Oggi devo fermarmi a casa tua



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02.02.2018
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OGGI DEVO FERMARMI A CASA TUA”

Una Comunità che educa alla risposta

Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: "È entrato in casa di un peccatore!". Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto". Gesù gli rispose: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto". (Luca 19, 1-10)
Idea di fondo

L’icona biblica di Zaccheo (cfr Lc 19, 1-10) evidenzia la dimensione vocazionale della vita. Essa si snoda tra il desiderio di vedere Gesù e la Parola che apre la prospettiva della sequela, in un cammino di ricerca di senso e nell’esperienza dell’incontro che salva e libera, verso la risposta decisiva segnata dalla testimonianza dell’Amore. La chiamata è un evento/incontro che si pone in tensione dinamica tra la domanda e la risposta, nasce nell’ambito esistenziale delle attese, dei sogni, e riceve forma concreta, corpo, carne, nel Sì del discepolo. Come Zaccheo, il cristiano si muove verso nuovi appelli e incontri significativi che manifestano una pienezza di senso e una novità di vita. La vocazione è la proposta di Gesù che abilita il discepolo a trovare casa e ad abitare la casa. Il suo appello non fa vivere l’esistenza come un senza fissa dimora, da girovago o da vagabondo. Il Sì, gratuito e incondizionato, di Gesù, espresso nei suoi passi che incrociano le strade, le case, i volti, e nei suoi occhi che si fermano a guardare con empatia e simpatia il vissuto, e nelle sue mani che toccano e guariscono le ferite dell’umanità, provoca il cristiano a scegliere di avere un domicilio sulla terra, per non essere né straniero, né ospite, ma cittadino, pellegrino e missionario. Così il Sì dell’Amore diventa punto fermo della vita ed è il motivo del Sì di ogni uomo e donna alla vita, libero e appassionato. La chiamata a fermarsi, con Dio e con l’io, nella casa dell’Amore provoca la risposta a fermarsi lungo la strada per entrare nella storia nello stile della compagnia degli uomini e dell’alleanza educativa. Si tratta di riconoscersi comunità/casa in cui imparare a fermarsi accanto alle attese di vita e domande di senso per decidere di camminare insieme attraverso percorsi di speranza e liberazione per la costruzione della civiltà dell’amore. La Comunità può educarsi alla risposta se riscopre di essere “sicomoro” e “casa”, strumento per la ricerca/incontro di Gesù e luogo di salvezza accolta, condivisa, donata.


Da questa idea prende forma l’itinerario educativo che ripercorre l’esperienza di Zaccheo.
Ottobre “Cercava di vedere Gesù”, è la ricerca dell’essenziale della vita, cercando di mettere ordine tra le tante voci e dentro una città complessa e plurale.

Novembre “Salì su un sicomoro”, è il movimento della speranza che non si ferma di fronte agli ostacoli ma accoglie i segni di novità.

Dicembre “Scendi subito”, è la celebrazione dell’incontro in cui la Parola si fa dialogo e carne nella storia.

Gennaio “Lo accolse”, è il momento della risposta, del Sì a colui che ci ha detto Sì, nella libertà e nella gioia.

Febbraio “in casa”, è il luogo dove respirare il profumo dell’amicizia.

Marzo “Alzatosi”, è il verbo della decisione, il dinamismo della conversione, l’impegno a vivere la gratuità.

Aprile “Oggi, la salvezza”, è l’annuncio che tutto vince l’Amore che trasforma la convivialità del cenacolo in fraternità in missione.
Il percorso è composto da sette moduli, ciascuno dei quali è scandito in tre tappe, che prevedono una pista per i giovanissimi e una per i giovani. All’inizio di ogni modulo è specificato l’orizzonte tematico, la Parola che guida il cammino, e un breve commento. Ciascuna tappa presenta l’obiettivo e le proposte per “accendere” la catechesi e rendere significativa e bella la vita di giovani e giovanissimi.
Il sussidio è frutto e dono del lavoro appassionato e competente dell’equipe del Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile:

don Enrico D’Abbicco, don Michele Birardi, Simona Piscitelli, Anna Rita Signorile, Stefania Tagliaferro, Alessandra Trotta, Cristina Cocozza, Liana Tortora, Roberta Di Nanni, Filippo Birardi, Vito Panniello, Nunzio Locorriere, Nicola Birardi, Francesco Donvito, Mimmo Rocci, Gianni Dachille, Donato Pinto, Nicolò Calamita.



