Momento favorevole



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22.12.2017
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Mercoledì delle Ceneri – Duomo di Modena – 10.02.16

Siamo abituati a pensare che la quaresima è il “momento favorevole”, di cui parla Paolo nella seconda lettura, per la nostra conversione. Ed è vero: ogni momento è quello favorevole per convertirci, data la durezza del nostro cuore, ma la quaresima è il tempo particolarmente dedicato alla penitenza e al riconoscimento del nostro peccato. Ma la prima lettura contiene una sorpresa rispetto a questa idea: parla sì di conversione e cambiamento di vita… dice però che è Dio a doversi convertire. Gioele afferma che Dio “è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore”: e fino qui va tutto bene. Poi aggiunge che Dio è “pronto a ravvedersi riguardo al male”. E prosegue con un auspicio: “chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione?”. A questo linguaggio e a queste idee siamo meno abituati. Da che cosa dovrebbe ravvedersi Dio, in che cosa dovrebbe cambiare?

Questo modo di parlare, in realtà, non è esclusivo di Gioele. La stessa idea si trova nel libro di Giona, là dove il re di Ninive, prendendo sul serio la profezia che prospettava la distruzione della città se non si fosse convertita, emette un decreto nel quale ordina a tutti una penitenza severissima, con questa motivazione: “Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!”. E Dio, continua il libro di Giona, “vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece”.

È evidente che questi profeti usano immagini umane, molto umane, per trasferirle su Dio. Non possiamo prenderle alla lettera, come se il Signore fosse uno di noi, che si arrabbia e poi si pente, che minaccia e poi si ravvede. Ma queste immagini indicano una verità molto più profonda: che Dio ha un cuore, che non è un principio astratto o un freddo ragioniere o un giudice distaccato, ma è un padre; che Dio si appassiona all’uomo e fa di tutto per favorire la sua conversione; che Dio non se la lega al dito, ma rilancia sempre la sua fiducia verso l’uomo.



Ecco il grande annuncio della quaresima: Dio ha un cuore, Dio ama, Dio perdona. Di riflesso e proprio per questo chiede anche a noi di curare il cuore, di amare, di perdonare. Gesù riporta tutto al cuore. Per sei volte il brano del Vangelo di oggi ripete l’espressione “nel segreto”: elemosina, preghiera e digiuno trovano il loro luogo “nel segreto” cioè nel cuore umano. Nella pratica dell’epoca spesso il loro luogo era una specie di palcoscenico, un’esibizione pubblica per ottenere apprezzamento e stima, una passerella “davanti agli uomini per essere ammirati da loro”, come dice Gesù. Gli ipocriti, per lui, sono quelli che non curano il proprio cuore ma solamente la propria apparenza; sono quelli che preferiscono recitare la parte dei buoni per ottenere gli applausi piuttosto che esercitare il bene a partire dal proprio animo. Gesù ci riporta sempre alla radice di ogni gesto buono, che è il cuore, e dimostra un’allergia pesante verso la ricerca del palcoscenico.

La quaresima, specialmente in questo giubileo della misericordia, sia per noi la riscoperta del cuore di Dio, che ama e perdona, e la purificazione del nostro cuore, perché abbandoni i nodi del risentimento e si apra ai fratelli, senza mirare alla pubblica approvazione ma cercando solo di incrociare lo sguardo misericordioso del Signore.



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