Novembre Eccentrico italiano: IL caso Augusto Tretti novembre Presentazione dei volumi IL coccodrillo luminoso e altre storie e L’amore non ha fine



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1 novembre Eccentrico italiano: il caso Augusto Tretti

3 novembre Presentazione dei volumi Il coccodrillo luminoso e altre storie e L’amore non ha fine

4 novembre Indipendente italiano: lo sguardo ostinato di Roberto Nanni

5-12 novembre Omaggio a Nino Rota

13-15 novembre Riccardo Freda, un uomo solo

17 novembre L’uomo in conflitto (in occasione del ventennale della Rivoluzione di velluto 1989-2009)

18-20 novembre Il ritorno della Nova vlna

21 novembre La figura del padre tra Cinema e Psicoanalisi

22 novembre Gérard Philipe, un mito intramontabile

24-26 novembre La natura del cinema. L’esperienza dello spazio nel cinema di John Ford e Jean-Marie Straub-Danièle Huillet

26 novembre Giornata Nazionale del Nuovo Cinema Italiano

27 novembre (In)visibile italiano: Il cinema terminal(e) di Paolo Breccia

29 novembre Paolo Gioli. Un cinema dell’impronta

30 novembre-6 dicembre Festival Tertio Millennio
domenica 1

Eccentrico italiano: il caso Augusto Tretti

«Do un consiglio a tutti i miei amici produttori: acchiappate Tretti, fategli firmare subito un contratto, e lasciategli girare tutto quello che gli passa per la testa. Soprattutto non tentate di fargli riacquistare la ragione; Tretti è il matto di cui ha bisogno il cinema italiano». Parola di Federico Fellini, uno dei grandi maestri del cinema italiano che salutò con ammirazione l’esordio, assolutamente autarchico (prima di Moretti…), di Augusto Tretti, il più originale e stravagante regista italiano.

La sua carriera, racchiusa in un pugno di film (3 e ½: La legge della tromba, Il potere, il film su commissione Alcool e il cortometraggio per la Rai Mediatori e carrozze), si dispiega in un lasso di tempo molto ampio, 25 anni (e anche oltre, se consideriamo i progetti irrealizzati). Tutto ha inizio nel 1960, quando il giovane regista, con la copia del suo primo film in mano, La legge della tromba, cala a Roma e organizza una proiezione per la critica. Riceve giudizi per una volta unanimi, ovviamente negativi, ma per sua fortuna Moravia lo invita a far vedere il film ai registi, non ai critici. Grazie a questa intuizione dello scrittore esplode a Roma il caso Tretti, un marziano sceso dal Veneto (Tretti è nato a Verona nel 1924) nel mondo dei cinematografi e subito adottato da Fellini, Flaiano, Antonioni, Tonino Guerra e molti altri, che si prodigano per consentirgli di girare un film con una struttura produttiva alle spalle. La Titanus addirittura, grazie a Goffredo Lombardo, che dopo aver accettato di distribuire La legge della tromba («Questo film lo piglio io, lo mando a Milano e se non vogliono compro il locale»), fa firmare al regista un contratto per un nuovo film. Ha inizio da questo momento una delle più lunghe avventure produttive del cinema italiano, perché il secondo film di Tretti, Il potere, vedrà la luce solo dieci anni dopo, a causa del fallimento della Titanus e ad altre vicissitudini. Inizio e fine di una carriera, ispirata da una passione sfrenata per il cinema e da un talento che solo i geni del cinema italiano hanno saputo veramente apprezzare. Per dirla con Flaiano Flaiano: «Lo si può, volendo, liquidare con due definizioni: goliardico, naïf. Alcuni lo fanno. Ma sono definizioni sbagliate. I gagliardi e i naïfs non hanno rigore, si fermano alle prime osterie, si divertono, riempiono le domeniche. Tretti non si diverte, benché sia difficile non divertirsi anche, vedendo i suoi film». L’invito alla visione è questa volta rivolto proprio ai critici e agli storici, affinché il nome di Tretti possa trovare il posto che merita nella storia del cinema italiano.
ore 17.00

Alcool (1979)

Regia: Augusto Tretti; soggetto e sceneggiatura: A. Tretti; musica: Eugenia Manzoni Tretti; interpreti: Mario Graziosi e attori non professionisti; origine: Italia; produzione: A. Tretti per l’Amministrazione Provinciale di Milano; durata: 100’



«L’idea di un film sull’alcoolismo nacque da un mio colloquio col professor Dario De Martis [Direttore dell’Istituto Psichiatrico di Pavia]. […] Scartai subito l’idea del film-inchiesta perché troppo facile e insoddisfacente dal punto di vista artistico, sforzandomi di filtrare i vari aspetti del problema in un film d’autore. Ho cercato di affrontare il tema con la maggior chiarezza e semplicità possibile, senza nascondermi dietro l’intellettualismo a ogni costo. […] Trattandosi di un film culturale, mi sono sforzato di conciliare la mia natura satirica con gli aspetti più apertamente didascalici del tema» (Tretti). «È un film, che si impernia sul personaggio di un fattorino che a furia di vedersi offrire il classico “bianchino” da ogni cliente, finisce per diventare un alcolizzato impenitente, è spesso francamente spassoso, soprattutto quando il regista parte dal “discorso sull’alcool” per disegnare quadri satirici di incredibile efficacia» (Crespi).
ore 19.00

Il potere (1971)

Regia: Augusto Tretti; soggetto e sceneggiatura: A. Tretti; scenografia: Giuseppe Raineri; musica: Eugenia Manzoni Tretti; montaggio: Giancarlo Raineri; interpreti: Paola Tosi, Massimo Campostrini, Ferruccio Maliga, Giovanni Moretto, Diego Peres, A. Tretti; origine: Italia; produzione: Aquarius Audiovisual; durata: 83’



«Il potere è una rappresentazione didattica e grottesca della tirannia attraverso i secoli, dall’età della pietra a oggi: rivisita l’antica Roma, gli stermini perpetrati a danno dei pellerossa, il fascismo e gli anni che prelusero alla dittatura mussoliniana. Non c’è trama e non è il caso di dolersene. Sono ricchi a tener banco e a menar randellate sulla povera gente e sui suoi difensori […]. Il potere è un’opera di poesia, che dell’assunto politico fa la base per la realizzazione di una straordinaria “commedia dell’arte” cinematografica, la prima, forse, commedia dell’arte che possa ricordarsi nella storia del cinema italiano» (Bendazzi).

ore 20.45

Augusto Tretti: ritratto (1985)

Regia: Maurizio Zaccaro; durata: 18’



«Augusto Tretti, più di 60 anni. Intelligente, ironico, fantasioso, simpatico, pungente, autore di cinema forse troppo pungente forse un po’ scomodo. Quattro film in tutto. Vive da solo nella sua casa sul Lago di Garda: quasi nessuno lo conosce. Eppure…» (dalla presentazione del documentario).
a seguire

La legge della tromba (1960)

Regia: Augusto Tretti; soggetto e sceneggiatura: A. Tretti; musica: Angelo Paccagnini, Eugenia Manzoni Tretti; montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Maria Boto, A. Paccagnini, E. Manzoni Tretti; origine: Italia; produzione: A. Tretti; durata: 75’



Un gruppo di amici tentano di compiere una rapina, ma vengono arrestati. Amnistiati, ottengono un poso di lavoro in una fabbrica di trombe… «La legge della tromba è il film più strabiliante che abbia mai visto, il più fuori dal comune» (Vancini); «Vengono in mente le fantasie di Charlot, i films di Tati, intere sequenze sono rette da un miracoloso equilibrio di ironia e di lirismo» (Zurlini); «In questo giovane e nel suo film c’è estro da vendere» (Antonioni); «È una piccola lezione di cui ammiro il candore e l’astuzia» (Flaiano).
lunedì 2

chiuso
martedì 3



Presentazione del volume Il coccodrillo luminoso e altre storie

Schietto, colloquiale, calato nel vivo delle più disparate realtà formative, il presente manuale, sorta di vademecum operativo del suo autore, è un’utile risorsa per tutti coloro che, nelle scuole dell’obbligo o in altri contesti educativi, vogliano affrontare con metodi laboratoriali la didattica dell’audiovisivo. Aperto alle più svariate necessità didattiche, introduce e segue il docente alla scoperta del linguaggio audiovisivo in relazione alla sua evoluzione storico-tecnologica, nella sua specificità testuale e come ausilio formativo e concettuale. Ricco di spunti didattici e operativi, mette al centro la necessaria riflessione epistemologica e gli obiettivi formativi legati ai media elettronici e alla loro fruizione da parte dei giovani e dei meno giovani. L’autore Manlio Piva è consulente per le attività didattiche della Mediateca Pordenone di Cinemazero.


ore 17.00

Incontro moderato da Alessandra Guarino con Dario E. Viganò e Manlio Piva

Nel corso dell’incontro sarà presentato il volume di Manlio Piva Il coccodrillo luminoso e altre storie. Teoria e pratica dell’audiovisivo (Cinemazero, Pordenone, 2009).
Presentazione del volume L’amore non ha fine

Nel giugno 2007 la Cineteca Nazionale rese omaggio a un artista del trucco come Francesco Freda. Con la recente pubblicazione di un volume particolare, L’amore non ha fine, contenente le poesie del celebre truccatore, delicatamente e raffinatamente illustrate da Roberto Di Costanzo, giovane allievo di Scenografia e Costumi del Centro Sperimentale di Cinematografia sotto la direzione di Andrea Crisanti e Piero Tosi, si torna con piacere a ricordare l’opera di Francesco Freda. Anche perché, come scrive giustamente Loriano Gonfiantini, «la poesia è in sé evento delicato e desueto, tanto che risulta assai difficile parlarne senza disturbare. [...] Detto questo, dobbiamo avvicinarci a queste poesie di Francesco Freda con pudore e delicatezza. Non sono scritte per imporre a un lettore una visione del mondo costruita a propria misura, ma per confessare a un amico che sa ascoltare la parte più segreta di se stesso. Sono un discreto colloquio a voce bassa e da vicino, come se Freda avesse timore di turbare, che presuppone soltanto un ascolto partecipe». Ma questo libro vuole essere anche l’incontro di due sensibilità artistiche dove «il segno sensibile, pudico altrettanto, e altrettanto affettivo, dei disegni di Roberto Di Costanzo risponde alle parole di Francesco con intensa empatia: ascolta e traduce in altro segno fedelmente, accorciando la distanza del tempo».

L’omaggio a Freda comprende, oltre alla presentazione del volume, le proiezioni di uno dei film più significativi di Ettore Scola, grazie anche al trucco ispirato di Freda, Brutti sporchi e cattivi, e del documentario Intervista col trucco. 50 anni di cinema nelle memorie di un truccatore: Francesco Freda, diretto, fotografato e montato da un ex allievo del CSC, Gaetano Amalfitano.
ore 18.30

Brutti, sporchi e cattivi (1976)

Regia: Ettore Scola; soggetto e sceneggiatura: Ruggero Maccari, E. Scola; fotografia: Dario Di Palma; scenografia: Luciano Ricceri, Franco Velchi; costumi: Danda Ortona; trucco: Franco Freda; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Raimondo Crociani; interpreti: Nino Manfredi, Maria Luisa Santella, Linda Moretti, Ettore Garofalo, Alfredo D’Ippolito, Maria Bosco; origine: Italia; produzione: Carlo Ponti per Compagnia Cinematografica Champion; durata: 116’



Giacinto Mazzarella vive in una baracca insieme alla moglie, ai figli e ai parenti, una tribù di persone accomunate, più che dai legami familiari, dal desiderio di impossessarsi dei soldi del capofamiglia, che ha ricevuto come indennizzo per la perdita di un occhio. Mazzarella odia tutto e tutti. «Farsa tragicomica antipopulista con ambizioni di libello satirico in cadenze crudelmente grottesche. Un Manfredi in gran forma carognesca e una colorata folla di caratteristi» (Morandini).

Vietato ai minori di anni 14
ore 20.40

Incontro con Andrea Crisanti, Franco Freda, Roberto Di Costanzo, Adriana Merola

Nel corso dell’incontro sarà presentato il volume di Franco Freda e Roberto Di Costanzo L’amore non ha fine (Azimut, Roma, 2009).
a seguire

Intervista col trucco. 60 anni di cinema nelle memorie di un truccatore: Francesco Freda (2009)

Intervista, fotografia, montaggio e regia: Gaetano Amalfitano, da un’idea di Roberto Bessi; origine: Italia; produzione: Pris Film; durata: 62’

Altri tempi, La maschera del demonio, Divorzio all’italiana, La parmigiana, Il deserto rosso, Giordano Bruno, Professione: reporter, Cadaveri eccellenti, Brutti, sporchi e cattivi, Una giornata particolare, La tregua sono solo una parte dei film a cui quali ha lavorato Francesco Freda. Una lunghissima carriera di truccatore cinematografico che ha attraversato tutti i generi del cinema italiano e internazionale. In questo documentario-intervista Freda parla del trucco di ieri e di oggi soffermandosi sui film, i registi e gli attori di cui conserva i ricordi più intensi, come Antonioni, Blasetti, Germi, Rosi, Scola, Hepburn, Loren, Mastroianni, Nicholson e tanti altri. Un racconto antologico che tratteggia una storia del cinema italiano da un’ottica diversa, arricchita da dettagli tecnici sulle possibilità e le invenzioni che il trucco può dare alla definizione di un personaggio. In appendice il simpatico resoconto di una recente esperienza: un film a bassissimo budget, diretto dallo stesso Amalfitano, Spiriti come noi.

Ingresso gratuito
mercoledì 4

Indipendente italiano: lo sguardo ostinato di Roberto Nanni

Una giornata con Roberto Nanni e il suo cinema fuori formato e allergico alle definizioni, che ripercorriamo dai primi film in super8 fino all’ultimo video, realizzato poche settimane fa e ancora inedito. Una giornata per perdersi nei giochi di luci e forme, nella grana pulsante delle immagini di questo cineasta, che lavora sulla e con la materialità della pellicola con “occhio” da pittore, ma che è attento – come pochi altri – anche alle possibili interazioni tra partitura visiva e sonora, come dimostrano alcuni suoi film, frutto della lunga collaborazione con Steven Brown e i Tuxedomoon. Le alterazioni che Nanni fa subire alle sue immagini denunciano e rivendicano la parzialità, l’opacità di ogni sguardo sul mondo. Uno sguardo sempre personale, limitato ma per questo onesto, che diventa esso stesso oggetto di investigazione oppure massa critica capace di provocare altre immagini e altre parole, così come accade nei suoi documentari, dedicati, rispettivamente, a Derek Jarman e Antonio Ruju.



Giornata a ingresso gratuito
ore 17.30

Ace (1978)

Regia, fotografia, montaggio: Roberto Nanni; durata: 9’



Realizzato a 18 anni, nel 1978, con pellicola scaduta 2x8mm, immersa in liquidi e acidi per differenti giorni. Nessuna coscienza dei processi di trasformazione del supporto, ma un tributo a W. S. Burroughs.
a seguire

Ciprea Annulus (1982)

Regia, fotografia, montaggio: Roberto Nanni; durata: 6’



Realizzato con obiettivi macro su pellicola 8mm, è essenzialmente un lavoro astratto debitore dei primi studi sulla composizione.
a seguire

Pexer (1987)

Regia, fotografia: Roberto Nanni; montaggio: Giovanni Lorini; musica: Steven Brown; durata: 5’



Pexer nasce dalla collaborazione con Steven Brown, essendo ispirato da una sua composizione musicale, Gone with the wind. Puramente astratto, il film è composto da una danza “emotiva” di colori catturati da pochi caricatori super8. «Ho cercato di produrlo “sottraendo” materiale, lavorando per raggiungere un’essenziale sintonia con la colonna sonora, attratto dalla possibilità di unire due registri espressivi, quello musicale e quello visivo» (Nanni). Primo premio sezione video alla Biennale Giovani 1988 di Bologna.
a seguire

Fluxus (1989)

Regia: Roberto Nanni, Giuseppe Baresi, Matilde Ippolito, Studio Azzurro; durata: 12’ (estratto)



Lavoro dedicato al movimento artistico Fluxus, è stato realizzato durante la partecipazione di alcuni artisti del suddetto gruppo a “Milano Poesia” nel 1989.
a seguire

Paesaggio con figura (1989)

Regia, fotografia e produzione: Roberto Nanni; durata: 8’



Realizzato nel 1989 in 16mm invertibile presso un parco divertimenti. Figure fuori dimensione, uno spazio prospettico inanimato se non da rare presenze.
a seguire

L’amore vincitore. Conversazione con Derek Jarman (1993)

Regia, fotografia: Roberto Nanni; camera: Antonio Frainer, R. Nanni, Massimo Nipoti; suono: Fabrizio Ferranti; montaggio: Rosella Mocci; produzione: Sabino Martiradonna, R. Nanni; durata: 30’



Luglio 1993, Derek Jarman è a Roma per presentare il suo film Blue e per una mostra dei suoi dipinti. Lo spunto della conversazione è il ricordo che ha Jarman del primo incontro con Roberto Nanni, avvenuto nel 1983 a Londra mentre girava Pirate Tapes con William Burroughs. Primo premio e premio del pubblico “Valdata” al Festival di Torino 1993.

Sottotitoli in italiano
ore 19.00

Corviale (2000)

Regia, fotografia, montaggio: Roberto Nanni; produzione: Raisat Arte; durata: 12’



Realizzato come “ritratto” di un quartiere di Roma. Una partitura visiva priva di voci o commenti se non quello sonoro di Steven Brown.
a seguire

Lontano, ancora (1983/2008)

Regia, fotografia, produzione: Roberto Nanni; montaggio e postproduzione: Mauro Diciocia; musica: Gabriele Panico; durata: 13’



Uno dei primi film realizzati da Nanni. La pellicola è stata sotterrata per otto mesi e poi mandata al laboratorio di sviluppo e stampa. Il film è stato rieditato nel 2008 con le musiche appositamente composte da Gabriele Panico.
a seguire

Attraverso un vetro sporco (1999/2008)

Regia, fotografia, produzione: Roberto Nanni; montaggio: Mauro Diciocia, Antonio Dell’Oso; durata: 8’



Una finestra si apre su un angolo vicino Piazza Vittorio a Roma. Frammenti di vita rubati nella notte, possibili storie, personaggi sfuggenti.
a seguire

Antonio Ruju. Vita di un anarchico sardo (2001)

Regia: Roberto Nanni; soggetto: dal libro di memorie di Antonio Ruju, Vita di un anarchico sardo; fotografia: Roberto Cimatti; montaggio: Flavia Medusa; suono: Gianluca Costamagna; produzione: Sacher Film (“I diari della Sacher”), in collaborazione con Rai 3 e Tele +; durata: 28’



Dall’estrema povertà della Sardegna dell’inizio del secolo alla lotta al fascismo, fino alla totale adesione all’ideale anarchico, il film racconta la storia di Antonio Ruju, che ha lavorato nella Guardia di finanza e come agente di borsa. La sua vita è intessuta di episodi straordinari, sempre dominati dall’insofferenza per la violenza e la sopraffazione.
a seguire

E lei si scordò (2007-2008)

Regia, fotografia, produzione: Roberto Nanni; montaggio e postproduzione: Mauro Diciocia; durata: 8’



Un viaggio in treno attraverso le Fiandre, perdendosi nel paesaggio.
a seguire

Dolce vagare in sacri luoghi selvaggi (1989/2008)

Regia, fotografia, produzione: Roberto Nanni; montaggio e postproduzione: Mauro Diciocia, musica; Gabriele Panico; durata: 11’



Frammenti, ingranditi grazie a una truka artigianale, tratti da un filmato dell’incontro di boxe tra Mohammad Ali e Joe Frazier. I corpi e i movimenti si dilatano e si deformano perdendo in realismo e acquisendo in pittoricità.
ore 21.00

Incontro con Roberto Nanni, Bruno Di Marino, Roberto Silvestri e Stefano Catucci

Nel corso dell’incontro sarà presentato il dvd+libro Roberto Nanni. Ostinati 85/08, Kiwido - Federico Carra editore.
a seguire

Una fredda giornata (2009)

Regia, fotografia, montaggio: Roberto Nanni; durata: 8’



Una voce che abita una notte a Roma. Una luce nera.
a seguire

Greenhouse Effect. Steven Brown reads John Keats (1988/96)

Regia, fotografia: Roberto Nanni; montaggio: Antonio Dell’Oso, Rosella Mocci; durata: 23’



Versione breve del film della durata di circa 80’ realizzato per essere proiettato durante i concerti di Steven Brown nel progetto Greenhouse Effect.

Versione originale inglese
a seguire

L’amore vincitore. Conversazione con Derek Jarman (replica)
5-12 novembre

Omaggio a Nino Rota

La figura di Nino Rota occupa una posizione piuttosto atipica nel panorama musicale europeo del ventesimo secolo. Fedele al primato della melodia e saldamente ancorata alla sintassi del linguaggio tonale, la musica del compositore milanese si basa sui parametri formali tipici della tradizione neoclassica novecentesca. Per questo, molte volte e a torto, è stata giudicata superficialmente come anacronistica nel panorama europeo degli anni del secondo dopoguerra. Dedito alla produzione sinfonica, cameristica e sacra (produzione purtroppo occultata dall’immagine del “compositore cinematografico”), Nino Rota ha scritto molta musica per film, legando indissolubilmente il proprio nome a quello dei registi con cui ha lavorato nel corso della vita. Si è soliti accostare la sua figura a quella di Federico Fellini con cui ha creato un felicissimo sodalizio che ha portato alla realizzazione di alcuni capolavori della storia della musica per film. Si fa, però, un gran torto a Rota etichettandolo tout court come “il musicista di Fellini”. Egli, infatti, ha anche collaborato con Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Francis Ford Coppola, Eduardo De Filippo, Mario Monicelli, Renato Castellani e molti altri. Il tutto a creare un catalogo di circa 150 colonne sonore che testimonia il ruolo leaderistico da lui svolto nella storia del cinema del secondo dopoguerra.

Dedicare una rassegna cinematografica e una stagione concertistica a Nino Rota significa rendere omaggio alla sua grande e poliedrica personalità. Nella prima verranno proiettate le pellicole maggiormente importanti della sua filmografia, senza limitarsi a quelle note e conosciute dal pubblico. Gli appuntamenti concertistici invece, permetteranno di apprezzare alcune pagine della sua produzione musicale che in questi ultimi anni sta incontrando ovunque un notevole successo. Ad introdurre questi eventi vi sarà un tavola rotonda a cui parteciperanno studiosi di diversa estrazione, registi e musicisti che ricorderanno l’operato di Rota ripercorrendo i suoi momenti più significativi.

Roberto Calabretto


Omaggio a Nino Rota è un progetto di Paolo Lucci e Roberto Calabretto ed è curato dalla Cineteca Nazionale e dall’Istituto Centrale dei Beni Sonori e Audiovisivi, con la collaborazione del Conservatorio S. Cecilia di Roma e Rai Teche.

Parallelamente alla rassegna cinematografica sono previsti un convegno (giovedì 5 novembre alle ore 10.00 al Cinema Trevi) e una serie di concerti.


Le citazioni contenute nelle schede dei film sono tratte dalle seguenti pubblicazioni:

Pier Marco De Santi, La musica di Nino Rota, Editori Laterza, Roma-Bari, 1983.

Pier Marco De Santi, Nino Rota. Le immagini & la musica, Giunti, Firenze, 1992.

Baldo Via, I miracoli musicali di Nino Rota, in «Cinecritica», n. 53, gennaio-marzo 2009, pp. 50-65.


giovedì 5

ore 10.00

Convegno su Nino Rota
ore 15.00

Il cappello di paglia di Firenze (1974)

Regia: Ugo Gregoretti; scene: Eugenio Guglielminetti; origine: Italia; produzione: Rai; durata: 90’ circa



«Opera in quattro atti su libretto di Ernesta e Nino Rota, tratto dalla commedia di Eugene Labiche e Marc-Michel, ha avuto la sua prima trionfale rappresentazione al teatro Massimo di Palermo nell’aprile del 1955 e, dopo varie riprese in vari teatri italiani, ha avuto l’onore, abbastanza raro per l’epoca, della Piccola Scala (in due successive stagioni liriche: 1957-58 e 1958-1959) e della regia – rimasta celeberrima – di Giorgio Strehler. Da allora è costantemente rappresentata nei maggiori teatri del mondo» (De Santi).


Per gentile concessione di rai teche - ingresso gratuito
Il casanova di federico fellini
Versione originale con sottotitoli in italiano - ingresso gratuito
Il mio corpo con rabbia

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