SCHEMA DELL’ITINERARIO

Ottobre “Cercava di vedere Gesù”

nella città… tra la folla… la ricerca!


Novembre “Salì su un sicomoro”

gli strumenti… i segni… la speranza!


Dicembre AVVENTO-NATALE

“Scendi subito”

il desiderio… la Parola… l’incontro!


Gennaio “Lo accolse”

la libertà… la gioia… la risposta!


Febbraio “in casa”

restare… abitare… l’amicizia!


Marzo QUARESIMA

“Alzatosi”

la decisione… la conversione… la gratuità!


Aprile PASQUA

“Oggi, la salvezza”

l’annuncio… la liberazione… la missione!



I MODULO

CERCAVA DI VEDERE GESU’:

nella città… tra la folla… LA RICERCA!

Orizzonte

Il giovane riconosce nella sua vita la presenza di Cristo e decide di mettersi in cammino. È cosi che ha inizio un viaggio. Il viaggio simboleggia la ricerca della verità, della pace e della vita. È un muoversi verso l’intimo di se stessi, verso i sentimenti più nascosti in un profondo desiderio di cambiamento interiore. Ma ogni viaggio presuppone anche una meta, un dove verso il quale ci si muove e che costituisce la ragione stessa del mettersi in cammino. Ed è Cristo che mostra la meta da raggiungere, il fine ultimo, la destinazione attraverso un itinerario di fede che trasforma la vita e dona la salvezza.


LA PAROLA

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.


Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro. (Gv 1,35-42)
RILEGGIAMO

Ognuno di noi ha la sua storia, il suo percorso, le sue esperienze e per ognuno di noi diversa è stata la chiamata e la conseguente scelta di seguire Gesù.

Spesso abbiamo la possibilità di incontrare Gesù sul nostro cammino, nella nostra città, nei nostri itinerari di vita quotidiana. Lui si manifesta attraverso segni impercettibili, appelli sussurrati, tenue sollecitazioni, avvenimenti minimi che comunque provocano una strana eco nel nostro cuore.

«Ecco l’Agnello di Dio!», quando lo riconosciamo, Gesù non si accontenta di essere semplicemente seguito. Egli pretende accertare le motivazioni, vuole constatare il motivo che ci spinge a metterci in cammino: «Che cosa cercate?».

C’è ricerca e ricerca. Non tutte le ricerche sono corrette: c’è la ricerca che porta ad una meta e una infruttuosa. Si può cercare Gesù per motivi sbagliati, secondo finalità distorte, sia rispetto al suo progetto sia in rapporto alle nostre vere necessità.

E tu perché lo cerchi? Cosa vuoi da Lui? Cosa ti spinge a metterti in cammino?

Alla domanda di Gesù, Giovanni e Andrea rispondono con un’altra domanda «Maestro, dove abiti?». Questa risposta è profondamente significativa, è indicativa del fatto che i due discepoli non decidono di seguire il Maestro con superficialità, la loro scelta non si riduce ad un semplice voler seguire, al contrario essi vogliono imparare uno stile di vita; chiedere “dove abiti” equivale a voler sapere: “qual è il tuo stile di vita?”.

Sequela è desiderio di conoscere il mistero della persona di Cristo, condividere il suo destino, partecipare alla sua missione, legarsi a Lui per un cammino, per sempre!

A ciascuno di noi non deve interessare un maestro che imponga programmi, orari precisi, schemi dettagliati, norme prestabilite… E Gesù non vuole essere quel tipo di maestro, infatti rispondendo «Venite e vedrete» non illustra delle regole o un programma, ma propone un’esperienza!

