Oggetto dell’economia pura sono: a la ricchezza sociale e b IL valore di scambio a Lezione III. La ricchezza sociale



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14.11.2018
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LÉON WALRAS







Oggetto dell’economia pura sono: a) la ricchezza sociale e b) il valore di scambio.

  • a) Lezione III. La ricchezza sociale

  • “Chiamo ricchezza sociale l’insieme delle cose materiali o immateriali (perché la materialità delle cose non importa qui in nessun modo) che sono rare, cioè che, da un lato, ci sono utili e che, d’altro lato, non esistono a nostra disposizione che in quantità limitata

  • Da ciò si vede quale è il senso dei termini raro e rarità. È un senso scientifico, come quello dei termini velocità in meccanica e calore in fisica…



LÉON WALRAS, B) IL VALORE COME UTILITA’-RARA



LÉON WALRAS, IL VALORE COME UTILITA’-RARA



LÉON WALRAS, IL VALORE COME UTILITA’-RARA (III)



Il valore di scambio è dunque oggetto dell’economia pura (scienza):

  • “Il valore di scambio è dunque una grandezza e … una grandezza apprezzabile. E se la matematica in generale ha per oggetto lo studio delle grandezze di questo genere, è certo che vi è un ramo della matematica … che è la teoria del valore di scambio…

  • … vi è una economia politica pura che deve precedere l’economia politica applicata e questa economia politica pura è una scienza del tutto simile alle scienze fisico-matematiche…

  • Il metodo matematico non è il metodo sperimentale, è il metodo razionale”.









IL SISTEMA WALRASIANO, GLI OBIETTIVI INDIVIDUALI E LA CIRCOLAZIONE







Obiettivo è determinare le quantità prodotte e scambiate e i relativi prezzi in base alle seguenti ipotesi:

  • Obiettivo è determinare le quantità prodotte e scambiate e i relativi prezzi in base alle seguenti ipotesi:

  • Per ogni bene prodotto, servizio e capitale in senso stretto vi è un mercato

  • Vi sono così tre gruppi di mercati (+ quello del risparmio)

    • 1) mercati dei servizi produttivi. Proprietari fondiari, lavoratori e capitalisti offrono i servizi dei loro capitali. Le imprese domandano tali servizi;
    • 2) mercati dei prodotti. Le imprese offrono prodotti e domandano materie prime e beni intermedi. Proprietari fondiari, lavoratori e capitalisti domandano tali prodotti.
    • 3) mercati dei capitali nuovi. Proprietari fondiari, lavoratori e capitalisti offrono risparmio e domandano capitali nuovi (i cui servizi offrono poi alle imprese). Le imprese produttrici di capitali in senso stretto offrono tali beni.




L’EQUILIBRIO ECONOMICO GENERALE, LA MATEMATICA DELL’EQUILIBRIO













IL MODELLO WALRASIANO DOPO WALRAS







Un’economia apolitica

  • Inizialmente il nucleo della sua opera sembra una riproposizione matematicamente rigorosa del sistema walrasiano

  • In realtà l’originalità di Pareto consiste in un deciso passo in avanti verso l’ideale di una economia pura: verso cioè la dissociazione completa dell’economia dalla politica, verso un’economia apolitica



Un’economia apolitica

  • Nella elaborazione dei marginalisti l’economia era stata rifondata sulle scelte dei consumatori, la variabile esplicativa essenziale del sistema

  • Tuttavia queste ultime erano pur sempre spiegate in termini di utilità, una grandezza oggettiva, misurabile, e sommabile: sociale in senso lato

  • Si era espresso in questi termini da ultimo anche l’autorevole e influente economista inglese Francis Y. Edgeworth (1845-1926), che in Mathematical Psychics (1881) prefigurò che si potesse giungere a misurare fisicamente il piacere attraverso appositi edonimetri

  • Pareto recise invece il nesso tra le preferenze dei consumatori e ogni loro significativo oggettivo per la società: le preferenze potevano essere solo constatate

  • In questo modo Pareto superava il concetto di utilità come grandezza misurabile in senso cardinale (uno, due, tre…), come già aveva fatto Menger



Un’economia apolitica

  • Le utilità sono per Pareto pure e semplici scelte individuali

  • la loro origine è indifferente all’economista: esse sono incomparabili tra individui diversi, non sono sommabili e non sono soggette a giudizi di valore

  • (ad esempio la preferenza tra assumere droga, dal punto di vista economico, vale quanto leggere un manuale di storia del pensiero economico)

  • Pareto propone di chiamare l’utilità - così privata di ogni connotazione etica e sociale - con un termine greco: ofelimità (=benefico) che però non passò mai nel lessico economico

  • L’ofelimità è la qualità di un bene che lo rende desiderabile; mentre l’utilità coincide con ciò che è socialmente utile



Un’economia apolitica

  • Poste queste premesse Pareto tentò di dimostrare come il sistema di equilibrio generale walrasiano si potesse perfettamente spiegare in termini ordinali (primo, secondo, terzo.. ) anziché cardinali (uno, due, tre…):

  • a) assumendo cioè che certi beni sono preferiti ad altri e che

  • b) le preferenze possono essere ordinate secondo le c.d. curve di indifferenza. Le curve d'indifferenza dimostrano che, considerati due beni, esistono un certo numero di combinazioni quantitative di tali beni egualmente desiderabili dallo stesso soggetto.

  • Da un punto di vista formale gli indici di preferenza (o indici di ofelimità) desunti dalle curve di indifferenza possono essere inseriti in un sistema di equazioni differenziali che si risolve in un equilibrio generale dei prezzi, esattamente come il sistema dedotto dalle utilità cardinali





Un’economia apolitica

  • Poiché però le utilità individuali non sono sommabili come è possibile identificare un ottimo sociale?, come si può cioè raggiungere l’efficienza allocativa? come realizzare la massima felicità possibile per il maggior numero di persone?

  • Questo aspetto rimandava così a un quesito più generale:

  • in che modo il mercato concorrenziale realizza un’allocazione ottimale delle risorse e, più in generale, come possono essere espressi dei giudizi sull’efficacia delle misure di politica economica?

  • Pareto propose un criterio per indirizzare i giudizi sull’efficienza, che da lui prese il nome di ottimo paretiano: esso sarebbe divenuto la base della nuova economia del benessere

  • Secondo questo criterio, che derivava da una valutazione dei comportamenti degli scambisti su un mercato perfettamente concorrenziale, doveva essere considerata ottimale una situazione in cui

  • Nessuno può migliorare la propria posizione senza peggiorare quella di un altro



Un’economia apolitica

  • Il concetto di ottimo paretiano, strettamente correlato all’efficienza della soluzione rispetto all’intero sistema, prescindeva però da ogni possibile valutazione circa la sua equità

  • Efficienza e giustizia, efficienza e libertà venivano tenute distinte (come avrebbe dimostrato A. Sen)

  • Tale criterio, eccessivamente astratto, escludeva infatti ogni forma di politica economica redistributiva; dal punto di vista dell’utilità sociale l’ottimo paretiano non può essere perseguito attraverso azioni volte a redistribuire la ricchezza esistente, ma solo attraverso azioni volte ad aumentarla

  • Non era questo però l’obiettivo di Pareto, il quale intendeva dimostrare che una politica liberista realizza il meglio di quanto si possa desiderare



Un’economia apolitica

  • Ma la concezione di Pareto non ammetteva un solo ottimo paretiano ma infiniti ottimi, quante sono le possibili iniziali distribuzioni del reddito e delle risorse;

  • Dalla teoria economica non era perciò possibile trarre alcun giudizio che dimostrasse la superiorità del sistema capitalistico rispetto a quello socialista

  • Qualunque distribuzione del reddito poteva portare a un ottimo paretiano (ed infatti questo è quello che dimostrò un allievo di Pareto, Enrico Barone, in un famoso saggio del 1908 Il ministro della produzione nello Stato collettivista)

  • L’economia se davvero è pura non fornisce un criterio conclusivo per scegliere tra una organizzazione della società basata sulla proprietà privata e un’organizzazione socialista.

  • Ma tale economia “apolitica” non era più grado di spiegare forme e tendenze del divenire sociale, cosa che divenne chiara allo stesso Pareto inducendolo ad estendere la sua riflessione dal campo dell’economia a quello della sociologia.



ECONOMIA E SOCIOLOGIA







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