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Mailing List « Fabrizio »
Mailing List « Bielle » - http://www.bielle.org

“Parole di pace”



http://paroledipace.altervista.org

“Words of Peace – Paroles de Paix – Friedensworte

Palabras de Paz – Palavras de Paz – Fridord

Békeszavak – Cuvinte de Pace – Słowa Mira

Мировые слова – Думи на мир – Λόγια ειρήνης

Bake hitzak – Komzoù Peoc’h - Fríðorð – Paroloj de Paĉo”




Canzoni contro la guerra


Antiwar Songs

Chansons contre la guerre

Antikriegslieder

Canciones contra la guerra

Canções contra a guerra

Cântece împotrivă războiului

Avτιπoλεμικά τραγούδια

Anti-oorlog lieden


Sonioù a-enep d’ar brezel

Militkontraŭaj kantadoj


Volume 5

2003

Canzoni contro la guerra


Antiwar Songs

Chansons contre la guerre

Antikriegslieder

Canciones contra la guerra

Canções contra a guerra

Cântece împotrivă războiului

Avτιπoλεμικά τραγούδια

Anti-oorlog lieden


Sonioù a-enep d’ar brezel

Militkontraŭaj kantadoj


452. ANDREA

Fabrizio de André


Andrea s'è perso s'è perso e non sa tornare

Andrea s'è perso s'è perso e non sarà tornare

Andrea aveva un amore Riccioli neri

Andrea aveva un dolore Riccioli neri.


C'era scritto sul foglio ch'era morto sulla bandiera

C'era scritto e la firma era d'oro era firma di re


Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.

Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.


Occhi di bosco contadino del regno profilo francese

Occhi di bosco soldato del regno profilo francese

E Andrea l'ha perso ha perso l'amore la perla più rara

E Andrea ha in bocca un dolore la perla più scura.


Andrea raccoglieva violette ai bordi del pozzo

Andrea gettava Riccioli neri nel cerchio del pozzo

Il secchio gli disse - Signore il pozzo è profondo

più fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto.


Lui disse - Mi basta mi basta che sia più profondo di me.

Lui disse - Mi basta mi basta che sia più profondo di me.



453. TOM TRAUBERT’S BLUES

Tom Waits


Ricordiamo questa allucinata canzone anche nell’interpretazione di Maggie Holland.
Wasted and wounded, it ain't what the moon did

I got what I paid for now

see ya tomorrow hey Frank can i borrow

a couple of bucks from you, to go

Waltzing Mathilda, waltzing Mathilda, you'll go waltzing

Mathilda with me


I'm an innocent victim of a blinded alley

and I'm tired of all these soldiers here

no one speaks English and everything is broken

and my Stacys are soaking wet

to go waltzing Mathilda, waltzing Mathilda, you'll go

waltzing Mathilda with me


now the dogs are barking

and the taxi cabs parking

a lot they can do for me

I begged you to stab me

you tore my shirt open

and I'm down on my knees tonight

Old Bushmills I staggered

you buried the dagger in

your siluette window light to go

Waltzing Mathilda, waltzing Mathilda, you'll go waltzing

Mathilda with me
now I've lost my St. Christopher

now that I've kissed her and the

one armed bandit know, and the

maverick Chinaman, and the cold blooded signs

and the girls down by the strip tease shows go

waltzing Mathilda, waltzing Mathilda, you'll go waltzing

Mathilda with me
No, I don't want your sympathy

the fugitives say that the streets aren't for dreaming now

manslaughter dragnets and the ghost that sell memories

they want a piece of the action anyhow go

waltzing Mathilda, waltzing Mathilda, you'll go waltzing

Mathilda with me


and you can ask any sailor

and the keys from the jailor

and the old men in wheelchairs know

that Mathilda's the defendant, she killed about a hundred

and she follows whatever you may go

waltzing Mathilda, waltzing Mathilda, you'll go waltzing

Mathilda with me
and it's a battered old suitcase

to a hotel someplace

and a wound that will never heal

no prima donna the perfume is on

an old shirt that’s stained

with blood and whiskey

and goodnight to the streets sweepers

the night watchman flame keepers

and goodnight Mathilda too.
*
IL BLUES DI TOM TRAUBERT

Versione italiana di Riccardo Venturi


Sconvolto e ferito, e non è certo un caso,

di certo ho avuto quel che ho pagato

a domani, ciao Frank, che mi presti

un par di dollari per andare

a ballare Waltzing Mathilda, Waltzing Mathilda, che ci vieni

a ballare Waltzing Mathilda insieme a me?


