Obiettivi: arricchire IL patrimonio lessicale; riconoscere e utilizzare strutture comunicative



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23.11.2017
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Unità formativa ideata e realizzata da Bina Madeo
Le scatole per parlare


  • Obiettivi: arricchire il patrimonio lessicale; riconoscere e utilizzare strutture comunicative;

  • Contenuti tematici: il corpo; il gioco; gli animali;

  • Contenuti linguistici e comunicativi: funzioni interpersonale (parlare con altri, chiedere, rispondere), referenziale (descrivere, spiegare, dare/chiedere spiegazioni-indicazioni);

  • Contenuti grammaticali: uso del verbo essere e avere; il tempo presente; uso degli articoli determinativi e indeterminativi; aggettivi qualificativi, verbi come azioni;

  • Destinatari Livello linguistico A 2;

  • Classe: III - IV- V- primaria;

  • Prerequisiti: competenza comunicativa in grado di supportare l’avvio al linguaggio astratto;

  • Materiale didattico necessario: cartone per la realizzazione della scatola, colori, matite, forbici, nastro adesivo, gomitoli di lana di vari colori, fotografie, immagini di giornali o riviste, realia.


Metodologia
.

La dimensione reale particolarmente eterogenea delle classi, pone il docente di fronte alla necessità di venire incontro alle esigenze e alle motivazioni degli alunni anche molto diversi tra loro. La metodologia proposta riguarda la didattica umanistico - affettiva, ludica ed interculturale e l’apprendimento cooperativo.

L’insegnamento non si limita al mero trasferimento di nozioni e contenuti ma attiva strategie e risorse per sviluppare le potenzialità di ogni singolo alunno e del gruppo-laboratorio nel suo complesso.
La psicologia della Gestalt, che in tedesco indica “forma”, si è occupata di individuare i fenomeni e le leggi per cui gli stimoli sensoriali vengono organizzati in forme percettive. L’assunto si basa sulla concezione che l’uomo percepisce le cose come un principio unitario, non come una somma delle singole parti e l’insieme percepito possiede proprietà autonome ed è qualcosa di più delle singole parti.

Jean Piaget dimostrò che il modo di comprendere e di pensare del bambino fino a 6 - 7 anni è globale, nel senso che le parti strutturano un tutto conoscitivo.

Parlare della conoscenza globale significa far leva sull’interesse immediato del bambino e favorire il suo bisogno di maturazione in relazione alle sue effettive capacità.
Partendo da queste significative teorie che hanno rivoluzionato, rispetto alla vecchia scuola analitica e nozionistica, l’apprendimento e l’insegnamento, l’unità di apprendimento proposta, autonoma e ripetibile, si caratterizza come struttura duttile non solo per i contenuti e le strutture linguistiche e comunicative ma anche in base alla composizione del gruppo ed alle competenze da attivare, potenziare o migliorare.

Essa propone diversi temi e contenuti, un’attività, un’esperienza comune, materiali e ruoli diversi differenziati per livello, abilità e maturità complessiva degli alunni coinvolti.

Ogni alunno deve essere coinvolto in un lavoro di tipo cooperativo, basato sul tutoring e sulla condivisione delle esperienze e del “saper fare”.
La metodologia del lavoro deve tener presente i bisogni comunicativi degli alunni, i diversi stili e tempi di apprendimento e, soprattutto, prendere in considerazione i livelli di competenza in italiano e la provenienza etnica.
Importante sottolineare che la metodologia proposta risponde all’esigenza di dare centralità ai soggetti e non ai contenuti, di privilegiare la condivisione e il lavoro di gruppo, anche se affiancata da momenti di lavoro individualizzato, di far leva sulla motivazione, sullo sviluppo della creatività che può soddisfare il proprio bisogno di immaginazione.

L’unità formativa si caratterizza come struttura duttile per i contenuti e le strutture linguistiche e comunicative da attivare.

Ogni alunno viene coinvolto in un lavoro basato sul tutoring e sulla condivisione delle esperienze e del “fare”.

La metodologia proposta:




  • restituisce centralità ai soggetti e non ai contenuti;

  • privilegia la condivisione nel lavoro insieme;

  • fa leva sulla motivazione e sullo sviluppo della creatività.


I FASE
La presentazione, il contatto e la realizzazione dell’attività
L’insegnante investe parte del tempo alla motivazione basata sul piacere di superare le sfide sulla varietà e la novità che possono essere usati per sollecitare e sostenere la curiosità e l’interesse di ogni alunno e sul piacere del gioco come autotelica, cioè fine a se stessa.
Vediamo se riuscite a comprendere che cosa…”
La funzione dell’insegnante è di sostenere la motivazione all’apprendimento attraverso l’utilizzo di strategie che realizzino scambi significativi.

L’insegnante spiega le sequenze del lavoro, che prevede la formazione di coppie.


Lo scopo è avviare alla collaborazione e ad un confronto in cui l’apporto di tutti è fondamentale e gli alunni imparano anche attraverso l’errore.
La disposizione della classe e la posizione dell’insegnante assumono un’organizzazione importante in quanto al centro dell’azione didattica dovrà emergere l’alunno. I banchi vengono disposti uno di fronte all’altro a formare un grande rettangolo. La cattedra e la lavagna sono molto distanti dalla zona della classe in cui avviene la lezione.
L’insegnante distribuisce ad ogni coppia di alunni due fogli di cartone, uno per la realizzazione della scatola, l’altro per il coperchio e guida la costruzione delle scatole.

