Necessità e forme dell’amore nella cultura greca da Omero ai Cristiani Storia della Lingua Greca



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Necessità e forme dell’amore nella cultura greca da Omero ai Cristiani

  • Storia della Lingua Greca

  • Laurea Specialistica in Filologia, Letteratura e Tradizione Classica

  • a.a. 2006/2007 – C. Neri


Platone, Repubblica 458d



Plutarco, fr. 136,24 Sandbach



Blaise Pascal, Pensées 1378 (= 28,255)



Roberto Vecchioni, Stranamore



Iliade XIV 159-165



Iliade XIV 197-199



Iliade XIV 214-217



Iliade XIV 294-296



Iliade XIV 346-353



Tre elementi...

  • il simpatico quadretto familiare fatto di nascondimento e tenerezza.

  • l’inganno: l’amore che distoglie e che imbroglia, interessato e con secondi fini.

  • l’amore che genera e che crea, e offre un modello a ogni ierogamia, con il suo si-gnificato ‘naturale-vegetale’, cosmogoni-co, teologico.



Dante Alighieri, Commedia. Paradiso XXXIII 145



Amori cosmogonici



Lingue letterarie e lingue parlate

  • Il greco (tranne, parzialmente, glosse e iscrizioni, che peraltro sono ‘formalizzate’) è per noi una lingua letteraria (ma ciò, come sempre avviene per le lingue antiche, è dovuto anche al processo della tradizione); dalle differenze segniche () all’unificazione alfabetica (403 a.C.).

  • Il complesso dei linguisti e il sospetto verso le lingue letterarie: l’esempio del latino da Augusto al Rinascimento (o al Concilio Vaticano II) e del sanscrito, il divaricarsi dei piani e lo scarso interesse per il linguista.

  • Le lingue letterarie come forme ‘normalizzate’ del parlato e come insiemi compatti di regole fissate e codificate (ma questo non sempre è vero) e le lingue parlate come incerti oggetti di ricerca (quale lingua parlata? quali atlanti linguistici?).

  • L’importanza, anche modellizzante, delle lingue letterarie (es. il gotico di Ulfila, lo slavo o slavone di Salonicco di Cirillo e Metodio, l’armeno dei primi traduttori biblici, l’arabo del Corano) e le lingue comuni in nuce (es. di Dante, Petrarca e Boccaccio).

  • La lingua letteraria è uno dei mezzi di azione di un gruppo di individui dotati di forza e di coscienza di sé; non di rado una lingua letteraria diventa lingua comune: «vantaggio decisivo per quei popoli che hanno saputo meritarselo, essendo riusciti a formarsi un’aristocrazia dello spirito» (A. Meillet).



Dal parlato alla ‘letteratura’

  • La difficile individuazione del parlato (l’esempio di Erodoto I 142 e delle diverse lingue ioniche) e i presunti ‘rispecchiamenti’ (Ipponatte e la commedia).

  • Le lingue letterarie, come anche le lingue religiose, sono un tipo particolare di lingue ‘speciali’ o ‘tecniche’.

  • Parlate locali (ogni gruppo locale ha la sua) e parlate speciali (gruppi professionali, esercito, sport).

  • Il carattere esoterico e ‘segreto’ delle lingue speciali, che le rende così difficili da studiare.

  • I caratteri delle lingue speciali: il mantenimento della fonetica e del sistema grammaticale, e la differenziazione lessicale (il lessico ha una certa autonomia ed è più facilmente modificabile: l’es. dell’armeno zingaresco); forestierismi, neologismi, slittamenti semantici.



Lingue letterarie religiose e profane

  • Le lingue religiose: il passaggio dall’umano al divino e l’esigenza di discontinuità e di oscurità (terminologica e sintattica: l’es. di Ahura Mazdah); le Gatha, gli inni vedici, il Carmen fratrum Arvalium, l’Inno a Zeus dell’Agamennone di Eschilo.

  • Il processo di laicizzazione delle lingue religiose: l’intervento di elementi esterni (i re stranieri in India) e il proselitismo (l’alfabeto gotico, slavo, armeno).

  • Il processo di cristallizzazione e di irrigidimento indotto dalle lingue religiose divenute letterarie: la chiave di interpretazione della realtà e la meccanizzazione del pensiero.

  • L’internazionalismo delle lingue letterarie.

  • Le lingue letterarie di origine profana: thul islandesi, filé irlandesi, scop anglossassoni, chansons de gestes francesi.