Sono vittima innocente di un vicolo cieco

e ne ho abbastanza di tutti ‘sti soldati qui

nessuno parla inglese e tutto quanto è distrutto

e i miei scarponi sono bagnati fradici

per ballare Waltzing Mathilda, Waltzing Mathilda, che ci vieni

a ballare Waltzing Mathilda insieme a me?


e ora i cani abbaiano

e i tassi’ che parcheggiano

posson fare tante cose per me

ti ho pregato di pugnalarmi

mi hai fatto uno strappo alla camicia

e stasera sono giù come una bestia

barcollavo in preda all’Old Bushmills [*]

e tu hai seppellito il pugnale

il tuo profilo alla finestra illuminata per andare

a ballare Waltzing Mathilda, Waltzing Mathilda, che ci vieni

a ballare Waltzing Mathilda insieme a me?
Ora ho perso il mio San Cristoforo

ora che l’ho baciata e che

il bandito monco sa,

e che il dissidente cinese, i segnali a sangue freddo

e quelle spogliarelliste laggiù vanno

a ballare Waltzing Mathilda, Waltzing Mathilda, che ci vieni

a ballare Waltzing Mathilda insieme a me?
No, non voglio la tua simpatia

i fuggitivi dicono che le strade non son fatte per i sogni ora

stragi retate di polizia e il fantasma che vende ricordi

tutti vogliono un pezzo d’azione e comunque vanno

a ballare Waltzing Mathilda, Waltzing Mathilda, che ci vieni

a ballare Waltzing Mathilda insieme a me?


e puoi chiedere a qualunque marinaio

e anche le chiavi al carceriere

e i vecchi in carrozzina sanno

che Mathilda è l’imputata, ne ha ammazzati un centinaio

e ti vien dietro ovunque vada

a ballare Waltzing Mathilda, Waltzing Mathilda, che ci vieni

a ballare Waltzing Mathilda insieme a me?
è come una vecchia valigia ammaccata

da qualche parte in un albergo

e una ferita che non guarirà mai

nessuna primadonna, il profumo

è su una vecchia camicia macchiata

di sangue e whiskey

e buonanotte agli spazzini

al metronotte ai guardafiamma

e buonanotte pure a Mathilda.

[*] marca di whisky (irlandese)


454. SPIRITS PAST

Gil Scott Heron


It's getting to be the time of the year

When people once spoke of love and good cheer

With peace on the earth and good will to all men

And we all believed that there'd come a day

When peace would be more than on its way

'Cause peace has been on its way since I don't know when


And the folks who decide what will be

Haven't confided in me

And I don't think that everybody can wait till then
It makes me sad that my kids won't see

Christmas the way it used to be

I was so excited though we didn't have a dime

But that seems like such a long time ago

And i am still a child i know

But it seems like we've lost much more than the time


And the folks who decide what will be

Haven't confided in me

And i don't think that everybody can wait till then.
*
SPIRITI DEL PASSATO

Versione italiana di Riccardo Venturi


Sta arrivando la stagione dell’anno

in cui, una volta, la gente parlava d’amore e d’allegria

con la pace sulla terra e e buona volontà per tutti

e tutti credevamo che sarebbe venuto un giorno

in cui la pace sarebbe stata più che in cammino

perché la pace è in cammino da non so quanto tempo


Ma quelli che decidono cosa accadrà

non hanno avuto fiducia in me

e non penso che ognuno possa aspettare fino a allora
Sono triste perché i miei figli non vedranno

Natale com’era una volta

ero cosi’ eccitato malgrado non avessimo un quattrino

ma questo sembra oramai tanto lontano

e io sono ancora un bambino, lo so,

ma mi sembra che abbiamo perso molto più che il tempo

E quelli che decidono cosa accadrà

non hanno avuto fiducia in me

e non penso che ognuno possa aspettare fino a allora.
455. IL SILURAMENTO DELLO “SGARALLINO”

“Mago Chiò”

