Movimento apostolico



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MOVIMENTO APOSTOLICO

CATECHESI



PRIMA LETTERA DI PIETRO



CATANZARO 2004



MOVIMENTO APOSTOLICO

CATECHESI



PRIMA LETTERA DI PIETRO




CATANZARO 2004



PRESENTAZIONE


Questa prima Lettera di Pietro ha uno scopo ben preciso: presentare Cristo come l’unico e il solo modello del cristiano.

Ma qual è il Cristo che Pietro presenta come modello? Senza dubbio è il Cristo della sofferenza. Ma è anche il Cristo Risorto, fonte di risurrezione per ogni sofferente in Lui, con Lui e per Lui.



È modello Cristo: è il giusto che muore per gli ingiusti. Quando si pensa a Cristo, lo si pensa sulla croce, nel momento supremo della sua sofferenza. Si medita e si riflette sulla cattiveria dell’uomo, nella mente scorrono le immagini di tutte le sofferenze che sono il tessuto della nostra storia di peccato. Poche volte però si pensa al suo amore sino alla fine, alla sua carità che non conosce limiti, al dono della sua Persona che il Padre ha fatto a noi, ingiusti, peccatori, idolatri, bestemmiatori. Cristo sulla croce è modello di amore, perché Lui è giusto, santo e muore per gli ingiusti. Se non vivifichiamo la sofferenza con la stessa carità di Cristo è impossibile viverla, ma soprattutto la si sciupa perché non se ne fa un sacrificio per la salvezza del mondo.

È modello Cristo: è la pietra scartata dai costruttori. Tutti i pensieri umani vengono dichiarati nulli, inutili, vani, pericolosi. L’uomo nella sua superbia vuole essere valorizzato, considerato, stimato, “usato” dagli uomini secondo il suo valore. Cristo invece ci insegna che Dio opera al contrario. Dio elegge ciò che l’uomo scarta; Dio “usa” colui che dall’uomo si lascia scartare e mentre viene scartato si fa dono d’amore proprio per l’uomo che lo scarta. È il mistero dell’umiltà, della mitezza, dell’abbassamento. Nella superbia l’uomo vuole prendere il posto di Dio; nell’umiltà si lascia scartare anche dagli uomini, si mette al posto della non utilità, si rinnega, si annienta dinanzi all’umanità intera. In questo niente umano Dio opera la salvezza. Cristo è la vittoria di ogni superbia nella carne dell’uomo.

È modello Cristo: è la vittima sacrificale. Il cristianesimo vive nella persecuzione. La persecuzione infligge ogni genere di sofferenza, ogni forma di morte. Nella morte Cristo è il modello per ogni altra morte. È modello Cristo perché Lui ha fatto della sua morte inflitta dagli uomini un sacrificio, un’offerta, un’oblazione, un olocausto di salvezza. La santità del mondo è dalla sua morte. La santità del mondo è dalla morte di Cristo che continua nel suo corpo che è la Chiesa. Genera santità la morte del cristiano se vissuta sul modello unico di Cristo Gesù, se la si avvolge con la sua morte e in essa la si trasforma in sacrificio. La morte trasformata in sacrificio è l’atto più santo, più eccelso, più elevato del cristiano perché è l’atto con il quale il mondo viene arricchito di più grande santità. In Cristo è dalla morte che nasce la vita, è dalla croce che sgorga la salvezza, è dal martirio che si vince il peccato.

È modello Cristo: è la vittima paziente. La santità è nella pazienza. La pazienza non è solo subire la sofferenza. È farla propria, perché solo se è fatta propria la si può offrire in dono al Padre in remissione dei peccati. Cristo fece sua la croce, la sofferenza, il dolore, nella preghiera, nel perdono, nella misericordia, nella compassione. Anche il cristiano deve fare sua ogni persecuzione, se vuole operare vera salvezza in questo mondo.

È modello Cristo: è la vittima obbediente. L’obbedienza non è alla sofferenza, al dolore, alla morte. Questi sono frutto del peccato. Nessuna obbedienza è al peccato. Ogni obbedienza è a Dio, alla sua Volontà, alla sua Parola. Ogni obbedienza è alla verità, alla santità, all’amore. Cristo, nella sofferenza, sulla croce, rimane sempre nella più alta santità, nella più eccelsa carità, pregando e perdonando, offrendosi e donandosi per la redenzione del mondo. È questo il vero mistero dell’obbedienza salvatrice.

È modello Cristo: è la vittima sottomessa per amore. La sottomissione per amore è la celebrazione della mitezza. È l’affidamento della propria vita a Dio e solo a Lui perché la custodisca nel Cielo, presso di Lui, per l’eternità. Il cristiano è chiamato non a ribellarsi, ma a sottomettersi, non all’uomo, ma a Dio. Consegna la sua vita a Dio perché faccia ciò che è giusto per la salvezza del mondo. Può fare questo chi fa della sua vita un dono. Lo consegna al Signore. Si spoglia della sua volontà. Lascia che sia solo la Volontà di Dio ad operare secondo saggezza e sapienza eterna.

È modello Cristo: è la vittima risorta. Ciò che si dona a Dio da Dio è ridonato all’uomo, ma trasformato in gloria eterna, divina, ricolmo dello stesso Dio e della sua luce. È questo il vero valore della sofferenza: scambio di vita. Si dona a Dio una vita mortale, si riceve da Dio una vita immorale, si dona un corpo corruttibile, lo si riceve incorruttibile, lo si dona nell’ignominia lo si riceve nella gloria, lo si dona di carne e lo si ha di spirito. Il cristiano non deve temere di dare il suo corpo alla morte per obbedienza. Egli invece deve vedere questa morte come uno scambio di doni e in più un frutto di salvezza per tutti.

Pietro sa chi è Cristo, conosce il suo mistero. In Cristo e nel suo mistero egli vuole portare ogni discepolo, ogni credente, perché in lui, nella sua vita, o meglio, nella sua morte, viva tutto Cristo e il suo mistero.

È in questa vita nella morte, accolta e fatta propria dal cristiano, che si compie la salvezza del mondo.

Pietro diviene così il cantore di Cristo e del suo mistero, affinché si compia tutto e interamente in ogni cristiano.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, ottieni anche a noi questa grazia: di morire la morte di Cristo per vivere in eterno la sua vita nuova. Morire la morte di Cristo è il modo più santo per ricordare al mondo il Vangelo.




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