Il greco come lingua profana

  • Il diletto delle aristocrazie, le feste pubbliche, l’espressione di sentimenti individuali; la scarsa incidenza dell’elemento religioso sulla lingua e sulla letteratura elleniche.

  • I caratteri delle lingue letterarie: arcaismo e dialettalismo (il dialetto diverso da quello su cui riposa la lingua corrente); differenze grammaticali (il passato remoto, il congiuntivo, …), fonetiche (gorod e grad in russo), lessicali (corsiero, affinché, concerne, sono a dirle, èspleta; l’esempio dei Cechi e dei Francesi: ordinateur e computer), di ordo verborum (le esigenze di autonomia e completezza delle frasi letterarie).

  • Parlato (varietas e irregolarità grammaticale, monotonia nei tipi di frase e nel lessico) versus letterario (regolarità [monotonia] grammaticale, varietà nei tipi di frase e nel lessico).



Il lessico della poesia

  • Lo scarto dalla norma.

  • , composti (vojevoda, medvĕdĭ), metafore.

  • La necessità di non eccedere: Aristotele e il Telefo di Euripide (), Corinna e Pindaro nella testimonianza di Plutarco ().



Il sorgere delle lingue letterarie greche

  • Dalla raffinata cultura egea (arte evoluta ed elegante, scrittura indecifrata) ai secoli bui X-IX a.C. (senza arte né scrittura). I primordi nell’VIII secolo (le linee geometriche dei vasi del Dipylon) e il rapido progresso di arte (dal VI al V sec.: dalle  a Fidia) e letteratura (dal nulla a Omero, Esiodo, Archiloco, Alcmane): la precoce formalizzazione (caratteristica di ogni prodotto culturale greco).

  • La tradizione orale e il tardo avvento della scrittura: le liste di Olimpia (776), degli efori (757) degli arconti (683), le iscrizioni non anteriori al VII sec. e l’esempio dei poemi omerici (che non menzionano la scrittura).

  • L’unità del mondo greco: Amasi e gli stabilimenti greci di Naucrati (560), i giochi di Olimpia e le vittorie dei Crotoniati, i rapporti tra Sibari e Mileto,  (Hom. Il. II 530, Hes. Op. 528, Archil. fr. 102,1 W.2) ed  (5x nell’Iliade e 5x nell’Odissea); l’unità religiosa (gli stessi dèi dovunque); l’unità linguistica (Plat. Alc. I 111a ==h=, i prestiti); l’unità culturale e l’internazionalismo aristocratico.

  • La grande colonizzazione ellenica: la civiltà rivierasca e marinara e le commistioni panelleniche; lo spirito epico della colonizzazione; l’origine coloniale della letteratura (Omero? ed Esiodo; Archiloco e i lesbici; la lirica dorica tra Terpandro, Alcmane, Stesicoro e Ibico; la commedia siciliana; la filosofia tra Pitagora, Senofane, Eraclito; la sofistica tra Protagora, Gorgia e Trasimaco); i generi letterari regionali (almeno in parte: l’esempio della prosa) e la formalizzazione letteraria: «il greco che è stato scritto e che ha avuto un’influenza è stato la lingua di un’aristocrazia» (A. Meillet).



Le origini della metrica greca

  • L’accento tonico-musicale e non intensivo-rafforzativo, ininfluente sul timbro, sulla quantità vocalica e sul metro.

  • Sillabe lunghe (che contengono una vocale lunga, un dittongo o una vocale seguita da due o più consonanti) e sillabe brevi (che contengono una vocale breve in sillaba aperta); la successiva ‘eccezione’ dei gruppi muta cum liquida (VI sec. a.C.? La discussa presenza nei poemi omerici).

  • Il ‘taglio’ entro la prima metà del verso, la prima parte libera e la seconda fissa (eccetto la sillaba finale); l’isocronia; la sequenza di elementi lk e lkk; le strofe di 3/4 versi: i paralleli greco-vedici.

  • I metri dattilici e giambo-trocaici e l’equivalenza kk = l: il ritmo più regolare, il numero delle sillabe più vario vs. il ritmo più vario e l’isocronia sillabica dei metri eolici.

  • La poesia lirica e cultuale di tradizione orale e origine indoeuropea e la poesia epica aristocratica di origine egea (es.  non indoeuropei)?



La tradizione dei testi

  • I papiri e la conferma della bontà della tradizione medioevale (almeno per quanto riguarda lo ‘stato complessivo’ dei testi, che è quello che interessa al linguista): es. Herodot. II 154-175 in P.Oxy. 1092.

