Nell’enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio Hegel segue lo sviluppo dell’idea nei suoi tre momenti strutturali – idea in sé ( pesi ), idea fuori di sé



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26.01.2018
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ENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE IN COMPENDIO
Nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, Hegel segue lo sviluppo dell’idea nei suoi tre momenti strutturali – idea in sé (Tesi), idea fuori di sé (Antitesi), idea che ritorna in sé (Sintesi)- che corrispondono agli ambiti della logica, della filosofia della natura e della filosofia dello Spirito. In quest’ultima sezione assume particolare rilievo la concezione etica dello Stato come incarnazione suprema della moralità sociale e del bene comune.
LA LOGICA

Una scienza della “pensabilità” del reale

Il Sapere assoluto, il sistema del pensiero che costituisce l’essenza della filosofia, si articola secondo Hegel in tre momenti fondamentali: la logica, la filosofia della natura e la filosofia dello spirito.

Del primo momento ne è una rigorosa descrizione l’opera Scienza della logica il cui contenuto viene ripreso nella prima parte dell’enciclopedia, una delle più complesse opere del filosofo. In essa Hegel intende ricostruire la trama concettuale della realtà, cioè il sistema dei concetti più astratti, delle funzioni universali con cui il mondo viene pensato.

Per comprendere la logica si deve partire dall’assunto hegeliano che tutto ciò che è razionale (pensiero) è reale (essere) e viceversa.

Per Hegel la logica è indagine della realtà, dell’assoluto nel suo primo momento. La logica è un’antologia, scienza dell’essere, metafisica. Il cambiamento rispetto alle concezioni precedenti è radicale e si spiega con la tesi hegeliana dell’identità tra pensiero ed essere. L’identificazione dell’Assoluto con Dio fa dire, metaforicamente, ad Hegel che la logica corrisponde a Dio prima della creazione. Da questa premessa si deduce chiaramente che i concetti, nella logica hegeliana, non sono soggettivi cioè non sono gli strumenti del discorso scientifico e non sono neppure le forme utilizzate dal soggetto che conosce, ma sono oggettivi, in quanto esprimono la realtà nella sua essenza, nella sua struttura razionale.

Come tutto il sistema, anche la logica si caratterizza in senso dialettico, per il fatto che quel sistema di relazioni tra concetti viene descritto attraverso un movimento contraddittorio del pensiero che pensa i concetti stessi.

Hegel descrive lo svolgersi dialettico dell’assoluto come puro pensiero attraverso tre diversi livelli di complessità logica, che designa come logica dell’essere, dell’esistenza e del concetto.
LA LOGICA DELL’ESSERE

La logica dell’essere ci illustra come il punto di partenza o la categoria con la quale noi cogliamo le cose in modo immediato sia l’essere indeterminato. Tuttavia Hegel ne dimostra i limiti e la necessità del superamento dell'essere in altro, in ciò che quella categoria non è ( il non-essere, appunto ).

Che cos’è l’essere? È la categoria originaria del pensiero, quella da cui deriva ogni altra. Perché pensare non è altro che pensare qualcosa che è e che, come tale, si colloca nell’orizzonte dell’essere.

Ma di per sé l’essere non si può definire, perché nella sua genericità e astrattezza non ha alcuna determinazione, è cioè vuoto. È proprio perché tale, perché è pura indeterminazione, l’essere richiama al proprio contrario, il nulla, si afferma cioè come quella non essere che è la sua esatta negazione. Essere e non essere sono opposti e identici al tempo stesso. Ma non sono concetti statici ma bensì dinamici. Tendono cioè a convergere in una sintesi (il divenire) nella quale entrambi, essere e non essere, si pongono in modo processuale: perché, che cos’è il divenire se non, appunto, un passare dall’essere al non essere e dal non essere all’essere, un morire ed un nascere continui?

Essere, non essere, divenire: in questa prima triade logica taluni hanno visto come l’alba del pensiero che cerca la luce, infatti le prime tre categorie non sono veri e propri pensieri, ma qualcosa che precede il pensiero stesso.
LA LOGICA DELL’ESSENZA

Il piano dei concetti non si riduce a quello dell’essere indeterminato. C’è l’esigenza di pensare ogni essere determinato guardando al fondamento su cui esso poggia. È il campo della logica dell’essenza, quello che Hegel ora analizza, poiché l’essenza, nella tradizione logica, è appunto ciò che una cosa è realmente, è la cosa concepita dal punto di vista del suo fondamento.

È l’individuazione di una base più profonda, che l’essere stesso ricerca riflettendo su di sé. Ma così quella realtà viene come a sdoppiarsi: da una parte viene vista come essenza, come ragion d’essere e, poi, viene concepita come fenomeno, cioè come manifestazione-apparenza di quell’essenza; ed infine viene riconosciuta come realtà in atto, unità di essenza e di esistenza.

