Milano linate



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Fondazione Irccs

Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli

e Regina Elena








Civiche Raccolte d’Arte

ROTARY CLUB

MILANO LINATE



I capolavori della collezione Litta
La raccolta Litta (49 opere), dal 2004 concessa in deposito dall’Ospedale Maggiore di Milano alle Raccolte Storiche del Comune di Milano, è esposta in permanenza presso le sale del piano nobile di Palazzo Morando Attendolo Bolognini, sede del Museo di Milano, dove la stessa duchessa Litta soggiornò negli ultimi anni della sua vita. Essa è costituita in massima parte dai ritratti di famiglia, che ci restituiscono le immagini dei principali membri del casato tra XVIII e XIX secolo, la cui storia è resa con grande immediatezza da due grandi alberi genealogici dipinti.

La più antica delle opere esposte è il busto in marmo attribuito a Giuseppe Vismara, raffigurante il cardinale Alfonso Litta (1670 circa); questi, eletto arcivescovo di Milano nel 1652, conobbe a Roma Gian Lorenzo Bernini, che presentò allo scultore Vismara, tanto che questi, pur lombardo nella sua formazione, in questo ritratto risentì della grandiosa scuola del Barocco romano.

Tra i numerosi dipinti settecenteschi, risalta il grande Ritratto di Antonio Litta (1765 circa), attribuito a Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto e raffigurante il duca mentre riceve la nomina a membro dell’Ordine del Toson d’Oro e raccoglie da un servo la sciabola e la feluca; qui la sontuosa nobiltà della composizione, ambientata in un vasto scalone a trompe l’oeil, è stemperata nel consueto realismo lombardo.

All’Ottocento appartengono le opere di maggior pregio, come i preziosi busti in marmo di Pompeo Marchesi, uno dei più fertili scultori italiani del XIX secolo e per lungo tempo titolare della cattedra di scultura all’Accademia di Brera. Il Ritratto di Giulio Renato Litta (1830 circa), forse eseguito dopo il ritorno in Italia da San Pietroburgo dell’importante diplomatico lombardo, insignito dallo Zar Paolo I del titolo di comandante della flotta russa e celebrato in patria con spettacoli teatrali, feste e concerti. La scultura è segnata da una grande vena scenografica e caratterizzata da una superficie morbidamente modellata. Il Ritratto di Pompeo Litta esprime maggiore compostezza secondo lo stile accademico, al fine di mostrare in un contesto di nobile classicità le onorificenze raccolte dall’illustre personaggio, vestito con l’uniforme di gala dei Cavalieri di Malta.



Infine è efficacemente rappresentato il Romanticismo europeo. Il Ritratto del duca Giulio Litta di Giuseppe Molteni (1843) rivela, attraverso la rappresentazione di spartiti seminascosti da un drappo, la passione del giovane duca per la musica. Fa pendant col precedente – furono esposti assieme a Brera nel 1843 – l’elegante opera di Eliseo Sala: Ritratto di Antonio Litta, legata alla poetica romantica, mentre poco più tardi lo stesso pittore dipinse anche il più grande Ritratto di Camilla Litta Lomellini (1851), un ovale che si inserisce nella serrata querelle che riguardò l’arte del ritrarre a metà del XIX secolo, dopo la recente invenzione della fotografia.

Significativamente abbinato ai dipinti di Molteni e Sala è il principale capolavoro della raccolta: La preghiera del mattino di Vincenzo Vela (1846). Commissionata da Giulio Litta, consigliato in questo da Francesco Hayez, la scultura, segnata da un attento realismo epidermico e magistralmente lavorata, è tra le più celebri opere d’arte dell’artista, un manifesto del Romanticismo, simbolicamente legata agli ideali risorgimentali. L’opera fu immediatamente esposta a Brera e poi a Londra e Dublino, ottenendo una meritata celebrità.




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