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WILLEM-JOOST DE VRIES:

Grazie, grazie a tutti, sono veramente lieto di essere qui in Italia. Vi chiederete che cosa sta facendo un olandese in Italia, effettivamente il nostro paese è molto piatto mentre e qui in Italia ci sono tante opportunità per sfruttare tutta la creatività che abbiamo accumulato. Quando ero studente, ho progettato questo bar; il bar è un posto molto importante, dove la gente si incontra. Adesso progetto piazze per tutta l’Europa. Questo è un palazzo con uffici che ho realizzato come architetto ed è l’ultimo palazzo che ho realizzato, perché adesso mi concentro molto di più sull’urbanismo. Appartengo a un’azienda, che ho fondato dieci anni fa, la T+T. E’ un’azienda molto speciale, perché lavora soltanto con un cliente: effettivamente se contiamo, i comuni sono diversi, però è un unico cliente, un unico promotore immobiliare. Noi non utilizziamo i computer nella nostra azienda, noi realizziamo dei concetti, dei concetti urbani. Tutto viene discusso con un team di professionisti, quindi sia col promotore immobiliare che con altre persone, per realizzare dei progetti ottimali in tutta Europa. Noi vogliamo, dalle persone con cui lavoriamo, che appunto tirino fuori l’architetto che è in loro, perché ognuno di noi ha fatto come primo disegno una casa, credo. Questo è il mio partner, che mi ha detto due anni fa: “Willem, non voglio viaggiare più”. A lui piace fumare il sigaro, lavora soprattutto in Germania e in Olanda, e quindi questo ha comportato che sta a me girare. Effettivamente non è che mi dispiaccia. Ed è lui la persona che ha inventato questa connessione molto speciale che c’è a Rotterdam. E’ una soluzione molto intelligente, un’incisione nella città che crea qualità, che collega due parti della città, come potete vedere a destra. Vediamo appunto il collegamento sotto terra che collega due parti della città, e poi ci sono anche dei negozi sotto terra, dove vanno tantissimi acquirenti. Come vi dicevo anche prima, lavoro in quindici paesi, ben quindici; ogni paese ha un suo direttore e in ogni paese dobbiamo discutere in un team tutte le varie problematiche. Tutti i concetti vengono seguiti poi dagli architetti, che realizzano il lavoro sotto forma di schizzi, di progetti, e poi si assicurano che la costruzione venga realizzata. Vorrei spiegarvi adesso un pochino la nostra filosofia. Per far questo dobbiamo tornare indietro nella storia. Durante la rivoluzione russa è arrivata un’onda di creatività incredibile in Europa, proprio perché tutti gli architetti europei sono affluiti in Russia per portare lì nuove tecniche. Lì hanno creato una nuova architettura, cioè il modernismo. Questo è un palazzo realizzato nel 1917, potrebbe essere attuale, quindi erano visionari questi architetti, cercavano proprio di liberare la gente, hanno cercato appunto di portare tutte le idee socialiste anche nell’architettura. Qui è iniziata anche l’arte astratta, quindi il realismo, che ha sempre dominato lo scenario artistico, è stato sostituito da un’arte più astratta. Dopodichè è arrivato Stalin, tutti gli architetti sono fuggiti dalla Russia e hanno avviato il Bauhaus, praticamente un movimento quasi religioso che aveva promosso il modernismo all’interno di tutta l’Europa. Si è arrivati alla creazione di poltrone tipo questa, molto facili da realizzare, adesso sono costosissime per la verità, però allora queste poltrone venivano realizzate per far sì che i lavoratori potessero sedersi in una sedia che non costasse tanto. Poi a un certo punto con Hitler tutti gli architetti sono andati negli Stati Uniti. Qui vediamo Walter Gropius e Vincent Van der Rohe, due importanti architetti. Van der Rohe è quello che ha detto: “Meno è più”. Sono andati negli Stati Uniti per creare le città moderne, hanno realizzato delle città dove la gente potesse lavorare nel centro e vivere alla periferia. Era un’idea accademica questa, non così valida, perché successivamente tutte queste città sono dovute essere oggetto di