Mito della nazione, memoria



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ELENCO DELLE OPERE CON DESCRIZIONE

al 8 agosto 2018. Il testo verrà aggiornato entro fine agosto


LIDA ABDUL

MITO DELLA NAZIONE, MEMORIA



  • What we have Overlooked, 2011, 2 channel video installation,16 mm film transferred to Blu-ray, 3’44’’, 5 ex., Courtesy Giorgio Persano Gallery

Il video, girato presso un lago vicino a Kabul, vede un uomo immergersi progressivamente nell’acqua, reggendo una bandiera. In un alternarsi di immagini di prossimità e di distanza, si osserva l’azione del protagonista, al quale i sottotitoli danno voce, fino a quando questi non viene completamente sommerso.

Lo scollamento tra il paesaggio idilliaco e il dolore dell’uomo evidenzia quanto l’opera si muova tra contrasti, anche formali: pur avendo come referente la cultura occidentale, l’artista attinge ad un bagaglio tradizionale e iconografico tratto dall’Islam, Buddismo e Induismo, dei quali, a sua volta, la cultura afghana è debitrice. La raffinatezza esteriore si trova dunque a stridere con il disastro contemporaneo, sempre presente nei suoi lavori e qui collocato in una cornice perfetta e immobile, un lago celeste su cui si specchiano montagne imbiancate.

Nel video, in particolare, Lida Abdul esamina la relazione che intercorre tra l’individuo e la nazione, rappresentata dalla bandiera, suo simbolo astratto (it holds you without holding you). Il rapporto quasi dialettico stretto tra l’uomo e il suo paese – che non solo ne sovradetermina la presenza, ma può arrivare addirittura ad esigerne il sacrificio – porta infine l’artista a constatare il prezzo drammaticamente alto che il sentimento nazionalista è pronto a pagare: l’annullamento dello stesso individuo. Il video è stato presentato a Documenta (13).


LIDA ABDUL

IDENTITÀ: Preservare identità dall’oblio



  • Time, Love and the Workings of Anti-Love II #1, 2013-2017, 80 framed photographs + text, Photographs: 29 x 21 cm approx. Each, Photo Credits: Nicola Morittu, Courtesy: Giorgio Persano Gallery

Nel 2010, durante uno dei suoi numerosi viaggi di ricerca nel suo paese, l’artista afghana ritrova una vecchia macchina fotografica ed una raccolta di centinaia di fotografie per passaporti appartenenti ad un fotografo di strada locale. Le immagini in bianco e nero, martoriate dal tempo, erano state scattate nell’arco di due decenni, durante l’imperversare della guerra.

Da questo recupero nasce Time, Love and the Workings of Anti-Love (2013) e dalla sua evoluzione deriva il nuovo progetto espositivo: Time, Love and the Workings of Anti-Love II (2013-2017). Lida Abdul ha scelto di procedere con l’ingrandimento, in formato A4, di molti degli scatti dei passaporti raccolti, presentando così una carrellata silenziosa di stampe, la cui imperfezione ben incarna la precarietà di un paese.

L’artista cerca di sottrarre all’oblio i volti di uomini, donne e bambini, ed evidenzia come lo strazio dovuto a decenni di conflitto marchi i tratti delle persone. A commento del suo lavoro asserisce: “Voglio documentare l’esistenza di questi esseri umani, che si sono trovati faccia a faccia con qualcosa di cui non avevano gli strumenti per poter comprendere quanto accadeva. Voglio che gli osservatori di queste fotografie riflettano su ciò che esse nascondono tanto quanto queste immagini svelano”.

Alle centinaia di persone smarrite l’artista dedica un ‘canto’, che possiamo leggere sui muri della galleria, parole che descrivono il dramma di un popolo e la fatica e la sofferenza di chi decide di esserne testimone.
ADEL ABIDIN

IDENTITÀ SESSUALE; CONFRONTO SUL MITO ORIENTE-OCCIDENTE



  • Cover-Up!, 2014 One large channel video installation and fans installation, 2/5 +1 AP ed. Photo by Martin J.ger, Courtesy Adel Abidin

  • Bread of Life, 2008, One channel video installation, 3/5+1 AP ed., Photo by Martin J.ger, Courtesy Adel Abidin

L’opera Cover-Up! esprime come le persone hanno spesso timore di mostrare le proprie debolezze e tendono a nasconderle per paura del giudizio della società; la loro principale preoccupazione è quella di modificare la propria identità in modo da integrarsi nell’ambiente sociale. L’artista reputa intollerabile quando i governi e i regimi violano i diritti umani e afferma: “In Cover Up mi riferisco alla scena famosa “The Seven Year Itch” (1955) con protagonista Marilyn Monroe, dove un arabo dagli orientamenti ambigui rimpiazza la nota attrice dalle seducenti movenze. Questo lavoro interroga la società sugli ideali di bellezza, inclusione e tolleranza”.

L’artista descrive Bread of Life con il seguente commento: “Il pane è il nutrimento principale di una persona in gran parte dei paesi nel mondo. Per coloro che considerano il pane come alimento vitale è trattato come oggetto sacro. Una volta mi è stato servito del pane in un ristorante del Cairo che era così duro da sembrare più adatto per suonare piuttosto che per essere mangiato. Ho quindi preso 4 percussionisti che ‘guadagnano il loro pane’ suonando e ho chiesto loro di fare musica con quel pane. C’era qualcosa di intrigante nel suonare con un elemento fonte di vita”.
DIARRASSOUBA ABOUDALAYE

IDENTITÀ CULTURALE



  • Untitled, 2018, mixed media on canvas,120 x 140 cm, photo credits Laurent Diby, Courtesy Aboudia

  • Untitled, 2018, mixed media on canvas,120 x 140 cm, photo by Laurent Diby, Courtesy Aboudia

L’artista della Costa d’Avorio attinge dalla tradizione Vodou, da Basquiat e da Dubuffet la forza prorompente delle sue immagini da periferia newyorkese ispirate alle icone tribali apotropaiche afroamericane. Vi si riconoscono gli echi del graffitismo di James Brown, influenze della tradizione dell’arte primitiva e classica dal Modernismo Occidentale e da Mimmo Paladino.