Non è possibile, qui, seguire l’intero procedimento hegeliano, che si sviluppa attraverso un’intricata complessa trama logica (passando attraverso le categorie di identità e differenza, diversità e opposizione, positivo negativo, ecc). Ci limitiamo a sottolineare, ancora una volta, l’obiettivo del filosofo: superare la contraddizione tra essenza e apparenza trovando una realtà che possa essere davvero pensata come sviluppo e produzione di se stessa.


LA LOGICA DEL CONCETTO

Il pensiero si pensa attraverso concetti. Quindi, la logica del concetto costituisce un’ulteriore, più elevato momento di tale consapevolezza logica.



(E’ importante non confondere il significato più comune di concetto con quello del filosofo. Per Hegel il concetto non è la rappresentazione soggettiva delle cose, prodotta dall’intelletto, ma è l’essenza della realtà nel suo aspetto necessario, è l’essenza stessa delle cose il concetto è il pensiero che determina se stesso e che comprende il mondo oggettivo è effettivamente contenuto nel soggetto conoscente. Nella logica del concetto il soggetto è il pensiero stesso, il quale non crede più che vi sia una distanza incolmabile tra se stesso e il mondo, ma vede ormai se stesso come la fonte dell’oggettività. Detto in altro modo, si deve partire dal pensiero per creare il mondo oggettivo. È il tema centrale di tutto il sistema hegeliano: il concetto è la sostanza del mondo, l’idea assoluta, la ragione, giunta alla piena e totale comprensione di sè)

L’opposizione, l’antitesi, non è più fra generici esseri determinati, oppure tra essere e apparire, ma è contraddizione interna al pensiero stesso con cui la realtà (che è razionalità) si sviluppa.

Qui si verifica il connotato originale, paradossale, della filosofia idealistica: la realtà non è altro che il sistema delle relazioni, la trama dei concetti con cui viene pensata. Pensata, naturalmente, in modo universale necessario e non da un punto di vista particolare contingente, casuale. La logica del concetto,(cioè la terza parte di questa scienza della pensabilità del reale), ha il compito di dimostrare come il pensiero guardi ad ogni realtà particolare, comprendendola in una forma universale, in un concetto, appunto.

La totalità logica a cui fa capo insieme di questa trama di categorie non è altro che idea.

Anche qui non seguiamo l’intero procedimento hegeliano. Resta confermato, comunque, il suo orientamento di fondo: l’idea costituisce il momento della comprensione assoluta di qualsiasi cosa, perché è attraverso i concetti, attraverso il sistema delle funzioni logiche con cui può essere pensata, che la realtà diviene come trasparente a se stessa, pura forma e pensabilità.
LA FILOSOFIA DELLA NATURA
Il testo fondamentale in cui Hegel espone la propria filosofia della natura è la seconda parte dell’Enciclopedia.

Hegel condivide il concetto di natura della fisica empirica ma quest’ultima è in grado solo di fornire il materiale, il lavoro preparatorio, di cui essa poi si avvale per mostrare come le diverse determinazioni naturali si concatenano in un organismo concettuale.

Per Hegel la natura è “l’idea nella forma dell’essere altro” e quindi è essenzialmente esteriorità. Considerata in sé, cioè nell’idea, la natura è divina; ma nel modo in cui essa si manifesta, il suo essere non corrisponde al concetto: essa è quindi una contraddizione insoluta. La sua caratteristica è di essere negazione, decadenza dell’idea da se stessa, perché l’idea nella forma dell’esteriorità è inadeguata a se stessa.

Il passaggio dall’idea alla natura è considerato un rompicapo critico, perché da un lato il filosofo lo presenta come una sorta di caduta dell’idea e dall’altro come un suo potenziamento (come un momento necessario per giungere alla sintesi). “Sembra che nella natura ci sia qualcosa di meno, oppure di più, dell’idea; ma che cosa precisamente non è affatto chiaro”. Una cosa è certa per Hegel che era assurdo tentare di conoscere Dio a partire dalle opere naturali perché anche le più basse manifestazioni dello spirito servono meglio al raggiungimento di Dio.

Comunque il concetto di natura ha una funzione importante della dottrina di Hegel. Il principio stesso dell’identità di reale e razionale pone infatti a questa dottrina l’obbligo di giustificare e di risolvere nella ragione tutti gli aspetti della realtà. Da una parte Hegel respinge ciò che è finito, accidentale e contingente, legato al tempo e allo spazio ma tutto ciò deve pur trovare un qualche posto, una giustificazione e questo posto lo trova, come momento di antitesi all’essere e nel suo superamento dello Spirito. Nella natura, che da questo punto di vista si configura come una sorta di “ scarto – pattumiera ”del sistema.