Non si può sapere tutto in partenza, bisogna scoprire progressivamente cosa Lui intende dirci, cosa e chi desidera farci vedere. L’esperienza che Lui ci propone è un autentico cammino di fede. E infatti i discepoli «Andarono e videro dove abitava». Si rendono conto, toccano con mano, cominciano a capire o, almeno, a intuire.

Quando si accetta il salto della fede, si atterra in una zona tutta da esplorare. Se accettiamo, come Giovanni e Andrea di compiere questo salto, non ci verrà consegnato un manuale d’istruzioni, un vademecum per il viaggio, ma un territorio da scoprire… non da soli, con Lui!

Gesù ci propone una strada, lungo la quale si costruisce un credente, a noi tocca la scelta di percorrere quella strada, con la consapevolezza che è la più impervia e difficoltosa. Ma …«Nulla ti turbi, nulla ti spaventi chi ha Dio nulla gli manca!».

I TAPPA

CERCATORI DI SENSO
Obiettivo

Con questo prima tappa si intende aiutare il giovane ad analizzare la sua vita, la sua interiorità per cercare attraverso una “autoanalisi” di capire se stesso, il motivo della propria insoddisfazione e quale può essere l’origine dell’infelicità o dell’apatia che spesso caratterizza la quotidianità.


In profondità

Zaccheo è un capo dei pubblicani, è un uomo ricco. Di primo acchito potrebbe apparire un uomo realizzato, che ha ottenuto il massimo dalla vita, ha tutto: potere e denaro … nulla sembra mancargli!

Ma ecco che nasce in lui un forte, inarrestabile e sorprendente desiderio: “cercava di vedere Gesù”!

Che cosa lo avrà spinto a ricercare l’incontro con Lui? Semplice curiosità? Inspiegabile interesse? Voglia di novità?

Fosse anche solo per questo, il suo comportamento nasconde una chiara inquietudine e insoddisfazione. Si rende conto che il potere e il denaro non gli procurano la pienezza del vivere, la gioia e la serenità. Non gli bastano più discorsi ripetuti e scontati, quei discorsi fatti dai "sapienti" farisei o dagli amici ricchi e potenti.

Egli sente il desiderio di andare oltre, di non arrestarsi, di non accontentarsi e per fortuna non si è stancato di ricercare, di domandarsi, di migliorare, di trovare. Probabilmente tante volte ha pensato al significato della vita, al suo perché, al suo come,

ma certo non sapeva ancora cosa e dove cercare. Si accorge che non basta la sola intelligenza, l’esperienza, la cultura, la ricchezza, la realizzazione ... perché egli sta cercando la vita!

Quante volte è capitato a noi di sentirci insoddisfatti, vuoti, inquieti. Quante volte abbiamo cercato la soluzione a questo malessere in qualcosa o qualcuno di affascinante, nuovo e diverso.

Oggi viviamo di tempo preso in prestito, nella frenesia del correre, abbiamo poco tempo per fare tutto e viviamo nella precarietà, nel lavoro e ancor più nelle relazioni personali. In quest’ottica vengono meno tutte le nostre sicurezze, ci sentiamo abbandonati. Tutto ha lo stesso peso, tutto ha lo steso gusto, tutto è uguale, ovunque. Siamo fragili, profondamente soli.

Ci sono tanti come Zaccheo tra di noi, forse "ricchi e capi dei pubblicani" che pensano di avere tutto e non comprendono il perché di questa costante sensazione di incompletezza e inadeguatezza. Non osano domandare e desiderare di più, ma comprendono che nella loro vita manca l’essenziale, il necessario. Ci si sente prigionieri di un’infelicità interiore e si cerca qualcuno che possa liberarci da questo malessere. E così cerchiamo di porre fine alla nostra frustrazione rifugiandoci in counselor che dovrebbero far aumentare la nostra autostima, in analisti che ci dovrebbero aiutare a superare ogni difficoltà, nei cosiddetti “tuttologi” che dovrebbero avere una risposta a qualsiasi nostro interrogativo.