ETEL ADNAN

TERRITORIO, PAESAGGI, MEMORIA



  • Départ, 2018, stampa, 47.5 x 38 cm, 35 ex., © Etel Adnan & Galerie Lelong & Co, Paris 2018

  • L’Ecrasante beauté, 2018, Engraving, 47.5 x 38 cm, 35 ex., © Etel Adnan & Galerie Lelong & Co, Paris 2018

  • En route vers le desert, 2018, 76 x 45,5 cm, 35 ex., © Etel Adnan & Galerie Lelong & Co, Paris 2018

  • Vue sur la mer, 2017, Engraving, 48 x 38 cm, 35 ex., © Etel Adnan & Galerie Lelong & Co, Paris 2018

  • Soleil Mont Tamalpais, 2016, engraving, 57 x 62 cm, 19 ex., © Etel Adnan & Galerie Lelong & Co, Paris 2018

  • Looking for birds, 2013, ink on paper, 21,5 x 9,5 x 2 cm (closed), 21,5 x 540 cm (open), Photo by: Miguel Angel Emérico, Courtesy: Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

  • Signs, 2013, ink on paper, 19,5 x 18 x 1,5 cm (closed), 19,5 x 595 cm (open), Photo by: Miguel Angel Emérico, Courtesy: Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

Paesaggi, ridotti agli elementi essenziali, resi sovente mediante giustapposizione di campiture piatte, riflettono lo spaesamento dell’artista e scrittrice libanese, cresciuta in Francia e America, e l’origine poetica delle forme, quasi astratte, attinte dalla memoria.


AES+F

CONFINI TRA REALTÀ E VIRTUALE, TERRITORIO VIRTUALE, TRASPOSIZIONE MITOPOIETICA NEL VIRTUALE DELLE GUERRE REALI



  • Last Riot 2, The Carrousel, 2007, © AES+F | ARS New York; Courtesy of the artists and Triumph Gallery, Moscow

  • Last Riot, 2007, 3-Channel HD video, sound, 19’25”, Courtesy of the artists and Multimedia Art Museum, Moscow

Nel video, dall’estetica volutamente prossima a quella dei video-game, scorrono immagini digitali di una lotta ambientata in un contesto ostile antropizzato da soldati eternamente giovani, che indossano moderni vestiti dalla fantasia mimetica. La solennità dei movimenti evoca le pose dei guerrieri della tradizione figurativa classica, conferendo un’aura senza tempo all’evento inscenato, rafforzato dalla compresenza di elementi architettonici appartenenti a epoche diverse, compreso il futuro. Contribuisce alla creazione di questa atmosfera molto d’impatto, la musica classica che accompagna il video.


SHAHRIAR AHMADI

DIALOGO TRA CULTURE, MEMORIA



  • Tree of Wise Men, 2014, From “Good Soil” Series, Acrylic and Gold Leaf On Canvas, 280 x 510 cm (Triptych), Photo Credit and Courtesy of the Artist

  • Schehrzad, 2014, From “1001 Nights” Series, Acrylic and Gold Leaf On Canvas, 250 x 140 cm, Photo Credit and Courtesy of the Artist

L’artista prende ispirazione dalle dottrine misteriche, dallo gnosticismo e dai testi della poesia ed epica corrispondenti, come ad esempio i testi medievali Sufi del mistico Rumi che intendevano l’amore come espressione della forza dell’universo. Lo stile moderno, prossimo alla gestualità dell’espressionismo astratto, riesce a conferire queste qualità poetiche alla materia pittorica. Nel caso di Scherzad, il personaggio rappresentato, riferito alla letteratura persiana, ha subito uno processo di sfaldamento per via delle pennellate destrutturanti che accentuano la dimensione fiabesca e allo stesso tempo evanescente, della raffigurazione.


FRANCI ALŸS

CONFINI TRA TURCHIA E ARMENIA, SUONO DEL SILENZIO



  • The Silence of Ani, 2015, one channel B&W video, sound, 13’21’’, © Francis Alÿs, Courtesy of the Artist and David Zwirner

Il video inedito The Silence of Ani tratta il tema dei confini, in particolare di quelli tra Turchia e Armenia. L’artista, nato in una zona di confine, parla di questo argomento attraverso la scelta di far parlare il silenzio, rotto solo dal vento che soffia tra l’erba e tra le rovine di una città armena un tempo splendida, Ani, un silenzio rotto dal canto degli uccelli, in realtà prodotto da Alÿs e da un gruppo di bambini grazie a diversi tipi di richiami. Una panoramica poetica e struggente dove il canto degli uccelli ha una potenza evocativa commovente, poiché piange uno spazio e un tempo che non esistono più, spazzati via dalla furia dell’uomo, celebrando allo stesso tempo la forza della vita.


EL - ANATSUI

MEMORIA DEL FARE



  • Untitled (from the Sculpture Print Series), 2016, Ink on Somerset 300gsm paper with aluminium appliqu, 100 x 154.5 cm, Ed. 1/3, Photo by Jonathan Greet, Courtesy of October Gallery, London and Factum Arte, Madrid

  • Untitled (from the Sculpture Print Series), 2016, Ink on Somerset 300gsm paper with aluminium appliqué, 100 x 154.5 cm, Ed. 1/3, Photo by Jonathan Greet, Courtesy of October Gallery, London and Factum Arte, Madrid

  • Untitled (black and white with gold disc), 2016, Ink on Somerset 300gsm paper with chine coll. gold foil mounted on aluminium sheet, 101 x 107 cm, Photo by Jonathan Greet, Courtesy of October Gallery, London. and Factum Arte, Madrid

Artista ghanese (n. Anyako 1944). Docente dal 1975 nella facoltà di Belle arti e di arti applicate all’Università della Nigeria, si è inizialmente esercitato su oggetti comuni, nei quali ha impresso complessi codici direttamente ispirati ai segni adinkra; i suoi lavori, che utilizzano spesso come supporto materiali di riciclo e tra i quali spiccano arazzi di grandi dimensioni. Il riciclo è un tema molto ricorrente nelle opere degli artisti africani ed è legato al territorio. La scelta, insolita, di esporre delle stampe risponde al desiderio di mostrare una produzione meno nota ma tuttavia coerente con il linguaggio espressivo che non muta a seconda del medium e della scala.