  • Il filtro della filologia bizantina: lo stato dei testi antichi è quello stabilito nel III-II sec. a.C.

  • Il mistero della tradizione dei testi in età prealessandrina (l’assenza di manoscritti del VI o V sec.) e gli elementi che consentono di indagarla: a) le citazioni (ma si tengano presenti gli adattamenti al nuovo contesto)

  • b) il metro e le forme impossibili (il limite sta però nella nostra imperfetta conoscenza di certi metri o di certi fenomeni metrici).

  • c) le iscrizioni (un confronto sempre problematico).

  • I problemi della lingua omerica.

  • Gli ionismi di Bacchilide (presumibilmente originari?).

  • La Kunstsprache (l’es. di Timoteo e della ).

  • L’esempio del  per  in laconico: la lingua si muove con la storia.



La lingua di Omero?

  • Il fantasma del testo di Omero: l’età prealessandrina e l’età alessandrina e postalessandrina.

  • L’età prealessandrina: il sostrato eolico (ma tessalico e beotico, non lesbico) e le differenti spiegazioni degli eolismi omerici; il sostrato arcadico-cipriota; la fase ionica; l’edizione pisistratidea e l’atticizzazione (?); il  ionico del 403 (l’esempio di ); edizioni ’e .

  • L’età alessandrina e postalessandrina: il lavoro degli Alessandrini (Zenodoto, Aristofane di Bisanzio) e le edizioni ‘selvagge’ dei papiri; Aristarco e la sua scuola; l’erudizione ellenistica (Aristonico e Didimo, Erodiano e Nicanore: il commento dei quattro); il Venetus A e la tradizione medioevale.

  • Il problema degli arcaismi: il testo come risultato di un continuo compromesso tra le esigenze della tradizione e della metrica da un lato e della modernizzazione e dell’uditorio dall’altro.

  • La fissazione del testo omerico risale a un’epoca in cui la pronuncia si era già differenziata rispetto a quella degli antichi aedi.

  • Le differenze/oscillazioni (dovute al destinatario: Ioni, Eoli, ecc.) già nel testo antico.



Incoerenze omeriche

  • L’azione del digamma () ‘scoperto’ da Richard Bentley:

  • a) i 350 casi in cui  fa posizione nei tempi forti dell’esametro (ma non nei deboli).

  • b) i migliaia di casi in cui  evita lo iato.

  • c) la consonante che si sta indebolendo (il passaggio da Omero a Esiodo).

  • Il dativo plurale delle declinazioni tematiche:

  • le forme antiche   e   e le forme recenti   e  / .

  • Forme non contratte e forme contratte:

  • a) il genitivo singolare:   e  / .

  • b) le contrazioni indebite ( ed ).

  • c) il caso /  / ().



La : diacronia e sincronia

  • Le forme eoliche nelle iscrizioni ioniche di Chio, e le forme eoliche metricamente ‘protette’.

  • Il passaggio di  a .

  • I duali in  , i gen. in   e in  , / .

  • I nomi di Posidone e degli Ioni.

  • Le forme dell’articolo plurale.

  • Forme con nasali geminate e pronomi personali.

  • Esiti di labiovelari.

  • Desinenze di infiniti.

  • I participi perfetti in   .

  • Dativi plurali in   e aoristi in   .

  • Le varie forme delle preposizioni ().

  • I nomina agentis:  /  per i nomi semplici e  /  per i composti (come in eolico).

  • Il destinatario ionico e il sostrato eolico (le città ex eoliche dell’Asia Minore ionicizzata).



Una lingua letteraria e internazionale

  • L’uso incoerente e ‘versificatorio’ del duale (, ).

  • Il pubblico aristocratico (l’esempio di Tersite) e la corporazione internazionale degli aedi.

  • I composti ‘letterarizzanti’ e termini peregrini ().

  • Opera ‘aperta’, formularità, pensiero individuale e libero dei personaggi.





L’amore che trasforma e deforma



I nomi dell’amore



I nomi dell’amore



Gli dèi dell’amore



Gli dèi dell’amore



L’amore...





Deformazioni provvisorie e malattie mortali



Saffo, fr. 31 V.



La malattia mortale



Il carattere arcaico della lingua epica

  • La presenza intermittente dell’aumento, non rintracciabile in alcun testo di prosa.

  • L’autonomia degli avverbi, non ancora preposizioni o preverbi.

  • L’alternanza di    con   : e ,  e  ed .

