Modulo differenze e conflitti culturali prof. Carmen Leccardi



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26.01.2018
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Le differenze

  • Le differenze

  • Per comprendere le differenze di genere e le differenze etniche (e il loro peso nella costruzione di movimenti sociali) è necessario riflettere prioritariamente, in chiave generale, sul tema delle differenze.



  • Due visioni della differenza: uno ‘essenzialista’ (differenza come essenza) e uno riferito alla differenza come costruita socialmente e storicamente (Colombo).

  • Cultura in senso analitico e sostanziale (Giglioli e Ravaioli; Dal Lago)



  • Nella società planetaria in cui viviamo le differenze tra culture diventano esperienza quotidiana. La questione delle differenze e delle diverse identità ad esse legate si trasformano in una questione sociale e politica.

  • Centrale è il modo con cui mettiamo a tema le differenze sotto il profilo concettuale.



  • La grande trasformazione seguita alla caduta del muro di Berlino (1989): non c’è più un ‘altrove’, un ‘esterno’ verso il quale proiettare le differenze. Le differenze devono poter convivere. L’arena culturale è diventata unica, così come lo spazio-tempo del pianeta.



La relazione uguaglianza-differenza. La tradizione illuminista e il superamento delle differenze: uguaglianza degli esseri umani e dei loro diritti.

  • La relazione uguaglianza-differenza. La tradizione illuminista e il superamento delle differenze: uguaglianza degli esseri umani e dei loro diritti.

  • La critica al principio astratto di eguaglianza da parte dei movimenti degli anni Sessanta (movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, movimenti delle donne, movimenti omosessuali, di liberazione contro il colonialismo in Africa).



Che cos’è la politica della differenza: relazione con la politica dell’identità (Identity Politics). La relazione differenza & identità.

  • Che cos’è la politica della differenza: relazione con la politica dell’identità (Identity Politics). La relazione differenza & identità.

  • Questa relazione diventa centrale nella società contemporanea (dalle identità ascritte alle identità scelte; il nuovo ruolo della soggettività).

  • Il problema: quali differenze riconoscere; su quale base; come riconoscerle?

  • I rischi dell’universalismo non devono fare dimenticare i rischi del differenzialismo.



* La nuova retorica della differenza, manipolata dalle élite per imporre forme di dominio adeguate al nuovo secolo.

  • * La nuova retorica della differenza, manipolata dalle élite per imporre forme di dominio adeguate al nuovo secolo.

  • * Lo scudo difensivo per gruppi e individui che sentono la minaccia dall’incontro forzato con le differenze nella società planetaria

  • * La crescita di potenziali conflitti intergruppo legata alla ‘politica dell’identità’ (Identity Politics)

  • * La necessità di auto-limitazione delle differenze/delle identità (“imparare a limitare le pretese della nostra differenza”: Melucci, Culture in gioco, 2000).



  • I pericoli della differenza considerata come ‘essenza’.

  • Capacità di autolimitazione come dimensione cruciale di un’educazione multiculturale: nessuna cultura può essere autosufficiente.

  • Riconoscere la pluralità delle culture e costruire nuove forme di responsabilità, individuale e collettiva, per garantire la convivenza nel pianeta.



Cambiare la nostra visione delle differenze significa, tra l’altro, modificare il nostro modo di mettere a tema l’identità. Accettazione del limite e apertura all’altro.

  • Cambiare la nostra visione delle differenze significa, tra l’altro, modificare il nostro modo di mettere a tema l’identità. Accettazione del limite e apertura all’altro.

  • La differenza in sé non può essere un valore (il rischio della chiusura e della violenza). La differenza va messa in relazione con la solidarietà, la comunicazione, la comunità. Contemperare differenze e co-esistenza.

  • Su quali basi costruire nuove forme di vita comune nel pianeta?



Il riconoscimento dell’ambivalenza (Simmel) come dimensione centrale nella relazione con le differenze. Le differenze non possono mai essere totalmente integrate.

  • Il riconoscimento dell’ambivalenza (Simmel) come dimensione centrale nella relazione con le differenze. Le differenze non possono mai essere totalmente integrate.

  • Importanza delle pratiche quotidiane per la costruzione del futuro . Mentre ‘pensiamo’ il mondo, lo prefiguriamo/lo costruiamo. La questione del futuro.



Esigenza di un nuova dimensione transnazionale capace di riconoscere e integrare le differenze.

  • Esigenza di un nuova dimensione transnazionale capace di riconoscere e integrare le differenze.

  • Diritto a nominare il mondo in modo differente (contro l’omogeneizzazione dei codici culturali); ma anche necessità di riconoscere i limiti di ciascuna differenza. La finalità: garantire la convivenza sul piano mondiale (i pericoli delle identità ‘chiuse’ e impermeabili l’una all’altra: identità religiose, etniche, nazionali)



  • “Convivere e riconoscersi come soggetti senza rinunciare alla differenza implica la capacità di negoziare, di trovare accordi e la volontà di comunicare, di gettare ponti che ci mettono in contatto con a differenza altrui” (Colombo, 2000)



  • Importanza delle parole che usiamo per nominare il mondo. Le differenze sono oggi la base della nostra convivenza planetaria. Il multiculturalismo è direttamente legata al riconoscimento di queste differenze.



Multiculturalismo (Melucci):

  • Multiculturalismo (Melucci):

  • Categoria che organizza il dibattito

  • Problema sociale

  • 3. Ricerca delle soluzioni a questo problema



• A. Melucci, Culture in gioco. Differenze per

  • • A. Melucci, Culture in gioco. Differenze per

  • convivere, Milano, il Saggiatore, 2000.

