Modello transteorico e orientamento efficace



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MODELLO TRANSTEORICO E ORIENTAMENTO EFFICACE

lezione del dott. Lorenzo Barbagli

Introduzione e Cenni Storici


L’Orientamento, seguendo il modello di F.Taylor, si occupa di collocare l’uomo giusto al posto giusto. Certo, attualmente l’orientamento non si occupa solo della previsione di produttività di una certa persona, ma anche della sua crescita e del suo star bene. Ovvero, si considera che quella persona con quelle predisposizioni, in quel ruolo lavorativo si trova meglio di un’altra.

Fare Orientamento, dunque, significa proporre un’offerta formativa; significa offrire qualcosa di sé come punto di riferimento per un’altra persona. Simbolicamente fare orientamento vuol dire essere un faro, una bussola, cioè uno strumento per fornire alla persona dei parametri di valutazione delle proprie risorse e delle proprie potenzialità.

Quindi, in campo educativo Orientamento significa entrare in contatto con una persona ed offrirle la nostra esperienza emotiva, cognitiva, storica. Orientare è un’esperienza di crescita, in cui si riceve qualcosa da qualcun altro, ; questo qualcosa diviene una pista possibile da intraprendere.. Senza indicazioni, non c’è Orientamento.Esistono teorie del laissez faire, secondo le quali è opportuno lasciare liberi gli educandi, senza fornire loro indicazioni, in modo da non condizionarli.Ne esistono altre che optano per il condizionamento e l’eccessiva direttività, nel delimitare i percorsi da intraprendere.

Ma nel caso di un Orientamento efficace, condotto in uno o due incontri, basati sull’analisi del Test di Personalità e sul colloquio, non si può parlare né di estrema liberà, né di eccessiva direttività.

In questa ottica, l’Orientamento non è un potere da esercitare, bensì una risposta educativa, che indichi percorsi formativi realistici e possibili. Ovvero, l’Orientamento presuppone una dimensione educativa del rapporto. Di conseguenza, una non risposta (allo scopo di lasciar liberi) viene considerata diseducativa, perché non offre uno scambio e un confronto.

Quindi, nell’Orientamento si intende fornire ai ragazzi delle alternative e delle proposte, in una fase di confusione o laddove le decisioni sono state indotte in modo superficiale da motivazioni estrinseche. In altre parole, è importante sia dare informazioni concrete sui percorsi, sia suggerimenti formativi specifici in base alla personalità e al contesto di appartenenza.


Nel corso dei decenni si sono succedute diverse teorie concernenti l’orientamento. Una delle prime riteneva che le indicazioni formative dovessero esser date in base alle attitudini psicofisiche e fisiologiche. Ovvero, si cercava unicamente la struttura fisica più adatta a svolgere una certa mansione.

Altre teorie si fondano sull’approccio caratterologico-emozionale, centrato unicamente sulle caratteristiche di personalità. In altri casi, si lega l’orientamento a processi motivazionali e/o psicodinamici. Esiste, poi, uno specifico ambito di intervento orientativo, che apre la riflessione sulgi aspetti formativi dell’Orientamento. Denominato Formativo, è un ambito molto più vasto che spazia dalle acquisizioni professionali, alla crescita della persona, all’acquisizione di un metodo di studio efficace, alle scelte professionali.

Peraltro, l’Orientamento può essere anche definito Narrativo; in tal caso, la meotdoliga narrativa definisce anche il paradigma di lavoro.

Uno strumento di questa tecnica consiste nella redazione della propria autobiografia, che, analizzata, consente di avere informazioni utili sul tipo di personalità e di percorso evolutivo del soggetto da orientare.

Comunque, la differenza sostanziale tra teorie e tecniche di Orientamento consiste nello stile dell’operatore e nell’impostazione del progetto.

Fondamenti Teorici


Il primo fondamento teorico consiste nel considerare l’Orientamento come un processo educativo, che tenda a far emergere sia le dimensioni dello sviluppo della persona, sia l’orientamento professionale, sia le capacità di scelta e decisione del singolo soggetto.

Il secondo fondamento teorico prevede la somministrazione dei Test, allo scopo di raccogliere informazioni, che facilitino il dialogo interiore del soggetto, oltre che definire indicazioni sul percorso scolastico e/o professionale.

In questo modo, la persona diviene soggetto del processo orientativo, dal momento che il percorso formativo viene esplicitato e, per quanto possibile, reso noto nei suoi diversi passaggi.

Un terzo fondamento teorico prevede di contestualizzare l’Orientamento in base alle potenzialità del territorio e in base alle indicazioni dei gruppi di riferimento.

Nell’ottica del Modello Transteorico questo è un presupposto essenziale dell’Orientamento; troppo spesso, infatti, in altri ambiti vengono proposti percorsi formativi e progetti di vita privi di connessione realistica con il contesto sociale e territoriale di appartenenza.

Per esempio, sarebbe opportuno proporre ad un quattordicenne della periferia napoletana, inserito in un contesto degradato,un progetto a breve termine per il raggiungimento dell’autonomia economica. Raggiunto questo obiettivo minimo, l’adolescente potrà anche decidere di impegnarsi su un doppio fronte (sussistenza e studio), per raggiungere la laurea. In caso contrario, il percorso sarà astratto e non realizzabile.