Va sottolineato che in questo fare insieme si realizza in una interazione verbale continua, in una occasione moltiplicata di prendere la parola e di esercitare il linguaggio concreto “in situazione.


II Fase
La realizzazione dell’attività





  • L’insegnante distribuisce il cartoncino ed invita gli alunni a seguire le istruzioni.




  • L’insegnante disegna al centro del cartoncino un rettangolo di 21 cm X 29 cm e piega il foglio sui lati del rettangolo disegnato. Unisce i quattro lati del cartone a due a due col nastro adesivo.



Per la realizzazione del coperchio, l’insegnante ripete le medesime azioni. Il rettangolo sarà di: 21,50 cm X 29,50 cm.

Cosa mettiamo nella scatola?

L’obiettivo principale è quello di destare ancora una volta la curiosità gli allievi con immagini, lavori manuali per stimolare i cinque sensi.

In questa fase l’insegnante per definire il contesto pone le classiche domande: chi, cosa, quando, dove, come, perché agli alunni.

Gli alunni vengono invitati a svolgere una rappresentazione grafica sui quattro lati della scatola su tematiche quali la casa , gli animali il corpo, utilizzando tutti i materiali predisposti. Ognuno di loro racconta tramite i disegni il proprio vissuto sia nel paese di origine sia nel nuovo contesto socio- pragmatico e culturale.

In questo modo è lasciato ampio spazio al lavoro autonomo degli alunni che imparano, anche e soprattutto attraverso l’errore e si favorisce l’apprendimento cooperativo. in cui l’apporto di tutti è fondamentale e la diversità degli altri è ricchezza e non un ostacolo.

Ogni faccia-lato della scatola va decorata con disegni, puzzle, collage o altro che ne esemplifichi il contenuto: la faccia ANIMALI, la faccia CASA, la faccia CORPO e così via.

La scatola diventa custode di parole italiane nuove, di modi di dire, di storie, di giochi linguistici relativi al tema scelto, e accompagna ogni alunno lungo il percorso. È il magazzino dove vanno riposte le nuove acquisizioni.

Il gruppo lavora con vari mezzi espressivi per personalizzare le scatole. L’attività aiuta gli alunni a interiorizzare le parole che incontrano nelle proposte di apprendimento, a maneggiarle e usarle fino a che saranno parte del loro immaginario e della loro realtà.




III FASE
Gli animali. Lo zoo … a parole”.
A questo punto l’unità formativa può seguire differenti percorsi focalizzati agli stessi obiettivi linguistici, cioè fissazione di lessico e strutture comunicative:



  1. linguistico: esercizio e fissazione di lessico e strutture;

  2. cognitivo: esercizio e potenziamento mnemonico.

Riportiamo un esempio di un’attività didattica, a carattere ludico, dal titolo “Trova la coppia” (Memory): esercizio: associazione sostantivi-aggettivi-verbi.

Esempio di coppie sostantivo-verbo:


La talpa

Il delfino

Il canguro

L’uccello

Il serpente

Scava

Nuota

Salta

Vola

Striscia

Riportiamo un esempio di un’attività ludica, Memory, basato sull’associazione sostantivi-aggettivi che può guidare a comprendere i significati del linguaggio figurato.


Esempio di coppie sostantivo-aggettivo:


Feroce

Alto

Piccolo

Lento

Grosso

Leone

Giraffa

Topo

Tartaruga

Ippopotamo


Preparazione del gioco:



  • abilità: produzione orale e associazione sostantivi – aggettivi/sostantivi-verbi;




  • materiali: 5 coppie di cartellini (il numero è indicativo) con immagini appartenenti ad un campo lessicale, ad es. gli animali;




  • tempo di gioco effettivo: 25 - 30 minuti;




  • numeri giocatori: da 2 a 5.


  1. l’insegnante schiera su un banco i 10 cartellini coperti e viene stabilito con una conta, scelta dagli stessi alunni, il turno di gioco;




  1. ogni alunno dovrà scoprire 2 carte in successione, nominando l’oggetto rappresentato con l’intento di formare una coppia di carte uguali;



  1. l’alunno che riesce a formare una coppia ha la possibilità di fare un altro tentativo, fino ad un massimo di 3 successi consecutivi;




  1. l’alunno che formerà il numero maggiore di coppie vincerà ed inserirà le carte con le immagini degli animali nella propria scatola.


Riferimenti bibliografici



  1. A.A.V.V., Itagiocando, L’italiano come lingua 2, La Scuola, Brescia, 2006

  2. BOSCOLO, P., Psicologia dell’apprendimento scolastico. Aspetti cognitivi, Utet, Torino,1989

  3. BALBONI, P. E., Didattica dell’italiano a stranieri, Bonacci ed. Roma,1994

  4. BETTELHEIM, B., Il mondo incantato, Feltrinelli, Milano, 2002

  5. LEOTTA, R., Divertirsi con le parole, Franco Angeli, Milano, 2001

  6. LUISE, M. C., (a cura di), Italiano Lingua Seconda: Fondamenti e Metodi, Vol1 Guerra, Perugia, 2003

  7. IMBASCIATI, A., Compendio di psicologia, Piccin, Padova, 2005

  8. PETTER, G., Lo sviluppo mentale nelle ricerche di Jean Piaget, Giunti, Firenze, 1990

  9. PIAGET, J., La formazione del simbolo nel bambino, La Nuova Italia, Firenze, 1991










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