Non è facile definire un comportamento aggressivo (inflitto o etichettato dalla «vittima»?): è una norma sociale



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14.11.2018
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Non è facile definire un comportamento aggressivo (inflitto o etichettato dalla «vittima»?): è una norma sociale (molestie di genere?)

  • Non è facile definire un comportamento aggressivo (inflitto o etichettato dalla «vittima»?): è una norma sociale (molestie di genere?)

  • Le caratteristiche della situazione sono in grado di spiegare i comportamenti aggressivi senza far ricorso a caratteristiche di personalità o alla frustrazione



regolano i comportamenti: l’obbedienza all’autorità garantisce la convivenza

  • regolano i comportamenti: l’obbedienza all’autorità garantisce la convivenza

  • nelle società individualiste aggredire per autodifesa di sé e/o dei propri diritti è legittimo

  • a volte non coerenti: agiscono quelle considerate adeguate al contesto (trasferimento dell’eccitazione: comportamento appreso -esperienza diretta, vicaria, modellamento - +eccitazione+ interpretazione dell’eccitazione e della situazione)

  • gruppi “devianti” producono norme che sono in contrasto con quelle generali: il rifiuto dell’autorità e dell’ubbidienza alle norme sociali diventa una norma che può generare aggressività verso i “non-devianti” (Emler e Reicher, 1995)





Intervenire in modo coerente e rapido: le punizioni ad elevata contro-aggressività ed estreme non servono

  • Intervenire in modo coerente e rapido: le punizioni ad elevata contro-aggressività ed estreme non servono

  • Vigilare sulla quantità e qualità di comportamenti violenti esibiti nei media (violenza sessista) come vincenti: educare alla consapevolezza critica degli effetti persuasivi dei media

  • promuovere la lotta alla desensibilizzazione, deindividuazione, disumanizzazione che portano a violenze collettive (genocidio)

  • Promuovere l’equità sociale

  • Saper comunicare ed insegnare a comunicare e provare empatia (modifica il pregiudizio): esprimere verbalmente la rabbia e negoziare la definizione della situazione e il comportamento più appropriato (costruttivo) con gli altri (cercare mediatori se necessario)

  • Promuovere il benessere … e la BELLEZZA



Comportamento d’aiuto, prosociale e altruistico

  • Comportamento d’aiuto, prosociale e altruistico

  • è l’interazione tra un beneficiario d’aiuto e chi lo dà

  • si distinguono

  • Comportamento d’aiuto: l’aiuto è legato ad aspettative di ruolo o obblighi professionali, il beneficiario può essere un’organizzazione

  • Comportamento pro-sociale: l’aiuto è dato ad una persona per migliorare la sua condizione e può essere sia egoisticamente che altruisticamente motivato

  • Comportamento altruistico: l’aiuto è dato ad una persona per migliorare la sua condizione ed è motivato altruisticamente (chi aiuta non tiene conto della sicurezza e dell’interesse)



scala di misura su due fattori: “empatia verso gli altri” e “propensione all’aiuto”

    • scala di misura su due fattori: “empatia verso gli altri” e “propensione all’aiuto”
    • il fattore che meglio permette di predire il comportamento di aiuto è la percezione della propria efficacia (autopercezione di saper agire con competenza)
  • Da sola la personalità non predice il comportamento pro-sociale in tutte le situazioni, occorre valutare: l’umore (tono alto: migliore percezione degli altri, prolungamento dello stato di benessere, maggiore automonitoraggio; tono basso: miglioramento), i ruoli di genere (uomini cavalieri-coraggiosi, donne relazioni d’aiuto), le situazioni (interpretazione e pressioni ambientali; apprendimento sociale, modello costi-benefici, Piliavin et al, 1981)



Norme comportamentali

  • Norme comportamentali

  • Reciprocità su aiuto passato o possibile

  • Responsabilità sociale vs non interferenza nella vita altrui

  • Diffusione di responsabilità ed effetto spettatore

  • Inibizione sociale: paura della brutta figura



Chi dà aiuto:

  • Chi dà aiuto:

    • aumenta la stime di sé
    • sopporta dei costi e induce una percezione selettiva (anche inconsapevolmente in termini di influenza sociale informazionale: l’altro è bisognoso d’aiuto, la situazione è pericolosa ecc.) delle caratteristiche della situazione
  • Chi ricevere aiuto:

    • diminuisce la stima di sé e reagisce sovrastimando il proprio contributo
    • se percepisce gravi rischi alla propria autostima, reagisce negativamente all’aiuto; il fenomeno scompare nelle relazioni di scambio e sostegno reciproco (colleghi – amici - familiari)


Promuovere il comportamento pro-sociale

  • Promuovere il comportamento pro-sociale

  • Acquisire consapevolezza della dinamica sociale: combattere il pregiudizio e la violenza

  • Comunicare in modo efficace: congruenza delle intenzioni con il comportamento verbale

  • Potenziare l’empatia (attenzione, condivisione e disponibilità) e non imporre l’aiuto



Promuovere le tre forme di altruismo (Moscovici, 1994)

  • Promuovere le tre forme di altruismo (Moscovici, 1994)

    • Altruismo partecipativo: comportamenti che favoriscono la vita collettiva nella comunità - Esempio: volontariato
    • Altruismo fiduciario: comportamenti finalizzati a stabilire un legame di fiducia con l’altro, creando vincoli di reciprocità - Esempio: buone relazioni di vicinato
    • Altruismo normativo: aiuto alle persone in difficoltà da parte delle istituzioni sociali, regolato da sistemi di norme formali - Esempio: sussidio di disoccupazione


Elementi

  • Elementi

  • Emittente: un individuo, un gruppo, un'istituzione che trasforma e invia informazioni codificate (messaggi)

  • Canale: un sistema fisico che supporta la trasmissione di informazioni codificate

  • Codice: un sistema di segni simbolici condivisi per la costruzione di messaggi



  • Elementi

  • Destinatario/ricevente: colui a cui è indirizzato o che riceve il messaggio, lo decodifica e interpreta, e invia un feedback regolatore

  • Rumore: qualsiasi perdita o perturbazione (fisica, fisiologica, psicologica) aleatoria del messaggio che interviene durante la trasmissione delle informazioni



  • Elementi

  • Messaggio

  • una sequenza ordinata di elementi che l'emittente estrae da uno o più codici e organizza secondo regole inerenti al tipo di messaggio e allo scopo comunicativo

  • ha un certo grado d'imprevedibilità e un valore informativo, valutato sulla base della quantità di originalità che rappresenta per il ricevente: per essere percepito e compreso, un messaggio deve contenere una sorta di equilibrio tra prevedibilità e imprevedibilità



Rumore Rumore Rumore Rumore Rumore

  • Rumore Rumore Rumore Rumore Rumore

      • CANALE REFERENTE CANALE
  • EMITTENTE MESSAGGIO DESTINATARIO/RICEVENTE

  • CODICE

  • feedback

  • Limiti del modello: nella c. umana uno stesso massaggio può avere diversi significati in circostanze differenti o a seconda degli interlocutori coinvolti

  • La lingua non può essere ridotta a codice, perché il primo si regge sulla corrispondenza tra significato e significante, mentre le lingue naturali sono polisemiche e ambigue, sociali (paralinguaggio, marcatori sociali, varietà standard, identità e vitalità etnolinguistica)





La c. è un processo interattivo di un sistema costituito da più attori (la diade è l’unità di analisi di base; comprende il parlare a se stessi):

  • La c. è un processo interattivo di un sistema costituito da più attori (la diade è l’unità di analisi di base; comprende il parlare a se stessi):

  • caratterizzati da: memoria, un presente e un futuro legati alla dinamica del Sé reale, ideale, normativo

  • impegnati in una configurazione (pattern) di comportamenti (verbali e non) che supportano lo scambio di un insieme di simboli condivisi

  • Nell'ottica psicosociale, la c. è definita in base a due caratteristiche:

  • la processualità (non si può ridurre al messaggio o ad un momento: è un processo circolare);

  • un certo grado di consapevolezza e di intenzionalità



Dimensioni e competenza comunicativa

  • Dimensioni e competenza comunicativa

  • Lingua naturale e capacità linguistico-grammaticali: fonologica, sintattica, semantica, testuale (C. verbale o CV)

  • Emblemi: movimenti non verbali con significato simbolico condiviso (diversi nelle diverse culture)