(1943)
Il 12 settembre 1943, quattro giorni prima del rovinoso bombardamento che distrusse la città di Portoferraio, all’Isola d’Elba, assieme a tutte le sue installazioni industriali, un siluro tirato da una fregata inglese distrusse “per errore” (cosi’ affermò il capitano dell’unità militare) il postale “Andrea Sgarallino”, che assicurava ancora il servizio passeggeri tra Piombino e il capoluogo elbano. Si era soli quattro giorni dopo l’armistizio dell’otto settembre, e gli elbani, che crepavano letteralmente di fame, erano andati in massa in continente per cercare di trovare qualcosa da mangiare. Si tratta, insomma, di quello che oggi si definisce uno “spiacevole effetto collaterale”. Dei quasi mille passeggeri ammassati sul piroscafo, ne morirono 830; praticamente ogni famiglia elbana (compresa la mia) ebbe almeno un morto, quel giorno, sulla maledetta nave.

Mago Chiò” era un popolare cantastorie e rimatore portoferraiese che fino alla sua morte continuò a comporre canzoni (senza strumenti, perché non conosceva la musica), strofe e stornelli popolari. In realtà era una figura talmente nota nell’Elba di quell’epoca, che ogni nuova canzone gli veniva automaticamente attribuita. Non è quindi certo che la seguente canzone sia stata da lui effettivamente scritta. Ringrazio mio cugino Renzo Dini di San Piero che me la ha fatta avere, conservata ancora in un vecchio quaderno di mia zia Sebastiana (" Bastiana la Titta”, morta nel 1995). A San Piero, tra l’altro, il caffé sulla Piazza della Chiesa (la stessa dove ogni anno, a fine agosto, si tiene una “Serata De André”) si chiama ancora proprio “Mago Chiò”.

Il dodici settembre

partiva da Piombino

ben carico di gente

l’ “Andrea Sgarallino”


Il dodici settembre

ben carico di gente

partiva da Piombino

ched’è sul continente


Erano tutt’a bordo, erano ben stipati

Erano quasi mille, non sono più tornati


Nel mezzo del canale

che c’era il sole in cielo

qualcun vede qualcosa

movendo l’acqua a pelo


Nel mezzo del canale

passate le tonnare

qualcun vede qualcosa,

non si poté sbagliare.


Erano tutt’a bordo, erano ben stipati

Erano quasi mille, non sono più tornati


Si sentono le grida

si sentono le urla

si chiama il capitano

e non è certo burla


Si sentono le grida

nessuno è più al sicuro:

“Buttarsi tutt’a mare,

Che sta a arrivà un siluro!”


Erano tutt’a bordo, erano ben stipati

Erano quasi mille, non sono più tornati


Ma non féciono in tempo,

nessun s’era buttato;

che ci fu l’esplosione

dell’ordigno scoppiato

Ma non féciono in tempo,

nessun s’era salvato;

per ottocentotrenta

il tempo s’è fermato


Erano tutt’a bordo, erano ben stipati

Erano quasi mille, non sono più tornati


Aspetta aspetta al molo

la gente ‘un vé arrivare

la nave di ritorno

e inizia a lagrimare


Aspetta aspetta al molo

la gente ode vociare

che l’Andrea Sgarallino

or giace in fondo al mare


Erano tutt’a bordo, erano ben stipati

Erano quasi mille, non sono più tornati


“Sia maladetto ‘l giorno

che son venuto in terra,

Sia maladetto l’omo

che vòrse (*) questa guerra”


“Sia maladetto l’omo,

sia maladetto Iddio,

ché a bordo c’era mamma

e pur l’amore mio”.

Erano a bordo, e non avran domani

Erano quasi mille, ed eran tutti elbani.


(*) volle
456. L’ECCIDIO DI ANCONA

Anonimo


(1914)
Il fatale sette giugno

proprio il dì dello Statuto,

degli onesti avean voluto

seriamente protestar


contro i capi e le feroci

compagnie di disciplina;

ma il prefetto alla mattina

Malatesta fé arrestà.


Il comizio fu inibito

ed allora a Villa Rossa

quella gente alquanto scossa

dal rifiuto, si adunò,


Tutti quanti gli oratori,

già d'accordo nel parlare

stabiliron di iniziare

una seria agitazion.


Nell'uscire i comizianti

dal local tranquilli e buoni,

fur purtroppo testimoni

di una scena di terror.


