Nutrire la mente per nutrire IL corpo



Scaricare 23.86 Kb.
05.12.2017
Dimensione del file23.86 Kb.

Nutrire la mente per nutrire il corpo




Nell’articolo gli autori propongono ai pediatri alcune riflessioni sugli strumenti e i metodi utilizzabili con i genitori dei bambini da loro visitati, per motivarli all’uso della lettura ad alta voce. L’idea di base è di legare al bisogno intenso dei genitori di saper essere dei genitori “nutrienti”, l’assunto che, per nutrire il corpo, è necessario, prima di tutto, nutrire la mente.

Si soffermano quindi sullo strumento della metafora, come linguaggio diretto e sintonico, che, più facilmente, arriva al mondo interno dei genitori, che viene facilmente memorizzato, sosta nella loro mente per molto tempo e può quindi orientare il loro comportamento e rafforzare le proprie competenze. Indagando i sinonimi di “nutrire”, scoprono come si associno altre parole che integrano significati legati ai bisogni del corpo, con quelli della mente.

La lettura ad alta voce, inserita all’interno di una relazione genitori-figli coinvolgente, contenitiva e integrante, diventa uno stimolo per il bambino, che può evolvere armonicamente, non solo nel corpo ma anche nelle sue competenze affettive e cognitive.

Il benessere psico-fisico del bambino si origina dal benessere della sua mente, nel momento in cui, con l’aiuto della mente ausiliaria del genitore, il bambino diventa un elaboratore psichico di immagini, suoni, parole, idee e pensieri, interconnessi e tradotti in prodotti mentali con significato, da immagazzinare nella propria memoria. Questi processi cognitivi favoriscono la strutturazione di un primo ordine mentale rispetto al suo mondo interno, invaso da emozioni ancora senza nome, e rispetto a quello esterno, ancora poco conosciuto, finendo per organizzare il pensiero del bambino stesso, permettendogli di conoscere, comprendere e governare la realtà che lo circonda.

La voce del genitore deve accompagnare tutta l’esperienza del bambino, deve diventare la voce narrante che gli racconta ciò che egli stesso agisce, per poi diventare narrazione di storie altrui, permettendo al bambino di decentrarsi dal sé ed entrare nel mondo degli altri e in quello della fantasia.

Sia l’allattamento al seno che, più tardi, la lettura ad alta voce, avvicinano il bambino e l’adulto, dando un significato pregnante al loro condividere uno spazio-tempo di relazione. In entrambe le situazioni l’adulto nutre i bisogni di crescita del proprio bambino, in una cornice di intimità e di complicità arricchente.

Per poter aiutare i genitori a capire il valore che la lettura ad alta voce, riveste nella formazione e nello sviluppo delle competenze cognitive del proprio figlio, è necessario che il Pediatra contribuisca nel creare quelle premesse teoriche e motivazionali che leghino, nella mente del genitore, l’uso della lettura, alla crescita e alla maturazione delle competenze mentali del bambino stesso.

Cercheremo qui di evidenziare come, secondo noi, si possano motivare i genitori, specialmente quelli che non fanno uso abituale della lettura, ad utilizzare il libro figurato, a partire dal quarto trimestre di vita del bambino, nella relazione con il loro figlio.

Va premesso che la motivazione è un processo mentale che ha bisogno di essere sollecitato e coltivato nel tempo. I frequenti e periodici incontri del Pediatra con i genitori, soprattutto quelli riferiti ai bilanci di salute, possono diventare dei validi momenti in cui il Pediatra stesso può orientare la riflessione del genitore sul proprio operato, in funzione del benessere psico-fisico del bambino.

