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MODERATORE: Grazie soprattutto per essere arrivato. STEFANO BOERI



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MODERATORE:

Grazie soprattutto per essere arrivato.


STEFANO BOERI:

Ringrazio voi per essere qui e sono stato molto sollecitato dal tema di quest’incontro, perché parlare di bellezza e di città è molto difficile per chi fa una professione come quella che facciamo noi architetti, che dovrebbe essere destinata a produrre oggetti belli, ma su che cosa sia la bellezza, su come la si possa definire, su quali siano i criteri con cui molte persone diverse, con culture, tradizioni possano convergere, è difficilissimo. Allora io vorrei provare a ragionare brevemente sul concetto di bellezza, partendo con una piccola considerazione che riguarda il fatto che il nostro mestiere è quello di aggiungere, cambiare, modificare lo spazio delle città. E in un paese come l’Italia, esse sono un elemento fondamentale. L’Italia ha questa grandissima risorsa. Il nostro è un compito enorme, però, quando parliamo di città, forse, noi spesso dimentichiamo che non è semplicemente un insieme di cose. Certamente la città è uno spazio fisico, che è composto da piazze, marciapiedi, edifici tangibili, concreti che calpestiamo, tocchiamo, memorizziamo. Però c’è un altro elemento che fa parte della storia di una città e cioè che è una cosa che appartiene ai simboli. Essa comunica dei significati, delle memorie. E’ un oggetto in continua comunicazione. Noi condividiamo, quando vi abitiamo, una sua certa idea e c’è una specie di brusio continuo di pareri, commenti, stati d’animo che la città sia più o meno coesa, che diventi una comunità o che non lo diventi, ma questo è importantissimo per chi vuole intervenire al suo interno. Poi c’è anche un terzo elemento che la riguarda: una città è anche qualche cosa che appartiene in modo intimo a ciascuno di noi. È qualcosa che si deposita nella nostra storia personalissima di sentimenti. Qualche cosa anche di spirituale, che è legata a rapporti con alcuni spazi, a cui attribuisce un valore, che si connette, si attacca ad alcuni ricordi in modo inestricabile, alcune esperienze personalissime. C’è una città interna, intima, individuale, che è in ciascuno di noi. Ecco io credo che, da un certo punto di vista, la bellezza di una città sia quando possiamo misurare e qualche volta succede che la città dei simboli e dei discorsi, dei commenti e delle politiche e quella che sta dentro ciascuno di noi e di voi, trovino dei punti di corrispondenza. Questi sono momenti eccezionali e credo che una città bella offre frequentemente dei momenti in cui la si sente individualmente partecipe di un’idea comune di città e la si vede attorno e all’interno degli spazi in cui si vive. E pur scambiando pareri e commenti, con persone che hanno tradizioni, culture, religioni e storie private diverse, lo stesso si condividono alcuni valori rispetto allo spazio fisico e al modo con cui commentarli. Questo per dire che ragionare sulla bellezza è difficilissimo e nella vita di un architetto, che come sappiamo è molto breve rispetto a quella dell’edificio, è sicuramente una preoccupazione. E quindi intendere lo spazio e il nostro lavoro, non solo come chi produce degli oggetti, li deposita e si allontana, ma come chi cerca di fare qualcosa, anche di piccolissimo, anche degli interventi di agopuntura, perchè se questi toccano quei tre livelli di cui parlavo prima, possono fare un cambiamento enorme, possono far diventare una città un elemento interessante, più condivisa e vissuta. Ma per far questo ci vuole anche un altro elemento, perché affinchè questa corrispondenza tra la città fisica, quella delle parole, dei commenti, delle politiche e la città intima avvenga, bisogna che ci sia una visione dove la città sappia produrre un’immagine (compito più della politica che dell’archetto) del suo futuro. Allora vorrei parlarvi, e mi avvio parlarvi, di due questioni in una sola idea, dei possibili modi su cui poter ragionare sulla visione di una costruzione per le città italiane, che abbia in sé i caratteri di cui parlavo prima. Noi stiamo lavorando da qualche anno a Milano, (questa è l’immagine di una Milano possibile) assieme alla Provincia, al Comune e alla Regione su un’idea importante, trasformabile in un modello di riferimento. L’idea è quella di pensare che attorno alle nostre città - che negli ultimi anni sono state trasfigurate da una moltitudine di piccoli edifici solitari, ammassati uno all’altro, uno diverso dall’altro, senza nessun senso, nessuna congruità - si possa pensare ad una identità forte, usando come elemento una cosa molto semplice, che è la natura ed in particolare la struttura di un sistema boschivo. Molte delle città in cui viviamo sono state per secoli circondate dalla natura e dai boschi e oggi sono state in qualche modo mangiate, polverizzate, frammentate da queste costruzioni solitarie e ammassate, che hanno riflesso nello spazio il modo di comporsi della società italiana negli ultimi 20-30 anni. Una società di individui, di gruppi individuali potenti, frammentate, una società in cui è mancata spesso una guida economica chiara e univoca e il territorio ha in qualche modo rispecchiato una composizione di questo genere della società. Ecco, io credo che oggi la grande sfida sia pensare che sia oggi possibile ridare un’identità e un perimetro esterno chiaro alle grandi città e alle medie città italiane, utilizzando l’idea di un sistema perimetrale, anulare, naturale, boschivo. Su Milano stiamo facendo questo ragionamento. Quando parliamo di un sistema boschivo, non ci riferiamo ad un bosco solo, ovviamente, ma un sistema verde, che può essere in parte fatto da un parco, aziende agricole, che hanno gli elementi boschivi come filari, oppure da zone che hanno l’aspetto dell’acqua fluviale, come elemento che si accompagna ad alberi. Ma anche il fatto che il bosco in sé può essere un elemento che accompagna le grandi strutture della viabilità. Però, l’idea che intorno alla nostra città ci sia un sistema continuo di alberi, non è solo una questione ambientale ed ecologica (certo sappiamo la straordinaria importanza che hanno gli alberi nell’assorbire le polveri sottili). certo è una grande rigenerazione dell’aria che respiriamo., ma non basta. L’idea di un bosco anulare attorno alle nostre città, compresa Milano, è anche un’idea che tocca la vita quotidiana, il fatto che questo bosco possa diventare un vero spazio pubblico, che ospiterà al suo interno cose differenti, servizi, spazi gioco, per la cultura, l’agricoltura e che possa diventare un momento di memorizzazione intima. L’idea di pensare che una città in cui viviamo non sia una città che sfugga, sfumi nel nulla, che continui all’infinito, ma che invece abbia un confine verde, chiaro, attraversabile, quando passiamo in macchina o in bicicletta.
Vi faccio vedere un’immagine su questo tipo: sempre a Milano abbiamo provato a far diventare quest’idea di un bosco anulare qualcosa di concreto e stiamo ragionando assieme a soggetti, a partire dagli agricoltori, ma anche ai comuni che si dispongono attorno a Milano, anche al grande sistema delle infrastrutture delle tangenziali, per far sì che questo diventi un progetto vero, fattibile, concreto. E abbiamo fatto un lavoro di censimento, quest’anno, delle aree disponibili, cominciando già a riforestare alcuni pezzi, con il supporto generale del Comune, della Regione, oltre che della Provincia. Questo è un aspetto, secondo me, di un’ipotesi politico-architettonico di un progetto che può oggi in Italia concretamente essere insieme qualcosa di pragmatico e visionario. Ma c’è un altro tema che vorrei sottoporvi, e mi avvio alle conclusioni, che in qualche modo è legato a questo. È un’idea che stiamo sviluppando nel centro di Milano, nella zona Garibaldi-isola, molto particolare, una zona che per 50 anni è stata completamente abbandonata a se stessa. Oggi l’idea a cui pensiamo è quella di fare una fortissima densificazione. Sono del parere che le città italiane debbano essere controllate nella loro espansione, attentamente controllate, che questa cintura verde sia un modo per contrassegnare dei limiti condivisi allo sviluppo. Ma credo anche che esse, al loro interno, abbiano moltissime possibilità di sviluppo e di densificazione. Noi abbiamo pensato che in quest’area si potessero realizzare delle torri, perché liberano dello spazio al suolo, ma che potessero essere quasi completamente rivestite di bosco, verdi in tutti i sensi. E stiamo ragionando proprio su questa idea, cioè di avere oggi a Milano un sistema di torri che abbia anche questa volta una funzione, rispetto ad una problematica ambientale, ma anche di una visione immaginaria sulla città. Oggi è possibile pensare a delle torri, che sono uno degli elementi fondamentali del successo delle grandi città internazionali (pensate solo a un fatto: il 40% degli edifici alti più di 12 metri è stato costruito, nel mondo, negli ultimi 6 anni). Questo è un dato fondamentale che ci fa capire qual è stata la potenza di questi grandi oggetti nel determinare il presente delle città contemporanee. In Italia, per le torri, abbiamo avuto delle esperienze eccezionali, ma c’è ancora un grande pregiudizio, che ha in parte qualche ragione, perché le torri possono non essere sistemate al posto giusto, assieme ai grattacieli essere degli elementi di congestione. Attraggono traffico, non solo: quando le torri non sono progettate in modo attento dal punto di vista tecnico, quando sono rivestite di vetro, per esempio, possono diventare degli enormi accumulatori di calore o di freddo e quindi richiedere un consumo energetico spaventoso. Allora l’idea di un bosco verticale è quella di pensare a degli elementi alti il cui perimetro sia completamente rivestito, non da verde, ma da alberi.