Le divisioni fondamentali della filosofia della natura sono: la meccanica, la fisica e la fisica organica:



  • La meccanica concerne la natura come materia priva di forma, essa considera l’esteriorità, che è l’essenza propria della natura, nella sua astrazione (spazio-tempo), nel suo isolamento (materia-movimento), nella sua libertà di movimento (meccanica assoluta);

  • La fisica concerne la natura come materia ormai determinata in forme naturali come i corpi fisici dotati di certe proprietà; essa comprende quindi gli elementi della materia, le proprietà fondamentali della materia (peso, coesione, suono, calore) e le proprietà magnetiche, elettriche e chimiche;

  • La fisica organica concerne la natura come vita dove ogni individualità corporea non solo ha una forma specifica, ma ha una tendenza interna a realizzarla come totalità concreta, ossia come organismo in cui le parti sono connesse tra loro; essa comprende la sua geologia, la natura vegetale e l’organismo animale.


LA FILOSOFIA DELLO SPIRITO
La filosofia dello spirito è la conoscenza più alta e difficile, consiste nello studio dell’idea che, dopo essersi estraniata da sé, sparisce come natura, cioè come esteriorità e spazialità, per farsi soggettiva e libertà ovvero auto-creazione e auto-produzione.

Lo sviluppo dello spirito avviene in tre momenti principali:



  • A) lo spirito soggettivo, che è lo spirito individuale nell’insieme delle sue facoltà;

  • B) lo spirito oggettivo, che è lo spirito sopra-individuale o sociale;

  • C) lo spirito assoluto ossia lo spirito che sa e conosce se stesso nelle forme dell’arte, della religione e della filosofia.

Anche lo spirito procede per gradi, ma diversamente da quanto accade nella natura (dove i gradi sussistono l’uno accanto all’altro), nello spirito ciascun grado è compreso e risolto nel grado superiore, il quale, a sua volta, è già presente nel grado inferiore (ad esempio, l’individuo non esiste accanto alla società, ma è compreso nella società, la quale a sua volta, è presente nell’individuo fin dall’inizio ).
A) LO SPIRITO SOGGETTIVO

Lo spirito soggettivo è lo spirito individuale (del singolo) che emerge dalla natura attraverso processi che vanno dalle forme più elementari di vita psichica alle forme più complesse. La filosofia dello spirito soggettivo si divide in tre parti: antropologia, fenomenologia, psicologia.


L’antropologia studia lo spirito come anima. L’anima indica i legami tra spirito e natura che nell’uomo si manifestano come carattere, come temperamento, come disposizioni psicofisiche connesse alle diverse età della vita e alle differenze di sesso. Per Hegel le diverse età della vita sono rappresentate dall’infanzia ( tesi ) che è il momento in cui l’individuo si trova in armonia con il mondo circostante; la giovinezza ( antitesi ) che nel momento in cui l’individuo con i suoi ideali le sue speranze entra in contrasto con il proprio ambiente;

la maturità( sintesi ) il momento in cui l’individuo, dopo l’urto adolescenziale con il mondo, si riconcilia con se stesso, tramite il riconoscimento della razionalità del mondo. Riconciliazione che nell’estrema fase della maturità cioè la vecchiaia porta nella inattività dell’abitudine


La fenomenologia studia lo spirito in quanto coscienza, autocoscienza e ragione così come viene descritto nell’opera Fenomenologia dello Spirito.

La psicologia, infine, studia lo spirito cioè tutte quelle manifestazioni universali come il conoscere teoretico, l’attività pratica e il volere libero. Per conoscere Hegel intende le determinazioni che costituiscono il processo con cui la ragione indaga: intuizione, rappresentazione, pensiero. Per attività pratica si intende il processo con cui lo spirito giunge in possesso di sé e diviene libero, determinandosi al di là delle condizioni nelle quali vive e si manifesta come sentimento, impulso e felicità. Lo spirito libero è la volontà di libertà divenuta essenziale e costitutiva dello spirito.
B) LO SPIRITO OGGETTIVO

La volontà di libertà dell’uomo trova la sua realizzazione solo nello spirito oggettivo cioè nelle istituzioni sociali concrete intese come insieme di determinazioni sovra-individuali che Hegel raccoglie sotto concetto di diritto: B1 diritto astratto, B2 moralità, B3 eticità.

Di tali argomenti Hegel se ne occupa non solo nell’enciclopedia, ma anche in un’altra opera lineamenti di filosofia del diritto.
B1 Il diritto astratto

Il volere libero si manifesta come volere del singolo individuo cioè come persona fornita di capacità giuridiche.

Il diritto astratto o formale ( che coincide col diritto privato e con una parte del diritto penale ), riguarda la manifestazione esterna della libertà delle persone, concepite come puri soggetti astratti di diritto, indipendentemente dai caratteri ed alle condizioni concrete che diversificano gli individui.

