Non si accontenta di qualche osservazione, ma prende passo dietro passo le Meditazioni metafisiche per capovolgerne la prospettiva



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30.12.2017
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Gassendi affronta Cartesio

  • non si accontenta di qualche osservazione, ma prende passo dietro passo le Meditazioni metafisiche per capovolgerne la prospettiva

  • un punto di vista nominalistico, sensistico e materialistico, di stampo epicureo


Gassendi adopera tutte le armi anche l’ironia più sottile

  • ...credevo di parlare ad un’anima umana, ossia a quel principio interno per cui l’uomo vive, si muove, sente e intende

  • e invece ... parlavo a un puro spirito, spogliato non solo del corpo ma anche di ogni parte dell’anima



voi dite di essere solo una sostanza che pensa

  • Ma allora pretendete di pensare sempre,

  • forse anche nel sonno più profondo?



ma poi parlate anche dell’immaginazione

  • Come potete dire che immaginare è solo contemplare la figura di una cosa corporea,

  • e pretendere poi di conoscere voi stesso non con l’immaginazione, ma con qualcosa di totalmente diverso?



come può esserci un pensiero senza alcuna immaginazione?

  • se nella seconda meditazione non avevate ancora escluso l’immaginazione (“sono una sostanza che pensa, vuole, sente, immagina anche, ecc.”),

  • perché poi dite di essere solo pensiero?



Cartesio risponde con una certa sufficienza

  • p. 343:

  • “c’è un equivoco sulla parola ‘anima’: ne ho parlato tante volte, che quasi mi vergogno a tornarci su ancora una volta”



Ma, al di là del tono, Cartesio offre una precisazione interessante:

  • all’inizio, gli antichi filosofi, avevano una concezione monistica dell’uomo: ossia non distinguevano tra le funzioni del corpo (nutrirsi, muoversi, ecc.) e la funzione del pensare, e usavano per entrambe la parola anima



dopo aver adoperato il termine “anima” per tutte le funzioni

  • hanno adoperato il termine “mente” (latino: mens; tradotto in francese come esprit, spirito) per indicare la facoltà di pensare



Ho quindi voluto eliminare ogni possibilità di equivoco

  • e per questo, dice Cartesio, ho parlato della mente (spirito) per indicare che l’anima pensa;

  • per me la mente non è una parte dell’anima, ma è tutta l’anima: è l’anima che pensa ed è res cogitans



Se mi domandi perché sembra che certe volte l’anima non pensi

  • come accade prima di nascere, oppure durante il sonno,

  • ti risponderò che per ricordarsi dei pensieri, quando la mente è unita al corpo, occorre che i pensieri lascino una traccia nel nostro cervello



E così per la differenza tra intendere e immaginare

  • l’ho già detto tante volte che non è necessario che ci ritorni su;

  • l’importante è chiarire che io ho detto nella seconda meditazione di sapere solo di essere una sostanza che pensa; non ho detto che nella mia essenza possa esserci dell’altro



immaginare e pensare sono tuttavia due cose ben diverse

  • e Cartesio ribatte a Gassendi che lo ha chiamato “puro spirito”:

  • “Tutto quello che dite qui, carissima Carne, mi sembrano non obiezioni, ma solo mormorazioni, che non hanno bisogno di replica”



Gassendi insiste sulla terza meditazione

  • a proposito della distinzione tra le idee innate, avventizie e fittizie

  • domanda: “ma non sembra che tutte le idee vengano dal di fuori e che vengano da quel che esiste fuori di noi e colpisce i nostri sensi?”



osserva inoltre a proposito delle idee fittizie

  • anche queste in fondo potrebbero ridursi a quelle che ci vengono dal di fuori;

  • quando ci formiamo l’idea di una chimera non facciamo che unire la testa d’un leone, il ventre di una capra e la coda d’un serpente



tutte le idee possono quindi essere considerate come avventizie

  • anche le idee innate vengono dall’esperienza, come ad esempio l’idea generale di “cosa” (res)

  • un’idea generale di “cosa” può essere nella mente solo se prima vi sono le idee delle cose particolari



per Gassendi le idee innate sono idee naturali

  • sono cioè idee che vengono dall’esperienza, e che sono naturali, ossia “innate” in un senso diverso da quello di Cartesio

  • sono idee che spontaneamente formiamo dall’esperienza



e così anche l’idea di verità

  • la verità è infatti la conformità del giudizio alla cosa di cui si giudica

  • tale conformità è una relazione, che richiede il confronto tra la cosa di cui abbiamo esperienza e l’idea che è nella mente



per questo il dubbio non può essere preso sul serio

  • non si può dubitare dell’esistenza reale delle cose fuori di noi



Gassendi enuncia un principio di carattere generale

  • se uno ha un’idea, è perché ha avuto un’esperienza di qualcosa

  • un cieco nato o un sordo non hanno l’idea di colore o di suono perché non ne hanno esperienza



è un principio generale di carattere fenomenologico

  • anche quando Cartesio osserva che l’idea che abbiamo del sole dall’esperienza è diversa da quella che ne ha lo scienziato

  • è sempre a partire dall’esperienza che precisiamo la cosa: un cieco nato non ha nessuna idea di sole



Cartesio risponde con una certa sufficienza (p. 347):

  • sono ammirato dello sforzo fatto per giustificare tutte le idee dall’esperienza:

  • ma allora, uno scultore non avrebbe altra idea che quella del marmo? come potrebbe progettare una statua se non ne ha prima un’idea?



anche le altre idee fittizie richiedono l’intervento della mente

  • anche per comporre l’idea di una chimera, devo essere io ad unire insieme quello che viene dall’esperienza



e per quanto riguarda le idee generali

  • è assurdo pensare che io debba astrarre dalle cose materiali l’idea di cosa, e quindi non possa pensare che sono appunto una cosa senza prima conoscere le cose materiali



non puoi dire che le due idee di sole vengono tutte dall’esperienza

  • sarebbe come dire che il vero e il falso sono la stessa cosa;

  • non puoi scambiare le idee con le sole immagini delle cose (ossia con quello che ci dà l’esperienza dei sensi)



osservazione

  • Cartesio ha certamente ragione quando rivendica l’originarietà della mente (l’esperienza richiede un io che faccia esperienza)

  • così come ha ragione quando osserva che non occorrono tante cose particolari per arrivare ad un’idea astratta



infatti

  • un’idea è prima necessaria e poi universale, e può essere ricavata anche da un solo caso particolare

  • così come l’esperienza non è solo sensazione, ma richiede l’intelligenza, ossia una mente



per questo il sensismo non basta

  • una cosa infatti è il concetto o idea, che formiamo nella mente,

  • un’altra cosa l’immagine che ricaviamo dall’esperienza:

  • l’idea dice che cosa percepiamo

  • l’immagine ci rappresenta l’oggetto della percezione



e tuttavia Cartesio ha torto

  • perché nega che l’esperienza sensibile possa dare qualcosa di certo

  • e pretende che ciò che è necessario sia ricavato solo dalla mente, cioè che sia a priori



ma, sempre alla terza meditazione, Gassendi ha da aggiungere:

  • parlando delle diverse idee, arrivi a quella di Dio, che non sai ancora se esiste; come fai a dire che non l’hai formata dalle cose di cui hai esperienza?



e a proposito della realtà oggettiva dell’idea di Dio

  • se è vero che lo spirito umano è finito, come farà a formare l’idea di qualcosa di infinito?



l’idea di Dio è solo la somma delle perfezioni delle cose particolari

  • l’idea che ne abbiamo non può corrispondere all’infinità di Dio,

  • è solo un’idea parziale, che basta per l’uso che ne possiamo fare e si adatta alla nostra debolezza



Gassendi può così affermare, concludendo la propria obiezione:



Gassendi enuncia così ancora una volta il suo principio generale

  • ogni conoscenza viene dall’esperienza e può essere giustificata solo a partire dall’esperienza



osservazione:

  • di per sé il principio è in sé valido

  • occorre però vedere se l’esperienza si riduce o meno all’esperienza dei sensi, come vuole Gassendi



Cartesio risponde (p. 349):

  • a proposito dell’idea di infinito, parti da un equivoco:

  • un conto è l’idea che possiamo averne nei limiti della nostra mente;

  • un conto la conoscenza intera della cosa, che nessuno ha nemmeno a riguardo della più piccola cosa



l’idea di Dio non può venire sommando le perfezioni delle cose

  • non si può confondere l’intellezione con l’immaginazione:

  • voi immaginate di formarvi l’idea di Dio sommando le immagini che avete delle cose



Tu inoltre dici che l’idea di Dio non è vera perché non la comprendi

  • Io Ti rispondo che proprio perché è l’idea dell’infinito, per essere vera, non può essere compresa.

  • L’idea di infinito lo rappresenta tutto intero, non solo una sua parte, anche se nei limiti in cui può rappresentarselo un intelletto finito



Gassendi insiste sulla quinta meditazione

  • p. 310: nell’argomento fate confusione tra esistenza e proprietà (predicato):

  • l’esistenza non è mai una perfezione (un predicato), ma solo un atto che realizza le perfezioni



quando qualcosa non esiste

  • non si dice che è meno perfetta, ma semplicemente che non è nulla,

  • ossia che non c’è un atto che realizzi la sua essenza



ecco perché, conclude Gassendi,

  • si può benissimo pensare a Dio come non esistente;

  • dato che anche per Dio, al pari di ogni altra cosa, posso pensare l’essenza senza includere l’esistenza



Nella sua risposta Cartesio riprenderà il problema:

  • p. 363: non capisco perché l’esistenza non può essere una proprietà;

  • almeno per quanto riguarda Dio, senz’altro l’esistenza necessaria è una sua proprietà.



Ma ritorna, prima, sul problema delle verità matematiche

  • Gassendi aveva obiettato, riguardo all’inizio della quinta meditazione, che forse non ci sono verità immutabili, o comunque qualcosa di eterno, al di fuori di Dio



Cartesio precisa la sua posizione:

  • Certo anch’io ritengo che le essenze delle cose, e quindi anche le verità matematiche, dipendono da Dio (avrebbe potuto far sì che 2+3 non fosse eguale a 5).



Eppure, una volta che Dio le ha stabilite così,

  • le essenze delle cose, così come le verità matematiche, sono immutabili ed eterne:

  • poco importa se il tuo empirismo ti impedisce di capirlo



le idee della matematica non sono tratte dalle cose singole:

  • se non avessimo già in noi l’idea di triangolo, non potremmo mai distinguerlo da quella figura geometrica che in modo imperfetto abbiamo tracciato sulla carta





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