  • Comportamento non verbale (prevalentemente involontario, e culturalmente definito, CNV):

    • paraliguistica: enfasi, pronuncia, intercalare, riso, esclamazioni, pause vuote (silenzi) o piene
    • cinesica: cenni, mimica, movimenti del volto, delle mani, del corpo e postura
    • prossemica: distanze interpersonali (intima, personale, sociale, pubblica, Hall, 1966), contatto (toccarsi)
  • Abilità extralinguistiche: semiotiche, performative, pragmatiche, socioculturali





Referenziale

  • Referenziale

  • Espressiva

  • Controllo

  • Coordinazione delle

  • sequenze interattive

  • Meta-comunicazione



Tutte le attività sono relazioni e qualsiasi azione/avvenimento è portatore di

  • Tutte le attività sono relazioni e qualsiasi azione/avvenimento è portatore di

  • “aspetti comunicativi”

  • La comunicazione ha aspetti verbali (V) e non-verbali (NV)

  • interconnessi e comunicativi



Assiomi della comunicazione umana

  • Assiomi della comunicazione umana

  • Non si può non comunicare

  • Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione

  • La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze comunicative

  • Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico

  • Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari

  • La c. può avere carattere patologico: c. paradossali (uno stesso messaggio ha due contenuti incompatibili tra loro), ingiunzioni paradossali; previsioni paradossali



«Parlare» è interagire (Gumperz, 1982): la c. ha natura multicanale e pluricodice

  • «Parlare» è interagire (Gumperz, 1982): la c. ha natura multicanale e pluricodice

  • Comunicare è parte integrante di ciò che costituisce la realtà: il linguaggio fa, agisce:

    • ha conseguenze per gli individui e la società
    • è un mediatore dell’attività umana (dialogo interiore) e dell’esperienza
    • connette il passato con il futuro, è narrativo: sostiene la coerenza e continuità dell’Io (Sé/valori/scopi) e permette l’appartenenza sociale e la sua continuità (è un rituale)


COSTRUZIONISMO RALATIVISTICO E PLURALISTA

  • COSTRUZIONISMO RALATIVISTICO E PLURALISTA

  • realtà, identità e individualità sono costruite nelle interazioni (conversazioni/comunicazione)

  • la conoscenza è fondata sulla discorsività (i discorsi si negoziano comunicando/interagendo) e il “senso” è socialmente prodotto e portatore di elementi valutativi e valoriali (risponde ad una ragione pratica e all’etica)

    • IL SENSO È CONSENSO




INDESSICALITÀ

  • INDESSICALITÀ

    • alcuni segni linguistici e NV (gesti) hanno significato solo in relazione ad un contesto
    • il contesto è fondamentale per la codifica e interpretazione di parole come i deittici: “questa, quello, là, su, giù, io, tu ecc.”
  • il contesto è co-testo



La funzione della comunicazione è realizzare

  • La funzione della comunicazione è realizzare

  • l’intersoggettività

  • il processo mediante il quale gli individui si dimostrano capaci di trascendere le proprie prospettive personali (mondi privati) e costruire insieme ad altri (co-costruire) un senso o realtà condivisa



ricezione: attenzione e decodifica dei simboli e segnali NV e V, integrazione delle informazioni provenienti dai diversi canali, comprensione del contesto sociale (ASCOLTO)

  • ricezione: attenzione e decodifica dei simboli e segnali NV e V, integrazione delle informazioni provenienti dai diversi canali, comprensione del contesto sociale (ASCOLTO)

  • invio: produzione, integrazione e invio di messaggi NV per regolare l’interazione e di messaggi verbali per comunicare opinioni e sentimenti, all’interno di un comportamento adeguato al contesto sociale

  • intra-individuale: autoconsapevolezza, congruenza e automonitoraggio













ACQUIESCENZA e PERSUASIONE

  • ACQUIESCENZA e PERSUASIONE

  • Acquiescenza: cambiamento di opinioni e comportamento in pubblico a seguito di pressioni esterne (manca l’adesione intima)