Invece no! Per poter essere uomini nuovi è necessario spogliarsi dell’uomo vecchio e lasciarsi amare dal Signore. Infatti, se nell’amare noi possiamo ancora sentirci protagonisti, lasciarsi amare da Dio significa riconoscere i nostri bisogni e desideri, le nostre paure, le nostre difficoltà e angosce.

Bisogna avere il coraggio di affrontare le nostre sofferenze, il coraggio della verità. Ci deve essere un momento di “rottura” con il passato, una svolta completa che parte dalla consapevolezza che c’è qualcosa che ci manca e che solo Gesù può accompagnarci sulla via della salvezza. Il problema più grosso si pone all’inizio del cammino, la vera difficoltà è il bivio! Solo riconoscere la presenza di Cristo nella nostra vita, può indicarci la Via giusta, la via della Verità che ci permette di conoscere di più noi stessi e compiere dei passi decisivi verso una vita pienamente realizzata.



PER I GIOVANISSIMI

Con questo incontro si vuole aiutare i ragazzi a formarsi una coscienza critica. È importante che i ragazzi aprano gli occhi sulla realtà in cui vivono, che comincino ad analizzarsi cercando di capire se sono soddisfatti del loro presente, se accusano delle mancanze e in tal caso quali sono e in che modo cercano di superarle.


I parte

Ai giovanissimi viene consegnato il testo della canzone “Offeso” di Niccolò Fabi e la si fa ascoltare.


Offeso”

Dillo pure che sei offeso

da chi distrugge un entusiasmo

da chi prende a calci un cane

da chi è sazio e ormai si è arreso

da tutta la stupidità

chi si offende tradisce il patto

con l'inutile omertà

rimane senza la protezione

del silenzio, dell'assenso

del "tanto dobbiamo sopravviverci

qui dentro"


Quando vivere diventa un peso

quando nei sondaggi il tuo parere

non è compreso

quando dire amore diventa sottinteso

quando la mattina davanti al sole

non sei più sorpreso

Offeso
Dillo pure che sei offeso

dalle donne che non ridono

dagli uomini che non piangono

dai bambini che non giocano

dai vecchi che non insegnano

se hai qualcosa da dire dillo adesso

non aspettare che ci sia un momento

più conveniente per parlare

Quando vivere diventa un peso

quando nei sondaggi il tuo parere

non è compreso

quando dire amore diventa sottinteso

quando davanti al sole la mattina

non sei più sorpreso

dillo pure che sei offeso.
II parte

Creando un clima di silenzio invitiamo i ragazzi ad entrare in se stessi, nelle pieghe più nascoste della loro anima, dei loro ricordi, della loro vita, del loro mondo interiore e a completare le frasi che seguono.



  1. Sarei felice se…

  2. Vorrei tanto essere più…

  3. Vorrei tanto avere…

  4. Mi dico sempre che dovrei…

  5. La mia più grande paura è …

  6. Non so resistere a…

  7. Non ce la faccio proprio a perdonarmi di…

  8. Sento che mi manca proprio…

  9. Non mi piaccio quando…

Dopo un libero confronto e una condivisione su quanto hanno espresso, invitiamo i giovanissimi a scrivere su una pietra ciò che nella loro vita pesa di più o ciò da cui vorrebbe essere liberati. Le pietre saranno, infine, offerte al Signore.



PER I GIOVANI

Per questo modulo si è pensato di far seguire ai giovani un percorso artistico. Verrà proposta un’opera d’arte per ogni tappa, certi che dalla tela possa trasparire il pensiero dell’uomo, la sua interiorità più profonda, la sua essenza. Partendo dunque dalla rappresentazione si chiede al giovane di esprimere i propri disagi, le proprie preoccupazioni, le difficoltà che ogni giorno si è costretti ad affrontare.



Angoscia” Edvard Munch

L’opera appartiene alla corrente dell’espressionismo i cui autori, attraverso i colori e le linee, esprimevano il disagio esistenziale dell’epoca moderna. L’uso dei colori violenti e irreali, le linee sinuose e continue, le immagini deformate, consumate dal tormento interiore, rappresentano le angosce dello stesso artista, il quale dà voce ad una visione della realtà profondamente permeata dal senso incombente e drammatico della morte.

I personaggi, rappresentati con sguardi sperduti e spaventati, mostrano quella società che iniziava a perdere la dimensione reale della vita, ci trasmettono un senso di oppressione derivato dal peso della sfiducia e della disperazione, tema tipico delle opere di Munch.

Concentrando la nostra attenzione sulle tre figure in primo piano, si può notare come queste siano completamente smarrite e vaghino in un paesaggio inquieto. L’immagine vuole denunciare una realtà del nostro tempo in cui la fiducia nella vita è messa in discussione; emerge qui la forte inquietudine interiore dell’uomo, che si trova a vivere nell’incertezza, consapevole della propria piccolezza e disperazione.
PER RIFLETTERE …

IL TEMPO DELLA VITA: si vuole far riflettere il giovane sulla sua vita partendo dal passato per arrivare all’oggi. Si deve sottolineare come la memoria non può adagiarsi nel passato, ma deve fare in modo che il passato riviva nel presente e prepari al futuro. Non si deve essere schiavi di ciò che è stato ma bisogna analizzare le difficoltà già affrontate per essere più liberi e motivati per l’impegno dell’oggi. Senza memoria, l’ansia del futuro rischia di farci camminare senza un progetto, senza capire il senso del nostro cammino.


Per facilitare la riflessione, si potrebbe proporre questa dinamica:

  • Immagina che la tua vita comprenda in tutto 12 ore.

  • Cerca di rispondere a questa domanda: che ora è adesso nella mia vita?

  • Rifletti qualche minuto prima di disegnare le lancette dell’orologio.

  • Descrivi con poche frasi su un foglio cosa significa per te questo momento:

come appare la tua vita vista da questa prospettiva?

  • Fai memoria del tuo passato: cosa ritieni sia importante portare con te per il tuo presente e il tuo futuro?

  • Guarda al futuro: cosa intravvedi?


Completa ora questa frasi:

È troppo tardi per…

È ancora troppo presto per…

È il momento giusto per…

Ho bisogno di tempo per…

L’orologio segna le…

Questo significa che…

II TAPPA


L’AVVISO DI CHIAMATA E’ STATO INOLTRATO…
Obiettivo

Dopo aver analizzato quali sono le difficoltà che tarpano le ali, e quali sono le insoddisfazioni che lo spingono alla ricerca, il giovane inizia a lanciare lo sguardo oltre la staccionata! Si accorge di essere tra la folla e, proprio come Zaccheo, tra questa cerca di scorgere “il volto” che può dar senso alla sua ricerca che prima di allora sarà stato probabilmente solo un vagabondare …




In profondità

Zaccheo è tra la folla, proprio come noi che ogni giorno incrociamo innumerevoli volti ai quali spesso non siamo “rivolti”. L’altro diventa qualcuno da cui scappare, tra la folla spesso ci sembra di annaspare, ma se davvero vogliamo tornare al nostro cuore e trovare senso a quell’insoddisfazione che attanaglia la nostra voglia di vivere il primo passo da compiere è quello verso l’altro.

Sì, perché “districarsi” tra la folla e intessere relazioni sane e comunicative è l’unico modo per fare verità sulla nostra Vocazione.

Sarebbe necessario dunque sfatare i miti e la nube di mistero che avvolgono la parola Vocazione … Questa non è una scelta fra tante, non è il giungere a dire “della mia vita farò questo piuttosto che quello”, o ancora “Dio sogna per me la vita religiosa piuttosto che il matrimonio!”. La verità sta nel fatto che la nostra vocazione è una sola : la FELICITA’!

E chi può darci la felicità vera? Di sicuro non i miti che ci propinano in tv, ma solo Colui che non illude, e non delude!

Allora sentiremo vive in noi le parole che il Beato Giovanni Paolo II ci ha rivolto a Tor Vergata durante la GMG del 2000:

In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.”

Mettersi in cammino dunque alla ricerca della felicità/vocazione è allo stesso tempo un invito a deporre le maschere per vivere nella verità e in pienezza di senso.



PER I GIOVANISSIMI

Come abbiamo visto, è l’insoddisfazione a spingerci alla ricerca. E’ arrivato dunque il momento di cercare tra la folla quali sono gli atteggiamenti che ci bloccano e quali sono i nostri atteggiamenti che probabilmente deprimono l’espressività altrui.


I parte

In definitiva quali sono gli atteggiamenti della folla? E io come mi relaziono alla folla? Il giovane cerca il suo posto tra la folla e la prima mossa da compiere è proprio quella di rendere consapevole il giovane delle barriere alla comunicazione, compresa quella con se stesso, attraverso le quali perde energia vitale e genera in lui sempre più l’insoddisfazione.


E SE ERI TU COSI’? - ROLE PLAYING!

Il modo migliore per rappresentare queste barriere è quello di raffigurarle in personaggi/barriera come il bastian contrario, lo scettico, il professore, lo psicologo, lo sgarbato, il depresso ecc … (vedi allegato)


Svolgimento:

  • Fotocopiare le pagine con le carte raffigurate (ognuna contiene l’immagine di un personaggio e le sue regole)

  • Consegnare le carte ad ogni partecipante. Naturalmente nessuno deve vedere la carta dell’altro.

  • I personaggi hanno alcuni minuti per studiarsi la parte ovvero le regole del comportamento. Nell’attività dovranno infatti “calarsi nei panni” del loro personaggio e agire come agirebbe lui.

  • Il conduttore introduce un tema su cui confrontarsi o una decisione da prendere.

  • Conoscendo i ragazzi, si possono dare le carte in modo ragionato, in base alle caratteristiche relazionali e comunicative di ognuno

N.B. Durante il gioco l’educatore deve intervenire il meno possibile, ma insieme agli altri osserva ciò che accade, annotando aspetti che potranno essere sottolineati nella parte finale.


II parte

Come siamo stati? Quali osservazioni? Quali disagi? Chi era più o meno nei suoi panni? Chi ha fatto più o meno fatica?


Per iscritto o in gruppo ci si può confrontare su alcune domande:

  • Cosa posso apprendere da questa simulazione?

  • Qual è l’idea che mi porto a casa?

  • In cosa potrei allenarmi a migliorare per il futuro? Quali nuove possibilità? Quali impegni ?


Si potrebbe concludere con questo racconto:

C’era una volta un giovane che era insoddisfatto del modo di comunicare degli abitanti del suo paese e che voleva capire come mai le persone, quando si relazionano con l’altro, sembrano mettere delle barriere e molto spesso finiscono con l’attaccarsi o difendersi. Una notte gli comparve in sogno il suo maestro della scuola elementare, lo aveva sempre stimato e a lui era rimasto nel cuore la sua capacità di ascolto, per la sua simpatia e per la sua saggia umiltà . Nel sogno il maestro lo guardò con intensità e gli disse: “tu stai cercando il paese delle relazioni felici e della comunicazione accogliente, dove ognuno sa dove andare. Per raggiungerlo per prima cosa devi liberarti della pretesa di volerci arrivare presto e facilmente, e in secondo luogo, devi prima attraversare la valle delle barriere. Il tuo compito sarà di non giudicarli e di comprendere che tali barriere sono dentro ognuno di noi! Solo quando riconoscerai un “frammento di te” negli abitanti del paese della valle delle barriere potrai dire di aver appreso qualcosa e continuare il viaggio. Poi mettendogli una piccola castagna nella mano, aggiunse: “prendi questa castagna è il mio portafortuna, ti sarà d’aiuto se sarai in grande difficoltà, ovvero quando non ti renderai conto di essere in difficoltà e starai perdendo te stesso”. Quando il giovane si svegliò era ancora un po’ confuso dal sogno, ma quelle parole gli risuonavano nella mente ed ecco lo stupore nei suoi occhi, quando voltatosi vide sul comodino una piccola castagna. Fu quello il momento in cui decise di mettersi in viaggio, si mise in tasca la castagna e iniziò il suo viaggio … Cammina cammina, arrivò nel paese degli psicologi e dei professori. Qui ognuno è impegnato a “leggere la mente all’altro” o a spiegare ciò che l’altro ha appena detto, il vero significato di ciò che voleva dire. All’inizio il giovane è infastidito da questo comportamento e nota quanti sbagli e fraintendimenti avvengono. Tuttavia, man mano che passano i giorni si rende conto di quante volte anche lui si è comportato in modo simile. Dai giorni passati in paese il ragazzo comprende quanto sia importante chiarire solo ciò che è essenziale, non essere sicuri di aver capito tutto e subito, ma chiedere spiegazioni. Lascia quindi il paese per continuare la sua ricerca. Cammina cammina, giunse in un altro paese in cui le persone sembrano avere un “no” stampato in faccia. Non si stupisce quando gli dicono che è arrivato nel paese dei critici e degli sgarbati. Qui ognuno contraddice l’altro, controbatte, è polemico, cerca il disaccordo. Qui alle persone non gliene va mai bene una e hanno sempre da ridire, giudicare, rimproverare. Sono sempre scontente e sgarbate. Conversare è davvero faticoso e frustante. Il giovane si sente respinto, rifiutato e sta per reagire con rabbia. Poi, mentre gioca nervosamente con la castagna regalatagli dal maestro, si vede dall’esterno e si rende conto di quante volte abbia avuto lui il “no” sul volto e sulle labbra. Diventa consapevole dei suoi “sì, ma”, dei tanti “però”! Solo ora comprende l’importanza del comprendere il punto di vista dell’altro, dell’apprezzare, del valorizzare. Felicemente sorpreso da questa nuova scoperta si incammina verso il paese degli scettici e dei paranoici. Qui la sensazione che prova immediatamente è di stare in mezzo a gente che ha paura di essere ingannata, raggirata e tradita. Gli abitanti di questo paese chiedono spiegazioni di ogni virgola da lui pronunciata, non si espongono, non controbattono mai, sollevano solo tanti dubbi! “Che sfiducia in questo paese” pensa “non voglio trattenermi un attimo di più”. Tuttavia pensa alle parole del maestro e non vuole andar via prima di imparare qualcosa. Comprende che la frustrazione che lui prova è probabilmente la stessa che provano le persone quando lui non crede in loro o non dà fiducia alle sue parole. Ora sente che può proseguire! Eccolo giungere nel paese degli smorzati e dei depressi. In questo paese le persone sono ciniche, rassegnate, poco vitali, si lamentano, si fanno piccole e fragili. Molti accusano gli altri dei loro guai e rifiutano ogni responsabilità. Il giovane sta quasi per convincersi che davvero non ci sia nulla per cui valga la pena scaldarsi o entusiasmarsi! Una mattina però camminando a testa bassa tra la folla, mette le mani in tasca vi ritrova la castagna e gli torna chiaro in mente il suo obiettivo. Diventa consapevole di quanto sia importante incoraggiare, sostenere, dare valore e mettere entusiasmo, sia nella relazione con gli altri che con se stesso! Pieno di entusiasmo si rimette in viaggio. Cammina cammina, dopo pochi minuti giunge in un paese dove la gente mostra sincero e autentico interesse. Sono tutti disposti ad instaurare dialoghi, ad ascoltare senza interrompere o emettere giudizi. E’ questo il paese in cui si sente accettato così com’è. Stanco e felice va in un ostello, poggia la castagna sul comodino e va a dormire. Alla mattina si alza, apre le finestre e, mentre si affaccia a respirare aria fresca, si accorge che non c’è alcuna castagna sul suo comodino. Riconosce che la stanza in cui si trova è la sua stanza e che il paesaggio che ammira dalla finestra è il suo paese. E’ lo stesso paese da cui non è mai partito …

Ora semplicemente è lui ad essere diverso!


Ora i suoi occhi osservano

e non si accontentano di guardare …

Ora la sua voce comunica

e non si accontenta solo di parlare …

Ora non sono più le sue orecchie

ma anche il suo cuore ad ascoltare.

PER I GIOVANI

I giovani riflettono sul fatto che tra la folla ognuno di loro è importante, ognuno con le proprie sofferenze, le proprie fragilità, perché solo Dio può fare del dolore un punto di forza, della sconfitta un motivo per ripartire e mettersi in gioco. Certo, bisogna chiudere la cornetta a quello che dice di noi la società e rispondere all’avviso di chiamata che Dio ci rivolge insistentemente e senza mai stancarsi da sempre…!


I parte

RILEGGIAMOCI
Dal libro sentirsi amati di Henri J. M. Nouwen

Essere presi è essenziale per sentirsi Amati. Spero il termine “scelto” ti parli. Deve essere per te un termine con connotazioni davvero speciali. Quando ti scrivo che, come Amati siamo coloro che sono scelti da Dio, intendo dire che siamo stati visti da Dio. Da tutta l’eternità, e che Egli ci ha visti come esseri unici, speciali, preziosi. E’ molto difficile esprimere bene la profondità del significato che la parola “scelto” ha per me, ma spero che sarai in grado di ascoltarmi dal tuo intimo. Da tutta l’eternità prima che tu nascessi e diventassi parte della storia, tu esistevi nel cuore di Dio. Assai prima che i tuoi genitori ti desiderassero e che i tuoi amici riconoscessero i tuoi doni, o i tuoi insegnanti, colleghi e datori di lavoro ti incoraggiassero, tu eri già “SCELTO”. Gli occhi dell’amore ti hanno visto come una realtà preziosa, di infinita bellezza e di eterno valore. Quando l’amore sceglie, sceglie con una perfetta sensibilità per l’unica bellezza di colui che è scelto e sceglie senza che nessun’altro si senta escluso. Tocchiamo un grande mistero spirituale: essere scelti non significa che gli altri sono rifiutati. E’ molto difficile immaginare questo in un mondo competitivo come il nostro. Tu sai che in una società estremamente competitiva, “quelli scelti” sono guardati con particolare attenzione. Essere scelti come gli Amati di Dio è qualcosa di radicalmente diverso. Invece di escludere gli altri, li include. Invece di rifiutare gli altri, come meno validi, li accetta nella loro individuale unicità. Forse le nostre menti non capiranno mai. Guardandomi dentro e intorno, sono sommerso da voci oscure che mi dicono: “ tu non sei niente di speciale, sei appena una persona tra milioni di persone; la tua bocca è solo una bocca in più da nutrire, i tuoi problemi sono solo un problema in più da risolvere”. In mezzo a questa realtà estremamente dolorosa, dobbiamo avere il coraggio di rivendicare la verità che siamo quelli scelti da Dio, anche quando il nostro mondo non ci sceglie. Prima ancora che qualsiasi essere umano ci vedesse, siamo stati visti dagli amorevoli occhi di Dio. Prima ancora che qualcuno ci sentisse piangere o ridere, siamo stati ascoltati dal nostro Dio che è tutto orecchie per noi. Prima ancora che qualcuno in questo mondo ci parlasse, la voce dell’eterno già ci parlava. La nostra preziosità, unicità e individualità non ci sono state date da coloro che incontriamo nell’arco del tempo, ma da Colui che ci ha scelto con infinito amore, un amore che esiste da tutta l’eternità e che durerà per tutta l’eternità. Ogni volta che ti senti urtato, offeso o rifiutato, devi osare dirti questo: “questi sentimenti, per quanto forti siano, non mi dicono la verità su me stesso. La verità, anche se non posso affermarla bene adesso, è che io sono il figlio scelto da Dio, prezioso agli occhi di Dio, chiamato, Amato da tutta l’eternità e tenuto al sicuro in un infinito abbraccio”. Invece di far sentire che siamo i migliori, più preziosi o più apprezzati degli altri, la coscienza di essere scelti apre i nostri occhi alla realtà che tutti sono scelti. Nella casa di Dio ci sono molte mansioni … le nostre vite sono tasselli unici nel mosaico dell’esistenza, sono senza prezzo e insostituibili!
II parte

RIASCOLTIAMOCI



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