riparazione, per così dire. Il modernismo ha portato alla creazione di bellissimi palazzi ma non sempre di buone città, direi quasi mai di buone città. Nel periodo postbellico, il modernismo è servito per ricostruire l’Europa, quindi si è diffuso in tutta Europa questo stile internazionale dell’architettura. Questo è un esempio tedesco, dove appunto il modernismo è arrivato a questa costruzione per sostituire un edificio distrutto dalle bombe. Adesso, soprattutto nel Regno Unito, stiamo togliendo molti di questi edifici, per creare un ambiente più a misura d’uomo. Questo è un palazzo tipico degli anni ’50, si potrebbe trovare in qualsiasi località dell’Europa, questo per la verità è un palazzo in Olanda, però potrebbe trovarsi anche in Gran Bretagna, è la stessa cosa che possiamo vedere in tantissimi posti. A noi invece piacciono degli edifici che tocchino la scala umana, l’individualità dell’uomo. Le Corbusier è colui che ha promosso l’urbanismo modernista; questo è un esempio della sua mano che dice: “qui deve vivere la gente”, la sua altra mano dice “qui è dove deve invece lavorare”. I buoni architetti non sono sempre dei buoni urbanisti, questo lo dico perché più avanti capirete il perché. Cosa è successo con l’architettura astratta e con l’arte astratta? È successo che è diventata molto accademica. A noi piacciono cose di questo genere, tipo quest’opera di Andy Warhol che è bellissima, però, diciamo, la donna delle pulizie che entra in un museo si chiede: “chi le ha messe quelle scatole? Le dobbiamo togliere al più presto.” Però naturalmente a tutti noi piace pensare in maniera intellettuale e credere che queste scatole siano una città, per esempio. Questo non significa necessariamente che in architettura il pensiero accademico può essere sempre trasportato in una città, perché c’è sempre qualcosa che potrebbe non andare bene, come è successo nell’ultimo secolo, adottando questo approccio. Io credo che l’urbanesimo dell’ultimo secolo abbia fatto dei grossi errori: abbiamo dovuto riparare a questi errori all’interno delle città storiche. Dall’urbanesimo storico, che esiste da tanti anni, possiamo capire qual è per esempio la funzione di una piazza, degli alberi; sono degli elementi, questi, che ci sono, ci sono sempre stati, vanno reinventati con l’urbanesimo. Andiamo indietro alle vecchie città: normalmente utilizzavano delle pietre delle vicinanze, si creava una piazza col mercato, c’era un collegamento nord-sud. Le città sono sempre cresciute in maniera circolare: attorno alla piazza c’era la chiesa, poi un bar dove si poteva andare a bere qualcosa. Le città, in questo modo, funzionavano bene, le persone vivevano vicino alla piazza, erano bei posti, e i centri storici europei continuano a funzionare bene in questo modo. Quindi abbiamo la creazione della città in maniera organica, la creazione poi di una città creata sulla base di una griglia: dobbiamo imparare dalle città storiche, quando creiamo nuove parti di una città dobbiamo realizzare una buona griglia, dei buoni collegamenti, delle piazze, i palazzi non sempre devono richiedere attenzione, possono essere parte del contesto. Le piazze hanno bisogno di edifici monumentali o speciali, invece, che diano un significato, una certa importanza alla piazza: una chiesa, un edificio commerciale, qualcosa del genere. Questi edifici speciali creano lo skyline: questo ad esempio è un acquarello di Turner e potete chiaramente vedere che è Venezia, ha un’identità molto forte. Queste città storiche hanno forte identità; nel modernismo le città invece non hanno quest’identità. L’identità, e questa è una campagna pubblicitaria che abbiamo fatto, è importante per ciascuna città e ciascuna città ha delle sue peculiarità, è diversa: Amsterdam ha una forte identità per i canali, ha una griglia semicircolare e tutti gli edifici, fatta eccezione per quelli monumentali, si rispettano a vicenda. Quindi l’architettura è abbastanza tranquilla, con rispetto per il vicinato; in architettura moderna dobbiamo utilizzare