Noi abbiamo calcolato, ed è un progetto su cui stiamo lavorando, che in queste due torri possano essere piantati circa 900 alberi, che equivale circa a 7.000 mq di pianura boschiva. Abbiamo calcolato che sostanzialmente la possibilità di costruire in verticale appartamenti in villa, come quelli che ci mostrava Mateus, possa sostituire l’equivalente di circa 50.000 mq di edilizia di villette, che oggi occupa le aree urbane, che invece dovremmo imparare a conservare, a salvare e a mantenere dentro. E abbiamo ragionato sulla straordinaria importanza che potrebbe avere un sistema di boschi verticali, che vada a posizionarsi vicino ai grandi nodi della mobilità pubblica, che vada a posizionarsi a Milano lungo le linee della metropolitana, a Roma lungo la linea della metropolitana, nelle città in cui i nodi dei trasporti pubblici sono importanti, dove oggi è possibile crescere, è possibile densificare, è possibile interferire senza che questo diventi semplicemente una pura speculazione. Dobbiamo fare in modo che questo possa diventare possibilità, per trovare spazi e modelli abitativi nuovi per le popolazioni che sono uscite negli ultimi anni dalle grandi città e che noi dobbiamo capire come fare rientrare, perché le nostre città si mantengano vive. Il bosco verticale, ancora una volta, può essere interessante anche dal punto di vista della qualità, non solo per chi lo abita, perché offre dall’interno qualità eccezionali dal punto di vista climatico, dal punto di vista della pulizia dell’aria, ma anche perché piantumazioni diverse, piante diverse a seconda dell’angolazione verso il sole, nelle diverse facciate delle torri, potrebbero generare effetti straordinari cangianti da un punto di vista cromatico.

Ecco, io penso che questo sia uno dei possibili progetti su cui oggi si può lavorare. Questo è un progetto molto concreto, molto semplice, che pone una serie di problemi strutturali , perché reggere una serie di vasi che sostengano alberi che vanno dai tre ai sei fino ai nove metri non è semplice, non è semplice disegnare delle piante di un edificio che possa avere la possibilità di far crescere piante di altezze diverse lungo il loro perimetro, ma questi problemi sono problemi superabilissimi. Noi stiamo superandoli e io credo che il senso di questo progetto, al di là del progetto in sé, stia proprio, come vi dicevo, nel fatto di farci capire che oggi è possibile, anche quando si lavora in un piccolo spazio di una città, pensare a qualcosa che non sia semplicemente una soluzione a un problema, ma qualcosa che in qualche modo aspiri a dare il senso di questa corrispondenza tra la città delle cose, la città delle parole e la nostra città interiore.

Grazie.




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