Spinti, oppressi e circondati,

assaliti qual canaglia,

dello stato la sbirraglia

contro il popolo sparò.


Fu per l'orrida tragedia,

che nel mondo non v'è uguali,

tre compagni 'a noi più cari

morti caddero nel suol.


Maledetta la sbirraglia

che ci ha immersi nel dolore!

Lì per li, colpita al cuore,

tutta Italia protestò.


Ma non basta la protesta,

non è nulla il nostro pianto,

per coloro che soffron tanto,

che hanno perso i lor figliol.


457. NAPOLEONE

Stornelli popolari toscani

(1814)
Guarda, o Napoleone, quel che fai:

la meglio gioventù tutta la vòi

che le ragazze te le friggerai.
Napoleone, fa' le cose giuste,

falla la coscrizion delle ragazze,

pigli le belle e lascia star le brutte.
Napoleone, te ne pentiraii,

la meglio gioventù tutta la vòi,

della vecchiaia che te ne farai?
Quando Napoleone mosse battaglia

fece tremar d'ogn'albero la foglia,

cannonate tirava di mìtraglia.
Napoleon, non ti stimar guerriero,

a Mosca lo trovasti l'osso duro,

all'isola dell'Elba prigioniero.

459. REGAZZINE VI PREGO ASCOLTARE
Canzone popolare romana

(1918)
Regazzine vi prego ascoltare

la mia storia con giusta ragion,

io la voglio davver raccontare,

che mi trovo ne li gran dolor.
Da quel dì dalla morte crudele

fianco mio l'amor mi rapì,

a pensar ch'ero tanto fedele,

trovo pace né notte e né di'.


Mi voleva per Pasqua sposarmi

ma il destino non volle così:

non avendo compiuto i vent 'anni

che sul Piave innocente morì.


Mi ricordo dei cari suoi baci

che mi dava stringendo al mio sen;

mi diceva: sei bella, mi piaci,

sulla terra sei nata per me.


Regazzine che fate all'amore,

capirete quant'è il mio soffrir:

non c'è al mondo più grande dolore

di vedere l'amante a morir.


Son rimasta nel mondo smarrita,

senza aver la mia gioia al sen;

prego Dio che mi tolga la vita

per andare a viver con sé.


Così disse con voce tremante,

per tre volte così replicò;

chiuse gli occhi dolenti all'istante

poi in cielo con lui se ne andò.


459. SON MARITATA GIOVANE

Anonimo


(1896)
Son maritata giovane,

son maritata giovane,

son maritata giovane,
l'età di quindici anni,

l'età di quindici anni,

l'età di quindici anni.
Mio marito è morto,

è morto militar.

E son rimasta vedova

con due figli al cuor.


Uno lo tengo in braccio

e l'altro per la man.

Uno si chiama Pietro

e l'altro Franceschin.


Tutte le ore che passano

mi sento di morir,

E de'o andare in 'Merica,

'Merica a lavorar.


'Merica, 'Merica, 'Merìca,

'Merica a lavorar.


460. LA BADOGLIEIDE

Nuto Revelli

[ Musica di L. Bianco ]

(1945)
O Badoglio, o Pietro Badoglio

ingrassato dal Fascio Littorio,

col tuo degno compare Vittorio

ci hai già rotto abbastanza i coglion.
T’ l’as mai dit parei,

t’ l’as mail dit parei,

t’ l’as mai dit, t’ l’as mai fait,

t’ l’as mai dit parei,

t’ l’as mai dilu: sì sì

t’ l’as falu: no no

tutto questo salvarti non può.
Ti ricordi quand’eri fascista

e facevi il saluto romano

ed al Duce stringevi la mano?

sei davvero un gran porcaccion.


Ti ricordi l’impresa d’Etiopia

e il ducato di Addis Abeba?

meritavi di prendere l’ameba

ed invece facevi i milion.


Ti ricordi la guerra di Francia

che l’Italia copriva d’infamia?

ma tu intanto prendevi la mancia

e col Duce facevi ispezion.


Ti ricordi la guerra di Grecia

e i soldati mandati al macello,

e tu allora per farti più bello

rassegnavi le tue dimission?


A Grazzano giocavi alle bocce

mentre in Russia crepavan gli alpini,

ma che importa ci sono i quattrini

e si aspetta la grande occasion.