questa tipologia per creare anche le nuove parti di Amsterdam, quindi dobbiamo proprio rafforzare l’identità della città. La cosa molto spesso più importante è anche lo spazio tra un edificio e l’altro, più che gli edifici stessi, quindi forgiare lo spazio è una cosa molto importante. Ad Amsterdam c’è una piazza, nell’ambito di questa griglia, semicircolare, dove si tengono anche delle manifestazioni ed è ancorata al Palazzo della Regina. Le dimensioni della piazza sono molto importanti, quindi ciascuna piazza deve avere un proprio motivo di esistere, una propria ragione di esistere, e deve avere le dimensioni giuste. Qui vediamo che la piazza è un pochino divisa a metà, tra la chiesa e l’altro palazzo. Alla gente piacciono le piazze, è bello creare dei salotti nelle piazze, però devono essere dimensionate adeguatamente; è molto importante riposare nelle piazze, godere delle piazze anche all’interno di spazi intimi, ristretti. Quindi possiamo imparare qualcosa dall’urbanesimo tradizionale, che esiste da migliaia d’anni. Questo è un esempio: un professore di Berlino mi ha proposto questo progetto nell’ambito di un nuovo centro della città. Io questo lo chiamo urbanesimo grafico: non ha niente a che fare col come vive la gente. Ho chiesto a questo professore: “se vado lì a fare la spesa con mia nonna, dove mi siedo?” Perché, vedete, ci sono tutte queste connessioni tra il parco e gli edifici abitabili o commerciali, ma non c’è posto dove riposarsi, sedersi. Molto spesso in Olanda abbiamo vento, pioggia: invece ci deve essere la possibilità di fermarsi a un certo punto. Ho detto: “perché non creiamo delle piccole piazzole, dove la gente si può fermare, riposarsi un attimo?” Quindi creare, diciamo, una città quasi tradizionale nell’ambito di un’architettura moderna. Ci sono voluti due anni prima che partisse questo progetto e credo che adesso siamo arrivati ad avere organizzato gli spazi in maniera ragionevole. A Lione io ho perso il concorso, perché dopo cinque anni di studio il comune è arrivato a questa decisione per queste parti della città, sono arrivati a proporci questo schema e ci hanno chiesto di sviluppare qualcosa in questo senso. Se guardate attentamente, vedete che in alto ci sono degli edifici, poi ci sono degli uffici, poi c’è l’acqua, il fiume, e sotto vedete che c’è il centro commerciale. Io ho detto: “non possiamo invece mescolare tutti questi luoghi per creare un luogo più vivo? Non capisco perché li dobbiamo tenere separati”. Poi mi hanno fatto vedere queste immagini, per farmi vedere che sarebbe stata una soluzione eccellente, ma, vedete, praticamente le terrazze così non avrebbero mai avuto il sole, c’è un treno che passa sul ponte, è un progetto terribile, che non rispetta la scala umana, secondo me. Un po’ come negli anni ’60, ancora oggi ripetiamo questi stessi errori. Qual è la magia invece di questa location? È un porto, qui si può veramente sfruttare l’identità del luogo, possiamo sfruttare l’acqua, possiamo realizzare un progetto dove la gente possa vivere, andare a fare shopping, riposarsi, stare al sole nelle terrazze, eccetera. Questi sono alcuni esempi di come il modernismo sta ancora diffondendosi in Europa, fa ancora parte del modo di pensare di questo secolo. Questo è stato fatto da un famoso architetto olandese, che non menzionerò, nel 2000: vedete che ancora c’è urbanesimo grafico, non c’è interazione con l’acqua. Queste zone non funzionano bene, non è chiara la suddivisione fra gli spazi pubblici, i giardini. Qui vediamo cosa c’è all’Aja, di fronte alla stazione centrale. Andando indietro nella storia, questo è un altro signore molto importante di cui vorrei parlarvi, si chiama Humbert Wasser, e già negli anni ’60 diceva: “Non meno è più, ma meno è una noia”. Ritornate quindi alla fantasia, mi spiace perché è un mostro questo nudo, ma è funzionale al mio discorso, usiamo i colori, non sono soltanto tutti questi blocchi monolitici. Questa è l’architettura a cui è arrivato Humbert Wasser. Noi, come architetti, un