  • La scomparsa (non rivoluzionante) di alcune libertà e di alcune oscillazioni: la regolarizza-zione linguistica del greco post-epico.



L’invenzione dell’articolo

  • Il primo manifestarsi dell’individualità e del presente nella lirica greca arcaica: il mito come confronto, la sentenza e lo snodo tra particolare e universale, l’io e il sentimento, la mobilità dello spirito (B. Snell).

  • La formazione (autoctona soltanto in Grecia) dei concetti scientifici e la lingua come espressione dello spirito e come mezzo di conoscenza: le premesse linguistiche della scienza e la selezione degli elementi linguistici necessari all’elaborazione teorica.

  • La fissazione dell’universale in forma determinata e il processo di astrazione (nomi propri [l’individuale], nomi comuni [il generale: classificazione, generalizzazione e prima conoscenza], astratti [mere astrazioni senza plurale; ‘nomi mitici’-personificazioni e metafore: antropomorfizzare l’incorporeo]): l’invenzione dell’articolo e la sostantivizzazione dell’aggettivo e delle forme verbali.

  • Funzioni dell’articolo: determinare l’immateriale, porlo come universale, determinare singolarmente l’universale (farne cioè un nome astratto, comune e proprio a un tempo).

  • L’uso particolare, determinato (“questo qui”), dell’articolo omerico (ed esiodico): il valore dimostrativo e l’assenza degli articoli veri e propri; il valore oppositivo (“questi … quelli”); il valore anaforico (“Odisseo … lui”); il valore ‘connettivo-relativo’ (“e quelle …”); il valore prolettico; il valore dimostrativo-apposizionale (“quella, l’isola”); il valore individualizzante (“tutte quelle altre volte”); il valore enfatico (“questo tuo dono”).

  • La prima comparsa della prosa e la presenza dell’articolo (a eccezione delle iscrizioni cipriote e di quelle panfilie, che lo presentano assai di rado): il valore determinativo; il valore di rinvio e riferimento; il valore di opposizione; l’interposizione e la creazione del gruppo del sostantivo; la sostantivazione di qualsiasi elemento della frase e l’algebra linguistica; «un processo privo di ogni valore affettivo ma comodo per l’esposizione delle idee, e di un’agilità e varietà che non hanno riscontro nella prosa di nessun’altra lingua indoeuropea» (A. Meillet).



Le lingue dei lirici

  • I dativi plurali in  ,   (strum. ai.  aih, ir.  aiš. lit.  ais) e in   / (loc.  su in indoiranico e baltoslavo):  in ionico,  nei dialetti dorico-occidentali (eccezioni in argivo),   (agg. e sost.) e   (art.) nel lesbico, le oscillazioni dell’attico e delle lingue letterarie (la tragedia, la commedia di Epicarmo, i poeti lirici).

  • L’uso intermittente, arcaico (ábharat e bhárat) e omerico, dell’aumento: libero nella lirica corale e in quella eolica, costante (tranne omeriche eccezioni) in quella ionica.

  • L’uso intermittente, ‘poetico’, dell’articolo (raro negli elegiaci, nella lirica monodica e corale, più frequente nel giambo e nella commedia, oltre che nella prosa).

  • L’iperbato e l’ordo verborum artificiale.



I generi della lirica

  • Il fondo ionico (’, , etc.) e gli epicismi dell’elegia: ionicismi (o atticismi: ?) non epici (la progressiva riduzione) ed epicismi non ionici (il progressivo incremento). L’epigramma dalla dialettizzazione alla maggiore letterarietà (fine IV sec.).

  • Il verso popolare (con paralleli nel vedico) e lo ionico corrente (cólto, non parlato: la lingua delle iscrizioni) del giambo (forme contratte, crasi, declinazione ‘attica’, termini volgari, la riduzione degli epicismi non ionici).

  • L’incomparabile lirica eolica (in mancanza di una prosa eolica e di una lirica corale epicorica; il limitato apporto delle iscrizioni: fonetica e morfologia, non lessico) e beotica (Corinna), i metri ‘innodici’ indoeuropei, il lessico e lo stile semplici; la lingua delle persone cólte contemporanee (tranne la rarità dell’articolo e delle forme contratte): eolico nei lesbici, ionico in Anacreonte, beotico in Corinna.

  • La lirica corale: il ‘dorico’ di poeti non dorici; composizioni corali per feste religiose pubbliche e successiva laicizzazione; l’, gli infiniti in  , gen. in   e dat. in  , la mancanza di aoristi in   e di ‘futuri dorici’, la rarità di  (tranne che in Alcmane e in Pindaro: la confusione / nei codici), l’alternanza /,la presenza di  e ,  e , in gen. in  ,  > , i composti e la lingua solenne.