Così, il Counseling orientativo si propone di indicare una strada, un percorso possibile, di offrirsi come guida e consiglio. Nella nostra società l’eccesso di individualismo lascia sola la persona di fronte alle sue perplessità e alla sua confusione, a causa di una esasperata ricerca di libertà. In tal modo, un consiglio al momento opportuno non lo si chiede a nessuno, anche a causa della malinterpretata concezione di amicizia, considerata esclusivamente come forma di consolazione.

Così, nella nostra ottica il Counselor ha la funzione di un amico, che si prende il coraggio di dir con cognizione di causa grazie a alle sue competenze teoriche, pratiche ed esistenziali quando si sta sbagliando..

E’ chiaro che si presuppone che il Couselor abbia svolto un percorso formativo, teorico e pratico, mirato alla comprensione delle dinamiche psicologiche, intrapsichiche e relazionali. Il Counselor deve conoscere anche la psicoterapia, pur non mettendola in atto e pur limitandosi a dare consigli.

La prima cosa che deve osservare un Counselor in sede di Orientamento è che cosa la persona sa fare bene.Già i bambini in tenera età manifestano ben precise predisposizioni, che li inducono a stare sempre in movimento, o a dedicarsi per ore a giochi ripetitivi e tranquilli. Tutti possiamo imparare tutto, ma ognuno ha alcune cose in cui riesce meglio. Ovvero siamo tutti uguali, pur essendo tutti differenti. Tutti proviamo e capiamo le emozioni fondamentali; ma le ragioni per cui le proviamo sono individuali.

Così, per esempio, il disordine del Creativo è difficilmente conciliabile con la professione di amministratore, ma è molto adatta al lavoro di ricercatore.

Peraltro, un altro aspetto da tener presente è lo sviluppo armonico della personalità: cioè, non dobbiamo divenire professionisti di noi stessi per non rimanere ingabbiati in eccessi poco funzionali. Ciò vuol dire che la persona deve integrare le sue predisposizioni naturali con altre caratteristiche, che migliorano il suo rendimento e la sua efficienza. Per esempio, un Creativo che fa il pittore, dovrà divenire anche un po’ ordinato e responsabile per organizzare la vendita dei suoi quadri.

Una persona deve crescere per completarsi, per stare meglio, per raggiungere una gamma più vasta e variegata di obiettivi esistenziali o anche per accrescere i suoi livelli di performances professionali.

Per favorire nell’educando uno sviluppo armonico della personalità, l’Orientatore deve utilizzare tutte le strategie a sua disposizione per far leva sulle diverse caratteristiche di personalità esistenti e per attivare quelle potenziali.

A tale scopo, egli deve saper Rimproverare, ovvero usare quella parte di sé che è lucida, logica, analitica e che serve a contenere la dispersione emotiva dello Sballone o la pigrizia dell’apatico.

In altri casi l’Orientatore deve essere Incoraggiante, energico, attivo, determinato per poter scuotere dalla demotivazione, per esempio, l’Apatico o un angosciato invisibile..

L’Orientatore deve saper Insegnare, informare, spiegare per ampliare , per esempio, le conoscenze dell’Invisibile, che tende a rimanere chiuso in quello che già sa.

Talune volte, l’Orientatore è chiamato a Coinvolgere, a sdrammatizzare, a colmare di entusiasmo, per esempio l’Avaro, troppo responsabile.

In altri casi, è necessario, innanzitutto, tranquillizzare, per ridurre l’eccesso di energie del Ruminante, o ridimensionare l’ansia dell’Avaro.

Ancora, ci sono situazioni in cui l’Orientatore deve Sostenere, per consolidare l’azione di chi tende a rinunziare, a scoraggiarsi come i dispersivi creativi o i caotici ruminanti.

Infine, a volte l’Orientatore si trova ad accogliere e gratificare, a colmare di affetto, chi ha bisogno primariamente di essere riassociato (come un delirante, che sta perdendo il suo senso di identità) o tenuto in sé come uno sballone instabile.
Un altro presupposto teorico fondamentale nell’Orientamento è costituito da un Test, che fornisce l’analisi delle relazioni interne al gruppo in cui si muove la persona da orientare o il lavoratore da inserire in un team di lavoro. Questa analisi serve a valutare se il gruppo di riferimento è configgente, demotivato, invischiato,ecc.

L’analisi delle forme relazionali del gruppo, in cui la persona da orientare si muove, è essenziale per predisporre un progetto formativo, che intervenga sui punti deboli, che non consentono l’evoluzione del gruppo e dei partecipanti ad esso.


Essenziale è anche il Questionario delle professioni. In esso sono presentate 70/80 professioni, di cui è necessario sceglierne 7/8, per verificare l’area in cui la persona intende muoversi. Tale Test è anche proiettivo delle aspettative e consente, in più, di verificare quanto le scelte siano convergenti e stabili e/o divergenti.

Una ulteriore fase dell’Orientamento è il colloquio individuale e di gruppo per la definizione e il sostegno dei percorsi intrapresi.

L’ultima fase è costituita dalle informazioni per gli insegnanti e per le famiglie. Agli insegnanti è opportuno dare informazioni sulla procedura e sui test utili per la valutazione. Per le famiglie viene redatta una sintesi del lavoro svolto con i percorsi formativi suggeriti.



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