AREVIK AREVSHATYAN

DIALOGO CULTURALE: scritte in greco da artista armena che veicolano concetti culturali occidentali



  • Context Will Name, 2016, Installation, Photo by Arevik Arevshatyan, Courtesy: Arevik Arevshatyan

  • Metaphor, 2013, Installation, Photo by Arevik Arevshatyan, Courtesy: Arevik Arevshatyan

In via di definizione


CHANT AVEDISSIAN

MITOGRAFIA: icone di personaggi celebri dell’Egitto dal regno di Faough al Presidente Nassiri, MEMORIA per una età dell’oro nazionale perduta

- Faten, 2008, Gouache on cardboard, 49 x 69 cm, Artwork courtesy of Barjeel Art Foundation, Sharjah, Image courtesy of Barjeel Art Foundation, Sharjah

- You are Love, 2008, Gouache on cardboard, 49 x 69 cm, Artwork courtesy of Barjeel Art Foundation, Sharjah, Image courtesy of Barjeel Art Foundation, Sharjah

- Gamal Abd El Nasser, 2008, Gouache on cardboard, 49 x 69 cm, Artwork courtesy of Barjeel Art Foundation, Sharjah, Image courtesy of Barjeel Art Foundation, Sharjah

- Kings valley, n.s, Oil and watercolours on cardboard, 48 x 68,5 cm, Artwork courtesy of Barjeel Art Foundation, Sharjah, Image courtesy of Barjeel Art Foundation, Sharjah


Icone da realismo pop da regime che ricalca modelli propagandistici con recupero iconografia attribuita un tempo alle divinità, quindi santi, quindi sovrano (aquila, gru…), secondo la mitografia contemporanea.
SONIA BALASSANIAN

MEMORIA


- Deprivation, 2014, Mixed media: video, mirrors, plastic, stones, Variable dimensions, Photo by Vahrma Akimian, Courtesy of the Artist
Il video presenta una stratificazione di immagini dove silouhettes di bombe si sovrappongono a immagini di donna e a scempi di guerra. Per terra si osserva un’installazione con il simbolo della pace in vetri infranti.
BGL

TERRITORIO



  • Le dernier étage, 2014, performance. Ne verrà proposta una versione appositamente per ICAE2018

La performance esprime la riappropriazione e trasformazione con ironia surrealista di oggetti e spazi sottoutilizzati. Critica irriverente ad alcuni miti dell’Occidente (macchine che fumano, sono trasformate in modo irriverente e con approccio ludico in narghilé)


SANFORD BIGGERS

SINCRETISMO CULTURALE, DIALOGO CULTURALE, IDENTITÁ



  • Quilt #17 (sugar, Pork, Bourbon), 2013, Repurposed quilt, fabric treated acrylic,, spray paint and silkscreen, 181 x 201 cm, Photo by Alessandro Zambianchi, Courtesy Massimo De Carlo, Milan/ London/Hong Kong

  • Epistrophy, 2013, Brass, biots, cardboard and wood, 275 x 48 x 48 cm, Photo by Alessandro Zambianchi, Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong

L’espressione artistica di Biggers abbraccia una vasta gamma di supporti e forme espressive da film, installazione, video, disegno, sculture e performance. Attraverso questi diversi medium, l’artista sfida il nostro comune approccio alla storia con i suoi simboli e le credenze consolidate, combinando tradizioni ed estetiche afroamericane con il simbolismo giapponese, arricchito da riferimento alle esperienze urbane dell’Europa Centrale e alla tecnica italiana, il tutto coniugato con il ritmo della musica hip-hop.


ROSSELLA BISCOTTI

CONFINI, IDENTITÁ



  • The Journey. From Kerkennah islands (Tunisia) till Bouri, Offshore Field (Libya), 2016, Blueprint on paper, 155x109 cm, Edition 3 + 1 AP, Photo by Peter Cox, Eindhoven, The Netherlands, Courtesy Collection Van Abbemuseum, Eindhoven, The Netherlands

L’opera è incentrata sul viaggio di un blocco di marmo attraverso il mare libico e sui confini sulle attività economiche, la mobilità, gli scambi commerciali e le barriere politiche. Il marmo di Carrara è un elemento identitario della nazione italiana e dell’artista.


ALIGHIERO BOETTI

SUONO, CONFINI, DIALOGO



  • Aiuole, 1982, Pochoir su carta, cm 70 x 70

  • Cimento d’armonia e d’invenzione (quattro ore di un pomeriggio), 1969, matita su carta quadrettata, 48 x 65 cm

L’opera Aiuole rappresenta la fusione fonetica di tutte le vocali racchiuse in una sola parola e la fusione cromatica di due colori complementari. Una sinestesia fra suono e colori



Cimento d’armonia e d’invenzione, ricalcando le celle della carta quadrettata con la sovrapposizione a matita esuberando lo schema rigido crea sconfinamenti che restituiscono il tempo della reiterazione processuale. Quindi è un viaggio perché verifica empiricamente le traiettorie tracciate della mappa. La figura di questo artista che dei confini geopolitici ha fatto uno temi cardini della sua poetica si riconosce una paternità nel modo con cui ha trattato l’argomento del dialogo culturale che, in alcuni casi, ha trovato concretezza negli arazzi tessuti da alcune tessitrici afghane.