Prodico di Ceo, VS 84 B 7



Sofocle, Antigone 781-800



Euripide, Ippolito 525-533



Virgilio, Bucoliche 10,69



Il teatro: festa religiosa e laica

  • Le maschere da armamentario cultuale a istituto letterario e mezzo di rappresentazione.

  • Lo scenario (il teatro di Dioniso), il pubblico (l’intera ) e la formalizzazione.

  • La commistione di generi poetici non attici: il genere lirico religioso dorico e quello lirico narrativo ionico.

  • Dalla lirica corale alla tragedia: il Coro, il canto ‘a solo’, il parlato-recitato (l’attività di Arione di Metimna a Corinto e l’origine dorico-corinzia?).



Commistione linguistica nella tragedia

  • I Cori: i metri e la lingua lirici, l’, le ultime tracce del ‘sacro’ (le oscillazioni testuali e il problema della tradizione linguistica dei testi scenici).

  • Il parlato giambo-trocaico, la lingua di Atene e gli ionismi letterarizzanti: la grammatica attica;  ed attici; la sporadicità del duale;  (non ) e  (non ) e gli iperionismi (); forme ioniche letterarie ( per ,  e  per , , ).

  • La volontà di distaccarsi dall’attico quotidiano e di ‘alzare il tono’: gli omerismi (forme non contratte, lunghe e per  e , des. in   ed  , forme pronominali e articolo-relativo, diverse forme verbali, comp.  e , preposizioni, congiunzioni e particelle) e il gioco dei verbi composti (e dei preverbi ‘esaustivi’); la glossa in luogo del nome comune; meri ionismi; occidentalismi (nel Coro e nel dialogo: dal Coro al dialogo o da Corinto ad Atene? Metricismi, poetismi, tecnicismi,  originari); omerismi sporadici.



La cultura ‘di tipo ateniese’

  • La commistione stilizzata di tutte le espressioni letterarie precedenti.

  • La lirica discorsiva e narrativa ionica e la lirica religiosa dorica.

  • Il carattere interdialettale e tendenzialmente ‘imperialista’ della letteratura ateniese.

  • La preparazione di una nuova lingua comune (che però sarà creata dalla filosofia, dalla scienza e dalla storiografia più che dalla poesia).



Il ‘dramma’ siciliano e la commedia

  • La misteriosa (l’assenza di opere intere fino a Teocrito e ad Archimede) ma influente (l’esempio delle monete del VI sec. a.C.) cultura siciliana e le origini doriche del dramma ()

  • La koine occidentale di tipo dorico: Epicarmo (il nome di un genere?) e Sofrone.

  • I genitivi  e ,  (< ),  (< ), , , il dat. pl. in  ,  (per )

  • Le differenze dall’attico, la lingua naturale e ‘parlata’, i composti parodici.



La commedia attica

  • L’ateniese parlato e le differenze tra Aristofane e Menandro: i volgarismi.

  • La grammatica attica (imperativi in   e in  ,  ed , futuri dorici,  ed , comparativi in   e in  , …), i Cori e i composti paratragici, gli ‘stranieri’ parlanti nei dialetti locali (le lingue diverse ma comunicanti).

  • La letteratura ateniese e panellenica.



Platone, Fedro 249e, 265a-b





Canti popolari, PMG 873





Pseudo-Demostene, 59,122



Aristotele, Politica 1253b 10





Platone, Simposio 178c, 178e, 180d, 192e, 195a, 197c



Il racconto di Diotima

  • amore, desiderio e mancanza del bello e del buono (199c-201c).

  • démone intermedio (μεταξ) fra bello e brutto, buono e cattivo, sapienza e ignoranza (“ed è dunque filosofo in quanto μεταξ, intermedio tra sapiente e ignorante”, 204b).

  • figlio di Poros, “Espediente”, e di Penia, “Povertà” (201d-204c).



Platone, Simposio 204b-c



L’amore che educa

  • desiderio del Bene per sempre (205a-206a), e dunque di immortalità (207a-208b): per questo, nel corpo come nell’anima (208b-209e), è tendenza a procreare nel bello (206c-207a).

  • la ‘scala dell’eros’: dall’amore per un corpo bello, all’amore per la bellezza che è in tutti i corpi belli (210a-b), e quindi alla bellezza delle anime, delle attività umane, delle leggi, delle conoscenze e della sapienza (210b-d), fino all’amore del bello in sé (210e-211b).