  • E. Colombo, Differenza, in A. Melucci, parole chiave, Roma, Carocci, 2000.

  • Intervista a Marco Aime, Ogni cultura è un cantiere aperto, in ‘Animazione Sociale, n. 240, 2010.



I conflitti sociali della modernità. Le principali domande da porsi per studiarli erano relative a:

  • I conflitti sociali della modernità. Le principali domande da porsi per studiarli erano relative a:

  • il sistema sociale di riferimento; la struttura di classe; la situazione economica e la condizione sociale degli attori.



  • I ‘nuovi’ conflitti: diventa centrale individuare il nuovo (o i nuovi) campi conflittuali che caratterizzano la società contemporanea.

  • Un dilemma sociale centrale oggi: come tenere conto al tempo stesso delle differenze e dei bisogni di integrazione. Nuove forme di conflitto nascono da questa tensione (esempi: i movimenti delle donne; i movimenti a base etnica).



Le dimensioni centrali per lo studio dei conflitti sociali nelle società contemporanee (rielaborando Touraine 1975, vedi Grossi 2008):

  • Le dimensioni centrali per lo studio dei conflitti sociali nelle società contemporanee (rielaborando Touraine 1975, vedi Grossi 2008):

  • 1. I conflitti ‘emigrano’ dalla sfera economica, e si generalizzano in tutti gli ambiti della vita sociale (superamento della separazione sfera pubblica/sfera privata);

  • 2. Centralità di singoli ambiti territoriali (quartieri, scuole, eccetera) pur in una logica globale (vedi il concetto di ‘glocalizzazione’ – Robertson)



3. I nuovi conflitti possono coinvolgere settori sotto-privilegiati e aree marginali del mondo sociale;

  • 3. I nuovi conflitti possono coinvolgere settori sotto-privilegiati e aree marginali del mondo sociale;

  • 4. I nuovi conflitti non sono più unificabili da e attraverso una comune idea di sviluppo socio-economico; non mettono in discussione l’intero assetto sociale e politico, non propongono un nuova idea di società. Risultano frammentati e tra loro slegati.



Per due importanti studiosi dei processi culturali e politici contemporanei come Touraine e Melucci alle radici dei nuovi conflitti non ci sono le classi sociali, ma i movimenti.

  • Per due importanti studiosi dei processi culturali e politici contemporanei come Touraine e Melucci alle radici dei nuovi conflitti non ci sono le classi sociali, ma i movimenti.

  • Si ridefinisce all’interno di questi ultimi l’idea di politica, allargata a dimensioni tradizionalmente considerate non politiche (la vita ‘privata’ da un lato, la vita quotidiana dall’altro possono diventare aree politiche in senso proprio).



  • La sfera culturale e simbolica diventa dimensione centrale per la comprensione dei nuovi conflitti e delle loro dinamiche. Il tema dell’identità, della sua difesa, del riconoscimento identitario appaiono sempre più strategici in relazione ai conflitti contemporanei.



Infine:

  • Infine:

  • il diritto a “nominare il mondo in modo diverso” (Melucci), attraverso la rivendicazione della propria differenza e della propria cultura, diventa centrale.

  • I conflitti possono nascere dal rifiuto dei codici standardizzati (nel campo ad esempio dei rapporti di genere, delle relazioni etniche), così come dal rifiuto degli apparati anonimi (burocratici) della vita sociale.



  • Relazione tra nuovi conflitti e presa di distanza dai processi di omogeneizzazione culturale.



  • Il conflitto, per Simmel, è indissociabile dalle forme dell’interazione; conflitto come forma associativa (né dimensione istintiva né condizionamento sociale). Interesse alle modalità del conflitto più che alle loro origini.



I conflitti nascono, in particolare, perché gli individui moderni si trovano al centro di più cerchia sociali, ciascuna delle quali con una propria sfera di doveri e richieste. Importante, tuttavia, è per Simmel la riaffermazione dell’unità (i conflitti sono in relazione con la coscienza dell’unità).

  • I conflitti nascono, in particolare, perché gli individui moderni si trovano al centro di più cerchia sociali, ciascuna delle quali con una propria sfera di doveri e richieste. Importante, tuttavia, è per Simmel la riaffermazione dell’unità (i conflitti sono in relazione con la coscienza dell’unità).



I conflitti non svolgono mai funzioni solo disgregatrici o solo integratrici. Le loro funzioni sono sempre di socializzazione. Il conflitto come elemento sociologico presente in ogni forma associativa. Irriducibilità dei conflitti sociali.

  • I conflitti non svolgono mai funzioni solo disgregatrici o solo integratrici. Le loro funzioni sono sempre di socializzazione. Il conflitto come elemento sociologico presente in ogni forma associativa. Irriducibilità dei conflitti sociali.

  • Centralità dell’ambivalenza dei conflitti.



G. Grossi (a cura di), I conflitti contemporanei, Novara, Utet, 2008.

  • G. Grossi (a cura di), I conflitti contemporanei, Novara, Utet, 2008.

  • A. Melucci, Culture in gioco. Differenze per convivere, Milano, il Saggiatore, 2000.

  • G. Simmel, Il conflitto della cultura moderna (a cura di C. Mongardini), Roma, Bulzoni, 1976.

  • A. Touraine, I nuovi conflitti sociali, in A. Melucci (a cura di), Movimenti di rivolta, Milano, Etas, 1976.





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