L’occasione infine è arrivata,

è arrivata alla fine di luglio

ed allor, per domare il subbuglio,

ti mettevi a fare il dittator.


Gli squadristi li hai richiamati,

gli antifascisti li hai messi in galera,

la camicia non era più nera

ma il fascismo restava il padron.
Era tuo quell’Adami Rossi

che a Torino sparava ai borghesi;

se durava ancora due mesi

tutti quanti facevi ammazzar.


Mentre tu sull’amor di Petacci

t’affannavi a dar fiato alle trombe,

sull’Italia calavan le bombe

e Vittorio calava i calzon.


I calzoni li hai calati

anche tu nello stesso momento,

ti credevi di fare un portento

ed invece facevi pietà.


Ti ricordi la fuga ingloriosa

con il re, verso terre sicure?

Siete proprio due sporche figure

meritate la fucilazion.


Noi crepiamo sui monti d’Italia

mentre voi ve ne state tranquilli,

ma non crederci tanto imbecilli

di lasciarci di nuovo fregar.


No, per quante moine facciate

state certi, più non vi vogliamo,

dillo pure a quel gran ciarlatano

che sul trono vorrebbe restar.


Se Benito ci ha rotto le tasche

tu, Badoglio, ci hai rotto i coglioni;

pei fascisti e pei vecchi cialtroni

in Italia più posto non c’è.


T’ l’as mai dit parei,

t’ l’as mail dit parei,

t’ l’as mai dit, t’ l’as mai fait,

t’ l’as mai dit parei,

t’ l’as mai dilu: sì sì

t’ l’as falu: no no

tutto questo salvarti non può.
461. NON TI RICORDI IL 31 DICEMBRE

Canto partigiano piemontese

(1943)
Non ti ricordi il 31 dicembre,

quella colonna di camion per Boves

che trasportavano migliaia di tedeschi,

contro sol cento di noi partigian.

Che trasportavano migliaia di tedeschi,

contro sol cento di noi partigian.


E da San Giacomo e poi la Riboira

Castellare, Madonna dei Boschi

la s'infuriava la grande battaglia

contro i tedeschi, fascisti traditor.

La s'infuriava la grande battaglia

contro i tedeschi, fascisti traditor.


Dopo tre giorni di lotta accanita

tra vasti incendi e vittime borghesi

non son riusciti con la loro barbaria

noi partigiani poterci scacciar.

Non son riusciti con la loro barbaria

noi partigiani poterci scacciar.


Povere mamme che han perso i lor figli

povere spose che han perso i mariti

povera Boves ch'è tutta distrutta

sotto quei colpi del vile invasor.

Povera Boves ch'è tutta distrutta

sotto quei colpi del vile invasor.


462. SE IL CIELO BIANCO FOSSE DI CARTA

Ivan della Mea

(1965)
Se il cielo fosse bianco di carta

e tutti i mari neri d’inchiostro

non saprei dire a voi, miei cari,

quanta tristezza ho in fondo al cuore,

qual e il pianto, qual è il dolore

intorno a me.


Si sveglia l’alba nel livore

dì noi sparsi per la foresta,

a tagliar legna seminudi,

coi piedi torti e sanguinanti;

ci hanno preso scarpe e mantelli,

dormiamo in terra.


Quasi ogni notte, come un rito,

ci danno la sveglia a bastonate;

Franz ride e lanci una carota

e noi, come larve affamare,

ci si contende unghie e denti

l’ultima foglia.


Due ragazzi sono fuggiti:

ci hanno raccolti in un quadrato,

uno su cinque han fucilato,

ma anche se io non ero un quinto

non ha domani questo campo...

ed io non vivo..,

Questo è l’addio

a tutti voi, genitori cari,

fratelli e amici,

vi saluto e piango.


Chaìm.
463. PARA TODOS TODO

(No morirá la flor de la palabra)

por el subcomandante Marcos


No morirá la flor de la palabra. Podrá morir el rostro oculto de quien la

nombra hoy, pero la palabra que vino desde el fondo de la historia y de la

tierra ya no podrá ser arrancada por la soberbia del poder.

Nosotros nacimos de la noche. En ella vivimos. Moriremos en ella. Pero la

luz será mañana para los demás, para todos aquellos que hoy lloran la

noche.