  • partorire la virtù (211d-212a).



Platone, Simposio 206c-207a



Platone, Simposio 211b-212a



Un’invenzione ionica: la prosa

  • La poesia degli Eoli e la prosa degli Ioni: l’affrancamento dalla tradizione e dal sentimento e la riproduzione intellettuale e discorsiva di una realtà positiva.

  • Gli Ioni alla guida culturale e spirituale della Grecia dall’età arcaica all’inizio di quella classica: i Greci yauna, l’influsso sull’architettura, sulle arti e sulla scienza orientale (persiana in primis).

  • La koiné ionica e l’influenza dell’alfabeto ionico (l’es. di ), poi generalizzato (Atene 403, Beozia 370, ecc.), e della terminologia ionica.

  • L’estrazione e la lingua ionica dei primi prosatori (Talete, Anassimandro, Anassimene; Eraclito; Ecateo), e quindi del genere in quanto tale (Erodoto e Tucidide; Ippocrate di Coo; Antioco di Siracusa, Ellanico di Lesbo); le poche tracce di una prosa dorica (dalle Dialexeis ad Archimede); le differenze stilistiche (maggiore o minore letterarietà), non linguistiche tra i  della prosa.



La prosa ‘paraletteraria’: , leggi ed elenchi

  • L’ e i riflessi poetici da Archiloco a Platone (Phaed. 60c, 61b).

  • Genealogie, elenchi di vincitori (ad Olimpia dal 776 a.C.), liste di sacerdoti o governanti (gli efori a Sparta dal 757 a.C., gli arconti ad Atene dal 683 a.C.), leggi.



La prosa didascalica e narrativa: logografia, storiografia, scienza, filosofia

  • La lingua dei primi logografi tra pretese poetiche e koiné d’uso microasiatica.

  • Epicismi, forme non contratte, ionismi arcaici, l’ingenuità e il gusto narrativo (l’esempio degli Iamata di Epidauro).



Erodoto, la filosofia, la medicina



La lingua ufficiale della dodecapoli e della giambografia: la prosa ‘orale’

  • Il carattere autoctono della prosa ionica e il rifiuto dei concetti tradizionali di origine orientale (ma si veda Eraclito): i fatti e la ragione.

  • Gli scritti per la lettura (cf. Plat. Parm. 127c) e il carattere orale delle frasi (le ripetizioni, le pospositive, i parallelismi e la sottolineatura continua della struttura della frase).

  • Dalle parole-forza alle parole-segno (es. di , , ).

  • Il pensiero discorsivo e razionale: l’isolamento e l’espressione distinta di ogni nozione (l’opposizione dei termini, l’articolo e l’aggettivo neutro, le formanti nominali    e   e la razionalizzazione del linguaggio), agilità e precisione.



Atene e la retorica

  • La sopravvivenza della lingua di cultura ionica.

  • La prosa fatta per l’azione: l’attico dall’arcaismo (il duale, i verbi atematici, /, ,   e   o    ed   )alla Kunstprosa.

  • La retorica di importazione (Siracusa?): Gorgia di Leontini (le figure retoriche), Trasimaco di Calcedonia (il ritmo prosastico e i cola).

  • Politologia e storiografia: la Costituzione degli Ateniesi e Tucidide.

  • Lisia figlio di Cefalo (l’atticismo giudiziario); Antifonte e la differenza tra Tetralogie e discorsi giudiziari; Iperide e l’anticipo della koiné; Demostene e la prosa di tutta la Grecia.



Filosofia e retorica: Isocrate e Platone

  • La conversazione cólta di Platone: i poetismi, le etimologie popolari (vd. Cratilo), l’attico puro (il duale), parole usuali in significato generale (i neutri e l’articolo), l’algebra linguistica.

  • La storia girovaga di Senofonte: l’attico impuro e l’annuncio della koiné (la rarità del duale, dorismi e ionismi, poetismi, coinismi).

  • La lingua aulica e la grammatica attica di Isocrate.

  • La koiné in Aristotele: l’attico che diventa greco comune e prosa del pensiero razionale (l’ordo verborum, le pospositive, gli elementi verbali e nominal-verbali, l’articolo dimostrativo, varietas e unità).

  • La lingua dei vasai e delle tabellae defixionis: l’attico che non rimane.

  • Il problema della tradizione manoscritta e l’emendazione (già antica) delle anomalie.