po’, diciamo, condanniamo l’imitazione di Gaudì, però a un certo punto questo mettere insieme le cose dà un senso di humour anche all’architettura. Negli anni ’60, sempre lui ha detto: “se togliamo il verde, lo dobbiamo sostituire con qualche cosa”. Noi tutti ridevamo come architetti, dicevamo: “non è possibile sostituire il verde”. Adesso invece lo facciamo. Questo è un progetto vicino ad Anversa, abbiamo creato un parco sotto il quale c’è un grosso centro commerciale. Quindi è possibile seguire tutto quello che aveva detto quello che all’epoca era ritenuto pazzo. Possiamo, sotto parchi di questo genere, andare a fare shopping, realizzare dei garage. Ecco, questo è uno schizzo che aveva fatto Humbert Wasser, aveva cercato di mettere le auto sotto il manto erboso, cosa che allora veniva ritenuta impossibile, invece adesso lo adottiamo come sistema, perché le auto stanno diventando un problema. Lui è andato a quel punto in Nuova Zelanda e ha dimostrato che era possibile mettere erba sulla casa. Questa è la sua casa, praticamente ha vissuto sempre in Nuova Zelanda e non ha voluto più avere a che fare con gli architetti o con l’urbanesimo, ha sempre vissuto in Nuova Zelanda. Altro messaggio: tenete intatta la campagna e rendete più densa la città. È molto importante nelle città cercare di procedere a strati, magari mettere le case insieme ai centri commerciali, invece molto spesso le case sono vuote dove ci sono i luoghi commerciali. Qui vediamo un altro esempio: ci hanno chiesto qui di utilizzare diverse soluzioni miste. Tutti i bei parchi sono nel centro di Parigi, mentre in altri luoghi mancavano. Allora abbiamo adottato proprio questo concetto: abbiamo messo tutta la zona commerciale sotto, il verde sopra, e attorno case, uffici. Ciascun promoter immobiliare direbbe: è un costo enorme. Invece abbiamo fatto calcoli, abbiamo fatto tutto quanto era necessario fare, e ci siamo accorti che era fattibile. Quindi abbiamo messo i negozi sotto terra e a quel punto anche l’ufficio acquista valore, la casa acquista valore. L’’identità cambia in tutta questa zona, si crea una nuova identità. Questo è un modello al computer, vediamo il verde che si pare praticamente come una bocca, una bocca di un coccodrillo. Vediamo che poi c’è anche la strada con tutte le automobili che possono andare nel sotterraneo e parcheggiare a 20 metri di profondità. sotto il centro commerciale. Ovviamente abbiamo dovuto realizzare tantissime uscite di sicurezza, perché ce l’hanno imposto i pompieri, però lo abbiamo realizzato, è ancora in fase di costruzione ma speriamo di poter inaugurarlo a inizio ottobre questo sito, siete tutti invitati, spero che gli alberi crescano un pochino di più, perché più verde c’è meglio è. Ad ogni modo vedete che ancora nel parco non c’è verde ovunque, vedete che praticamente ci sono anche delle strutture, tipo camini, che eliminano quelli che sono i fumi e gli scarichi delle automobili. All’interno non vi dà assolutamente l’idea di essere sotto terra: vedete, c’è molta luce, è spettacolare, perché quando ci si trova nella piazza si guarda oltre questa specie di serra e si vedono gli alberi fuori. Un altro esempio di come densificare la città: qui vedete un parco, vedete gli edifici attorno, questa è una cosa che in Olanda non abbiamo perché tutto è piatto nel nostro paese, invece qui abbiamo sfruttato in Germania le tendenze. Qui vediamo il centro commerciale della stessa zona, c’è possibilità di parcheggiare sulla copertura e poi c’è anche vicino il parco. Non voglio parlare di Pamela Anderson, però c’è una cosa importante da sapere: che cos’è la bellezza? In America pensano che sia bella lei, però se andate in un paese, in una città africana, questa è la bellezza, questo è quello che viene ritenuto bello nel villaggio africano, quindi la bellezza è una cosa del tutto soggettiva. Alle volte anche ha a che fare con i gusti locali, i favori locali. Ad Aveiro, in Portogallo, una città di pescatori, abbiamo voluto inserire un’architettura così detta “contestuale”. Vediamo che c’è un’area di shopping e poi un’area che abbiamo adibito invece ad uso misto. Qui vediamo di nuovo l’utilizzo di questo verde in alto. Alle volte gli architetti dovrebbero parlare a bassa voce, dovrebbero rispettare di più l’ambiente circostante. Noi architetti abbiamo un forte ego e sempre vogliamo che i nostri edifici parlino più forte dell’edificio di fianco, vogliamo che urlino troppo. Il vantaggio qui, nell’esempio di Aveiro, è che all’interno della città è stato creato un grande viale vicino al fiume. Vogliamo creare posti dove la gente si senta a proprio agio. Vichy è una città famosa per l’acqua. Alla fine di questa strada commerciale, abbiamo creato una piazza, abbiamo fatto un progetto misto con case, parcheggi e parco, abbiamo realizzato una zona dove la gente possa riposarsi dopo aver fatto lo shopping, quindi c’è una specie di giardino chiuso con caffé, un cinema, dove la gente si può per un attimo riposare, dopo aver fatto spese. A Vorden, in Olanda, abbiamo realizzato una piazza attorno alla chiesa. È stato demolito molto in questa zona, abbiamo cercato di far sì che le abitazioni, gli alloggi, fossero reintrodotti in questa parte della città. Vedete che si gode di questa atmosfera, da questa angolazione. È possibile quindi adottare dei progetti con utilizzi misti con successo. Qui vediamo Arnhem, questi sono tutti degli edifici fatti negli anni ’60, molto modernistici, qui abbiamo inserito dei passaggi, delle gallerie, delle piccole piazzette, creando un ambiente piacevole, pur nel rispetto dell’antica architettura. A volte abbiamo mantenuto soltanto la facciata e abbiamo aggiunto elementi a questa architettura, ma in maniera silenziosa, senza farci notare troppo. Vi faccio vedere tantissime diapositive, lo so, e devo anche scorrerle velocemente. Questa è Belfast: dieci anni fa abbiamo partecipato a un concorso a Belfast. C’erano tantissimi problemi politici allora, vediamo l’edificio al centro che era l’oggetto di questo concorso. Abbiamo allargato il centro di Belfast: questa praticamente era la parte più vicina al fiume, dove c’erano i cantieri che hanno costruito il Titanic. Abbiamo realizzato un collegamento dalla zona commerciale fino alla città, con un progetto in due fasi, sempre per utilizzi misti. E’ importante la piazza centrale in tutto questo progetto: l’abbiamo coperta, ma è aperta, trasparente, come una stazione praticamente, a Belfast piove addirittura più che in Olanda. Quindi abbiamo fatto un progetto molto denso, con diciassette edifici, tantissimi architetti hanno lavorato a questo progetto: ci sono da cinque a dieci spazi pubblici in ciascun livello. Questo è l’asse più importante. Come nel progetto di Rotterdam, c’è la possibilità anche di scendere o di salire di un terzo di livello. Qui vediamo tutti questi diversi edifici: abbiamo cercato quasi di creare un quartiere. E’ un quartiere simile a quello che si vede in tutti i centri storici, non ha soltanto una firma, ma la firma dei diversi architetti. I centri storici sono delle specie di trapunte, così li definisco, un insieme di diverse cose: ecco perché sono così belli. Qui vediamo questa cupola, che è una specie di icona adesso per Belfast, la città è orgogliosa di questa cupola, perché rappresenta praticamente la soluzione di tutti i loro problemi politici. Abbiamo realizzato una piattaforma che è uno spazio pubblico, la gente può andar lì semplicemente per guardare la vista della città, non ci sono spazi commerciali qui. Poi c’è sempre del verde, sulla copertura. Abbiamo poi rinnovato tutti gli edifici attorno. Adesso vorrei concludere questa presentazione con un progetto di cui sono particolarmente orgoglioso, che è ancora sul tavolo da disegno, per così dire, quindi sono molto entusiasta. E’ dietro il Vaticano, quindi abbiamo un’enorme responsabilità, quello di creare qualcosa di bellissimo, perché non voglio che il Papa guardi fuori dalla finestra e dica: “Oddio, cos’è successo nel mio cortile?”



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