La persona trova suo primo compimento in una “cosa esterna”, che diventa sua proprietà. La proprietà, però, è tale solo se vi è un reciproco riconoscimento de possesso dell’oggetto stesso tra le persone, ossia quando vi è un contratto. (La prima istituzione giuridica)

Se vi è un diritto vi è anche la possibilità di un torto cioè di un illecito, che nel suo aspetto più grave è il delitto. La colpa commessa richiede una pena cioè un ripristino del diritto violato. Secondo lo schema dialettico il diritto costituisce la tesi, il delitto costituisce l’antitesi, la pena è la sintesi. La pena che è la riaffermazione potenziata del diritto agli occhi di Hegel costituisce una necessità oggettiva del nostro vivere insieme.

Tuttavia, perché la pena sia correttamente formativa e non vendicativa occorre che il colpevole riconosca interiormente l’errore. Ma quest’esigenza oltrepassa l’ambito del diritto, che riguarda solo l’esteriorità legale, e richiama invece dialetticamente la sfera della moralità.


B2 La moralità

Una formazione vera si ha solo con la moralità: è in essa, infatti, che avviene il riconoscimento interiore di una colpa e, perciò, la possibilità di un riscatto. Nel diritto lo spirito oggettivo opera attraverso una costrizione esterna cioè imponendo una condotta con la forza della legge. Nella moralità, invece, lo spirito opera nell’interiorità, cioè come volontà di superare l’egoismo ossia come volontà del bene. Mira, quindi, ad orientare la condotta attraverso il dovere interiore della coscienza cioè attraverso dei comandi che esprimono l’esigenza e la dimensione della universalità.

Hegel critica però una morale astratta e formale fondata solo ed esclusivamente sull’adesione della legge perché legge. Questo tipo di morale produce una scissione tra il soggetto che deve realizzare il bene e il bene stesso. : tale scissione si afferma come contraddizione tra dover essere ed essere, come impossibilità di realizzare compiutamente il bene. Essa, quindi, rende astratta, generica l’idea stessa del bene. Hegel ironizza sulla retorica del dovere e nega che i valori siano ideali non realizzati.
B3 L’eticità

La separazione tra la soggettività e il bene tipica della moralità viene annullata e risolta nella eticità, dove il bene si attua concretamente e diviene esistente. Se la moralità è volontà soggettiva cioè interiore e privata del bene, l’eticità, invece, è la moralità sociale ossia la realizzazione concreta del bene in forme istituzionali come la famiglia, la società civile e lo Stato.

Il termine eticità che Hegel oppone a moralità deriva dalla parola costume(ethos) . Questa scelta del filosofo vuole sottolineare che ogni uomo, nascendo, si colloca in un orizzonte storico-culturale che orienterà le sue scelte. L’uomo quindi è calato in un tessuto di relazioni interpersonali e di valori che è tenuto a rispettare: in questo senso il bene è qualcosa di concreto di determinato, fatto di regole condivise che l’individuo gradualmente acquisisce.

Questa dimensione delle eticità era già presente nell’antica Grecia dove la vita dell’individuo era indissolubilmente legata a quella della polis. Secondo il filosofo, però, questa unità tra individuo e stato tipica della Grecia, si è spezzata nel mondo cristiano e moderno nel quale è subentrato l’individualismo liberale e borghese ossia la rivendicazione dei diritti dell’individuo prima e indipendentemente da quelli dello Stato. Il passaggio alla moralità moderna è per il filosofo, comunque, importante perché nel mondo greco l’unità tra individuo e comunità era vissuta in modo inconsapevole mentre ciò che Hegel vorrebbe è che l’uomo moderno in modo consapevole recuperi quell’unità di individuo e cittadino nella forma della libertà e della consapevolezza.



A questo punto è più facile capire perché l’eticità costituisca la sintesi tra il diritto astratto (che è coercizione giuridica esteriore) e la moralità (che è uno sterile inseguimento interiore di un bene astratto).
B3.1 La famiglia Il primo momento delle eticità è la famiglia dove il rapporto fra i due sessi assume la forma di unità spirituale fondata sull’amore e sulla fiducia. La famiglia si articola nel matrimonio, nel patrimonio e nell’educazione dei figli. I figli, una volta cresciuti, escono dalla famiglia originaria per dare origine a nuove famiglie. In tal modo si passa al secondo momento dello spirito oggettivo.
B3.2 La società civile. L’insieme di tutti i nuclei familiari costituisce la società civile-che si identifica con la sfera economico-sociale e giuridico-amministrativa del vivere insieme. La società civile è il luogo di incontro e scontro di interessi particolari e indipendenti, i quali si trovano a coesistere insieme. La società civile si articola in tre momenti:

  • il sistema dei bisogni che nasce dalla necessità di soddisfare i bisogni degli individui mediante la produzione della ricchezza e dalla divisione del lavoro dando origine a differenti classi. Hegel distingue tre classi: la classe sostanziale o naturale che ha il suo patrimonio nella terra che lavora ossia gli agricoltori; la classe formale la cui occupazione è dar forma al prodotto naturale quindi gli artigiani e commercianti i fabbricanti; la classe universale dei funzionari pubblici che si occupa degli interessi universali della situazione sociale.