Plutarco, Amatorio 752a



Plutarco, Amatorio 756e, 758c



Woody Allen, Amore e guerra





L’Amatorius di Plutarco

  • una concezione dell’amore aggiornata alla sensibilità e alle problematiche di una società ormai abbondantemente secolarizzata (I sec. d.C.), anche rispetto agli istituti sociali ereditati dall’età arcaica e alle filosofie ‘integrali’ dell’età classica e postclassica.

  • Ismenodora e Baccone: lo scandalo e il dibattito.

  • Protogene stoico: non bisogna confondere il naturale bisogno di piacere che possono dare le donne – o l’istituto del matrimonio – con l’eros, che è invece quanto “si accosta a un’anima giovane e nobile e si realizza nella virtù attraverso l’amicizia” (750b-e)

  • Dafneo: l’amore per le donne fa leva sulla natura, e può condurre alla φιλα attraverso la grazia della reciprocità (751d).

  • Plutarco: Eros è un medico e un salvatore, che ci riporta alla mente la realtà celeste da cui proveniamo – attraverso la bellezza dei corpi, specchio sensibile di realtà puramente spirituali – e ci guida alla “pianura della verità” (765a) se solo sappiamo depurare la passione dal suo elemento maniaco, come si fa con il fuoco, lasciando vivere nell’anima con temperanza e pudore “lo splendore e il calore della fiamma” (765c) e risvegliando così la traccia del divino (765b-d).



Plutarco, Amatorio 765b-d



Amore coniugale e pedagogia del matrimonio

  • il porto sicuro dell’amore coniugale (767d-e).

  • platonismo temperato e personalizzato.

  • la pedagogia del matrimonio: nella fatica dell’impegno quotidiano, nella pazienza e nella fedeltà, si trova quella “fusione di interi” (769f) che è il rapporto pieno tra due persone che si amano (769a-b, d-f).



Plutarco, Amatorio 767d-e



Plutarco, Amatorio 769a-b, d-f



Catone, Dicta fr. 17 Cug.





Cantico dei cantici 6,3 e 2,16



Il Cantico dei cantici

  • sensualità, desiderio di unione, assoluto di Dio.

  • dono e destinazione di sé, comunione totale e fusione delle identità.

  • potenza impagabile e divina.



Cantico dei cantici 8,6s.



Ennio Flaiano, Taccuino del marziano nr. 33 (in G. Ruozzi, Scrittori italiani di aforismi, II, Milano 19972, 1052)



L’unità di tre nozioni

  • La lingua letteraria da Aristotele all’età moderna: la lingua di Polibio, di Strabone, di Plutarco; la lingua avversata dagli atticisti, ‘accademici della Crusca’ ante litteram.

  • La lingua parlata, d’uso, dell’età di Alessandro Magno e dei secoli successivi: la testimonianza dei papiri documentari e di opere a finalità non principalmente letteraria come il Nuovo Testamento; l’evoluzione della lingua in rapporto ad Aufstieg und Niedergang dell’impero culturale greco; l’inevitabile varietas di ogni lingua parlata.

  • La lingua ‘madre’ del greco medioevale e moderno, con la sua nuova differenziazione in parlate non corrispondenti in nulla agli antichi dialetti, e caratterizzate da una sostanziale unità di fondo.

  • La codificazione ortografico-grammaticale e l’insegnamento scolastico da un lato, le varietà e ‘irregolarità’ fonetiche e di pronuncia dall’altro: la koiné come fluttuante insieme di tendenze (la progressiva e inarrestabile scomparsa del perfetto, dell’ottativo, del futuro, dell’infinito, dei casi).

  • La norma ideale e le tendenze naturali, la tradizione e l’evoluzione, la fissità e il cambiamento.



Il quadro storico

  • Commercianti, soldati, intellettuali dalle -stato alla cittadinanza ‘allentata’ dell’età ellenistica: la lingua locale dalla funzione politica di lingua della comunità a vernacolo per esteriori rivendicazioni di indipendenza.

  • Le tappe di un’evoluzione storico-linguistica: le invasioni persiane, l’egemonia ateniese, l’egemonia macedone e l’impero di Alessandro Magno, l’impero romano.

  • La minaccia persiana: dalla koiné ionica del VI sec. a.C. alla koiné ionico-attica (475-431 a.C.); la resistenza contro i Persiani e l’egemonia di Atene e di Sparta

  • L’impero culturale di Atene: il sistema giudiziario (dal 446 a.C.), le cleruchie, le arti e l’aristocrazia dello spirito (l’ininfluenza linguistica delle egemonie di Sparta e di Tebe).