Il lavoro di motivazione, si avvantaggia e si dimostra più efficace quando si innesta su bisogni forti del genitore e si aggancia con interessi, pensieri, idee e obiettivi già presenti nella sua mente. Questi pensieri, a volte ancora grezzi o poco chiari e non finalizzati, debitamente riorientati, possono essere utilizzati per dare forza a più idonee relazioni di accudimento che siano maggiormente in sintonia con i bisogni del bambino

Sappiamo quanto e come, le madri investano nella loro competenza nutrizionale. L’allattamento al seno è il tema che implicitamente o esplicitamente occupa uno spazio mentale intenso. Su di esso, si gioca, nei primi mesi di vita del bambino, l’identità stessa del genitore. Forti sentimenti ed emozioni sono in gioco rispetto a questa competenza e la capacità o meno di sentirsi genitori “nutrienti”, rinforza o contamina il sentirsi dei buoni genitori.

È opportuno quindi legarsi a questo bisogno importante del genitore, per favorire una visione immediatamente allargata ed estesa “del nutrimento” e “dell’alimentazione” come necessità e bisogno sia del corpo ma soprattutto della mente.

Compito della coppia, nella loro funzione genitoriale, dovrebbe essere quella di fornire tutto il necessario per l’acquisizione degli strumenti di conoscenza, per allenare le strutture pensanti affinché siano capaci di pilotare la mente e garantire al bambino, diventato adolescente e poi giovane adulto, di saper comprendere le relazioni, governarle, negoziarne i conflitti, condividere rapporti affettivi significativi.

L’uso di metafore semplici, che abbiano le radici nell’immaginario collettivo, è un altro elemento importante da utilizzarsi nella relazione di sostegno del Pediatra alla genitorialità; è l’ingrediente di base di ogni processo motivazionale. La metafora, costruita su immagini evocative che colpiscano l’immaginario interno, rimane scolpita nella mente del genitore per molto tempo. Il contenuto pregnante e la capacità evocativa che l’immagine suscita, permette di orientare le scelte e il comportamento di relazione.

La dicotomia corpo – mente, non aiuta ad integrare in una visione unitaria, la complessità dell’essere umano, manca nella cultura corrente una immagine unificante che accorpi l’interconnessione esistente tra la fisicità e la psichicità dell’individuo, la presenza di prodotti di sintesi biologica, con i correlati emozionali e i significati mentali. Di fatto la costruzione dell’individuo nasce e si consolida dalla sintesi dei vari fattori che nella reciproca relazione contribuiscono a formare quell’individuo così affine agli altri individui ma, contemporaneamente, così diverso dal proprio simile.

Se analizziamo il termine “nutrire” e raccogliamo i suoi vari sinonimi, possiamo cogliere come in esso si integrino significati legati ai bisogni del corpo, con quelli della mente


... nutrire, alimentare, sostentare, provvedere, rifornire, favorire, promuovere, accrescere, arricchire, saziare, riempire, appagare, sostenere, sorreggere, mantenere, accrescere, coltivare, educare, plasmare, modellare, serbare, custodire, …
Ogni commento risulta superfluo rispetto alla ricchezza di significati che la catena porta con sé, ma ci piace sottolineare come nel concetto di nutrizione ci stia l’individuo nella sua interezza.

Il Pediatra deve perciò passare ai genitori come il “nutrire la mente per nutrire il corpo”, sia di fondamentale importanza per il benessere psico-fisico del proprio bambino. Il bambino non può essere assimilato semplicemente a un grosso stomaco che metabolizza prodotti biologici, con il solo scopo di accrescerne lo sviluppo fisico. C’è contemporaneamente una mente che fin dai primi giorni di vita, deve maturare e strutturarsi nelle sue varie componenti, consolidando la capacità a simbolizzare, la creatività e l’astrazione.

Con l’aiuto della mente ausiliaria del proprio genitore, il bambino impara a diventare un elaboratore psichico di immagini, suoni, parole, idee e pensieri, interconnessi e tradotti in prodotti mentali con significato, da immagazzinare nella propria memoria.

