Mc 9,2-10 "Metamorfosi tra luci e ombre"


Colpisce che questo avvenga in un momento in cui Gesù ha da poco annunciato la sua sofferenza e la sua morte



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29.03.2019
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Colpisce che questo avvenga in un momento in cui Gesù ha da poco annunciato la sua sofferenza e la sua morte.
Gesù prende con se 3 discepoli, i più intimi, gli stessi che chiamerà poi nel Getzemani, come a dire quello che oggi vedete: cioè questa trasformazione, questa luminosità, questa gloria che è manifestazione di bellezza e di estasi è l’altra faccia della medaglia di quello che vedrete al Getzemani. Al Getzemani vedrete il volto sfigurato. Potremmo dire dal volto trasfigurato al volto sfigurato. Eppure sono la stessa persona. E’ come dire fate questa esperienza che vi aiuterà a leggere anche l’altra.
Anche noi abbiamo bisogno di salire sui nostri monti, di momenti appartati, di intimità, di solitudine, per entrare quasi in una dimensione fuori dal tempo, perché in effetti appaiono Mosè ed Elia, che sono personaggi del passato, grandi figure profetiche del passato. E quindi il fatto che siano presenti anche loro, significa che siamo in una situazione che non ha più le coordinate spazio-temporali, siamo in una dimensione “altra” che mette in luce l’identità profonda e vera di Gesù. Anche noi abbiamo bisogno di questi momenti di luce, sugli alti monti della gioia, che ci dicono ciò per cui siamo fatti: noi siamo fatti per la gioia, siamo fatti per la luce, per la vita. Siamo fatti per la fraternità: “com’è bello per noi stare qui” dice Pietro. Certo lo dice perché è in uno stato confusionale, ma dice una cosa vera.

In altre parole abbiamo bisogno di trovare dei tempi forti d’interiorità senza la pretesa di congelarli in eterno. Pietro, Giacomo e Giovanni vorrebbero trattenere e protrarre questo tempo, vivere in questa sorta di paradiso che adesso stanno vivendo. E’ come quando, anche noi, abbiamo questi tempi di grande intensità e felicità e vorremmo che non finissero mai.

Eppure Gesù rimanda alla ferialità. Terminato questo momento “estatico” cioè di uscita dalla normalità, Gesù ti invita a riprendere il tuo cammino quotidiano, la fatica di ogni giorno e di passare dalla “visione diretta”, da un vissuto fuori del tempo all’incarnarti nella tua realtà e a viverla per fede, non più per estasi, con tutta la fatica del cammino che si fa a valle.

Non si può fermare la vita, congelare la felicità. Non ci si può costruire un paradiso a parte e staccarsi dalla realtà. Forse per questo la voce esce dalla “nube”, per ricordarci che c’è questa luce, ma c’è contemporaneamente anche questa nube. La nube ci ricorda che la nostra conoscenza è nebulosa, che vediamo, e non vediamo. E infondo nube e luce si alternano, e la vita è fatta di esperienze luminose e di ombre che a volte sono anche in contemporanea. Anche le trasformazioni, i cambiamenti conoscono tempi di chiarezza, in cui ti sembra di aver capito tutto e momenti in cui ti senti immerso nella nube e non sai più a chi dar retta. Ma la vita è anche questo passaggio dalla luce della trasfigurazione al buio del calvario, passando attraverso la nube che avvolge il monte.
Queste momentanee separazioni dalla ferialità, sono delle illuminazioni, sono delle profonde intuizioni che ci aprono a delle nuove prospettive. Noi ne abbiamo bisogno, perché a volte siamo spaesati, non abbiamo più l’orientamento, l’oriente appunto, e dobbiamo trovare una direzione. Questi momenti forti di interiorità possono essere per noi delle luci per ritrovare un nuovo sguardo sulla vita e avere una direzione. Sono esperienze intense che ci rimandano alla quotidianità per viverla meglio.




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