  • Strategie

  • Accattivamento o seduzione

  • Attivazione della norma della reciprocità

  • Obbedienza all’autorità

  • Influenza della maggioranza



  • Influenza della minoranza

  • Come diventare maggioranza

  • Coerenza

  • Persistenza

  • Unanimità

  • Identificazione nel gruppo



Modelli a due percorsi

  • Modelli a due percorsi

  • Petty, Cacioppo (1981, 1986): Modello della probabilità di elaborazione

  • Eagly, Chaiken (1980, 1984): Modello euristico-sistemico

  • Il cambiamento degli atteggiamenti è il risultato di due processi diversi, ma interpretabili come un continuum



Il cambiamento di atteggiamenti per esposizione ad un messaggio persuasivo è l’esito di uno dei due percorsi:

  • Il cambiamento di atteggiamenti per esposizione ad un messaggio persuasivo è l’esito di uno dei due percorsi:

  • Percorso centrale:

    • il soggetto analizza attentamente le informazioni e le argomentazioni presenti nel messaggio: è importante la qualità dell’argomentazione
    • ha bisogno di adeguate risorse cognitive (processo: attenzione, comprensione, confronto, integrazione, valutazione)
    • produce un atteggiamento più resistente al cambiamento e maggiormente predittivo del comportamento
  • Percorso periferico:

    • Vengono valutati indici periferici rispetto al contenuto del messaggio: la fonte, elementi accessori di abbellimento ecc./ si attivano schemi e euristiche


La probabilità dell’uno o dell’altro percorso è data da

  • La probabilità dell’uno o dell’altro percorso è data da

  • MOTIVAZIONE: il messaggio tratta temi rilevanti per gli scopi del destinatario/target

  • ABILITÀ COGNITIVA (abilità relativamente stabili):

    • Intelligenza
    • Cultura e abilità tecnico-scientifica specifica
  • Situazione ambientale:

    • Rumori ambientali
    • Comprensibilità del messaggio


I modelli funzionano più delle parole: i mass media li offrono

  • I modelli funzionano più delle parole: i mass media li offrono

  • La pubblicità non è solo vendita di prodotti, propone modelli: valori e stili di vita (bellezza, relazioni ecc.)

  • I modelli dei media sono efficaci

  • Permettono di osservare comportamenti (spot/candidati in ambientati quotidiani) socialmente ricompensati (prestigio, potere, status, gradevolezza) e danno informazioni su come agire (il protagonista è competente)

  • Affermano implicitamente che il comportamento è lecito e adeguato









Caratteristiche dei nuovi media

  • Caratteristiche dei nuovi media



Caratteristiche dei nuovi media

  • Caratteristiche dei nuovi media



Reduced Social Cues Theory (RSC, Dubrovsky et al., 1991; Kiesler et al., 1984; Sprull e Kiesler, 1986, 1991), su modello trasmissivo deterministico della comunicazione: la CMC è povera, fredda, impersonale per la ristrettezza dei canali, è impossibile condividere emozioni, mancano gli indici sociali; aumenta l’informalità con effetti sociali di “equalizzazione”

  • Reduced Social Cues Theory (RSC, Dubrovsky et al., 1991; Kiesler et al., 1984; Sprull e Kiesler, 1986, 1991), su modello trasmissivo deterministico della comunicazione: la CMC è povera, fredda, impersonale per la ristrettezza dei canali, è impossibile condividere emozioni, mancano gli indici sociali; aumenta l’informalità con effetti sociali di “equalizzazione”

  • Social Identity De-individuation  Theory (SIDE, Spears, Lee, 1992, 1994), modello sociale (SIT, Tajfel, Turner, 1986) per cui l’autocategorizzazione produce una comunicazione ipersociale (confuta l’effetto di «equalizzazione»)

  • Social Identity Process Theory (SIP, Walther, 1992): la CMC è sovraccarica di aspetti e contenuti sociali, è iper-personale; prevale il bisogno profondo di ridurre l’incertezza e quello di appartenenza che spinge ad adattare le strategie comunicative alle possibilità offerte dal medium



la motivazione ad interagire: bisogno di appartenenza, curiosità, desiderio d’influenza sociale, interessi, ecc.

  • la motivazione ad interagire: bisogno di appartenenza, curiosità, desiderio d’influenza sociale, interessi, ecc.

  • la percezione della capacità di costruire impressioni (senso di autoefficacia): la competenza è relativa al medium nelle dimensioni (simbolica e pragmatica)

  • la volontà e la capacità di rappresentare stati emotivi: competenza relativa al medium e alla comunicazione

  • la consapevolezza della necessità di investire tempo nella comunicazione: competenza sociale



La presenza sociale nel cyberspazio

  • La presenza sociale nel cyberspazio

  • Prevale l’intenzionalità comunicativa

  • Prevale l’autopresentazione: la comunicazione disincarnata permette che si riveli solo ciò che si vuole in relazione a situazione e contesto

  • Prevale l’identità «fluida»: l’identità è sia continua e fissa (si mantiene traccia delle interazioni passate) che "aggiornabile" nel tempo (Donath, 1999)

  • Prevale la pluralizzazione dei Sé (le persone/maschere) che si giocano a seconda dei contesti





L’autopresentazione può essere di tipo solipsistico (ridotti l’interattività e il confronto, Miller, 1995)

  • L’autopresentazione può essere di tipo solipsistico (ridotti l’interattività e il confronto, Miller, 1995)

  • L’interazione disincarnata è fortemente simbolica, ma il corpo ne è influenzato (Es.: il cybersex: l’utente interpreta pochi segnali e ricostruisce un significato emotivamente forte, situato e socialmente condiviso, in grado di attivare le reazioni corporee volute)

  • la mente senza dimora (Berger et al., 1974): l’altro, l’ignoto, è più «vicino» nella rete e più «lontano» (diverso) in presenza

  • difficoltà di discriminazione tra umani e software (Julia, Eliza, agenti intelligenti conversazionali)

  • patologie (dipendenza) e malessere (information overload, smog di dati, ridondanza, insicurezza sulla fondatezza delle informazioni…)



Opportunità: ragioni del successo della CM

  • Opportunità: ragioni del successo della CM

  • flessibilità: si possono inviare messaggi multimediali in modalità sincrona e asincrona e tutto può essere salvato e archiviato; sviluppo di sub-linguaggi e gerghi per i diversi contesti (emoticons, SW per groupware, lavoro cooperativo supportato dal computer, Computer-supported cooperative work, CSCW, costituzione e mantenimento di comunità virtuali-reali, ecc.)

  • il cyberspazio è diventato un ambiente sociale, ricco di PRESENZE SOCIALI (Benedikt, 1991) e diverso da quello in presenza

  • la CM come modalità della presenza sociale l’arricchisce e la rende più complessa: contenuti, ruoli (specifici e tradizionali), riti, norme (es. : netiquette) rendono il cyberspazio un vero e proprio ambiente sociale che segue norme proprie e «tradizionali» integrandosi con l’ambiente sociale off-line



non permette i giudizi sommari e immediati sulla base dell’aspetto: è più facile instaurare nuove relazioni (McKenna, Green, Gleason, 2002) poiché è più facile percepirsi simili e perché l’auto-presentazione è molto controllata (facilitati i processi proiettivi e di «effetto alone» che favoriscono l’idealizzazione dell’interlocutore e le relazioni affettive)

  • non permette i giudizi sommari e immediati sulla base dell’aspetto: è più facile instaurare nuove relazioni (McKenna, Green, Gleason, 2002) poiché è più facile percepirsi simili e perché l’auto-presentazione è molto controllata (facilitati i processi proiettivi e di «effetto alone» che favoriscono l’idealizzazione dell’interlocutore e le relazioni affettive)

  • l’interazione è più libera e favorisce la partecipazione di persone e categorie discriminate nella vita reale (tossicodipendenti, alcolisti, omosessuali, carcerati, obesi, ecc. ricevono sostegno)

  • può supportare interazioni stabili e utili come nelle comunità virtuali che combattono l’isolamento sociale o perseguono fini sociali

  • la simulazione di Sé possibili è potenzialmente utile per sviluppare self-empowerment (Wallace, 1999)





OPPORTUNITÀ

  • OPPORTUNITÀ

  • gestione dell’identità

  • facilitata la seduzione e la nascita di relazioni affettivamente connotate

  • facilitata la creatività e lo sviluppo professionale

  • si modifica il ruolo del consumatore (e dell’advertising)



  • una comunicazione competente che promuove il benessere proprio e degli altri









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