Non dobbiamo avere timore della bonta’ e della tenerezza



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NON DOBBIAMO AVERE TIMORE DELLA BONTA’ E DELLA TENEREZZA

Carissimi,

anche quest’anno, vi proponiamo un sussidio quaresimale per preparare e celebrare al meglio la festa della Pasqua. c:\documents and settings\utente\desktop\dsc00484.jpg

Abbiamo pensato che sarebbe stato proficuo sbocconcellare in questo tempo santo l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco. Così è nata l’idea di suddividere in “pillole” giornaliere questo meraviglioso documento.

Giorno per giorno, troverete un passo tratto dal testo che Papa Francesco ci ha consegnato, il titoletto introduttivo e l’uso del neretto ci aiuteranno a fermare l’attenzione sui concetti chiave, seguirà una preghiera di attualizzazione ed un pensiero del nostro caro Don Orione.

Nel libretto, nelle prime pagine, è stato inserito il testo del Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2014: è un invito a contemplare Gesù povero, per essere anche noi poveri “capaci di arricchire molti”. Nelle ultime pagine troverete anche alcuni appuntamenti importanti e l’orario delle celebrazioni della Settimana Santa.

Le offerte, frutto delle piccole rinunce di questa Quaresima, saranno per la Caritas Diocesana e la Caritas Parrocchiale.c:\documents and settings\utente\desktop\c0nsiglio pastorale\img_1080.jpg

Vi auguro un buon cammino quaresimale ed una Santa Pasqua.

Il vostro parroco Don Antonio Chiarilli

Testo del Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2014

sul tema: "Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà" (cfr 2 Cor 8, 9).

Cari fratelli e sorelle,

in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico?


1. La grazia di Cristo

Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22).

Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma –dice san Paolo– «...perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica della Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le «impenetrabili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), «erede di tutte le cose» (Eb 1,2).

Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfr Lc 10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio, la sua relazione unica con il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29).



È stato detto che la sola vera tristezza è non essere santi (L. Bloy); potremmo anche dire che vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo.

2. La nostra testimonianza

Potremmo pensare che questa “via” della povertà sia stata quella di Gesù, mentre noi, che veniamo dopo di Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani. Non è così. In ogni epoca e in ogni luogo, Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo. Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle. La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale. La miseria materiale è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione. Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente. Questa forma di miseria, che è anche causa di rovina economica, si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera. Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana. Cari fratelli e sorelle, questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio evangelico, che si riassume nell’annuncio dell’amore del Padre misericordioso, pronto ad abbracciare in Cristo ogni persona. Potremo farlo nella misura in cui saremo conformati a Cristo, che si è fatto povero e ci ha arricchiti con la sua povertà. La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole. Lo Spirito Santo, grazie al quale «[siamo] come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto» (2 Cor 6,10), sostenga questi nostri propositi e rafforzi in noi l’attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare misericordiosi e operatori di misericordia. Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.

5 marzo 2014 Mercoledì delle Ceneri

(Gl 2,12-18; Sal 50; 2 Cor 5,20-6,2; Mt6,1-6.16-18)

Ritornate al Signore “ricentrandovi” in Lui

Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, pianti e lamenti. “

Ritornare è il verbo classico della conversione. E convertirsi significa ricentrare tutta la nostra vita sulla Trinità. Non significa guardare indietro con rincrescimento, ma in avanti, con speranza; non in basso alle nostre manchevolezze, ma in alto all’amore di Dio. Significa guardare non a ciò che non siamo riusciti ad essere, ma a ciò che con la grazia divina ora possiamo diventare.

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Nella sua esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, papa Francesco ci dice: Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché “nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore!” Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte. La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”.


Preghiamo: Grazie, Signore, per questo nuovo inizio che Tu ci concedi, come singoli e come comunità, di un tempo di ascolto, di verifica personale e preghiera in preparazione alla S. Pasqua. Stimolati dalla riflessione che abbiamo letto, ti esterniamo il nostro desiderio di Te, la nostra sete della gioia che solo Tu puoi e sai dare. Facci fare già a partire da oggi, un piccolo ma decisivo passo verso di Te. http://www.sanbiagiofano.it/wp-content/uploads/2010/05/don-orione-3.jpg
Pensiero del giorno:

E’ la fede in Dio e nella Sua Chiesa che ci mantiene l’animo tranquillo e sereno, che ci fa sempre contenti in qualunque luogo e circostanza. (Don Orione)



6 marzo 2014 Giovedì dopo le Ceneri

(Dt30,15-20; Sal39,5; Lc9,22-25)

E’ il momento propizio per rinnovare l’alleanza con Dio!”

Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde o rovina se stesso?”
Questo è il momento per dire a Gesù Cristo : “Signore, mi sono lasciato ingannare, in mille maniere sono fuggito dal tuo amore, però sono qui un’altra volta per rinnovare la mia alleanza con Te. Ho bisogno di Te. Riscattami di nuovo Signore, accettami ancora una volta fra le tue braccia redentrici.” Ci fa tanto bene tornare a Lui quando ci siamo perduti! Insisto ancora una volta: Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia. Colui che ci ha invitato a perdonare “settanta volte sette” ci dà l’esempio: Egli perdona settanta volte sette. Torna a caricarci sulle sue spalle una volta dopo l’altra. Nessuno potrà toglierci la dignità che ci conferisce questo amore infinito e incrollabile. Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia. Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita che ci spinge avanti!http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ab/francisco_(20-03-2013).jpg
Preghiamo: E’ vero, Signore, tante volte ho promesso di esserti fedele e non sono stato capace di custodire la tua grazia: attratto dalle tentazioni, sedotto da aspettative di piacere, benessere, pace, gioia, ho fatto, una volta di più, esperienza del vuoto e dell’amarezza che il peccato sa dare come frutto avvelenato della colpa. Ma so che posso contare su di Te per essere non solo perdonato, ma anche rialzato, preso su di Te, sulle tue spalle di buon Pastore e con Te riprendere il cammino interrotto. Alzare la testa e ricominciare, dopo aver incontrato il tuo sguardo di infinita benevolenza e misericordia: che bello, Gesù! Concedimi ancora la forza del tuo Spirito Santo, perché possa esserti più fedele nell’amore. Amen! http://www.30giorni.it/upload/articoli_immagini_interne/1044265972125.jpg
Pensiero del giorno:

Come si è contenti, quando si è data tutta la vita per il Signore! (Don Orione)



7 marzo 2014 Venerdì dopo le ceneri

(Is 58,1-9; Sal 50; Mt 9, 14-15)

Alimentiamo in noi la fame e la sete di Dio e di “fare il bene”

Non digiunate più come fate oggi … non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, nel vestire chi è nudo?

Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice e opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto.http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/03/papa-francesco-prima-udienza09.jpg


Preghiamo: Quante volte, Signore, faccio l’esperienza del riccio, che si chiude a palla, in difesa contro ogni minima sensazione di pericolo! Mi sento tante volte insicuro e insoddisfatto e, proprio come scrive il Papa, mi occupo solo di me stesso chiudendomi agli altri, perfino ai miei familiari. Percepisco gli altri come “alieni” preoccupanti, pronti a prendermi qualcosa senza darmi nulla. E facendo così non trovo pace, né sicurezza, anzi, mi trovo diviso in me stesso. Da un lato sento il desiderio di vivere meglio, in armonia con me stesso, con la mia famiglia, con gli altri, dall’altro mi mordono egoismo, pigrizia e scontentezza. Non voglio più avere una “coscienza isolata”, non voglio più essere schiavo delle mie diffidenze: aiutami, Gesù, Tu che sei sempre aperto a tutti, pronto ad ascoltare, soccorrere, guidare! Amen!http://4.bp.blogspot.com/-od1x6wtquiw/txnqbtjnzpi/aaaaaaaanvu/oaxgfsol3xo/s1600/21+hombre.jpg
Pensiero del giorno:

Faremo ancora molto, molto, molto di più, se terremo e metteremo sempre, a base di tutto, Iddio; se cammineremo alla presenza di Dio; se lavoreremo per Gesù Cristo; se penseremo di consumare in Gesù Cristo la nostra vita, per l’amor suo! (Don Orione)



8 marzo 2014 Sabato dopo le ceneri

(Is 58,9-14; Sal 85; Lc 5, 27-32)

La croce di Cristo invita con insistenza alla gioia
Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono”.

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Essere dalla parte di Dio, vivere il Vangelo è essere nella gioia e nella fecondità. Il Vangelo, dove risplende gloriosa la croce di Cristo invita con insistenza alla gioia. Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua. Però riconosco che la gioia non si vive allo stesso modo in tutte le tappe e circostanze della vita, a volte molto dure. Si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto. Capisco le persone che inclinano alla tristezza per le gravi difficoltà che devono patire, però poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie. Sono rimasto lontano dalla pace, ho dimenticato il benessere… questo intendo richiamare al mio cuore, e per questo voglio riprendere speranza. Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie. Si rinnovano ogni mattina, grande è la sua fedeltà… E’ bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore”


Preghiamo: Io lo so, Signore, che la sofferenza e la croce non possono mancare nella nostra vita. Niente va sempre bene, niente resta immutato su questa terra: tutto è soggetto al cambiamento, al deterioramento, all’usura del tempo. Anche gli affetti più grandi, i sentimenti più profondi possono e di fatto mutano, si trasformano… Tu invece, o Gesù, sei fonte perenne e stabile di vita e di gioia vera. Tu hai vinto con la tua morte e risurrezione il peccato, causa di tristezza di degrado, di corruzione. Ci hai donato la possibilità di ritrovare nell’amicizia, nell’unione con Te, il senso vero della nostra vita e una pace che custodisce il nostro cuore anche nelle tempeste. Ti invoco, Signore, fammi “portatore sano” della tua gioia, della tua serenità, della tua pace perché vivendole io possa contagiarle ai miei cari, ai miei amici, a quanti Tu mi farai incontrare. Amen!

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Pensiero del giorno:

Noi siamo soldati di Gesù Cristo, e però non dobbiamo temere, ma aumentare un coraggio superiore di gran lunga alle forze che sentiamo, perché dove finiamo noi, là comincia l’azione di Dio che è con noi! (Don Orione)



Prima settimana di Quaresima:

9 marzo 2014 Prima domenica di Quaresima – anno A

(Gn 2,7-9. 3,1-7; Sal 50; Rm 5,12-19)

Le gioie più belle sono quelle di un cuore credente
La donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi.”

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La tentazione appare frequentemente sotto forma di scuse e recriminazioni, come se dovessero esserci innumerevoli condizioni perché sia possibile la gioia. Questo accade perché la “società tecnologica” ha potuto moltiplicare le occasioni di piacere, ma essa difficilmente riesce a procurare la gioia. Posso dire che le gioie più belle e spontanee che ho visto nel corso della mia vita sono quelle di persone molto povere che hanno poco a cui aggrapparsi. Ricordo anche la gioia genuina di coloro che, anche in mezzo a grandi impegni professionali, hanno saputo conservare un cuore credente, generoso e semplice. In varie maniere, queste gioie attingono alla fonte dell’amore sempre più grande di Dio che si è manifestato in Gesù Cristo.




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