  • I Macedoni da Alessandro I (490-454) ad Archelao (413-400) e da Filippo ad Alessandro Magno, e la consacrazione dell’attico sotto l’impero macedone: il nuovo periodo di espansione (a differenza del V secolo) e l’affermarsi della cultura ellenistica (Alessandria, Pergamo, Antiochia).

  • La soppressione delle peculiarità attiche e il formarsi di una lingua comune dalla Sicilia all’India, dall’Egitto al Mar Nero: la lingua urbana e ufficiale delle classi dirigenti e i patois locali (il declino delle  occidentali).

  • Il carattere ‘impoetico’ della , lingua della scienza e della filosofia: il lessico intellettuale dell’Occidente (precisione e sfumature).

  • I confini del greco: latino, aramaico, partico, arabo, armeno, slavo; influenze, prestiti, calchi.



Le fonti della koiné

  • I testi documentari (lettere, conti, ecc.) e gli errori (/, la pronuncia delle occlusive, /, gli errori dei forestieri).

  • Papiri (Egitto ed Ercolano ante 79 d.C.) e iscrizioni: le differenti tipologie di errore.

  • I testi letterari e gli inconvenienti della ‘tradizione’ (quella ‘a monte’: letterarizzante; quella ‘a valle’: analogista e/o innovatrice); i testi documentari come termometri della lingua d’uso nelle opere letterarie.

  • I testi ‘paraletterari’: i Settanta e il Nuovo Testamento; il valore documentario dei testi biblici per lo studio della koiné e l’antichità della loro tradizione (il Vaticano e il Sinaitico del IV sec., l’Alessandrino del V sec.); il problema della paternità delle particolarità (gli autori o i copisti?).

  • L’influenza del parlato sulla lingua ufficiale: l’esempio di /e dei gruppi   /  .

  • Il testi letterari non arcaizzanti (Aristotele, Menandro, Polibio) e il greco moderno: l’evoluzione della lingua.



I caratteri della koiné

  • Da un ritmo quantitativo a un ritmo accentuativo (fenomeno indoeuropeo, cui si oppone in parte solo il lituano): l’ingresso dell’accento nella ritmica e l’affievolirsi delle distinzioni quantitative all’interno dello stesso timbro.

  • La scomparsa di , y, s .

  • La scomparsa del duale (Ar.: 37x : 10x + , 27x + duale; Men.:  + pl.) e la rianimazio-ne fittizia degli atticisti.

  • La scomparsa dell’ottativo, doppione del congiuntivo (vd. sanscrito, persiano, latino, ecc.): il mantenimento del valore desiderativo, il progressivo arretramento di quello potenziale (la concorrenza del futuro: qualcuno potrebbe fare / farà forse), di quello irreale (la concorrenza del passato: facciamo come se tu fossi / che eri), di quello dipendente dai tempi storici (‘congiuntivo del passato’: la concorrenza del congiuntivo); «la perdita di un’eleganza da aristocratici» (Meillet).

  • Il verbo dalla complicazione indoeuropea (le ‘anomalie’) all’uniformazione paradigmatica: i verbi atematici e le forme ‘irregolari’ ricondotti a una coniugazione ‘normale’; la debole e ambigua des. 3 pers. pl.  nt e il prevalere di  .

  • La riduzione delle forme nominali anomale, la riduzione dei comparativi, la progressiva scomparsa del medio, la rapida scomparsa del perfetto (la concorrenza dell’aoristo, nello sbiadirsi dei valori aspettuali), la scomparsa della flessione consonantica, lo sviluppo delle preposizioni (specie nei Settanta).





Cantico dei cantici 2,4



Agostino, La città di Dio XV 22



L’ordinata dilectio

  • appetitus, cupiditas, caritas

  • il filosofo cristiano della Città di Dio e l’appassionato amatore delle Confessioni, ormai redento dall’ordinato obiettivo della sua passione (X 6,8s.).



Agostino, Confessioni X 6,8s.



La sintesi agostiniana

  • impulsi carnali e fede spirituale, inclinazioni del corpo e inclinazioni dell’anima, libertà umana e risposta obbediente al comandamento divino.

  • l’amore per Dio.

  • un Platone ‘battezzato’?





Vangelo di Giovanni 21,15-17



Vangelo di Giovanni 21,15-17





Tra pace e dolore





  • camillo.neri@unibo.it





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