Para quienes se niega el día. Para quienes es regalo la muerte. Para

quienes está prohibida la vida.

Para todos la luz. Para todos todo.

Para nosotros la alegre rebeldía. Para nosotros nada.

Nuestra lucha es por la vida y el mal gobierno oferta muerte como futuro.

Nuestra lucha es por la justicia y el mal gobierno se llena de criminales

y asesinos.

Nuestra lucha es por la historia y el mal gobierno propone olvido.

Nuestra lucha es por la paz y el mal gobierno anuncia muerte y destrucción.

Para todos la luz. Para todos todo.

Para nosotros la alegre rebeldía. Para nosotros nada.

Aquí estamos. Somos la dignidad rebelde. El corazón olvidado de la patria.


*
PER TUTTI, TUTTO

Versione italiana di Riccardo Venturi


Non morirà il fiore della parola. Potrà morire il viso nascosto di chi oggi la dice, ma la parola che è venuta dal profondo della storia e della terra non potrà essere strappata via dal potere e dalla sua superbia. Della notte noi siamo nati. In essa viviamo, in essa moriremo. Ma domani, per gli altri, vi sarà la luce, per tutti coloro che, oggi, piangono la notte.

Per coloro cui viene negato il giorno. Per coloro cui la morte è un regalo. Per coloro cui la vita è proibita.

Per tutti la luce. Per tutti tutto.

Per noi l’allegra ribellione. Per noi, niente.

La nostra lotta è per la vita, ed il malgoverno offre morte come futuro.

La nostra lotta è per la giustizia, e il malgoverno si riempie di criminali ed assassini.

La nostra lotta è per la storia, e il malgoverno propone dimenticanza.

La nostra lotta è per la pace, e il malgoverno annuncia morte e distruzione.

Per tutti la luce. Per tutti, tutto.

Per noi l’allegra ribellione. Per noi, niente.

Qui stiamo. Siamo la dignità ribelle. Il cuore dimenticato della patria.
*
FOR ALL THE PEOPLE, EVERYTHING

Versione inglese di Riccardo Venturi


The flower of the word will not die. Maybe, the hidden face of all those, who say it now, will die, but the word coming from the depths of history and of the earth cannot be uprooted by the arrogance of power. From the night we came. In the night we live, in the night we shall die. But, tomorrow, the ligh will shine for the others, for all those who are crying in the night, today.

For all those who are denied the daylight. For all those who see death as a welcome gift. For all those who are forbidden to live.

For all the people, the light. For all the people, everything.

For us, the gay rebellion. For us, nothing.

Our struggle is for life, and a bad government gives us death for the future.

Our struggle is for justice, and a bad government is filled with criminals and assassins.

Our struggle is for memory, and a bad government offers oblivion.

Our struggle is for peace, and a bad government announces death and destruction.

For all the people, the light. For all the people, everything.

For us, the gay rebellion. For us, nothing.

Here we are. We bear the dignity of rebellion. We are the the forgotten heart of our fatherland.
*
TOUT POUR TOUT LE MONDE
Versione francese di Riccardo Venturi
La fleur de la parole ne mourra pas. Ce qui peut mourir, c’est seulement la face cachée de ceux qui la disent aujourd’hui, mais la parole venue du profond de l’histoire et de la terre ne pourra pas être arrachée par le pouvoir et par son arrogance. Nous sommes nés de la nuit. Dans la nuit nous vivons, dans la nuit nous mourrons. Mais, demain, la lumière brillera pour tous ceux qui, aujourd’hui, pleurent la nuit.

Pour tous ceux à qui le jour est nié. Pour tous ceux qui voient la mort comme un beau cadeau. Pour tous ceux à qui la vie est interdite.

La lumière pour tout le monde. Tout pour tout le monde.

Pour nous, la joyeuse rébellion. Pour nous, rien.

Notre combat est pour la vie, et un gouvernement méchant nous offre la mort pour l’avenir.

Notre combat est pour la justice, et un gouvernement méchant se remplit de criminels et d’assassins.

Notre combat est pour l’histoire, et un gouvernement méchant nous propose l’oubli.

Notre combat est pour la paix, et un gouvernement méchant annonce la mort et la ruine.

La lumière pour tout le monde. Tout pour tout le monde.

Pour nous, la gaie rébellion. Pour nous, rien.