  • L’amministrazione della giustizia riguarda le leggi e la loro tutela giuridica e si identifica col diritto pubblico

  • La polizia e le corporazioni il cui compito è provvedere alla sicurezza sociale. Hegel attribuisce grande importanza alle corporazioni in quanto costituiscono una sorta di unità tra la volontà del singolo e quella della categoria lavorativa a cui singolo appartiene. La categoria obbliga l’individuo a uscire dal suo interesse singolo e privato. Proprio per questo la polizia le corporazioni anche se in modo imperfetto, sono una prefigurazione dello Stato e fungono da cerniera dialettica tra la società civile e lo Stato.

L’idea di porre tra l’individuo e lo Stato un terzo termine che è la società civile è una delle maggiori intuizioni del filosofo. Tale idea sarà largamente utilizzata da altri filosofi come Marx che recupererà l’importanza attribuita al lavoro e all’economia politica, la considerazione che il mondo moderno produce ricchezza ma contemporaneamente miseria, la consapevolezza degli aspetti alienanti che scaturiscono dalla divisione del lavoro.
B3.3 Lo Stato Lo Stato rappresenta il momento culminante dell’eticità: è riaffermazione dell’unità della famiglia ( tesi) al di là della dispersione della società civile (antitesi). Infatti lo Stato rappresenta una sorte di famiglia in grande, nella quale l’eticità di un popolo esprime se stesso. Per Hegel lo Stato sta alla società civile come l’universale sta al particolare. Quindi lo Stato non è oppressione della società civile ma è lo sforzo di indirizzarne i particolarismi verso un bene collettivo.
LO STATO ETICO

Hegel definisce lo Stato sostanza etica consapevole di sé poiché in quanto volontà di un popolo, lo Stato è il vero soggetto del bene e del male, ciò che sta alla base delle scelte del singolo, condizionandole e orientandole. Il punto di vista morale soggettivo su ciò che si deve e non si deve fare è sempre compreso all’interno delle istituzioni dello Stato, che, educando il cittadino al rispetto delle leggi, conferisce un contenuto effettivo alla morale.

Questa concezione etica dello Stato, inteso come incarnazione suprema della moralità sociale e del bene comune si differenzia da:

- tutti i modelli politici che si riconoscono nella teoria liberale dello Stato. Secondo questa teoria lo Stato è uno strumento che serve a garantire la sicurezza e i diritti degli individui. Per Hegel questo tipo di teoria comporterebbe una confusione fra società civile e Stato poiché lo Stato sarebbe ridotto a un semplice tutore dei particolarismi della società civile.

- il modello democratico ossia dalla concezione secondo cui la sovranità risiederebbe nel popolo. Per il filosofo la nozione di sovranità popolare appartiene ai confusi pensieri perché il popolo, al di fuori dello Stato, è soltanto una moltitudine informe.

A questi due modelli Hegel contrappone la teoria secondo cui la sovranità dello Stato deriva dallo Stato stesso, il quale ha al suo interno, e non al di fuori la propria ragione d’essere e il proprio scopo. Quindi lo Stato non è fondato sugli individui, ma sull’idea di Stato cioè sul concetto di un bene universale. In altre parole non sono tanto gli individui a fondare lo Stato, ma lo Stato a fondare gli individui, sia dal punto di vista storico (infatti lo Stato è cronologicamente prima degli individui, che già nascono nell’ambito di esso), sia dal punto di vista valoriale (in quanto lo Stato è superiore agli individui, esattamente come il tutto è superiore alle parti).


Hegel, di conseguenza, rifiuta anche:

  • tutte quelle teorie che vorrebbero far dipendere la vita associata da un contratto che scaturisce dalla volontà arbitraria degli individui. Queste teorie per il filosofo rappresentano un insulto all’assoluta autorità è maestà dello Stato e anche un attentato al diritto supremo che lo Stato possiede nei confronti dei cittadini.

  • Il giusnaturalismo ossia l’idea di diritti naturali esistenti prima e oltre lo Stato, affermando che “la società è la condizione in cui soltanto il diritto ha la sua realtà”. Tuttavia il filosofo condivide con il giusnaturalismo sia la tendenza a fare dello Stato il punto culminante del processo storico, sia la tesi della supremazia della legge, concepita come la manifestazione più alta della volontà dello Stato.

Lo Stato di Hegel pur essendo sovrano, non è dispotico ossia illegale, in quanto il filosofo ritiene che lo Stato debba operare attraverso le leggi e nella forma delle leggi. A governare non devono essere gli uomini, ma le leggi quindi, lo Stato per il filosofo si configura come Stato di diritto fondato sul rispetto delle leggi e sulla salvaguardia della libertà formale dell’individuo e della sua proprietà.


Hegel sostiene che la costituzione, cioè l’organizzazione dello Stato, dipende e sgorga dalla vita collettiva e storica di un popolo, infatti se si vuole imporre a priori una costituzione a un popolo come fece per esempio Napoleone con gli spagnoli, inevitabilmente si fallisce, anche se la costituzione proposta è senz’altro migliore di quello esistente.

Hegel identifica come modello di Stato la monarchia costituzionale moderna cioè un organismo politico che prevede poteri distinti ma non divisi. Tali poteri sono tre legislativo, governativo e principesco ( manca, come si può notare, potere giudiziario, in quanto l’amministrazione della giustizia fa parte della società civile ). Il potere legislativo consiste nel potere di determinare e di stabilire l’universale e concerne le leggi come tali. Tale potere viene affidato ad un’assemblea che trova la propria espressione in una Camera Alta in una Camera bassa. Il potere governativo o esecutivo, che comprende poteri giudiziari e di polizia operanti a livello di società civile, consiste nello sforzo di tradurre in atto l’universalità delle leggi. A questo compito sono adibiti funzionari dello Stato. Il potere del principe rappresenta l’incarnazione stessa dell’unità dello Stato cioè un momento in cui la sovranità dello Stato si concretizza in una individualità reale cui spetta la decisione circa gli affari della collettività: “la personalità dello Stato è reale se intesa come una persona, il monarca”. Tuttavia la figura del monarca ha una funzione limitata. Il vero potere politico nel modello costituzionale del filosofo è il potere del governo quindi la vera classe politica sono i ministri funzionari pubblici.


In ogni caso, per Hegel la monarchia costituzionale rappresenta la costituzione più evoluta di tutte quelle esistenti; inoltre risolve in se stessa tutte le forme classiche del governo: in sé risiedono monarchia, aristocrazia e democrazia. Infatti il monarca è uno; il potere governativo è nelle mani di alcuni, il potere legislativo è nelle mani della pluralità in genere.

Il pensiero politico di Hegel è una esplicita divinizzazione dello Stato anche se Dio, in senso stretto, non si identifica con lo Stato, ma con lo Spirito Assoluto il quale, attraverso arte religione, culmina nella filosofia. Come vita divina che si realizza nel mondo, lo Stato non trova nelle leggi della morale un limite o un impedimento alla sua azione. Infatti il benessere di uno Stato non dipende dai principi morali ma è superiore ad essi. Lo Stato è indipendente dai comuni principi morali.

Inoltre soffermandosi sul rapporto tra gli Stati, Hegel afferma che non esiste un organismo superiore in grado di regolare i rapporti tra gli Stati e di risolvere i loro conflitti. Cioè non esiste un giudice che possa esaminare le pretese degli Stati. Il solo giudice e arbitro è la storia stessa la quale ha come momento strutturale la guerra. Per il filosofo la guerra non solo è necessaria e inevitabile, ma ha anche un alto valore morale. Infatti “così come il movimento dei venti preserva il mare dalla putredine, nella quale sarebbe ridotto da una quiete durevole”, così “la guerra preserva i popoli dalla fossilizzazione alla quale li ridurrebbe una pace durevole e perpetua”.

Abbiamo detto che unico giudice è la storia. Per il filosofo la storia non appare come un tessuto di fatti contingenti, mutevoli, privi di razionalità, dominati dal disordine, dalla distruzione e dal male.. Ma c’è un altro modo di intendere la storia tipico di chi è in grado di elevarsi ad un piano speculativo tipico della ragione assoluta. In realtà il grande contenuto della storia è razionale cioè è l’assoluto stesso, è la volontà che domina nel mondo. La storia è il luogo in cui la Ragione si dispiega e si manifesta. Il fine della storia è che lo spirito giunga a capire chi è veramente. Lo spirito che si manifesta e si realizza nel mondo e coincide con lo spirito del mondo che si incarna nella storia dei popoli che si succedono nei tempi. I mezzi con cui la storia procede, sono gli individui stessi con le loro passioni. Ma anche le passioni sono strumenti regolati e mossi dalla ragione stessa e l’azione dell’individuo si colloca all’interno dello spirito di un popolo determinato.

In apparenza gli eroi della storia del mondo come Alessandro, Cesare, Napoleone non fanno altro che seguire la propria passione e la propria ambizione; ma in realtà si tratta di astuzia della ragione ossia la ragione si serve degli individui e delle loro passioni come mezzi per attuare propri fini. L’individuo quindi è come un burattino nelle mani della ragione

Il fine ultimo della storia è la realizzazione della libertà dello Spirito. Questa libertà si realizza nello Stato; lo Stato quindi è il fine supremo. La storia del mondo è, quindi, la successione di forme statali che costituiscono momenti di un divenire assoluto. I tre momenti di essa cioè il mondo orientale, il mondo greco-romano, il mondo germanico sono i tre momenti della realizzazione della libertà dello spirito del mondo.

Nel mondo orientale uno solo è libero, nel mondo greco-romano alcuni sono liberi, nel mondo-cristiano germanico tutti gli uomini sanno di essere liberi. Infatti la monarchia moderna abolendo i privilegi dei nobili e pareggiando i diritti dei cittadini rende libero l’uomo. Questa libertà si può realizzare soltanto nello Stato etico, che risolve l’individuo nell’interno di una comunità dove però il singolo non può pretendere di far valere i propri bisogni particolari ma solo il diritto, la morale, lo Stato sono la positiva realtà e soddisfazione della libertà.
C) LO SPIRITO ASSOLUTO

Lo spirito assoluto è il momento in cui l’idea giunge alla piena coscienza della propria assolutezza cioè alla consapevolezza che tutto è Spirito e che nulla vi è al di fuori dello Spirito. Questo auto-sapersi Assoluto dell’Assoluto non è qualcosa di immediato, ma risultato di un processo dialettico rappresentato da arte, religione e filosofia. Queste attività non si differenziano per il loro contenuto, che è identico alle tre cioè l’ Assoluto o Dio, ma soltanto per la forma nella quale ciascuna di esse rappresenta il contenuto.

L’arte conosce l’assoluto nella forma dell’intuizione sensibile, la religione, conosce l’assoluto nella forma della rappresentazione la filosofia conosce l’assoluto nella forma del puro concetto.
C1 L’arte

L’arte rappresenta il primo gradino attraverso cui lo spirito acquista coscienza di se stesso in quanto tramite l’arte l’uomo assume la consapevolezza di sé o di situazioni che lo riguardano mediante forme sensibili: figure, parole, musica, eccetera. Nell’arte lo spirito vive in modo immediato e intuitivo, nella fusione fra soggetto e oggetto, spirito e natura. Questo accade perché nell’esperienza del bello, spirito e natura vengono recepiti come un tutt’uno: ad esempio di fronte ad una statua greca l’oggetto cioè il marmo è già natura spiritualizzata, cioè una manifestazione sensibile di un messaggio spirituale, e l’idea artistica è già concetto incarnato e reso visibile.


Per Hegel la storia dell’arte si articola in tre momenti:

  • l’arte simbolica, tipica delle civiltà orientali e pre-elleniche, è caratterizzata dallo squilibrio tra contenuto e forma cioè dall’incapacità di esprimere il messaggio spirituale ossia l’Assoluto mediante forme sensibili adeguate. Questo squilibrio si manifesta con il ricorso al simbolo e con la tendenza allo sfarzo e al bizzarro che rappresentano l’immaturità di questo primo momento dell’arte.

  • l’arte classica e caratterizzata da un armonico equilibrio tra contenuto spirituale e forma sensibile, attuato mediante la figura umana, che è la forma sensibile in cui l’arte meglio si rappresenta manifesta. Tale arte classica rappresenta il culmine della perfezione artistica

  • l’arte romantica è caratterizzata da un nuovo squilibrio tra contenuto spirituale e forma sensibile in quanto lo spirito è consapevole che qualsiasi forma sensibile si usi, questa risulterà insufficiente a spiegare il contenuto spirituale. In altre parole, se nell’arte simbolica il messaggio è così povero da non trovare espressione figurativa adeguata, nell’arte romantica è così ricco da trovare inadeguata ogni forma sensibile.

Questo itinerario termina con la cosiddetta crisi moderna dell’arte nella quale nessuno vede più nell’opera d’arte l’espressione più elevata dell’idea. Si ammira l’arte si rispetta l’arte ma la si sottomette all’analisi del pensiero per capirne le funzioni e la sua collocazione. L’autore la definisce come una cosa ormai passata. L’espressione morte dell’arte non va interpretata come un funerale di essa, ma come l’arte sia inadeguata a esprimere la profonda spiritualità moderna. Per Hegel ciò che è sparito e non può più tornare e la forma classica dell’arte. Ma l’arte è e rimane una categoria dello spirito assoluto.
C2 La religione

La religione e la seconda forma dello Spirito Assoluto, quella in cui l’Assoluto si manifesta nella forma della rappresentazione che sta a metà strada tra l’intuizione sensibile dell’arte e il concetto razionale della filosofia.

Le rappresentazioni sono come delle metafore dei pensieri e dei concetti. Quindi la religione, non esprime Dio o il divino in una forma materiale come avviene nell’arte, ma neppure pensa in termini concettuali puri come avviene in filosofia.

La teologia è pensiero di Dio, in questa espressione Dio è un oggetto del pensare che l’uomo si pone davanti come una cosa separata dal mondo e dall’uomo. Non essendo in grado di pensare adeguatamente Dio, la religione si ferma di fronte all’Assoluto.

Diversamente dal pensiero filosofico, la rappresentazione procede in modo a-dialettico, perché è incapace di cogliere il movimento logico del concetto. Ad esempio nel dogma della creazione Dio è concepito come separato dalla natura che crea. In realtà la rappresentazione della creazione è metafora di una verità filosofica, e cioè di quella che afferma che la natura è solo un momento dialettico della vita dello spirito che si fa natura. Oppure la rappresentazione teologica per cui Dio è provvidente e governa il mondo, non è altro che la metafora della verità filosofica secondo cui la realtà ha una sua razionalità.

Nella religione l’Assoluto è rappresentato in forma storica cioè come un evento la cui verità è accettata sulla base dell’autorità di una rivelazione. Invece la filosofia attinge la verità non come fatto storico e contingente ma come concetto eterno e necessario.

L’oggetto della religione è Dio, il soggetto di essa è la coscienza umana indirizzata a Dio, lo scopo è l’unificazione di Dio e della coscienza. Il rapporto tra Dio e la coscienza avviene mediante il sentimento il quale fornisce la certezza dell’esistenza di Dio, ma non è in grado di giustificare questa certezza cioè di trasformarla in una verità oggettivamente valida.

Un passo in avanti rispetto al sentimento è l’intuizione di Dio che si ha nell’arte e, soprattutto nella rappresentazione, la quale è il modo tipicamente religioso di pensare Dio.

Lo sviluppo della religione è lo sviluppo dell’idea di Dio nell’uomo e avviene in diversi momenti:


  • la religione naturale come ad esempio la stregoneria e il feticismo delle tribù primitive dell’Asia e dell’Africa nelle quali Dio si confonde nella natura;

  • Le religioni della libertà che identificano Dio come spirito libero;

  • Le religioni dell’individualità spirituale nelle quali Dio appare in forma spirituale;

  • La religione assoluta cioè la religione cristiana, in cui Dio o l’assoluto si rivela per quello che è, cioè puro Spirito Infinito. Sebbene il cristianesimo sia la religione più vicina alle verità della filosofia ( infatti Cristo esprime l’identità di finito e infinito, la Trinità rappresenta la triade dialettica di idea, natura e spirito ) essa ha comunque dei limiti.

Secondo Hegel l’unico sbocco coerente della religione è la filosofia, che parla anch’essa di Dio e dello spirito, ma non più nella forma inadeguata della rappresentazione, bensì nella forma del concetto

Hegel intende quindi “com-prendere” la religione, cioè risolverla nella filosofia che è il superamento ma anche la disciplina che conserva tutti i contenuti esprimendoli nella razionalità del concetto.

Per Hegel la religione è una forma necessaria della vita dello spirito ed è lo strumento con cui tutti gli uomini possono entrare in rapporto con la verità e ad apprendere che la razionalità è la realtà e viceversa. La religione svolge quindi una funzione educativa e preparatoria ad una vita secondo la ragione.

C3 La filosofia e la storia della filosofia

La filosofia rappresenta l’ultimo momento dello spirito assoluto: l’idea giunge alla piena e concettuale coscienza di sé.

Per Hegel la filosofia ha lo stesso contenuto ed esprime la stessa verità della religione cioè l’assoluto. Anch’essa come la religione è dunque pensiero di Dio, ma con la differenza che la filosofia e la comprensione che Dio o l’Assoluto ha di se stesso, l’autocoscienza di Dio il quale, manifestandosi all’uomo, svela se stesso. La filosofia è quindi rivelazione totale di Dio, trasparente manifestazione nella forma più limpida e chiara: il concetto.

Hegel ritiene che la filosofia sia una formazione storica cioè una totalità processuale che si è sviluppata attraverso gradi o momenti che si concludono nell’idealismo, filosofia di Hegel. La filosofia non è nient’altro che l’intera storia della filosofia giunta finalmente a compimento con lo stesso Hegel . Tutti vari filosofi che si sono succeduti non devono essere considerate un insieme disordinato e accidentale ma bensì come tappe necessarie per lo svelamento della verità. Coerentemente con quanto detto per Hegel la storia della filosofia inizia con la filosofia greca e termina con la sua stessa filosofia.



“ La filosofia, che è l’ultima nel tempo, e insieme il risultato di tutte le precedenti e deve contenere principi di tutte: essa è perciò la più sviluppata, ricca e concreta. ”. Dato questo presupposto, Hegel riconosce nel proprio pensiero l’ultima espressione della filosofia.




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