Nella casa in cui vive sperimenta da anni la costruzione di oggetti contrassegnati dalle fasi della sua storia personale



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03.01.2020
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Alessandro Vincenzi, vive attualmente in una cascina a S. Benedetto Po, circondato dai suoi animali, in quanto, lo stile che adotta nel quotidiano, è del rispetto per ogni essere vivente, quindi critico nei confronti di chi non rispetta la natura in tutte le sue manifestazioni.

Nella casa in cui vive sperimenta da anni la costruzione di oggetti contrassegnati dalle fasi della sua storia personale.

Oggetti a cui lui da’ un senso attraverso i materiali, quali ferro, legno vetro, come se documentasse eventi della sua vita contrassegnati da fantasie legate ad emozioni che, a tratti, insegue a ritroso ciò che gli esseri umani hanno vissuto attraverso le loro convinzioni, i loro ideali e anche le loro rabbie, come in questa mostra “Il Medioevo dell’Anima”.

Presentando questa operazione artistica dal titolo “Il Medioevo dell’Anima”, di Alessandro Vincenzi, è opportuno ricordare tutta una serie di oggetti ed una serie di passaggi che Alessandro cerca di applicare con una sua creatività e si dipartono dalla visione del contesto in cui opera, che hanno per tema fantasie del medioevo e luoghi d’assedio; la difesa e l’attacco come in un gioco umano riprendendo degli agiti, ma anche giochi maschili dell’infanzia.

Alessandro è come se sperimentasse l’ambivalenza che intercorre tra storia, cervello ed emozioni, ripetendo anche il valore dell’instabilità dell’arte, intesa come rapporto tra l’osservatore, moltiplicata dal contesto e dalle intenzioni dell’artista.

Per instabilità si intende il processo del divenire nel sistema e quindi non va sottovalutata l’operazione culturale che si colloca in espressività che, nella visione del presente, diventa a tratti, nel rapporto tra arte e cervello, una provocazione già sperimentata in epoche passate da Marcel Duchamp, Francis Bacon e altri che si soffermarono sull’arte come esperienza logica che emotiva, in cui il cervello è presente come un organo attivo tanto nel processo di percezione che nelle esperienze legate agli stimoli esterni, ed è anche in questo senso che Alessandro sperimenta la costruzione di oggetti che, nella sua fantasia rappresentano, ad esempio l’epoca medievale, in cui venivano costruiti ed utilizzati anche in situazioni punitive, ma che rappresentano la possibilitàdi essere collocati nella modernità anche con riferimento all’arte “basel” ed all’arte “action painting” in oggetti evocativi ed un po’ magici di cui circondarci.

Tornando al pensiero di Francis Bacon, sulla forma illustrativa e la forma non illustrativa dell’arte, la forma illustrativa rivela immediatamente tramite l’intelletto il suo significato, mentre la forma non illustrativa, passa prima per quella sensoriale e solo dopo, lentamente, riporta alla realtà. Probabilmente ha a che fare con l’ambiguità della realtà e dell’apparenza.

L’arte di Alessandro si concentra su un aspetto in cui rivela il passaggio di un uomo che, fin da ragazzo, ha alimentato questa passione per il naturale, ricorrendo a dare senso all’oggetto tra il presente e la storia e cioè il significato significante a cui si sperimentano i vari passaggi di un maschile la cui storia dimostra negli oggetti che crea che è possibile connettere, come sostengono molti scienziati la relazione tra la cultura in quanto esperienza estetica ed il cervello. Questo di fatto è un organo attivo nel processo percettivo e prende stimoli sia dall’esterno che dall’interno, assegnando valori a questi stimoli quando sfoga creativamente le sue passioni.

Il tipo di arte di Alessandro va oltre la contemplazione ed è un’esperienza cognitiva ed emotiva.

L’arte, anche nel passato, intende l’ambiguità tra il vero ed il falso, quindi l’arte che si propone in modo astratto va oltre la spiegazione.



Marcel Duchamp, per esempio, è statoil primo ad attirare l’attenzione sull’instabilità intrinseca delle cose nella loro produzione artistica, ma anche nel loro pensiero. Ad esempio nel 1917, propone un orinatoio che intitola “fontana”, da ciò si intuisce come l’intento dell’artista è chiaramente come l’opera d’arte; il prodotto di un’instabilità legata all’osservatore, moltiplicata dal contesto e dalle intenzioni dell’artista.

Naturalmente in questa forma espressiva di Alessandro andrebbe separato, in maniera molto attenta, l’emozione che ci crea, legata alla provocazione e l’emozione che ci crea a noi come esseri umani.

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