Nous sommes là. Nous sommes la dignité de la rébellion. Le cœur oublié de la patrie.

*
ALLES FÜR ALLE

Versione tedesca di Riccardo Venturi
Die Blume des Wortes wird nicht sterben.

Non morirà il fiore della parola. Potrà morire il viso nascosto di chi oggi la dice, ma la parola che è venuta dal profondo della storia e della terra non potrà essere strappata via dal potere e dalla sua superbia. Della notte noi siamo nati. In essa viviamo, in essa moriremo. Ma domani, per gli altri, vi sarà la luce, per tutti coloro che, oggi, piangono la notte.

Per coloro cui viene negato il giorno. Per coloro cui la morte è un regalo. Per coloro cui la vita è proibita.

Per tutti la luce. Per tutti tutto.

Per noi l’allegra ribellione. Per noi, niente.

La nostra lotta è per la vita, ed il malgoverno offre morte come futuro.

La nostra lotta è per la giustizia, e il malgoverno si riempie di criminali ed assassini.

La nostra lotta è per la storia, e il malgoverno propone dimenticanza.

La nostra lotta è per la pace, e il malgoverno annuncia morte e distruzione.

Per tutti la luce. Per tutti, tutto.

Per noi l’allegra ribellione. Per noi, niente.

Qui stiamo. Siamo la dignità ribelle. Il cuore dimenticato della patria.


*
ALLES VOOR ALLEMAAL

Versione olandese di Eliza Wouters-Dijksmuide


De bloem van het woord zal niet sterven. Wat kan sterven is het verborgen gezicht van wie vandaag het zegt, maar het woord, dat uit het diepst van de geschiedenis en van de aarde is gekomen, kan niet meer ontworteld worden door de verwaandheid van de macht. Uit de nacht komen we. In de nacht leven we, in de nacht zullen we sterven.

Maar morgen, voor de anderen zal er licht zijn, voor allen die vandaag in de nacht huilen.

Voor allen die van de daglicht worden beroofd. Voor allen, die de dood voor een geschenk houden. Voor allen, aan die het leven is verboden.

Licht voor allemaal. Alles voor allemaal.

Voor ons, een vrolijke opstand. Voor ons, niets.

Ons gevecht is voor het leven, en een boze regering geeft dood als toekomst.

Ons gevecht is voor het recht, en een boze regering vult zich met misdadigers en moordenaars.

Ons gevecht is voor het herinneren, en een boze regering biedt ons het vergeten aan.

Ons gevecht is voor de vrede, en een boze regering kondigt dood en verwoesting aan.

Licht voor allemaal. Alles voor allemaal.

Voor ons, een vrolijke opstand. Voor ons, niets.

Hier zijn we. Wij zijn de menselijke waardigheid, die staat op. Het vergeten hart van het vaderland.

*
KEMENT TRA EVIT AN HOLL

Versione bretone di Gwenaëlle Rempart


Ne varvo ket bleuñv ar gomz. Gallout a ray mervel bizaj kuzh ar re hiziv o lavar anezhi, met ne c’hall ket ken ur galloud rok diframmañ ar gomz deut eus donder an istor hag an douar.

Ganet e oamp bet eus an noz. Enni e bezomp, enni e varvimp. Met warc’hoazh e vo gouloù evit ar re all, evit ar re holl a ouel hiziv en noz.

Evit ar re a ziouer gouloù an heol. Evit ar re a dremen ar marv evel ur prof. Evit ar re a zo difennet ouzh bevañ.

Ar gouloù evit an holl. Kement tra evit an holl.

Evidomp, ar reveulzi laouen. Evidomp, netra.

Hon emgann a zo evit ar vuhez, hag ur gouarnamant drouk a ginnig deomp marv e-giz dazont.

Hon emgann a zo evit ar reizh, hag ur gouarnamant drouk a garg gant torfedouroù ha muntrerien.

Hon emgann a zo evit an istor, hag ur gouarnamant drouk a ginnig ankounac’h.

Hon emgann a zo evit ar peoc’h, hag ur gouarnamant drouk a gemenn marv ha dismantr.

Ar gouloù evit an holl. Kement tra evit an holl.

Evidomp, ar reveulzi laouen. Evidomp, netra.

Amañ omp. An dellezekelezh dispac’hel omp. Kalon disoñjet ar vammvro.




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