Qui si chiama in causa anche il ruolo paterno, sfornito di seno, ma certamente capace di coltivare una relazione significativa col proprio bambino, basata sulla parola, sull’esperienza sensoriale concreta, sul linguaggio, sul gioco, sulla lettura ad alta voce, sulla lettura di immagini, sulla narrazione.

Naturalmente il passaggio dal nutrimento fisico a quello mentale è fortemente legato alla qualità della relazione accuditiva che il genitore riesce a costruire con il proprio figlio. Più la relazione si connota come stimolante, coinvolgente, aperta, contenitiva e integrante e più il bambino può sviluppare tutte le sue funzioni, nel modo più opportuno e nel momento più appropriato alla sua crescita.

Ad esso va associata l’idea di uno sviluppo armonico delle varie componenti che intervengono nella costruzione dell’individuo. Armonia richiama l’idea di equilibrio tra le parti. Per poter essere un individuo armonico, il bambino ha bisogno di sviluppare tutte le varie componenti della sua personalità.

Per far meglio comprendere al genitore, la necessità di nutrire la mente, può essere utile richiamare l’immagine del caos emozionale interno e del disordine mentale che il neonato vive inizialmente. Esperienza caotica derivante dal mondo esterno, che si somma con gli stimoli propriocettivi interni, che scatenano un flusso di emozioni forti che infastidiscono, spaventano, generano sofferenza. Ma soprattutto attivano il pianto, come grido di allarme, che esprime, con una modalità comunicativa forte, essenziale ed efficace, il malessere interno.

Per poter uscire dal caos, il bambino ha bisogno di sedimentare, attraverso la relazione con un genitore competente, come alcune risposte, siano, meglio di altre, fonte di soddisfazione e di benessere. Di fronte alla risoluzione del bisogno, il subbuglio emozionale cessa e la mente può sedimentare quelle azioni e quei comportamenti che lo fanno stare bene. Il mondo esterno può quindi iniziare a essere archiviato nella memoria interna, a disposizione per paragonare, sistematizzare, ordinare le nuove esperienze.

Dare significato alle proprie emozioni è il compito più complesso che il bambino ha di fronte, ma è anche il compito che meglio lo aiuta a uscire dalle nebbie primordiali.

Dobbiamo sottolineare come questo lavoro mentale si strutturi a partire proprio dall’esperienza dell’allattamento. Qui conta come il genitore investe sul processo nutrizionale e come cura questo momento della relazione con il figlio. Ben condotto, l’allattamento al seno, è l’esperienza più gratificante e più totalizzante che il bambino possa esperire. Tutti i canali percettivi possono essere attivi e connessi con l’esperienza di soddisfacimento dei suoi bisogni e di conseguenza contribuire a fare di questa esperienza di accudimento, il prototipo di qualsiasi relazione d’aiuto.

Il bambino sperimenta non solo il fluire del latte nella sua bocca, con i suoi sapori, aromi, fragranze, con i suoi contenuti alimentari che vanno ad appagare la fame, ma accolto tra le braccia del genitore, sperimenta il piacere di essere tenuto dentro a un morbido e caldo corpo materno, che lo contiene psichicamente e gli dà sicurezza e protezione.

Le mani del bambino che cercano di aggrapparsi, di afferrare, le labbra attaccate al seno, che provano il piacere della pienezza, gli occhi che scrutano il viso dell’adulto e incontrano lo sguardo rassicurante del genitore, che cercano quegli elementi di costanza e di familiarità, che gli permetteranno di far permanere dentro di sé, l’immagine del genitore, anche quando sarà distante da lui.

Avviluppato nelle parole calde e accoglienti del genitore, che accompagnano e modulano l’esperienza della suzione del bambino, in un tutto irrorato di piacere e di appagamento emozionale.