CHRISTIAN BOLTANSKI

MEMORIA, MAPPA DEL CIELO, SUONO



  • Animitas (Small Souls), 2015, Video projection (Animitas; 13 hours, 6 sec), flowers,hay, one bench, dimensions variable, Photo by Marian Goodman Gallery London, Courtesy of the artist and Marian Goodman Gallery, New York, Paris, London


Animitas, ossia Piccole anime, è un lavoro compiuto nel deserto cileno Atacama, presentato alla Biennale 2015, e consiste in una installazione video che propone una mappatura del cielo in cui si configura il giorno di nascita dell’artista, 6 settembre 1944, ambientata nell’angolo più buio del mondo con soli testimoni i fiori e le piantine grasse presenti fisicamente nell’installazione. Sulle sommità di queste ultime l’artista ha collocato dei campanellini giapponesi che suonano al soffio del vento. Allo stesso tempo è anche un piccolo cimitero delle anime, dove Pinochet abbandonava le persone per farle sparire completamente. Oggi alcune famiglie delle persone scomparse vanno ancora in cerca dei resti dei loro cari. Ecco perché è un posto particolare: abbraccia la terra e il cielo sotto il quale ci sono i resti di coloro che lottarono contro la dittatura.
LORIS CECCHINI

MAPPA GENETICA, SUONO COME IMPRONTA e quindi IDENTITÀ



  • Waterbones, 2015, 100 elementi in acciaio inox 316, Courtesy dell’artista, AGIVERONA Collection, Verona, GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana, Photo by: Ela Bialkowska

  • Dromocrones (Telluric reverb), 2018, vetro acrilico termoformato, telaio di ferro, 204 x 125 x 25 cm, Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana, Photo by: Ela Bialkowska, OKNO Studio, Exhibition: The Ineffable Gardener, Year and place: 2018 / Galleria Continua / San Gimignano

  • Dromocrones (Annunciation in 3 frequencies), 2018, vetro acrilico termoformato, telaio di ferro 125 x 90 x 25 cm, Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana, Photo by: Ela Bialkowska, OKNO Studio, Exhibition: The Ineffable Gardener Year and place: 2018 / Galleria Continua / San Gimignano


Waterbones, allude alla crescita, determinata da una regola generatrice interna, dove moduli estendibili all’infinito che manifestano un codice genetico strutturante, arrivano a configurarsi come una mappa.

In Dromocrones, le linee centrifughe sono ipostasi visive delle onde telluriche, impronte che connotano la superficie levigata del vetro delle finestre marcano l’hic et nunc in cui storia umana e naturale si incontrano. Il dromocrone è infatti il diagramma spazio-tempo con i tempi di arrivo delle onde sismiche rifratte. Per associazione, le onde telluriche potrebbero essere lette anche come onde sonore, suoni.


HERMAN DE VRIES

TERRITORIO, MAPPA



  • From earth: europe, 2016, 66 parts, earth pigments on paper, each, 70 x 50 cm, photo by horst w. Kurschat, courtesy FS.ART, berlin

I colori delle terre campionate come la voce connotano una identità territoriale e la loro composizione è una mappa dove non ci sono più barriere, in quanto i campioni di terra raccolti in diversi paesi sono stati accostati cromaticamente, creando di fatto una mappa immaginaria, immagine bellissima di convivenza e dialogo di culture; questa utopia di un dialogo interculturale anima anche i lavori di artisti appartenenti alla stessa generazione come Tomas Rajlich e Lawrence Wiener, anch’essi presenti con dei loro lavori nella mostra.


CHIARA DYNYS

MAPPA MONDO, MAPPA CIELO, MEMORIA DEL TERRITORIO, SUONI STELLE E CITTÀ



  • Vega, 2018, cast, methacrylate, photo, glass, gold, variable measure, Image credit: Studio Chiara Dynys, Milan

Una pletora di forme ovali di differente grandezza si inseguono come pianeti in una galassia. Dentro ognuna di esse, un cerchio contiene diversi punti di vista su piazze e città, agendo oggi come “referenze storiche” della nostra memoria personale di “Mitteleuropa”. Queste giocano come luoghi enfatici ed evocativi rappresentando un “percorso metafisico” per le nostre memorie nello spazio etereo, il luogo dove albergano le vere Soundlines.

Afferma l’artista: “Tutto è così piccolo rispetto all’universo (città, piazze, luoghi), che il cielo sopra queste città, dove si svolgono eventi drammatici, sembra essere indifferente alla loro storia. L’universo non partecipa alla vita umana, tragica e minuscola allo stesso tempo.

Questa è la ragione per cui “creare” la tragedia di domani è del tutto inutile: siamo così piccoli che nel futuro solo l’idea di fratellanza è ragionevole. Ho scelto questi luoghi da tutta l’Europa perché eventi terribili vi sono accaduti, ma ho solo colto la loro intima bellezza, brulicando in una serie di costellazioni che sono sempre state lì, guardando dal di sopra e senza modificare la loro luce: VEGA".


LATIFA ECHAKHCH

SOUND, IDENTITÀ



  • Dérives, 2015, Acrylic on canvas, 200 x 150 cm, © and Courtesy of the Artist and Dvir Gallery, Tel Aviv, Brussels

  • Noises and missing words, 2018, Ink on balnk newspaper, 45 x 61 cm, Falling, lovely and beautiful, Kiosk, Ghent, 2018, @ and Courtesy of the Artist and Dvir, Gallery, Tel Aviv, Brussels and KIOSK, Ghent

In Derives, l’artista usa motivi ornamentali dell’architettura islamica: una linea disegnata che ricorda la forma della stella, suggerisce sia un sentiero infinito che, come suggerito dal titolo, un “difetto psico-geografico”, una ribellione contro i ruoli predefiniti. L’artista riassume il processo creativo dell’opera affermando: “attraverso un processo di consapevolezza, ho rivisto la tecnica di disegno, come un cattivo studente: la geometria diventa caotica, la simmetria è indeterminata, e l’assoluto è pertanto impossibile”.

Con Noises and missing words, composto da disegni a inchiostro, l’artista decostruisce una poesia araba: su fogli di giornale trascrive i testi originali, ma copiando solo la punteggiatura o le vocali. Tradizionalmente e linguisticamente nella poesia araba questi segni ausiliari definiscono essenzialmente il significato per l’intera frase o poema. Qui la pagina di giornale è lasciata prevalentemente in bianco, i segni sono connotazioni illeggibili. Il testo, in altre parole, diventa un disegno astratto, che reca la possibilità di una nuova lettura.
VICTOR EHIKHAMENOR

SINCRETISMO RELIGIOSO, DIALOGO CULTURALE, IDENTITÀ



  • My last dance as King before Sir Harry, Rawson’s army arrived, 2017, Rosary beads on lace textile, 320 x 191 x 10 cm, Copyright of the Artist, Courtesy Tyburn Gallery, London

  • I am Ogiso, the King from Heaven, 2017, Rosary beads on lace textile, 262 x 177 x 10 cm, Copyright of the Artist, Courtesy Tyburn Gallery, London

Le due opere testimoniano l’identità complessa dell’artista nato in un regno nel Benin e cresciuto all’interno di una comunità in cui veniva insegnata la religione cristiana, per cui nei due pannelli sono rappresentati il re del Cielo con attributi del re del villaggio natale, con uno stile e una tecnica, per quanto riguarda la trama, attinti dalla tradizione locale e coniugati a un materiale appartenente alla cultura cristiana essendo fili costituiti da rosari intrecciati.


ARMAN GRIGORYAN

NARRAZIONE



  • Milk (Theseus Slaying Minotaur), 2017, Oil on canvas, 110 x 120 cm, Copyright of the Artist

Are you still in the Facebook, 2011, Poster, Copyright of the Artist
Il lavoro mostre un’estetica Pop con una commistione di elementi linguistici e metalinguistici appartenenti a contesti culturali e figurativi diversi. Si intersecano Grecia classica, social network, scritte in armeno, americano, russo.
SHILPA GUPTA

IDENTITÀ, DENUNCIA POLITICA



  • Untitled (security belt), 2009, security belt, 1000 cm, Photo by Didier Barroso, Courtesy of Gaslleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana 2010 / Castle of Blandy, Regional Council of Seine-et-Marne

L’artista indiana trasforma in sculture alcuni strumenti di controllo/coercizione sociale, che interrogano il pubblico e criticamente affrontano il tema dell’identità di un popolo cui sono negati ancora molti diritti umani, internazionalmente condivisi ma di fatto ancora inapplicati in molti paesi.


DIANA HAKOBYAN

MEMORIA



  • Been too long, 2004, 2 screens video, duration – 7’41’’ (frame from video), Photo by (frame from video) Diana Hakobyan, Courtesy of the artist

Disegni apparentemente infantili traducono visivamente la realtà con un processo esperito da tutti per cui dalla memoria soggettiva si arriva alla memoria collettiva.



SARKIS HAMALBASHYAN

NARRAZIONE, FAVOLA, MEMORIA



  • Harvesting tool, 2018, oil on canvas, 85 x 200 cm, Photo by Hrayr Baze, Courtesy Sargis Hamalbashyan

  • One Soldier’s Advantage, Oil on canvas, 50 x 70 x 50 x 70 cm, Photo Credit Hrayr Baze, Courtesy Sargis Hamalbashyan

  • Rural Road, Oil on canvas, 50 x 70 x 50 x 70, Photo Credit Hrayr Baze. Courtesy Sargis Hamalbashyan

Queste opere esprimono un forte senso di tradizione, la memoria del paese armeno, estendibile allo stesso tempo alla koinè universale, in un luogo è infatti possibile riconoscere riferimenti ad attività umane comuni a paesi diversi.


MONA HATOUM

MAPPA, CONFINI, IDENTITÀ



  • Baluchi (blue and orange), 2008, Wool, 135 x 240 cm, Photo by Everton Ballardin, © Mona Hatoum. Courtesy Pinacoteca do Estado de S .o Paulo, Brazil

  • Routes, 2003, Pen and ink on five printed maps, Dimensions variable, Photo by Lewis Ronald, © Mona Hatoum. Courtesy the artist

  • Untitled, 2006, Hair grid with knots 11 and Untitled, 2006 Grey hair grid with knots 6, 35 x 27 cm each

L’opera Baluchi è costituita da un tappeto che mostra un planisfero in cui sono assenti i confini tra le nazioni. L’immagine è ottenuta per rasatura del vello.



Routes, carte geografiche di riviste di compagnie aeree recanti le rotte dei voli, sono oggetto dell’intervento ludico grafico dell’artista che ha saturato gli spazi interstiziali tra i tracciati cancellando i confini nazionali sottostanti e restituendo una mappatura dei flussi, metafora della mobilità globalizzata.

Il dittico, Untitled, propone invece due strutture geometriche realizzate attraverso la tessitura di capelli annodati secondo una modalità affine a quella della manifattura dei tappeti.


SAHAND HESAMIYAN

IDENTITÀ CULTURALE



  • Gole Ayne, 2016, Steel, mirror stainless steel and paint, 57 x 62 x 57 cm, Photo by Hamid Eskandari, Courtesy of the Artist and Mona Hosseini

  • Sulook, 2012, Steel, UV color and black light, 417 x 190 x 190 cm, Courtesy of the Artist and The Third Line, Dubai

Nelle opere la purezza dei modelli e delle forme è presa in prestito dall’architettura islamica coniugata a simbolismo metafisico/mistico, in Suolook ad esempio l’artista iraniano riprende la forma della cupola allungata come in una anamorfosi.


HIWA K.

TERRITORIO E IDENTITÀ



  • A View from Above, 2017, Video, one channel, color sound, 12’. Video still, Documenta14. Stadtmuseum Kassel, Kassel, Courtesy the artist, Prometeogallery di Ida Pisani, Milan/Lucca and KOW, Berlin

  • For a Few Socks of Marbles, 2012, Installation, wool carpets and vitrine (video, colour and sound, valves, marbles, trousers) variable dimensions; 300 x 200 cm each carpet; video 4’ Photo credit Edson Luli, Courtesy the artist, Prometeogallery di Ida Pisani, Milan/Lucca and KOW, Berlin.

Nel video A View from Above una voce fuori campo si eleva al di sopra di una città, colta a volo d’uccello, e narra di un’esperienza compiuta in luoghi indeterminati per ottenere asilo politico, trattando in maniera approfondita il tema dei confini territoriali e delle identità nazionali.

L’installazione mostra i vantaggi dell’alterità, il gioco come metafora di integrazione sociale, mutuo beneficio per la comunità e per lo straniero che riesce ad arricchire, attraverso il dialogo culturale, il nuovo contesto sociale tramite il suo background.
ILIA e EMILIA KABAKOV

SOUND, MEMORIA



  • We are also weary, 2003, installazione, plastic flies on wall, variable dimension

Courtesy of Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana
In un piccolo spazio, una toilet e un leggio su cui è poggiato uno spartito, coabitano in modo surreale e conflittuale. L’effetto di estraneamento è accentuato dalla presenza di mosche alle pareti e sullo spartito. Arrangiamento musicale di Joseph Morag.
LEE KIT

CONFINI TRA LINGUAGGI ARTISTICI DIVERSI



  • It was a cinema, 2016, Acrylic, emulsion paint, inkjet ink and pencil on paper, looped video, Projection: 215 x 285 cm, Painting: 64 x 80 cm, Photo by Todd-White Art Photography, Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong

L’artista cinese Lee Kit rappresenta una linea contemporanea di confine tra linguaggi espressivi diversi: proiezione, pittura, scrittura e presa in prestito luce di Vermeer


JULIA KRAHN

MITO


Video e Wallpaper

  • Sirens_02 horizontal wing, 2014, photography, color print on aluminium, white wooden frame, 40 x 50 cm

  • Sirens_03 heart, 2014, photography, color print on aluminium, white wooden frame, 50 x 40 cm

  • Sirens_04 ear, 2014, photography, color print on aluminium, white wooden frame, 40 x 50 cm

  • Sirens_02 vertical wing, 2014, photography, color print on aluminium, white wooden frame, 50x 40 cm

  • Sirens_05 cliff, 2014, photography, color print on aluminium, white wooden frame, 50 x 40 cm

Mitologia, lavoro site-specific, rinascita, legame col mare, culla, mito, metafora della rinascita sono i temi che l’artista tedesca Julia Krahn affronta e che possono essere letti come riferimento indiretto alla rinascita dell’armenia, a cui stiamo assistendo.

Carte da parati e video per una esperienza sensoriale full-immersive.
ROLAND EMILE KUIT

SOUND SCULPTURE


- Soundgraphics, acousmatic soundscultpture, 2018, Courtesy of the artist

Suono e dialogo tra arti diverse perché l’opera di Kuit è stata realizzata appositamente in relazione a quella di Tomas Rajlich. Così come si dice che nel silenzio ci sono tante musiche non sentite, l’artista ceco ci fa sentire una delle tante musiche che potrebbero albergare nell’opera di Rajlich. Non ci sono più barriere tra i diversi linguaggi artistici.


HIROYUKI MASUYAMA

CONFINI


  • Madrid-Berlino n. 1, 2006, Lightbox, 30 x 260 x 13 cm, Ed. 1/15, Courtesy of the Artist and Studio la Città, Verona

  • Miami-Anchorage n. 12, 2004, Lightbox, 30 x 250 x 13 cm, Ed. 1/15, Courtesy of the Artist and Studio la Città, Verona

  • Paris-Verona 2, 2005, Lightbox, 30 x 285 x 13 cm, Ed. 1/15, Courtesy of the Artist and Studio la Città, Verona

  • Paris-Verona 1, 2005, Lightbox, 30 x 285 x 13 cm, Ed. 1/15, Courtesy of the Artist and Studio la Città, Verona

  • Wien-Düsseldorf, 2004, Lightbox, 25 x 236 x 13 cm, Ed. 1/15, Courtesy of the Artist and Studio la Città, Verona

Confine, territorio, linea dell’orizzonte, traiettoria. Ogni 20 secondi l’artista giapponese scatta una foto in cui si osservano tanti territori accostati di cui non si colgono più i confini.


SIRAK MELKONIAN

MEMORIA DEL PAESAGGIO



  • Untitled n. 9, 2012, Acrylic on canvas, 120 x 91 cm, Photo by Sirak Melkonian and Ab-Anbar Gallery, Theran

  • Untitled n. 10, 2014, Oil on canvas, 120 x 91 cm, Photo by Sirak Melkonian and Ab-Anbar Gallery, Theran

Linea di Paesaggio e Memoria intesa come metafora del territoro. Il lavoro è affine al pensiero espresso dalle poere di Adnan


KAREN MIRZOYAN

IDENTITÀ


  • I’m Part of Send Me Send You Square Selfie Generation, 2012 – 2017, Project, 63 framed original images Art, documentary, photography, collage; 3 vertical: 86 x 108 mm; 1 horizontal:108 x x 86, Photo by Karen Mirzoyan, Photo courtesy Karen Mirzoyan

L’artista armena manipola la fotografia sovrapponendovi la sua identità personale. Una sorta di intimo diario con uno stile prossimo alle cover dei settimanali in cui identità e dialogo sono tema centrale della rappresentazione.


NASR MOATAZ

IDENTITÀ CULTURALE



  • Arabesque I e III (Lost Heritage), 2013, Matches, wood, Plexiglas, 180 x 180 x 10 cm, Ed. 1 + 1 AP, Photo by Oak Taylor-Smith, Courtesy of Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

Nasr Moataz egiziano, a livello formale come gli artisti Sahand e Latifa, si ispira alla tradizione, ai decori islamici per portarli tramite un’espressione artistica contemporanea a un linguaggio universale.


KERVOK MOURAD

MEMORIA


  • Strata of Memory II, 2018, Acrylic on paper, three layers, 500 x 275 x 60 cm, Photo by the Artist, Courtesy the Artist/Galerie Tanit

L’artista siriano realizza un’opera site-specific per ICAE2018, sul concetto di Strata of Memory II


In Kervok Mourad la memoria,è un sedimento storico di cui sono metafora i sedimenti di colonne e i resti architettonici su cui poggiano i ruderi dei monumenti distrutti e corrosi dal tempo e dagli eventi della storia.
NESPOON

  • Oak Beach, Dębki, PL, 2010

L’artista Polacco realizzata una installazione site-specific per ICAE2018, - sul filone di Oak Beach - con tessuti tradizionali armeni.


Memoria, esportazione di tradizione, quindi contaminazione. Nespoon realizza, recuperando tradizione artigianato femminile del suo paese, delle installazioni a partire da filati armeni con cui ricopre ampie porzioni spaziali del contesto urbano.
NICKY NODJOUMI

MEMORIA COLLETTIVA



  • Here is Aleppo, 2017, black ink and wash on paper, 85"x 126". 

  • Offering, 2012, oil on canvas,   85"x65"

  • Invitation to change your metaphor, 2013 oil on canvas, 72"x 100"

  • Delightfully Exotic, 2013, oil on canvas, 96’’ x 60’’

Con stile eclettico che volutamente denuncia le molteplici origini espressive, l’artista affronta temi sociali con un registro formale, espressionista, che si compone graficamente come un rebus (la gerarchia spaziale viene messa in discussione da elementi collocati liberamente nel campo figurale) al fine di accentuare l’ironia, intesa come codice formativo dell’intera opera dell’autore.


MELIK OHANIAN

TERRITORIO, MEMORIA



  • Datcha Project, 2004, Inkjet print on cut and waved tarpaulin, 250 x 360 cm, Ed. 1/1

Si tratta di un’opera fotografica realizzata a partire da un punto di vista fisso dello stesso soggetto, il monte Ararat, osservato dallo stesso punto nel corso di cinque anni sotto diverse luci. L’artista ha impiegato una tecnica stampa a impressione multipla per cui la stessa immagine viene impressa due volte e fusa. Ne risulta uno scenario senza tempo e senza connotazioni luministiche precise che ne fanno un simbolo universale. Il monte Ararat, che in armeno è il Luogo creato da Dio, rappresenta uno dei simboli più cari alla cultura figurativa armena, a cui il territorio è stato sottratto e deprivato da quando è passato oltre il confine turco.


ADRIAN PACI

IDENTITÀ


  • Home to go, 2001, Series of 9 framed photographs, 100 x 100 cm (each), Edition of 3 + 1 AP, Courtesy of the artist, kaufman repetto Milano/New York and Peter Kilchmann, Zurich

  • Centro di permanenza temporanea, 2007, 16:9 video projection, 4’32’’, Edition of 6 + 2 AP, Photo by Courtesy of the artist, kaufman repetto Milano/New York and Peter Kilchmann, Zurich

Nell’opera Home to go un uomo, un povero Cristo, si porta sulle spalle un tetto rovesciato, forse metafora della condizione esistenziale dell’emigrato che, costretto al nomadismo, si trova tuttavia nella condizione di libertà rispetto alle imposizioni sociali che una condizione sedentaria produce.

Centro di permanenza temporanea, illustra come un piccolo gruppo di immigrati sia in attesa, in uno stato precario, su una scaletta al centro di una pista aeroportuale senza che vi sia il velivolo. La condizione di sospensione è sottolineata dal fatto che non toccano per terra, metafora dell’esistenza precaria deli emigrati cui è stata tolta la terra natia sotto i piedi, sradicati.
ROBERTO PUGLIESE

SOUND E CONFINI TRA LINGUAGGI ARTISTICI



  • Critici ostinati ritmici, 2010, wood, microcontroller, electromagnets cloack, software, sensors and and Internet connection, variable dimensions. Photo by Michele Alberto Sereni, Courtesy of Studio La Citt., Verona

  • Quintetto, 2016, Cello, violins, violas, steel, iron, multichannel, audio system and audio composition, Environmental dimensions, Photo by Michele Alberto Sereni, Courtesy of Studio la Città, Verona

Ambientazioni sonore e visive recuperano dall’arte cinetica la lezione sul rapporto arte e tecnologia, al fine di sondare le potenzialità espressive del suono, coinvolgendo attivamente il pubblico.


SAHAK POGHOSYAN

MEMORIA E SOUND (silenzio)



  • Silence of My Grandmother’s Eyes, project, 2015, 11 parts + one photo, Cardboard, fabric, wax; Cardboard, fabric, tar, wax,, metal, fiberglass; Cardboard, fabric, tar, wax, 133 x 204 cm; 153 x 153 x 40; 204 x 133, Photo by German Avakian, Courtesy of the artist

I colori stratificati dei frammenti di tessuto che compongono dei quadri simili a patchworks (lacerti di memoria cuciti insieme) evocano ricordi della nonna dell’autore quando era bambino. Tuttavia essi sono anche carichi delle emozioni trattenute che scaturiscono dall’esperienza del genocidio cui corrisponde il silenzio con cui la nonna ha cercato di risparmiare gli orrori al fanciullo.


IMRAN QURESHI

TERRITORIO


L’artista realizzerà una installazione site-specific per ICAE2018 simile a They still seek for traces of bloods.

Con quest’opera, l’artista pakistano trasferisce l’estetica della pittura miniata nel contesto dell’installazione monumentale. Crea un ambiente con 20.000 grandi fogli di carta. I fogli, stampati su entrambi i lati con delle immagini dei primi dipinti, sono accartocciati fino a formare una grande montagna. Nel loro complesso rimandano ai diversi episodi di violenza legata alla guerra che tormenta il mondo intero. L’accartocciamento fa presagire l’ignoranza con cui questi fatti vengono cestinati.


TOMAS RAJLICH

  • Untitled, 1973, Acrylic on cotton, 40,5 x 40,5 cm, Photo by Eric de Vries, The Hague, © Tomas Rajlich

  • Untitled, 1973 c/o Pictoright, Amsterdam 2018

  • Untitled, 1983, Acrylic on canvas, 45 x 45 cm, Photo by Eric de Vries, The Hague, @ Tomas Rajlich

  • Untitled, 1983 c/o Pictoright, Amsterdam 2018

  • Untitled, 2003, Acrylic on canvas, 215 x 200 cm, Photo by: Eric de Vries, The Hague, © Tomas Rajlich

  • Untitled, 2003, c/o Pictoright, Amsterdam 2018

  • Chang Fei, 2003, Acrylic on canvas, 220 x 200 cm, Photo credits: Eric de Vries, The Hague, © Tomas Rajlich

  • Chang Fei, 2003, c/o Pictoright, Amsterdam 2018

Nelle sue pitture monocrome si avverte il silenzio e nelle texture, simili a righe delle registrazioni vocali, si odono voci, come nel silenzio che in sè contiene tante parole non dette e tante musiche non sentite. L’opera di Tomas Rajlich entra in dialogo e in perfetta sintonia con il lavoro musicale di Roland Emil Kuit, composto appositamente per le opere di Rajlich. 


ANRI SALA

SUONO


  • Answer Me, 2008, Single-channel HD video and stereo, sound, 4'51'', 400 x 225 cm, 6 + 3 AP

Courtesy of Marian Goodman Gallery; Hauser & Wirth; Esther Schipper, Berlin; Galerie Rüdiger Sch.ttle, Munich; Galerie, Chantal Crousel, Paris, ©Anri Sala
Nel video Answer Me (2008) Sala inscena un dialogo impossibile tra un uomo assorto a suonare la batteria e una donna che cerca di parlargli a bassa voce chiedendogli di risponderle. La scena si svolge all’interno di uno spazio carico di storia, trattandosi di un edificio trasformato in centro di spionaggio dagli americani per spiare i nazisti. Un edificio quindi trasformato in luogo di ascolto dove Anri Sala inscena un episodio di incomunicabilità.
ARARAT SARKISSIAN

IDENTITÀ, MEMORIA



  • History of Armenians, 2017, installation, 45 x 28 x 37,5, Photo by Ararat Sarkissian, Courtesy of Ararat Sarkissian

  • Earth, 2004, Oil on canvas, 150 x 260 cm, Photo by Ararat Sarkissian, Courtesy of Ararat Sarkissian

In via di definizione


WALID SITI

TERRITORIO



  • Stone Tales, 2018, Hard paper, newspaper of cuts & glue, 340 x 600 x 10 cm Courtesy of the artist

  • Elusive Mountain, 2018, Barbed Wire & thin aluminium wire 400 x 800 x 300 cm Image courtesy of the artist

L’artista realizzerà sul posto due installazioni di diverse dimensioni, simili a Stone Tales


Il lavoro di Walid Siti attraversa il complesso terreno della memoria e della perdita, offrendo allo stesso tempo uno sguardo sul mondo che per lui è stato luogo di costante cambiamento. La narrazione dell’esperienza di Siti incentrata su una vita lontana dal luogo di nascita, ma ciononostante emozionalmente legata alle origini è condivisa con molti esuli. L’artista trae ispirazione dall’eredità culturale della sua terra natale che è attraversata da confini militarizzati e da onde migratorie.
LÉON TUTUNDJIAN

MEMORIA tradizione artistica armena contemporanea



  • Senza Titolo, 1928, olio su tela, 62 x 70 cm, Courtesy of Galerie Alain le Gaillard, Paris

  • Senza Titolo, 1928, Legno e acciaio su fondo nero, 22,5 x 29 cm, Courtesy of Galerie Alain le Gaillard, Paris

  • Senza Titolo, 1928, Legno e metallo su pannello, 25 x 34,8 cm, Courtesy of Galerie Alain le Gaillard, Paris

E’ uno dei padri dell’arte astratta armena degli inizi del secolo scorso, che ha portato al di fuori la voce del proprio paese e ha contribuito all’affermazione dell’Arte Concreta in Europa, con Theo van Doesburg, Jean Helion, e Otto G. Carlsund.


PIOTR UKLANSKI

TERRITORIO



  • Untitled (Rocket’s Glare, Over Najaf), 2004, Acrylic on Lanaquarelle, 640gr paper installed on wood 106 x 247,5 cm/frame, 119,5 x 259 x 5,5 cm Courtesy of Massimo De Carlo, Milan/London/ Hong Kong

  • Untitled (Solar Congestion), 2010, Gouache on Lanaquarelle paper and glue on plywood, 75 x 112 x 6,5 cm, Photo by Alessandro Zambianchi, Courtesy of Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong

In via di definizione


MOHSEN VAZIRI MOGHADDAM

  • Untitled, 2016, From the ‘Sand Composition’ series, Sand on canvas, 400 x 200 cm, © 2018 Fondazione Mohsen Vaziri Moghaddam

  • Untitled, 1970, 45 pieces of Wood and Metal Square base: 52 x 52 cm, H 145 cm, L 145 cm, © 2018 Fondazione Mohsen Vaziri Moghaddam

In via di definizione


LAWRENCE WEINER
In via di definizione
SISLEJ XHAFA

TERRITORIO



  • Cinema Aperto Palestina, 2016, Metal, 288 x 320 cm, Photo by Ela Bialkowska, Courtesy of the artist and Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

  • Sour Sentiments, 2016, Megaphone, resine, seasoned red fruits, Diam. 23 cm, Photo by Ela

Bialkowska, Courtesy of the artist and Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana
L’installazione Cinema Aperto Palestina verrà ricreata sul posto in Armenia. Si tratta di una finestra sul paesaggio, una visione narrativa, cinematografica del reale.
CHEN ZHEN

SUONO, MEMORIA



  • Instrument musical, 1996, Wood, Chinese chamber pots, metal, sound system, 68 x 121 x 45 cm, Photo by R.mi Lavalle, Courtesy of Galleria Continua, San Gimignano / Beijing /Les Moulins / Habana

  • Six Roots. Memory, 2000, Fabrics, metal, ink, 205 x 415 x 256 cm ca., Photo by Nestor Kim, Courtesy of Galleria Continua, San Gimignano/ Beijing / Les Moulins /Habana


Instrumental Musical è una serie di lavori composti da tradizionali vasi da notte cinesi ed è associato al suono delle pulizie, collegato alle esperienze di Chen Zhen nella Rivoluzione Culturale Cinese.




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