonica e digestiva attraverso la stimolazione della secrezione dei succhi digestivi gastrici e pancreatici; è stata descritta azione batteri­cida su svariati ceppi (Staphilococccus aureus, Serratia marcescens, Mycobacterium smegmatis, candida albicans, Ervinia caratovora, Streptococcus Venezuelae, eccetera).

[Descritte anche (più per le specie orientali) azioni broncodilatatrici e antiasmatiche, coro­narodilatatrici, antiaggreganti, antiaritmiche, regolarizzanti la motilità uterina, ma non sono riportate nei manuali europei perché tali azioni sembrano doversi ascrivere all’attività della ligustilide e dell’acido ferulico, presenti nell’Angelica sinensis ma non isolati in quella Ar­changelica].



Titolazione: non essendo iscritta alla FU non è richiesta titolazione. Cumarine (angelicina)

Indicazioni: fin dal XVIII secolo sono note ricette di uso domestico di digestivi alcolici ed eli­xir stomacici. E’ indicata nelle convalescenze, anoressia, dispepsie, meteorismo, enteriti, nel ritardo mestruale per favorirne la comparsa. L’infuso dei frutti si usa come antispastico della muscolatura liscia. L’Angelica sylvestris ha anche azione antitussigena ed espetto­rante

Controindicazioni e avvertenze: controindicata in casi di ulcera gastrica e duodenale. Nelle modalità di uso comune non è tossica. Tuttavia ad alte dosi deprime le attività che a bassa dose stimola, dà nausea, difficoltà digestive, depressione del sistema nervoso centrale fino a morte per depressione cardiorespiratoria.

Le furocumarine aumentano la fotosensibilità cutanea, tuttavia esse sono presenti soprat­tutto nei frutti.



Interazioni: per la presenza di furocumarine interagiscono con i raggi ultravioletti (esposi­zione al sole).

Formulazioni e posologia:

droga secca: 4,5 gr/die;

estratto fluido 1:1 : 1,5-3 gr.; poiché 1 grammo sono circa 50 gocce, avremmo 25-50 gtt x 2-3 volte al dì

tintura (20% estratto fluido e 80% alcool 60°): ½ - 1 cucchiaino due tre volte al dì

tintura madre: 30-40 gtt due tre volte al dì (Rossi, 1992)

Infuso: gr. 2 di radice contusa in 150ml di acqua bollente in infusione per 15’: bere una tazza 30’ prima di ogni pasto.

Associazioni utili: sconsigliabile l’associazione con altre piante amare (Firenzuoli, 2000). Per esempio:, Camomilla romana, Melissa, Biancospino, Passiflora, Zenzero; Rosmarino, Tiglio, Agrimonia

ARANCIO AMARO – ARANCIO DOLCE
Nome botanico: Citrus aurantium L. var. amara L. (o Citrus amara Lamk, Citrus vulgaris Risso)., Citrus aurantium L. var. dulcis L. (o Citrus sinensis (L.) Osbeck)

In questa scheda noi prendiamo in considerazione solo una specie di Citrus tra le molte esi­stenti, la Aurantium, e della specie C. aurantium solo la varietà amara e quella dulcis, e non la bergamia Risso (bergamotto). La denominazione della famiglia Citrus è assai polimorfa, seguendo i vari testi differenti classificazioni.



Famiglia: Rutaceæ

Parti utilizzate: foglie, fiori e scorze (epicarpio) (i frutti sono utilizzati, maturi, come alimento, il succo era utilizzato nella medicina popolare del secolo scorso come antiacido e antiga­stritico; la polpa era utilizzata per cataplasma come cicatrizzante delle ferite infette, ma at­tualmente non vengono utilizzati in fitoterapia) (Suozzi, 1995).

Componenti principali (Benigni et al, 1962; Suozzi, 1995): Citrus Amara: olio essenziale (0,3 fino a 4,8%): composti volatili tra cui idrocarburi, alcooli (linalolo, terpineolo), aldeidi (monilica, decilica, dodecilica) , chetoni ed esteri terpenici e non terpenici: acetati di citro­nellile, di nerile, geranile, limonene, mircene, pinene, e molti altri; acidi liberi (0,05%) con acido formico, acido acetico, acido pelargonico, acido cinnamico, limonina (triterpene), fla­voni (esperidina: per idrolisi si scinde in glucosio, ramnosio ed esperetina, neoesperidina), limonina. La scorza contiene anche: sostanze amare (tra cui auranziamarina), enzimi (pe­rossidasi, ossidasi e catalasi), ceneri, vitamina B, vitamina A, carotenoidi, e, meno, vitamina C, proteine, pectine. Le foglie, i fiori e la scorza contengono olio essenziale in percentuali diverse ma di composizione simile.

Citrus dulcis: olio essenziale (0,4-0,5%) contenente d-limonene, aldeide n-decilica, d-li­nalolo, etere geranilico della 7-ossicumarina, acido n-caprilico, terpineolo, esperidina, grasso con linoleneina, linoleina, oleina, stearina e palmitina, due fitosteroli, alcooli, aldeidi, pectine, coloranti carotenoidi, carotina e xantofilla, enzimi, zuccheri, due sostanze non ben identificate, una iperglicemizzante e l’altra ipoglicemizzante (forse l’ipoglicemizzante è l’acido citrico, con effetto più marcato nei soggetti iperglicemici.

Si pensa che l’attività terapeutica sia dovuta a questi componenti: oli essenziali, flavoni.

Titolo: bioflavonoidi (esperidina) 9%. Arancio amaro: non meno di 20 mL/kg di olio essen­ziale ad avere potere amaricante di almeno 15 unità

Azioni (Benigni et al, 1962; Suozzi, 1995): Citrus amara: eupeptica, stimolante la secre­zione gastrica e l’appetito; spasmolitico; azione sedativa e anticefalalgica (soprattutto nelle cefalee muscolo tensive). Aromatizzante (usato per correggere il sapore di medicine varie). Nel XIX secolo era raccomandato come emmenagogo e vermifugo (polvere di scorze sec­che). Citrus dulcis: azione sedativa, ansiolitica, ipnotica (più marcata nelle foglie), eupep­tica. I frutti sono utili come antidiarroici. Nel XIX secolo era raccomandato l’infuso di foglie contro l’avvelenamento da arsenico (azione a livello del sistema nervoso centrale). Azione sul metabolismo glicidico con effetto iperglicemizzante o ipoglicemizzante (di solito ipergli­cemizzante precoce e ipoglicemizzante tardiva, per attività di due molecole antagoniste presenti nella scorza e nel frutto).

Indicazioni: Citrus amara: aperitive, digestive, aromatiche, antispastiche, sedative, contro l’insonnia e le neurodistonie (infuso di fiori), anticefalalgico. Citrus dulcis: Fiori: insonnia, stati ansiosi, sindromi ansioso-depressive, epilessie comiziali (adiuvante assieme ad altre terapie); Foglie: indicazioni simili ai fiori, ma azione ipnotica più spiccata, per migliorare la digestione (nel XIX secolo si consigliava di bere il succo per la pirosi gastrica).

Controindicazioni: gli infusi di scorze di frutto maturo e di fiori non hanno controindicazioni, mentre gli estratti secchi di scorze di frutto immaturo (utilizzati nelle diete dimagranti) con­tengono amine simpatico-mimetiche e possono avere effetti cardiotossici (peraltro docu­mentati solo sperimentalmente): andrebbero utilizzati con cautela in presenza di iperten­sione e disturbi cardiaci o aumentato rischio vascolare (obesità). (Firenzuoli, 2000) Tuttavia nelle gastriti si utilizzano solo scorze di frutto maturo e fiori.

Avvertenze e annotazioni: non note

Interazioni: non segnalate

Modalità di utilizzo: Scorze:

Tintura alcolica (20 g di scorze in 100 mL etanolo 70° a macero per 15 giorni)

tintura vinosa (3g di scorze in 100 mL di vino dolce a macero per 10 giorni);

Elixir (15 g di tintura alcoolica in miscela di 100 g alcool 95° + 50 g di zucchero e 25 g di acqua);

Estratto fluido: 20 gtt x 2/die

infuso. 1 cucchiaino in una tazza di acqua bollente in infusione per 15 minuti

Foglie:

Infuso;

Fiori:

Infuso,

idrolati (acqua di fiori d’arancio),

olio essenziale (essenza di Neroli) estremamente costoso e poco utile per l’indicazione oggetto di questo lavoro (attività antimicrobica interessante).

Associazioni utili: Genziana, Passiflora, Biancospino, Camomilla

CAMOMILLA ROMANA

Nome botanico: Chamaemelum nobile (L.); Chamomilla Romana L.; Allioni Syn.: Anthemis nobilis L., Anthemis odorata Lam. Camomilla nobile.

Famiglia: Asteraceae (Compositae)

Parti usate: i capolini disseccati della varietà piena, coltivata.

Componenti principali: olio essenziale, lattoni sesquiterpenici, flavonoidi (apigenina), composti fenolici, triterpeni.

Titolo F.U.: non meno di 7ml/kg di essenza. Titolazione in flavonoidi apigenino-simili

Indicazioni: uso interno: disturbi intestinali, spasmi, flatulenze, senso di pienezza, gastriti, raffreddori, sinusiti; uso esterno: eczemi, ferite ed infiammazioni.

Controindicazioni: diarrea e gravidanza.

Effetti indesiderati: allergie; è stato riportato un caso di shock anafilattico dopo ingestione di infuso. Nei pazienti affetti da pollinosi è possibile comparsa di rinite o congiuntivite al­lergica dopo ingestione dell’infuso.

Interazioni: contenendo inoltre cumarine, prudenzialmente non dovrebbe essere assunta insieme agli anticoagulanti orali (aspirina, warfarin, altro anticoagulante, ecc.); mancano dati sulla farmacovigilanza al riguardo.

Posologia:

Uso interno:

Infuso: 1 cucchiaio di capolini in una tazza di acqua bollente, in infusione per 10 minuti, quindi filtrare e bere.

Olio essenziale: non ha indicazione nell’uso qui proposto. Documentate azioni antimicrobi­che

Estratto secco titolato in flavonoidi (apigenina): capsule da 200 mg x 3 al dì

Uso esterno: per dolori muscolari o reumatici, eritemi ed ustioni, si usa in frizioni locali o impacchi che contengano olio di camomilla. L’acqua distillata di camomilla è ampiamente usata per lozioni palpebrali od oculari. In cosmesi viene usata lasciando macerare per 30’ in un litro d’acqua bollente 3 cucchiai di fiori interi; aggiungere allo shampoo; dopo il la­vaggio lasciare agire sui capelli per 10-15’.

GENZIANA
Nome botanico: Gentiana lutea L.

Famiglia: Gentianaceæ

Droga: Organi sotterranei essiccati

Componenti: (Suozzi, 1995; Ceccherelli et al, 2000; Penso, 1993) Principi amari: glucosidi secoiridoidi; il più abbondante è il genziopicroside, contenuto circa al 2% nella droga fre­sca, amarogentina, gentiacaulina, swertiamarina. Xantomi (coloranti gialli): gentisina, gentiseina, ecc; alcaloidi: gentianina, gentialutina; triterpeni: gentianosio. Tracce di olio essenziale.

Si pensa che gli effetti siano dovuti ai seguenti componenti: principi amari. L’indice amaro della genziana è in assoluto il più alto potere amaricante. Una soluzione diluita 1:20.000 ha ancora capacità di essere percepita come amara, e l’Indice di Amaro (Bitter Index) è di 58 milioni (Firenzuoli, 2000)

Titolazione: non meno del 13% di sostanze estraibili con acqua (FU)

Azione: stimolazione della secrezione di acido cloridrico da parte dello stomaco, con azione riflessa sulla fase cefalica dell’attivazione della secrezione delle ghiandole salivari e gastriche (motivo per cui va data circa mezz’ora prima dei pasti per stimolare l’appetito); stimolazione della secrezione biliare; migliora l’assorbimento del ferro, per cui si può uti­lizzare in associazione con questo nelle anemie sideropeniche; in allestimenti su animali documentata azione azione protettiva verso danno epatotossico da CCl4 e BCG e attività marcata antiflogistica su artrite sperimentale; documentate azioni antipiretiche e antimala­riche.

Indicazioni: gastriti iposecretive e atoniche, digestione lenta e difficile, inappetenza nelle convalescenze, inappetenza infantile, anemie e quella situazione generale che una volta era riassunta come “linfatismo”.

Controindicazioni e avvertenze: poiché stimola la produzione acida dello stomaco, è as­solutamente controindicata in caso di ulcera peptica, gastriti ipersecretive, ernia transhja­tale, esofagite da reflusso (Firenzuoli, 2000). In alcuni soggetti predisosti può dare cefa­lea. Ad alte dosi può avere effetti deprimenti sul sistema nervoso centrale; a piccole dosi, al contrario, eccitanti, per cui può dare nervosismo (Benigni et al. 1962). Sconsigliata da alcuni in gravidanza.

Nota: attenzione ai preparati caserecci di genziana: infatti ai non esperti può risultare diffi­cilmente distingibile dal Veratrum album (Elleboro bianco), che contiene alcaloidi tossici. Sono stati segnalati più casi di avvelenamento dopo ingestione di liquori o sciroppi di gen­ziana preparati invece con Veratrum.

Interazioni: Non note (Commissione E tedesca)

Formulazioni e posologia: Dato l’elevatissimo potere amaro, si prescrive sempre la zuc­cherazione del preparato prima di somministrare.

Estratto Fluido: 20-30 gtt 2 volte al dì (Firenzuoli, 2000)

Estratto molle: 0.5-2 g/die in bevanda calda zuccherata (Penso, 1993)

Tintura (20 g in 1 litro di alcool 60°: lasciare macerare per 5 giorni la radice in 500 mL di al­cool. Poi filtrare, riprendere il filtrato e farlo macerare altri 5 giorni in altri 500 mL di alcool, quindi filtrare e miscelare le due frazioni): 30-50 gtt x 2/die prima dei pasti in acqua zuc­cherata (Penso, 1993)

Estratto secco standardizzato: 250-350 mg due volte al dì

Infuso : 5 g di radice a macero per 5 ore in 1 litro di acqua: 25 mL (zuccherato) mezz’ora prima dei pasti (Penso, 1993)

Sciroppo: 2 cucchiai 15- 30’ prima dei pasti. (per preparare lo sciroppo: 50 g di radice su cui si versa 1 litro di acqua distillata bollente, si lascia infondere 6 ore, si filtra, si aggiunge zucchero nella dose di 180 g/100 mL di infuso, si scioglie, si porta ad ebollizione e si filtra. Penso, 1993)

Associazioni utili: Centaurea, Assenzio, Colombo (Jateorrhiza), Eugenia (chiodi di garo­fano), Cannella

Con l’arancio amaro si prepara il Vino medicato (30 g di radice di genziana con 20 g di scorze di arancio amaro a macero per 10 giorni in 1 litro di vino bianco dolce): 1 bicchierino (25 mL) prima dei pasti (Penso 1993).



MARRUBIO
Nome botanico: Marrubium vulgare L.; Marrubii herba

Famiglia: Lamiaceæ (Labiate)

Droga: Parti aeree fresche o disseccate

Componenti (Ceccherelli et al, 2000; Penso, 1993; Suozzi, 1995): Saponine. Lattoni diter­penici (sostanze amare: marrubina, premarrubina); Alcoli diterpenici (marrubiolo, marru­benolo, peregrinina, dididroperegrinina, sclareolo); alcaloidi (turicina, betonicina); flavo­noidi (scutellarina-trimetilestere), tannini, sali di potassio e di ferro, steroli, triterpeni, co­lina, acido caffeico, acido ursolico, acido ascorbico, mucillagini, pectine. Olio essenziale (pineni, bisabololo, limonene, canfene, sabinene, eccetera)

Si pensa che l’azione sia dovuta ai seguenti componenti: Lattoni diterpenici (marrubina, che viene eliminata per via polmonare): azione espettorante e mucolitica. A livello car­diaco agisce nelle extrasistolie. Il suo derivato (acido marrubico) ha azione colecistocine­tica, l’acido marrubinico azione coleretica

Titolazione: Non ritrovandosi nella FU non è richiesta titolazione

Azione: mucolitica, espettorante, disinfettante delle vie aeree, antispastica, eupeptica e stomachica.

Indicazioni: Inappetenza, dispepsia con gonfiore, senso di pienezza, catarri delle vie aeree (Commissione E, 1989); quadri di discinesia biliare, spasmi gastrointestinali e biliari, ipo­tensione, tachicardia ed extrasistolia, quadri bronchiali produttivi ed asmatici (enfisema, bronchite ricorrente, asma).(Ceccherelli et al, 2000) Bronchiti acute.

Controindicazioni e avvertenze: non segnalate né nella scheda della Commissione E né nel prontuario fitoterapico Refit

Interazioni: non segnalate

Formulazioni e posologia: Si utilizza come Estratto secco: 4.5 grammi di droga/die (cialde con 200 mg di droga secca ogni 3 ore. Penso, 1993)

Estratto fluido: 20 gtt due volte al dì (Qi&Phytos)

Tintura Madre: 30 gtt x3/die (Rossi, 1992)

Tintura alcoolica: (20 g di droga in 1000 mL di alcool 60° a macerare per 10 giorni): 10-15 gtt x2-3/die (Penso, 1993)

Succo di pianta fresca: da 2 a 6 cucchiai al dì (Commissione E)

Infuso (al 6%): infondere 9 gr. circa in 150 mL di acqua bollente per 10 minuti. Tre tazze al giorno (Penso, 1993)

Associazioni utili (per le indicazioni digestive): Altea, Liquirizia, Malva,

MELISSA
Nome botanico: Melissa Officinalis L.

Famiglia: Lamiaceæ (Labiate)




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