Fin dalla nascita è soprattutto la voce dell’adulto che deve richiamare l’attenzione fluttuante del bambino, aiutarlo a fissare il volto dell’adulto e a ricambiare lo sguardo, permettendogli di consolidare i primi approcci di comunicazione e che successivamente, deve accompagnare e tradurre l’esperienza concreta di osservazione e di esplorazione del bambino. Tradurre l’agito del bambino in una narrazione che lo veda protagonista della sua storia, permette al bambino di sedimentare le sue azioni, decodificate in parole, immagini e pensieri.

In questo processo di reciproco coinvolgimento, assume maggior peso l’uso del libro figurato, porta aperta verso il mondo esterno, rappresentazione simbolica di un “fuori” che il bambino deve poter conoscere.

La lettura ad alta voce, che il genitore potrà introdurre fin dal quarto trimestre di vita del bambino, gli permetterà di decentrarsi dal sé, per entrare nel mondo dell’altro e immedesimarsi con la storia raccontata.

Se il genitore, attraverso la lettura ad alta voce, riesce a coinvolgersi e immedesimarsi in prima persona nella storia, potrà trasmettere al bambino la possibilità di entrare in un mondo fantastico dove anche le emozioni hanno voce e trovano conforto nella relazione. “La voce che legge dà vita alla pagina, crea il miglior libro possibile, lo rende unico e lo consegna al bambino che ascolta perché possa essere trasformato in ricordo” (Rita Valentino Merletti)

La parola accompagna e aiuta il bambino a esplorare il mondo esterno, lo aiuta a dare un ordine all’esperienza, a dare un nome alle cose, a mettere assieme, classificare, dividere, archiviare, analizzare il vissuto.

La voce del genitore diventa quindi la mente sussidiaria del bambino, modello provvisorio nell’interpretazione della realtà, in attesa che la conquistata indipendenza, gli permetta di pensare autonomamente e in libertà.

Non possiamo che sottolineare come il libro stesso, nell’immaginario collettivo, si associ a un figlio simbolico, al prodotto “concepito” dalla mente creativa del narratore, il libro viene “partorito” dallo scrittore e può venire “adottato” da una scolaresca. Possiamo affermare che come ogni creatura prodotta dalla creatività umana, può tenere dentro valori, idee, immagini, pensieri, sentimenti, capaci di nutrire e stimolare la creatività e l’indipendenza della mente stessa dell’uomo, in grado di alimentare la sua curiosità intellettuale, coinvolgerne le emozioni e gli affetti, di allenare l’individuo alla libertà di pensiero. Il libro quindi è una risorsa importante dell’umanità che deve essere valorizzato nella relazione con il bambino, come alimento per la sua crescita.

Nutrire la mente significa quindi offrire al bambino la possibilità di fare delle esperienze, degli investimenti affettivi, delle esplorazioni nel mondo delle relazioni e degli oggetti. Permettere che quanto scoperto e sperimentato, si organizzi in nuova conoscenza, in nuovi patterns comportamentali, consolidando dei modelli organizzativi di comprensione rispetto al mondo esterno.

L’impegno del Pediatra nell’aiutare la coppia genitoriale ad essere consapevole e competente, oltre ad essere di aiuto e di sostegno alla maternità e alla paternità, finisce per rappresentare un fattore di protezione per il bambino, risorsa per una sua sana evoluzione, per una sua adeguata crescita emozionale e cognitiva, per il suo benessere psico-fisico.




Bibliografia:
M. Bernardi, P. Tromelli, La tenerezza e la paura: ascoltare i sentimenti dei bambini, Salani, 1996

J. Bowlby, Una base sicura: applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina, 1989

M. H. Erickson, La mia voce ti accompagnerà, Astrolabio, 1982

A. Oliverio Ferraris, La forza d’animo, Rizzoli, 2003

R. Valentino Merletti, Leggere ad alta voce, Mondadori, 1996

D. W. Winnicott, I bambini e le loro madri, Cortina, 1987

D. W. Winnicott, Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, 1974

D. W. Winnicott, Gioco e realtà, Armando, 1974











©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale